Until Then: Afterimages Recensione | Convivere con ciò che resta

Tornare in un luogo che credevamo di aver lasciato per sempre è forse una delle esperienze più dolorose e più necessarie che la vita adulta ci mette davanti. È proprio da questa consapevolezza che nasce Afterimages, l’espansione narrativa con cui Polychroma Games riapre le vicende di Until Then, quell’incredibile avventura filippina che nel giro di pochi mesi si è guadagnata lo status di piccolo classico contemporaneo del racconto interattivo.

Nell’articolo di oggi ci occuperemo proprio di questo ritorno, un contenuto aggiuntivo tanto atteso, che sceglie di non inseguire il colpo di scena a ogni costo e preferisce invece scavare nelle vite dei suoi protagonisti dopo i titoli di coda.

Se avete amato la malinconia dell’opera originale, Afterimages saprà probabilmente parlarvi la stessa lingua. Resta però una domanda che ci ha accompagnato lungo l’intera avventura, e alla quale proveremo a dare una risposta: fino a che punto è lecito torturare un personaggio per ribadire un significato?


INCIPIT NARRATIVO E TRAMA

A differenza di tante espansioni che si limitano ad allungare il brodo, Afterimages si presenta come un dittico fatto e finito, due capitoli autoconclusivi che raccontano altrettanti personaggi già incontrati nel gioco base. Il filo che li tiene insieme non è un evento comune, ma un sentimento comune anche al gioco originale: quello di dover andare avanti quando una parte della nostra vita si è ormai irrimediabilmente congedata.

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Il primo capitolo, Homecoming, ci porta nel 2021 e mette al centro Sofia Rubio, un ragazza che nell’opera originale avevamo conosciuto come figura di contorno. Rientrata nelle Filippine per la prima volta da quando si era trasferita negli Stati Uniti, Sofia si trova a sistemare l’eredità della nonna scomparsa e, tra le mura di una casa colpita dalla quarantena, a fare i conti con un passato che aveva scelto di ignorare.

Il secondo capitolo, Sparks, ci riporta indietro al 2018 e affida di nuovo le redini a Mark, il protagonista del gioco base qui ritratto in una veste completamente inedita: da ragazzo svogliato a studente universitario modello, divenuto punto di riferimento di un club di ingegneria che tenta faticosamente di ricostruire la propria reputazione dopo il disastro dell’anno precedente. Mentre organizza l’evento che dovrà rilanciare il gruppo, Mark si ritrova a gestire l’attrazione per la presidentessa Desiree e il riaffiorare di una vecchia conoscenza. La tensione nasce da un dubbio tutto interiore: è davvero cambiato, oppure basterà una scintilla a mandare in fumo tutto ciò che ha costruito con tanta fatica?

Da questo punto in avanti tratteremo alcuni snodi già presenti nel gioco base e nelle premesse dei due capitoli. Se non avete ancora vissuto Until Then in prima persona, vi consigliamo di riprendere la lettura solo dopo averlo fatto.

La scelta di ambientare entrambe le storie in un tempo diverso da quello del racconto principale non è affatto casuale. Afterimages rinuncia quasi del tutto alla componente più misteriosa e sospesa dell’originale per abbracciare una dimensione intima, fatta di quotidianità e di conversazioni di un certo peso umano ed emotivo. È un contenuto che parla nuovamente di lutto, di accettazione e della fatica di rimettersi in cammino, e lo fa con una maturità di scrittura che raramente troviamo in un contenuto venduto a meno di 5 euro.

Proprio in questa ricerca del nervo scoperto, però, si annida anche il suo limite più discutibile, sul quale torneremo ampiamente più avanti.


RIFLESSIONI E APPROFONDIMENTO

Diciamolo subito, perché sarebbe disonesto girarci intorno: sul piano della pura qualità di scrittura, Afterimages conferma tutto il talento del team. I dialoghi suonano veri, i personaggi respirano realismo, e la capacità di far coincidere un gesto minimo con un terremoto emotivo resta la firma inconfondibile di questa produzione. Il capitolo di Sofia, in particolare, si è dimostrato particolarmente incisivo dal punto di vista emozionale, con una riflessione sul concetto di casa e di radici che difficilmente lascerà indifferenti.

Eppure, arrivati ai titoli di coda, la sensazione che ci è rimasta addosso non è quella dell’abbraccio consolatorio dell’opera originale, bensì di puro disagio. Là dove Until Then trovava una sua grazia persino nel dolore, qui il racconto sembra a tratti compiacersi della sofferenza dei propri personaggi, caricandoli di un peso che in più di un’occasione ci è parso gratuito. È come se gli autori, per dimostrarci quanto teniamo a queste personaggi costruiti con una tale maestria nel gioco base, avessero deciso di metterle alla prova ben oltre il necessario, insistendo su una tortura emotiva che finisce per apparire fine a sé stessa più che funzionale al medesimo messaggio di fondo.

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Questo non significa che manchino delle interessanti fonti di riflessione, anzi. Le tematiche adulte affrontate soprattutto nel capitolo di Mark vengono maneggiate con una certa capacità, senza sconti e senza scorciatoie consolatorie. Il problema è piuttosto che l’originale sapeva quando fermarsi; Afterimages tende invece a rincarare la dose, e quel pudore che tanto avevamo amato lascia in alcuni passaggi il posto a un dramma quasi caricaturale.

È una critica piuttosto personale, ne siamo consapevoli, e c’è chi in questa intensità troverà semmai il punto di forza dell’espansione. A nostro avviso, tuttavia, la vera forza di questo universo narrativo è sempre stata la delicatezza, ed è proprio quella che qui viene in parte sacrificata sull’altare della pessimismo e del dramma. Resta comunque un’espansione sincera, che allarga con rispetto un mondo a cui ci eravamo affezionati.


GAMEPLAY

Sul fronte dell’interazione, chi ha già frequentato l’opera originale ritroverà un impianto pressoché immutato. Afterimages resta un’avventura a forte trazione narrativa, in cui il nostro compito è soprattutto quello di accompagnare i personaggi attraverso le loro giornate, alternando esplorazione misurata, scelte nei dialoghi e una manciata di attività diversive.

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A impreziosire il tutto troviamo alcuni nuovi passatempi pensati per rafforzare il legame con i protagonisti: una lettura dei tarocchi che si sposa bene con l’atmosfera del capitolo di Sofia, qualche sessione ai fornelli dedicata alla preparazione di dolci, e uno smartphone di gioco arricchito di funzioni inedite, tra applicazioni per appuntamenti e contenuti in stile video. Sono trovate gradevoli, capaci di dare ritmo e di farci sentire più vicini ai personaggi, ma meccanicamente estremamente basilari. Il minigioco di Mark del riordinare le parole, invece, è forse il meno riuscito fra tutti quelli presenti nel gioco, risultando fin troppo semplicistico e grezzo per il resto dell’impianto.


COMPARTO ARTISTICO E TECNICO

Da un punto di vista estetico, Afterimages ribadisce quanto di buono avevamo già scritto a proposito del gioco base. La pixel art continua a farsi ammirare per la cura nella gestione della luce e per una regia delle inquadrature dal sapore quasi cinematografico, capace di trasformare una stanza vuota in un piccolo palcoscenico carico di dettaglio.

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Altrettanto convincente il comparto sonoro, che accompagna i due capitoli con una colonna sonora malinconica al punto giusto, sempre pronta a sottolineare senza mai sovrastare emotivamente. Sul versante puramente tecnico non abbiamo nulla di rilevante da segnalare. Il contenuto gira senza incertezze su tutte le piattaforme di riferimento, si adatta alla perfezione anche alle configurazioni più modeste e si conferma pienamente godibile in mobilità, dove anzi il suo ritmo raccolto trova probabilmente la sua dimensione ideale.


Ringraziamo 1UP Pr per averci fornito il prodotto per la realizzazione di questa recensione.
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Until Then: Afterimages
Until Then: Afterimages
In conclusione…
Until Then: Afterimages è un'espansione scritta con evidente amore, che amplia con gusto e rispetto un universo a cui in tanti ci siamo affezionati. I due capitoli dedicati a Sofia e Mark offrono alcuni fra i momenti più maturi dell'intera saga e confermano il talento narrativo di Polychroma Games, il tutto a un prezzo che rende l'acquisto quasi obbligato per chiunque abbia amato il gioco base.Ciò che ci ha impedito di lasciarci andare a un entusiasmo pieno è la tendenza dell'opera a insistere sulla sofferenza dei propri personaggi oltre il necessario, smarrendo in parte quella delicatezza che era il vero marchio di fabbrica dell'originale.
Pregi
Scrittura intima e matura, coerente con l'anima del gioco base
Due capitoli autoconclusivi che valorizzano ulteriormente Sofia e Mark
Direzione artistica e colonna sonora ancora capaci di emozionare
Coraggio nell'affrontare tematiche adulte senza sconti
Difetti
L'accanimento emotivo sui personaggi appare a tratti gratuito
Interattività ridotta all'osso, i passatempi restano contorno
Si perde in parte il pudore e la delicatezza dell'originale
7.3
Voto