Uno sguardo al Passato – Night Trap | La trappola di una società passata

Il medium dei videogiochi cambia sotto i nostri occhi anno dopo anno, le mode si susseguono incessanti e vecchie fiamme tornano in auge a ritmi altalenanti, ed è proprio per via di questa continua evoluzione che risulta difficile far capire, a una certa fetta di pubblico, quanto fossero diverse le cose solo una manciata di anni fa.
Era il 1992 e il Sega CD era appena piombato nelle case di pochi videogiocatori, date le scarse vendite, si trattava di una periferica esterna del Sega Mega Drive che serviva principalmente a far girare meglio vecchi titoli con grafica ottimizzata e contenuti aggiuntivi.

Nonostante non stesse cavalcando l’ondata di successo sperata, la potenza ulteriore di calcolo offerta dal Sega CD era comunque inopinabile e offriva una ghiotta occasione a un anonimo genere di videogiochi di farsi largo nelle case delle persone: gli FMV (Full motion video). Per chi non lo sapesse – non vi biasimiamo visto che ormai sono praticamente una reliquia del passato – gli FMV erano film interattivi che richiedevano al giocatore la semplice pressione di un tasto; Dragon’s Liar ne è uno dei maggiori esponenti.

Sega CD

Prima del 1992 erano già diffusi in diverse sale giochi ma, grazie all’avvento del CD, si aveva finalmente la memoria necessaria a poter trasmettere un videogame del genere anche sulle console casalinghe. Senza girarci troppo attorno, il gameplay era semplicemente inesistente o quasi, immaginate una serie di quick time event senza i pulsanti a schermo, tuttavia con una prestazione grafica mozzafiato.

Parliamo di anni in cui ancora ci si aggirava incerti nel mondo delle prime pixel art, era appena uscito Wolfenstein 3D; quindi, immaginate la sorpresa dei giocatori quando poterono vedere e soprattutto interagire in tempo reale con persone vere sullo schermo.
Nonostante alcuni evidente problemi, è innegabile che molte delle idee alla base dei titoli FMV siano sopravvissute fino ai giorni nostri evolvendosi in un genere tutto nuovo.

Prendiamo ad esempio i giochi della TellTale o anche il più recente Dispatch, ossia serie TV interattive con un gameplay che passa in secondo piano per permetterci di gustare pienamente la storia presentata. Per fortuna, col tempo si è capito che bisognava tenere i giocatori ancorati allo schermo usando più che la sola grafica e narrativa, ma l’idea alla base è pressoché la medesima.

Tuttavia non si può parlare di FMV senza parlare di un titolo in particolare, un gioco che con la sola esistenza ha spinto, in parte, il mondo dei videogiochi verso un cambiamento netto; perciò in questo appuntamento di Uno Sguardo al Passato parleremo di Night Trap.


Che cos’è Night Trap

Corre l’anno 1986, e mentre viene scoperto un nuovo satellite di Urano e i Queen si esibiscono per l’ultima volta assieme, un certo uomo di nome Tom Zito ha strane idee per la testa e comincia a brevettare una console di videogiochi che funge principalmente da lettore VHS e con cui si può interagire attraverso la pressione di tasti su un telecomando. Il nome in codice di questa periferica era NEMO (Never Ever Mention Outside) o meglio conosciuta come Control-Vision.
Per dimostrarne il possibile utilizzo venne girata una Demo intitolata “Scena del crimine”, un gioco prototipo in FMV in cui bisognava assistere a una cena elegante attraverso delle telecamere di sicurezza per sventare un probabile furto.

Con questa Demo pronta e un possibile sistema da brevettare, il tutto venne presentato ad Hasbro per ricevere i fondi necessari e sbarcare nel mercato dell’intrattenimento videoludico. L’idea di sorvegliare una casa attraverso un sistema di telecamere di sicurezza aveva colpito e divenne il perno fondamentale su cui venne creato Night Trap, contattato lo stesso regista che si era occupato di Scena del Crimine, James Riley cominciò le riprese di quello che sarebbe diventato un vero e proprio scandalo.

Night Trap locandina

Hasbro aveva dato i propri fondi solo ad alcune condizioni, al contrario del pitch originale che prevedeva la presenza di ninja all’interno della casa da sorvegliare, il colosso dei giocattoli non voleva venir associato ad alcun tipo di violenza replicabile.
Reputando evidentemente che i Ninja fossero un problema troppo reale per l’America degli anni Ottanta, la trama del gioco prese tutt’altra direzione e si decise di incentrarla su una famiglia di vampiri che prova ad attirare in trappola un gruppo di adolescenti per potersene cibare.

Il cambiamento venne accolto di buon grado, ma a patto che non venisse mai mostrato sullo schermo uno dei vampiri intento a mordere uno dei personaggi, un’impresa difficile ma non impossibile e con un po’ di inventiva venne fuori il design strampalato degli Augers.
In sostanza, piccoli omini claudicanti che per cibarsi hanno bisogno di uno strano marchingegno che blocca la vittima e ne risucchia il sangue attraverso una siringa.

Una volta appianate le divergenze creative con chi stava finanziando tutta la baracca, c’erano ancora i problemi logistici legati al concept stesso del titolo: volendo utilizzare infatti il sistema di monitoraggio si era deciso di optare per otto telecamere diverse che avrebbero ripreso altrettante zone da sorvegliare. Il problema? Non disponevano di otto telecamere né avevano i mezzi per farlo.

Si decise quindi di girare scena per scena e stanza per stanza con una cura maniacale per la continuità sia degli avvenimenti che dei movimenti dei personaggi, producendo alla fine un girato di poco più di quaranta minuti ma creato con sangue e sudore.
I costi di produzione comunque superarono quelli aspettati da Hasbro, la Control-Vision non vide mai la luce e il titolo finì per sbarcare su Sega CD, anche se il colosso dei giocattoli ci aveva già messo lo zampino.
Messi in luce tutti i retroscena della vicenda però viene da chiedersi, come si gioca a Night Trap?


La trama e il gameplay

La trama del gioco è molto semplice, è incentrata attorno a una famiglia di vampiri abbastanza sadica da tappezzare la propria casa di trappole strampalate che permettono di far sparire chiunque nel nulla, per poi essere mangiato con tutta calma in un secondo momento.
L’unità speciale SCAT, di cui fa parte anche il giocatore, è riuscita a prendere il controllo di queste tramite hacking ed è intenzionata a sventare una volta per tutte la minaccia che si nasconde dentro questa lussuosa villa.

La regia e la narrativa sono la cosa più anni Ottanta che possiate immaginare – nel mezzo del gioco c’è letteralmente uno stacco musicale con tanto di ballo e scaldamuscoli – e col tempo ha assunto un fascino tutto particolare.
La storia in sé e per sé è molto semplice, racconta di un gruppo di liceali che scappano da vampiri bardati come ninja. La trama è volutamente essenziale, dovendo sorvegliare diverse videocamere tutte contemporaneamente è piuttosto facile perdersi qualche dialogo e un intreccio più complesso sarebbe stato impossibile da seguire.

Alla base del gameplay infatti abbiamo otto ambientazioni – da tenere d’occhio tutto il tempo perché gli Augers possono aggirarsi in ogni stanza – tappezzate di trappole da azionare al momento giusto per intrappolare il vampiro di turno.

Se ci lasciamo sfuggire troppi Augers o lasciamo morire alcuni dei personaggi più importanti è game over. All’apparenza sembra molto semplice ma in realtà Night Trap nasconde un certo livello di sfida, specialmente se confrontato ad altri FMV dell’epoca, perché presenta cento Augers da poter catturare e diversi finali da poter raggiungere in base a quante trappole abbiamo fatto scattare con successo e a quali personaggi siamo riusciti a salvare.

Inoltre, anche se non succede spesso, i vampiri di tanto in tanto taglieranno il nostro collegamento alle trappole cambiando i codici di sicurezza e, se non abbiamo prestato attenzione ai loro dialoghi o eravamo occupati a monitorare una camera diversa, ci troveremo a non avere più accesso alla nostra unica arma.
Inutile specificare che questo tipo di gameplay può dimostrarsi sorprendentemente frenetico e quindi vedere tutti i segmenti di trama presentati  – alcuni ad esempio accadono quasi in contemporanea  – diventa impossibile in una sola run.

Fortunatamente per i meno pazienti esiste una versione di Night Trap che presenta tutte le scene in sequenza proprio come un film, ed è possibile reperirla molto facilmente sia in rete che in alcune delle edizioni del gioco stesso.
Insomma, un’idea interessante sfruttata in modo intelligente, ma di sicuro niente di troppo particolare da doverla ricordare dopo così tanto tempo… Allora perché ne parliamo?


Lo scandalo

È il dicembre 1993 e nel Senato americano viene organizzata un’udienza pubblica contro la violenza nei videogiochi (caso clamoroso di cui avete sentito parlare sicuramente) e tutta l’arringa è incentrata su Mortal Kombat e su questo piccolo titolo di nome Night Trap.
I politici descrissero il gioco come disgustoso e malato, fino a paragonarlo persino ad un simulatore di violenza sulle donne, ignorando completamente il fatto che le ragazze in gioco devi salvarle e non intrappolarle.

Particolare scalpore fece una scena ambientata nel bagno della casa: una delle ragazze si sta preparando per il pigiama party e si sta truccando in sottoveste quando tre Augers l’attaccano… Orrore! Indignati da tale scena, molti cominciarono addirittura a inneggiare al decoro.
Ovviamente per i canoni moderni questa scena è una delle cose più innocue che si possano immaginare (la riportiamo qui sotto giusto per farvi vedere che non c’era davvero nulla di male) ma in base a queste testimonianze, e alla altrettanto ridicola protesta contro le Fatality di Mortal Kombat, venne creato il sistema ESRB, ovvero l’ente di classifica dei videogiochi in base all’età.

A Night Trap venne appioppata una M di Mature, ma scherzo del destino volle che tutta questa pantomima non fece altro che accendere l’interesse del pubblico verso un titolo che stava vendendo discretamente, ma senza fare chissà che numeri.
Il gioco cominciò ad andare letteralmente a ruba, un successo stratosferico per i tempi  – proprio sotto Natale per giunta – ed ebbe la fortuna di essere rilanciato più e più volte su diversi sistemi, persino oggi infatti è presente un port per console moderne che racchiude interessanti documentari e dietro le quinte, oltre a tutte le versioni del titolo.

Una storia con un lieto fine dunque, anche se oggi non se ne parla più come un tempo è interessante vedere quanto il medium sia cambiato appunto, per una volta i videogiocatori hanno fatto la differenza e non ci siamo trovati con un secondo caso alla Rule of Rose.
Giocare oggi a Night Trap non è l’esperienza che vi cambierà la vita, anche se può essere molto divertente per i videogiocatori giusti, ma rimane comunque uno scorcio nella storia del medium che è sempre bene ricordare, a testimonianza del fatto che se si parla di qualcosa è sempre meglio conoscerla bene.

Prima di salutarci vi lasciamo con una chicca, quando venne creato il sistema di rating a Night Trap venne assegnata una M abbiamo detto, ma quando nel 2017 sbarcò su tutte le piattaforme correnti, venne valutato con una T per Teen.
Quindi se volete passare una serata tranquilla a rivivere un mondo ormai passato non possiamo fare a meno di consigliarvelo, anche solo da guardare come un film, in fondo si tratta pur sempre del gioco per cui da piccoli non potevate comprare GTA e sarebbe davvero un peccato perdersi l’inizio di tutto.


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