Sin dalla nascita dei videogiochi, lo stile grafico e il comparto artistico sono stati il focus di molte opere principalmente per donare a queste una maggiore individualità, aiutando a conferire una vera e propria immortalità a titoli con look diversi dal solito.
Ad esempio, se mettessimo a paragone due titoli, rispettivamente Ultima 3 e Dragon’s Lair, nonostante siano usciti entrambi nello stesso anno, troveremo innegabile che sia il celebre action dallo stile cartoonesco ad essere invecchiato decisamente meglio tra i due, almeno ai nostri occhi moderni.
Lo stesso discorso vale per giochi come Okami, Viewtiful Joe, Jet Set Radio o Legends of Mana, tutti titoli che hanno fatto dello stile il loro cavallo di battaglia.
Oggi vi parleremo di Liar Princess and Blind Prince, sviluppato da NIS, titolo del 2019 che quest’anno è approdato su PC.
Tramite uno splendido stile grafico, l’opera ci racconterà una fiaba dai toni cupi e inquietanti, con protagonisti un piccolo principe e una ragazzina che nasconde un oscuro segreto.

Riusciremo a salvare il nostro amato e a vivere per sempre felici e contenti? Scopriamolo insieme!
Trama
In un mondo medievaleggiante dove bestie temibili abitano i boschi, vediamo un lupo minaccioso con una strana peculiarità: una voce soave con cui tutte le notti canta alla luna.
La sua splendida melodia a lungo andare attira un ingenuo ragazzino di sangue regale, che ogni sera si arma di coraggio per avventurarsi nel bosco ad ascoltare il canto.
La belva, consapevole della presenza del principe e intimorita all’idea che lui possa odiarla per via del suo aspetto, scappa tutte le volte che finisce di cantare. Tuttavia, un giorno questo loro intimo rituale prende una brutta piega: il principe decide di avvicinarsi al lupo che, preso dalla paura, lo graffia in viso rendendolo cieco. In preda al senso di colpa per aver mutilato il suo amato, il lupo si reca da una potente maga che, in cambio della sua splendida voce, donerà a lei la forma umana e al suo amato la vista.
Arrivata al castello, la nostra protagonista prenderà la mano del suo amato e lo trascinerà nel bosco per raggiungere la strega, difendendolo da tutti i pericoli grazie alla sua possibilità di trasformarsi in lupo. La storia, nel suo sviluppo e nel suo stesso incipit, è carica di stereotipi tipici di queste storie e, in generale, delle favole destinate ai bambini, seppur qui abbellita con delle tinte cupe e un World Building molto interessante.

La struttura è sempre la medesima: un rapporto nato dall’incomprensione e sorretto da una bugia si distrugge non appena l‘inganno risale a galla, per poi portare i due a ricongiungersi nel momento in cui si trovano ad affrontare un male più grande di loro.
Questo problema si rivede anche nella scrittura stessa dei personaggi, anch’essi pieni di tropes ridondanti e senza troppo da offrire, quindi non pienamente capaci di farci affezionare a loro.

Ciò che però ci ha sorpresi è il finale che, senza fare spoiler, riesce a ribaltare la classica conclusione fiabesca in un qualcosa di inaspettato e a tratti anche toccante.
Tuttavia, neppure il colpo di scena riesce a eccellere: nonostante l’ottima idea di fondo, l’epilogo appare a noi giocatori frettoloso e non sviluppato a dovere, lasciandoci ugualmente l’amaro in bocca.
Gameplay
Se da un lato la trama può essere semplice e stereotipata (e tuttavia piacevole) è proprio nel gameplay che il puzzle game di casa NIS mostra le sue ombre.
Il titolo presenta la tipica struttura di un puzzle game platform, con dei lunghi livelli da percorrere e vari ostacoli da risolvere per proseguire. Il problema risiede proprio nella struttura stessa degli enigmi, da un lato troppo semplici e dall’altro incredibilmente fastidiosi da affrontare.
La frustrazione deriva principalmente dalla gestione del danno da caduta, sia perché è eccessivamente ridotto sia per le hitbox fin troppo grandi dei personaggi, che moriranno inesorabilmente avendo schivato la salvezza di pochi millimetri.

Tuttavia, anche la costruzione dei puzzle non è delle migliori: la maggior parte di questi ruoterà attorno al chiedere al principe di compiere varie azioni, come camminare, prendere in mano oggetti oppure stare semplicemente fermo. La varietà di azioni non verrà mai pienamente sfruttata, finendo per farci ripetere sempre le stesse mosse e non raggiungendo mai una vera e propria sensazione di appagamento per essere riusciti a proseguire.
Alcuni enigmi ruoteranno anche attorno alla presenza di grandi gruppi di nemici che dovremo uccidere nella nostra forma bestiale, ma anche in questi casi ci saranno più problemi legati al level design che alla nostra abilità: non sempre riusciremo a gestire ottimamente la mole di mostri assetati di sangue che massacreranno il nostro amato.

Ciò ci obbligherà a ricaricare il nostro salvataggio, altro aspetto che presenta un problema all’interno del gioco. Nonostante sia presente il salvataggio automatico in più punti dei livelli, i checkpoint saranno in posti spesso troppo lontani rispetto al punto in cui saremo morti, obbligandoci a ripetere lunghe e talvolta fastidiose sezioni di gameplay.
Una complicazione che sarebbe tranquillamente risolvibile tramite la feature del salvataggio manuale, che sì, ci viene data, ma può venire sovrascritta dai salvataggi manuali.
Nel caso alcune sezioni ci portassero allo stremo, ci viene data l’occasione di saltare completamente ogni livello che vogliamo, in qualsiasi momento; un’aggiunta ben pensata e utile nell’attimo in cui non volessimo più perdere ulteriore tempo.
Comparto artistico e tecnico
Uno dei pochi fattori che riesce a salvare il gioco è il suo spettacolare comparto artistico, che riesce a distinguersi particolarmente per il suo stile molto simile a quello delle fiabe con illustrazioni fatte a mano. Inoltre, sono perfettamente riusciti a farlo combaciare con l’estetica chibi dei personaggi e dei mostri, creando un mondo tanto ostile quanto assolutamente adorabile.
Salta all’occhio anche il design dei personaggi, curati nei minimi dettagli e in grado di risultare perfettamente riconoscibili, elemento che possiamo riscontrare anche nell’artbook visualizzabile all’interno del gioco.

Un aspetto che poteva decisamente offrire di più, invece, è la soundtrack: dispone di diverse tracce che saranno una vera e propria delizia per le nostre orecchie… Per i primi 5 minuti di ogni stage.
Non ci vorrà molto prima che diventino snervanti per via sia della loro brevità sia della ripetizione quasi ossessiva, finendo per annoiarci presto. Le tracce, tuttavia, se avessero ricevuto una cura maggiore, sarebbero state assolutamente perfette per il titolo.

Dal punto di vista del comparto tecnico non possiamo che dire buone cose, dal momento che solo raramente ci ha dato dei problemi e per il resto è rimasto stabile per tutta la durata del gioco.
In più, avrete modo di far girare il titolo su pressappoco ogni configurazione grazie a uno stile grafico semplice e leggero.
Un dettaglio che potrebbe essere apprezzato da alcuni voi lettori e che quindi riteniamo utile specificare è la completa compatibilità del gioco su Steam Deck.
Ringraziamo NIS America, Inc. per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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