A più di quindici anni dal debutto della pietra miliare di MAGES. e Spike Chunsoft, ci siamo trovati nuovamente a varcare la soglia del Future Gadget Laboratory di Akihabara. All’interno del vasto universo narrativo di Science Adventure, che racchiude capisaldi come Chaos;Head, Robotics;Notes, Chaos;Child e Anonymous;Code, STEINS;GATE ha sempre rappresentato l’opera più celebre.
Proprio per questa ragione, l’annuncio di STEINS;GATE RE:BOOT ha sollevato in noi una domanda spontanea e inevitabile: serviva davvero un’ulteriore riedizione, dopo l’originale del 2009 e la reinterpretazione animata di STEINS;GATE ELITE?
Per rispondere a questo interrogativo, abbiamo deciso di affrontare la nostra recensione attraverso una duplice prospettiva. Da un lato, vogliamo presentare l’opera a chi non conosce affatto l’universo narrativo di STEINS;GATE e cerca il punto di partenza ideale; dall’altro, intendiamo rivolgerci a chi ha già vissuto ogni evento dell’avventura originale e si domanda se valga la pena rimettere piede in questo laboratorio.
A complicare ulteriormente questa valutazione subentra la questione del prezzo di lancio, fissato a 59,99€ anche se, ancora per poco, il titolo risulta scontato su Steam. Un posizionamento economico impegnativo, che rischia di pesare soprattutto sulle tasche dei fan storici, chiamati a sostenere una spesa importante per un’esperienza in gran parte già nota. Dopo averne esplorato a fondo i contenuti, riteniamo che il risultato sia un’esperienza ricca di pregi, ma accompagnata da non pochi compromessi che meritano un’analisi approfondita.
Un thriller che viaggia nel tempo
La premessa narrativa rimane quella dell’indimenticabile epopea che abbiamo già amato in passato. Il protagonista, Rintaro Okabe, rifugiatosi nel suo teatrale alter ego di scienziato pazzo Hououin Kyouma, trascorre le giornate insieme all’amica d’infanzia Mayuri e all’hacker Daru, ideando gadget stravaganti nel laboratorio ricavato sopra un modesto negozio di televisori a tubo catodico. Durante una conferenza sui viaggi nel tempo, Okabe incontra la brillante ricercatrice Makise Kurisu e, pochi istanti dopo, assiste sconvolto al suo apparente omicidio.

L’invio impulsivo di un messaggio a Daru innesca un’inaspettata deviazione della realtà: Kurisu è viva e il loro microonde modificato, il PhoneWave, si rivela capace di inviare messaggi indietro nel tempo. Da spensierata commedia otaku, la vicenda scivola progressivamente in un thriller fantascientifico angosciante sulla causalità, sulle conseguenze delle scelte e sulla solitudine di Okabe, l’unico a conservare i ricordi delle diverse linee temporali. Ancora una volta, abbiamo amato la straordinarietà di questo intreccio, che nella seconda metà si trasforma in una corsa emotiva folle, soprattutto grazie all’eccezionale scrittura di ogni personaggio.
Il ritmo narrativo di STEINS;GATE RE:BOOT
Sul fronte della sceneggiatura e del ritmo narrativo, tuttavia, abbiamo riscontrato quello che rappresenta l’elemento più divisivo dell’esperienza. STEINS;GATE RE:BOOT adotta come punto di partenza il copione snellito di ELITE, reintroducendo soltanto una parte dei dialoghi e delle descrizioni originariamente tagliati. Il risultato è un’opera decisamente più scorrevole, immediata e ritmata, capace di attenuare la lentezza delle prime ore e di rendere l’esperienza più accessibile a chi si avvicina alla saga per la prima volta.

Al contempo, abbiamo notato come il taglio di riflessioni interiori e monologhi di Okabe privi la visual novel di quella densità introspettiva che costituiva uno degli elementi più affascinanti dell’opera originale. Ridurre il testo per accelerare il ritmo dell’esperienza finisce infatti per penalizzare la natura stessa del medium, impedendo a STEINS;GATE RE:BOOT di affermarsi come la versione definitiva rispetto al classico del 2009.
Gameplay, se così si può chiamare
Per chi non ha mai affrontato una visual novel di questo tipo, è fondamentale chiarire che il gameplay non prevede combattimenti d’azione, esplorazione tridimensionale o i tradizionali puzzle ambientali. L’esperienza si sviluppa prevalentemente attraverso la lettura dei testi a schermo, accompagnata da illustrazioni, animazioni ed effetti sonori, lasciando che il giocatore si immerga progressivamente nel flusso della narrazione.

L’unico e vero perno dell’interattività è affidato al telefono cellulare del protagonista: in momenti specifici della storia possiamo decidere se rispondere o meno a chiamate in arrivo, consultare i messaggi di testo e scegliere quali parole chiave evidenziate selezionare per inviare una determinata risposta.
Queste azioni, apparentemente ordinarie e quotidiane, rappresentano in realtà decisioni fondamentali, capaci di alterare gli eventi futuri, sbloccare dialoghi opzionali e indirizzare il racconto verso i diversi finali possibili. Da questo punto di vista, abbiamo apprezzato la fedeltà al classico Phone Trigger System, con la gestione delle chiamate e delle risposte alle e-mail posta al centro dell’esperienza e utilizzata come principale strumento per influenzare le diramazioni e raggiungere il True Ending, che, purtroppo, non siamo ancora riusciti a ottenere.
Le novità, purtroppo sfruttate a metà
Tra le aggiunte più interessanti introdotte in questa nuova edizione spicca senza dubbio l’Observer Mode, una schermata pensata per fare ordine nell’intricata struttura a bivi dell’opera. Nell’avventura originale, seguire l’andamento delle diverse worldline e comprendere l’impatto reale di ogni singolo messaggio inviato poteva infatti rivelarsi un esercizio puramente mentale, spesso affidato a guide esterne o ad appunti presi a margine.

Questa modalità interviene proprio per colmare tale lacuna, offrendoci una vera e propria mappa ad albero che traccia la nostra posizione, evidenzia i bivi generati dalle risposte al telefono e segnala con precisione le deviazioni secondarie o gli eventi mancati lungo il cammino verso il True Ending. Si tratta di un supporto visivo sicuramente utile per orientarsi, ma non possiamo fare a meno di considerarlo un’occasione sfruttata solo a metà.
L’Observer Mode rimane infatti confinato alla sola consultazione passiva e non integra una funzione di salto diretto ai nodi narrativi già esplorati, né offre opzioni avanzate di zoom, costringendoci ancora una volta a ricorrere a salvataggi manuali e allo scorrimento rapido dei testi per esplorare le strade alternative.
Una nuova route per Moeka
L’attrattiva principale è invece rappresentata dalla Gamma Worldline e dall’inedita route dedicata a Moeka, che mostra una delle realtà più oscure e angoscianti dell’universo narrativo e offre una prospettiva inedita sul personaggio. Tuttavia, abbiamo trovato la sua durata eccessivamente ridotta: la vicenda si conclude troppo in fretta, lasciando la sensazione di trovarsi di fronte a un semplice assaggio. Le nuove aggiunte in termini di contenuti si completano con lievi ritocchi alle route di Suzuha, Faris e Luka, dettagli che strizzano l’occhio a STEINS;GATE 0 e un brevissimo intermezzo post-credits che accende la curiosità degli appassionati dell’universo di Science Adventure.
La rinascita estetica
Il comparto visivo rappresenta indubbiamente il fiore all’occhiello di questa riedizione. MAGES. ha abbandonato le sequenze dell’anime utilizzate in ELITE in favore di un ritorno alla struttura classica, grazie ad un restauro grafico a dir poco eccezionale.

Abbiamo apprezzato infatti la magnifica ricostruzione storica di Akihabara, basata su fotografie d’archivio del 2010 e arricchita da una quantità di background decisamente superiore, oltre che da un numero pressoché raddoppiate di illustrazioni evento. Il restyling dei personaggi compie un ulteriore upgrade anche grazie all’introduzione della tecnologia E-mote, che restituisce modelli animati in 2.5D capaci di reagire con fluidità durante le conversazioni, attraverso movimenti degli occhi, dei capelli e delle posture.
Anche il comparto sonoro ci ha colpito positivamente. Il doppiaggio giapponese è stato interamente riregistrato dal cast storico, con Mamoru Miyano che infonde a Okabe una carica recitativa ancora più teatrale e matura. La colonna sonora, curata da Takeshi Abo, non viene stravolta, bensì restaurata e riarrangiata con grande cura, restituendo intatto il feeling delle melodie originali.
Un appunto sulla localizzazione italiana
Segnaliamo inoltre che STEINS;GATE RE:BOOT non include ufficialmente la lingua italiana tra i testi a schermo, offrendo unicamente la localizzazione in lingua inglese (oltre all’audio originale giapponese). Tuttavia, per chi gioca su PC tramite Steam, la community ha reso disponibile una traduzione amatoriale non ufficiale, applicabile tramite una patch facilmente reperibile attraverso una rapida ricerca sul web.

La nostra prova su Steam Deck
Abbiamo testato il titolo sul modello OLED della handheld di Valve, riscontrando un’esperienza solida e del tutto priva di problemi tecnici, con una durata della batteria compresa tra le 5 e le 6 ore. L’unico inconveniente riscontrato emerso durante la nostra prova ha riguardato il comparto del doppiaggio, a causa di un piccolo problema audio legato alla versione predefinita di Proton. Siamo riusciti tuttavia a risolvere la questione piuttosto rapidamente installando l’ultima release di GE-Proton disponibile al momento della nostra stesura, la versione 11-5, che ci ha permesso di ascoltare il doppiaggio, altrimenti assente.
Ringraziamo Spike Chunsoft per averci dato una key per realizzare questo contenuto.
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