Non tutti sanno che Rhythm Paradise, la celebre serie musicale firmata Nintendo, non ha debuttato su Nintendo DS come molti credono, ma le sue origini risalgono al Game Boy Advance con Rhythm Tengoku, un titolo rimasto esclusiva del mercato giapponese. Ancora in meno sanno che Rhythm Tengoku è stato anche l’ultimo videogioco pubblicato da Nintendo per Game Boy Advance, segnando sia la fine del ciclo vitale della storica console portatile che l’inizio di una saga destinata a conquistare il Giappone… senza però riuscire a ottenere in Occidente lo stesso merito.
Ora, a distanza di vent’anni, la storia sembra quasi ripetersi con Rhythm Paradise: Groove che si posiziona come l’ultimo titolo nel catalogo dell’amatissima quanto rivoluzionaria Nintendo Switch. Riuscirà anche questa volta a rappresentare un nuovo inizio per la serie? E soprattutto, sarà finalmente questo il capitolo capace di fargli ottenere anche in Occidente il successo che molti ritengono abbia sempre meritato?
Beh, c’è solo un modo per scoprirlo;
Ecco la nostra recensione di Rhythm Paradise: Groove!
Il ritmo prima di tutto
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, Rhythm Paradise è una saga di rhythm game in cui il giocatore deve affrontare una vasta successione di minigiochi, in cui alla base bisogna seguire il ritmo della musica e premere i pulsanti con il giusto tempismo per ottenere la valutazione migliore possibile.
Mentre per completare il livello e avanzare al prossimo non è richiesta necessariamente la perfezione assoluta, i giocatori più determinati potranno cimentarsi nella sfida di conquistare il prestigioso giudizio “Perfetto” in ogni singolo minigioco, completandolo senza il minimo errore.
Con Rhythm Paradise: Groove, primissimo capitolo della serie dopo oltre dieci anni di assenza (considerando inoltre che l’ultima uscita era una raccolta di minigiochi già esistenti), Nintendo propone oltre 80 nuovi entusiasmanti minigiochi con una vasta gamma di meccaniche e situazioni capaci di mettere alla prova il senso del tempo del giocatore.
Alcune sfide richiedono di ascoltare attentamente dei comandi vocali e rispondere nel momento esatto; altre ci chiedono di imparare una sequenza ritmica da ripetere ciclicamente, introducendo progressivamente nuove variazioni per mettere alla prova la nostra capacità di alternare.

Non mancano poi prove basate sulla memoria, sulla ripetizione di pattern musicali e sul riconoscimento del ritmo, alternando reinterpretazioni di idee già viste nei capitoli precedenti a minigiochi completamente inediti che riescono a sorprendere con una creatività davvero fuori dal comune.
Uno degli aspetti più interessanti è come ogni minigioco può essere completato facendo affidamento esclusivamente sull’audio (grazie anche a un sistema di lettura vocale di ciò che accade a schermo): il gameplay è infatti costruito in modo tale da poter essere affrontato anche senza guardare, basandosi unicamente sul ritmo e sui segnali sonori.
Questa struttura non solo rende Rhythm Paradise: Groove estremamente accessibile anche ai giocatori con disabilità visive, ma introduce anche una delle sfide più temibili mai viste nella serie: dopo aver ottenuto per tre volte consecutive il giudizio “Perfetto” nello stesso minigioco, sarà infatti possibile sbloccare la Modalità Cieca, una variante che elimina completamente il supporto visivo e costringe il giocatore ad affidarsi esclusivamente al proprio udito.

Parlando del gameplay vero e proprio, di fatto il giocatore dovrà semplicemente premere uno o due pulsanti seguendo la musica, con qualche variazione che richiede di alternare gli input con il giusto tempismo. Chiunque possieda un minimo di senso del ritmo può iniziare a divertirsi fin dai primi minuti, mentre padroneggiare ogni minigioco non è così semplice come sembra e richiede precisione, memoria e parecchio allenamento.
Anche la qualità dei livelli si mantiene sorprendentemente elevata per tutta la durata del gioco, introducendo idee sempre diverse mentre aumentano progressivamente la difficoltà con sequenze più elaborate, ritmi meno intuitivi e nuovi comandi vocali da imparare e memorizzare.
In particolare abbiamo apprezzato la natura caotica e buffa che da sempre contraddistingue la saga, alternando senza sosta situazioni completamente assurde, personaggi stravaganti e scenari al limite del nonsense, con un’inspiegabile passione per… le immagini stock.

Tutti questi livelli saranno organizzati in 16 colonne, ognuna composta da quattro minigiochi che culminano con un Remix, il livello conclusivo che fonde tutte le meccaniche appena apprese in un’unica sfida ritmica. Rispetto al precedente Beat the Beat: Rhythm Paradise (conosciuto anche come Rhythm Heaven Fever) per Nintendo Wii, però, la maggior parte dei Remix non presenta costumi o temi che ne cambiano l’aspetto, preferendo limitarsi a rielaborare i minigiochi della colonna appena completata in una formula più vicina ai primi capitoli della serie.
Si tratta senza dubbio di una piccola occasione mancata per dare ancora più personalità al gioco con dei Remix che, in passato, erano spesso tra i momenti più memorabili dell’intera esperienza, e che speriamo Nintendo decida di recuperare nei futuri capitoli della serie.
A tempo con tutti
Nel corso della nostra prova della demo, avevamo espresso qualche timore riguardo al livello di difficoltà del gioco e, in particolare, alla grande permissività con cui sembrava consentire al giocatore di proseguire anche dopo prestazioni non proprio brillanti. E in effetti, dopo aver completato il gioco, possiamo confermare che Rhythm Paradise: Groove raramente costringe a ripetere un livello per poter avanzare, garantendo una progressione sempre lineare anche quando ci si imbatte nei minigiochi più impegnativi.
Attenzione perché, come avevamo già ipotizzato, si tratta semplicemente di un sistema pensato per evitare che i giocatori meno esperti rimangano bloccati su una singola sezione troppo a lungo, e non c’entra nulla con il livello di sfida in sé che risulta tutt’altro che assente.

Nel corso dell’avventura ci siamo imbattuti in numerosi minigiochi capaci di metterci davvero in difficoltà, soprattutto nella seconda metà del gioco, dove ritmi sempre più serrati e pattern complessi da eseguire con grande precisione rendono anche solo una buona valutazione non proprio scontata.
E se il vostro obiettivo è conquistare il tanto ambito “Perfetto” in ogni livello, magari arrivando anche a sbloccare la Modalità Cieca di cui abbiamo parlato in precedenza, preparatevi a investire decine di ore per perfezionare i vostri riflessi, la vostra memoria e la concentrazione.
Rhythm Paradise: Groove accoglie a braccia aperte i neofiti senza però mai rinunciare a offrire una sfida appagante anche ai giocatori esperti.
Un concerto che non finisce mai
Ma in cosa Rhythm Paradise: Groove si distingue dai capitoli precedenti? E, soprattutto, cosa lo rende un’esperienza così speciale? Beh, se pensate che oltre 80 minigiochi e ben 20 Remix non siano già un motivo più che sufficiente per mettere le mani sul gioco, sappiate che Nintendo ha deciso di arricchire il pacchetto con una quantità di contenuti secondari ben superiore a quanto i trailer lasciassero immaginare.
La prima novità di cui vogliamo parlare è la modalità multigiocatore, che avevamo già avuto modo di provare durante la nostra anteprima.
Qui, fino a quattro giocatori possono affrontare dieci tipologie di minigiochi, ognuna proposta su tre livelli di difficoltà crescente, con alcune prove che riprendono celebri minigiochi dei capitoli precedenti adattandoli al gameplay cooperativo. È una modalità che trasforma Rhythm Paradise: Groove da semplice rhythm game a vero e proprio party game con un risultato sorprendentemente efficace e divertente da condividere con amici e familiari, permettendo anche di assegnare i posti vacanti alla CPU.

Ottenendo un numero sufficiente di Medaglie d’Oro nella campagna principale sarà inoltre possibile accedere a numerose modalità secondarie che ampliano l’offerta del gioco con quiz musicali, piccoli minigiochi bonus e perfino un Mixer che permette di creare brani con ritmi e suoni personalizzati.
Tra tutte, quella che ci è rimasta più impressa è senza dubbio Beatspell, una modalità completamente ispirata agli RPG, dove dovremo affrontare creature mostruose lanciando incantesimi attraverso comandi musicali eseguiti con il giusto tempismo. Il tutto accompagnato da una semplice ma piacevole componente narrativa, in una modalità che avremmo tranquillamente potuto immaginare come un gioco a sé stante.
Questi contenuti extra rappresentano un’ottima pausa tra una colonna di minigiochi e l’altra, ma soprattutto costituiscono un forte incentivo a migliorare le proprie prestazioni per raccogliere quante più Medaglie d’Oro possibili, ottenibili soltanto raggiungendo valutazioni elevate nei livelli principali.
Abbiamo apprezzato in particolare la creatività con cui sono stati realizzati, sia dal punto di vista del gameplay sia sotto il profilo artistico, e non ci stupirebbe affatto sapere che alcuni giocatori finiranno per trascorrere più tempo tra questi contenuti secondari che nella campagna principale.

A completare il pacchetto troviamo infine il Bar e la Lounge, dove è possibile ricevere suggerimenti e approfondire alcune meccaniche di gioco, una Biblioteca ricca di storie e fumetti da sbloccare e un Archivio che raccoglie musiche, video esempi e altri contenuti collezionabili.
Rhythm Paradise: Groove si conferma così come uno dei capitoli più completi e ricchi dell’intera serie, che riesce costantemente a sorprendere con nuove idee e a evitare quella ripetitività tipica dei rhythm game, offrendo una quantità di contenuti tale da mantenere vivo l’interesse anche ben oltre il completamento della campagna principale.
Un tripudio di suoni e colori
Naturalmente, non possiamo non parlare della colonna sonora di un gioco in cui l’intero gameplay ruota attorno al ritmo, la cui qualità non è pertanto semplicemente importante ma completamente fondamentale. Ebbene, possiamo confermare che Rhythm Paradise: Groove propone quella che, a nostro avviso, è una delle migliori soundtrack mai realizzate per la serie.
I brani strumentali riescono a essere coinvolgenti senza mai sacrificare la leggibilità del ritmo e anzi integrandosi perfettamente con i comandi vocali presenti nel gameplay, offrendo battute sempre chiare e facilmente interpretabili anche durante le sezioni più frenetiche.
Le tracce cantate, pur essendo meno numerose di quanto avremmo sperato, si sono rivelate tra i momenti più memorabili e divertenti dell’intera esperienza, presentandosi estremamente orecchiabili e caratterizzati da una notevole varietà stilistica.

A tal riguardo, abbiamo enormemente apprezzato come per la realizzazione del gioco siano stati chiamati artisti provenienti da tutto il mondo, con persino un brano interamente scritto e interpretato anche in italiano!
Un chiaro segnale della volontà di Nintendo di aprire sempre di più la serie al pubblico internazionale, in una direzione che speriamo venga mantenuta anche nei futuri capitoli e che possa incuriosire molti nuovi giocatori.
Il tutto accompagnato da uno stile visivo che riesce a incarnare perfettamente l’anima folle, ironica e imprevedibile di Rhythm Paradise, alternando personaggi bizzarri, animazioni espressive e scenari sempre diversi tra loro, donando a ogni minigioco una propria identità visiva ben definita.
Ringraziamo Nintendo per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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