Retrospettiva Monkey Dust | L’inghilterra vista dagli occhi critici dell’animazione

La Monkey Dust è una droga stimolante, derivata dal cathinone, che crea facilmente dipendenza ed è molto diffusa, soprattutto nel Regno Unito, anche per il suo prezzo inferiore rispetto a quello del crack o della cocaina. Oggi però non siamo qui per parlarvi di una nuova droga, bensì per raccontarvi della serie omonima andata in onda dal 2003 al 2005, creata da Harry Thompson e Shaun Pye.

Si tratta di una serie comica che propone svariati sketch uniti tra loro solo dall’ambientazione, ovvero una rappresentazione molto accurata dell’Inghilterra, e dai personaggi. 
In questo articolo vi proporremo una retrospettiva su ogni stagione, sperando di potervi convincere a dare una chance a una delle migliori serie animate comiche che, purtroppo, è passata inosservata.


Stagione 1 

La prima stagione della serie si differenzia molto dalle altre, principalmente per i suoi toni decisamente più cupi e per un humor volto a creare un marcato senso di sconforto nello spettatore.

Tra gli sketch più particolari e certamente deprimenti vi sono quello del padre divorziato, un signore di mezza età a cui è consentito vedere il proprio figlio, Timmy, soltanto nei weekend. Desideroso di entusiasmare il figlio, passa l’intera settimana a preparargli una sorpresa, per poi scoprire che il nuovo marito della sua ex moglie l’ha già realizzata e pure meglio.
Ogni volta il pover uomo giungerà al suicidio e ogni volta il figlio gli rivelerà il disprezzo per il patrigno, anche se troppo tardi. 

Sin dal primo episodio vedremo anche l’apparizione di Ivan Dobsky, personaggio più ricorrente e volto dell’intera serie, un uomo sulla trentina, “ingiustamente” incarcerato e incolpato degli omicidi di Meatsafe. Tuttavia, durante ogni sketch, le accuse nei suoi confronti cadono, in quanto si rivelano infondate, e Mr. Drummond, il poliziotto incaricato di sorvegliare il killer, è costretto a rilasciarlo. Liberatosi, l’uomo si ricongiungerà al suo fidato Mr. Hoppy, un allegrissimo space hopper probabilmente cosciente.
Tuttavia, essendo stato rinchiuso negli anni ’70 e assolto nel 2000, Dobsky vede attorno a sé un’Inghilterra completamente cambiata e incomprensibile e, nostalgico del suo tempo in prigione, finisce per commettere effettivamente un omicidio per tornarvi.

Nella prima stagione vedremo anche l’introduzione di Clive Pringle, un “normalissimo” lavoratore che vive nei sobborghi londinesi. Ogni volta che torna a casa, costantemente in ritardo, la moglie gli chiede, arrabbiata, cosa abbia fatto per tutto quel tempo. Clive risponde sempre con elaborate scuse riprese da trame di film o libri, per poi finalmente ammettere che, prima di tornare a casa, ha soddisfatto le sue strane manie sessuali.

Piccola curiosità: la sua testa enorme è in realtà dovuta a un errore commesso dagli animatori, che però è stato così tanto apprezzato dagli sceneggiatori da essere mantenuto all’interno della serie.


Stagione 2

La seconda stagione, rispetto alla prima, è molto più leggera, ma presenta personaggi altrettanto controversi ed estremamente divertenti, come il trio più iconico della serie e forse anche il più problematico: i terroristi.

Lungo tutta la seconda stagione e parte della terza, assisteremo alle vicende di Omar, Abdul e Shafiq, tre ragazzi islamici che, capitanati dal primo, sono decisi ad attuare la Jihad in nome di Allah. Tuttavia, ogni tentativo risulterà fallimentare perché, convenientemente, nello stesso giorno in cui si sarebbero dovuti far esplodere si svolge un evento futile, a cui non possono mancare.
Una situazione che porterà Omar a mandare Abdul e Shafiq in Iraq per renderli buoni soldati, pur di concludere l’attacco terroristico; ma alla fine non riusciranno mai a conseguire i loro obiettivi, lasciandosi abbracciare dai comfort dell’occidente. 

Per quanto gli sketch dei terroristi siano molto divertenti, saranno messi in secondo piano dalla presenza del personaggio più riuscito di tutta Monkey Dust: il Paedofinder General. Costui è un essere dalle sembianze di uno stregone verde, che ricorda leggermente la strega dell’ovest, e tiene così tanto al futuro dei bambini inglesi da uccidere brutalmente chiunque sia sospettato (anche solo molto lontanamente) di pedofilia.

Nei vari episodi lo vedremo mettere al rogo un numero spropositato di persone, addirittura i bambini stessi perché, a detta sua, “se subisci violenze sei più portato dopo a commetterle tu stesso… come i lupi mannari”, per poi scoprire che anche lui ricerca abitualmente contenuti pornografici con i minori. Questa è una diretta parodia del panico che imperversava tra i lettori di giornali scandalistici dell’epoca, che portò addirittura ad atti vandalici nei confronti dei pediatri perché il loro nome, in inglese britannico “ paediatrician”, conteneva la parola “paedo ”. 


Stagione 3

I nuovi sketch introdotti dalla terza stagione sono meno forti rispetto a quelli delle precedenti, ma il ritorno dei personaggi iconici e la novità apportata dagli episodi contribuiscono a renderla il pinnacolo di Monkey Dust

Il personaggio certamente più caratteristico di questa stagione è Fren Chapell, una donna che sfrutta la scomparsa della figlia per apparire in televisione e ottenere fama, soldi e apprezzamenti da parte della sua cerchia di amiche. La sua serie di sketch si concluderà in tragedia, dato che lei finirà sul lastrico una volta persa la sua notorietà e la stessa figlia, che si allontanerà definitivamente dopo essere stata rifiutata dalla madre per non perdere la sua notorietà.

Il personaggio di Fren è parzialmente ispirato da un vero caso di cronaca nera, quello di Karen Matthews, una madre londinese che orchestrò il rapimento di sua figlia, Shannon Matthews, per poter ottenere i soldi del ritrovamento. 

Uno degli sketch più creativi dell’intera serie è quello di Noodles, un coniglio disegnato come uno dei vecchi personaggi della Warner Bros., la cui apparente immortalità viene sfruttata da ricercatori per condurre esperimenti violenti.

Tuttavia, Noodles riuscirà sempre a prendere con ironia i vari abusi, dato che alla fine ne rimane sempre illeso. Per quanto l’ottimo uso di diverse tecniche d’animazione e del gore, la gag finisce per essere una delle meno apprezzabili in quanto, vista la materia trattata, ci saranno lunghe esposizioni da parte dei ricercatori. 


Cosa rende così bella Monkey Dust?

Monkey Dust è ancora estremamente valida e sicuramente diversa da molte delle serie comiche presenti anche sul mercato attuale, grazie al suo humor nero particolarmente marcato e al suo stile cupo e deprimente a tratti disgustoso.

Per la realizzazione della serie sono stati chiamati molti dei migliori animatori provenienti dalla Gran Bretagna, il che contribuisce a una vasta gamma di stili in ogni sketch.
La transizione dall’uno all’altro è anche realizzata magistralmente: trattandosi di un unico universo narrativo, alla conclusione di uno sketch potremo già vedere i personaggi del prossimo sullo sfondo, un dettaglio molto interessante che contribuisce a mantenere una narrazione veloce che non annoierà mai lo spettatore.

Anche nella soundtrack della serie troviamo delle idee interessanti, specialmente grazie al coinvolgimento dei Black Box Recorder, una band londinese caratterizzata da canzoni ben oltre il deprimente, ma che si adattano perfettamente allo stile della serie.

Ciò che stupisce di Monkey Dust è certamente la sua irriverenza e la sua totale noncuranza del buon costume dell’epoca, fattore che traspare da tutti i casi di cronaca nera che hanno ispirato la realizzazione di alcuni sketch e personaggi, ma anche dall’ironia rivolta alla pop culture inglese del tempo.

All’epoca della sua uscita, la serie fu molto divisiva, tra chi la elogiava per la sua sfacciataggine e chi invece ne criticava la natura volutamente scioccante. Infatti, ricevette un‘accoglienza simile a quella che ebbe Brass Eye, altro capolavoro della televisione inglese, per via dell’ironia con cui venne commentata la pedofilia.

Se nel caso di Brass Eye la presenza ne provocò la cancellazione, il caso di Monkey Dust è molto più cupo e deprimente. Il motivo della sua cancellazione è da vedersi nella morte del suo co-creatore, Harry Thompson, al seguito della quale il team di sviluppo ha deciso di interromperla.


È ancora una serie valida?

La comicità è un fattore estremamente variabile e in costante evoluzione, soprattutto negli ultimi anni: è innegabile che molte sitcom degli anni ’90/2000 abbiano un umorismo datato e non più gradevole rispetto a quando sono state trasmesse in televisione, al di là delle opinioni personali.

Tuttavia, la situazione di Monkey Dust è diversa, dato che, per quanto nella serie vengano trattati principalmente temi strettamente legati all’Inghilterra del tempo, questi risultano splendidamente attuali anche ai giorni nostri.

Un esempio perfetto si vede proprio negli sketch del paedofinder general, dove la grande abilità del personaggio a fomentare le masse si riconosce molto nella cancel culture moderna, che si è spesso dimostrata un’inutile caccia alle streghe, come nel caso di Brendan Fraser o di Johnny Depp.

Inoltre, viviamo pur sempre in un’epoca in cui la lotta contro la pedopornografia viene utilizzata come scusa per la scansione dei messaggi privati, una soluzione che il nostro caro stregone verde certamente avrebbe approvato.

Sono però presenti anche alcuni sketch che possono essere considerati di cattivo gusto, come quello del guidatore di taxi indiano, dall’accento volutamente stereotipato; tralasciando alcuni personaggi meno riusciti, la serie mantiene comunque un humor sopraffino che raramente risulta grossolano.


Dove vederla?

Sfortunatamente, Monkey Dust attualmente non è disponibile per la visione su nessun servizio di streaming e, molto probabilmente, non verrà mai portato su alcuna piattaforma mainstream.

Tuttavia, è possibile vederla nella sua interezza e in modo completamente legale tramite Internet Archive, anche se a bassa risoluzione, non essendoci altre versioni se non quella diffusa nelle reti britanniche negli anni 2000.

La serie non è ovviamente mai arrivata sul suolo italico e pertanto non dispone di un doppiaggio né tantomeno di sottotitoli in italiano ufficiali o di un fansub.

Noi personalmente vi consigliamo di scaricarne gli episodi e di importare dei sottotitoli in inglese, disponibili su opensubtitles, data la forte presenza dello slang inglese che, per un orecchio non molto abituato, può risultare tanto difficile da comprendere quanto guardare Mare Fuori senza sottotitoli in italiano.


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