Gli X-Men sono finalmente tornati ancora una volta e, dopo aver conquistato pubblico e critica con una prima stagione capace di riportare in auge una delle serie animate più amate degli anni ’90, X-Men ’97 si trova ora davanti alla difficile sfida di dimostrare che il successo del suo ritorno non sia stato un semplice colpo di fortuna.
La seconda stagione, in arrivo il primo luglio, riprende infatti da un finale che ha lasciato i fan con moltissime domande ma anche aspettative ancora più alte.
Noi di STWGames abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima i primi quattro episodi, così da potervi raccontare le nostre impressioni su quello che è senza dubbio uno dei progetti Marvel più attesi dell’anno.
Non è dopotutto un segreto che la prima stagione abbia rappresentato uno dei maggiori successi recenti della Casa delle Idee, e tutti si chiedono se questa seconda stagione sarà all’altezza soprattutto dopo un anno particolarmente positivo che ha visto produzioni come Daredevil: Born Again, Wonder Man e The Punisher: One Last Kill.
Non ci resta quindi che scoprire se dietro questo revival si nasconda solo un puro attacco di nostalgia o se ci siano davvero altre storie che meritano di essere raccontate.
Ecco quindi la recensione dei primi quattro episodi della seconda stagione di X-Men ’97!

Tra il passato e il futuro
Narrativamente, la seconda stagione si apre esattamente dal punto in cui si era conclusa la precedente, e pertanto riteniamo doveroso avvertire fin da subito che l’articolo conterrà inevitabilmente spoiler relativi al finale della prima stagione e, più in generale, piccoli richiami alle precedenti avventure degli X-Men. Possiamo però rassicurarvi che, per rispetto di chi desidera arrivare alla visione senza anticipazioni, non riveleremo alcun dettaglio significativo riguardante gli episodi che abbiamo avuto modo di vedere in anteprima.
C’è tuttavia un elemento che possiamo anticiparvi e che, a dire il vero, era già noto a chiunque avesse visto il finale della scorsa stagione. In seguito all’esplosione dell’Asteroide M, vedremo gli X-Men dispersi attraverso un doppio salto temporale che li porta in epoche completamente diverse tra loro: alcuni finiscono in un lontano futuro distopico, mentre altri vengono catapultati nell’Antico Egitto ai tempi del primo mutante della storia.

E al centro di questo misterioso viaggio temporale, a legare in modo quasi inspiegabile queste due ere della storia mutante, troviamo niente meno che Apocalisse, l’eterno nemico degli X-Men che torna ancora una volta a ricoprire il ruolo di principale antagonista della serie. Da ciò che abbiamo potuto vedere nei primi episodi, infatti, la nuova stagione sembra voler porre il personaggio al centro della narrazione più di quanto abbia mai fatto in passato, dedicandogli ampio spazio e mostrando frammenti della sua vita, delle sue origini e del lungo percorso che lo ha portato a diventare una delle figure più temute dell’universo.
La seconda stagione di X-Men ’97 sceglie così di raccontare un Apocalisse più sfaccettato, in un certo senso più umano e complesso ma ancora assetato di sangue e caos, capace di acquisire una profondità che finora era rimasta largamente inesplorata in qualsiasi sua precedente incarnazione, animata o live-action.

Ma uno degli aspetti più interessanti di questa nuova stagione riguarda il modo in cui il team viene frammentato, con ogni episodio che segue le vicende di solo uno dei due gruppi dispersi nel tempo, alternando costantemente le varie linee narrative. Parallelamente, la serie dedica ampio spazio anche al “presente”, che per gli eroi coincide comunque con gli anni ’90, esplorando le conseguenze che la loro improvvisa scomparsa ha avuto sul mondo.
Nasce così una struttura narrativa che permette a ogni episodio di concentrarsi su protagonisti differenti: il primo, ad esempio, ruota quasi interamente attorno alla famiglia Summers, mentre il secondo lascia spazio a una Jubilee più matura che mai; i successivi due, invece, spostano gran parte dell’attenzione su En Sabah Nur (il nome che Apocalisse portava prima di diventare il temibile antagonista che tutti conosciamo) e sul suo complesso rapporto con Charles Xavier e Magneto.

Da ciò si può evincere anche come ogni puntata adotti una struttura più episodica e autoconclusiva rispetto a quanto visto nella prima stagione, ricordando per certi versi il formato della storica serie animata degli anni ’90. Non significa però che venga meno un filo conduttore comune e, al contrario, ogni storia raccontata costituisce un tassello di una trama più ampia che molto probabilmente convergerà nella seconda metà e che pertanto ci porta ad immaginare un ritorno a una progressione narrativa più lineare e compatta.
Questa seconda stagione riesce a offrire una prospettiva diversa sugli X-Men e, pur mantenendo ancora una volta Apocalisse come figura centrale dell’intera vicenda, nessuno degli episodi trasmette la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di già visto o prevedibile. Vorremmo potervi raccontare molto di più, ma siamo sicuri che i nostri lettori interessati saranno sicuramente più felici a scoprire da soli le sorprese che la serie ha da offrire. Possiamo solo dirvi che fermarci dopo il quarto episodio è stato, al momento, la cosa più difficile che ci abbiano mai chiesto di fare.

Il meglio deve ancora arrivare
Se ci dovessero chiedere quale sia l’aspetto che ci è piaciuto di più in questi primi quattro episodi, la risposta più sincera da fan sarebbe senza dubbio “tutto!”, ma ovviamente una recensione richiede una discussione più approfondita. Come potete però immaginare, gli elementi che ci hanno convinto sono davvero numerosi e, pur avendo individuato qualche limite qua e là, si tratta più che altro di piccole occasioni mancate piuttosto che di veri difetti capaci di compromettere la visione.
Ma tornando ai pregi, uno dei più forti è rappresentato senza dubbio dall’introduzione di diversi team e nuove fazioni, alcuni già apparsi brevemente nel cartone originale, e che ricevono qui un maggiore approfondimento, mentre altri completamente nuovi.
La loro presenza contribuisce non solo a offrire delle dinamiche e un modus operandi diversi da quelli a cui siamo abituati, ma aiuta anche a espandere il mondo narrativo con un lavoro di world building che avevamo già apprezzato nella prima stagione e che qui viene ulteriormente rafforzato.

Inoltre troviamo costantemente numerosi “occhiolini” lanciati sia agli appassionati della serie originale che ai lettori dei comics, riuscendo però al contempo a mantenere la narrazione sufficientemente comprensibile anche per chi si avvicina per la prima volta a queste storie. Qualche riferimento potrà inevitabilmente sfuggire ai nuovi spettatori, ma la serie fa sempre in modo che gli eventi siano chiari e il coinvolgimento emotivo non venga mai meno.
Abbiamo poi apprezzato enormemente il maggiore spazio dedicato non solo ad Apocalisse, che viene finalmente approfondito come mai era stato fatto prima, ma anche e soprattutto a Jubilee che finalmente abbandona il suo ruolo di giovane apprendista per affermarsi come un’eroina a tutti gli effetti con capacità da non sottovalutare. Allo stesso tempo abbiamo trovato particolarmente riuscita la dinamica che condivide con Cable, decisamente più freddo, pragmatico e abituato a prendere decisioni drastiche in netto contrasto con l’ottimismo e l’energia che da sempre caratterizzano la giovane mutante.

Infine, saremo anche prevedibili e banali, ma non possiamo fare a meno di esultare ogni volta che Magneto appare su schermo: senza troppi giri di parole, continuiamo a considerarlo uno dei migliori personaggi della serie e, più in generale, uno degli antagonisti più interessanti mai creati dalla Marvel. Ogni scena che lo vede protagonista riesce infatti puntualmente a tenere lo spettatore sulle spine, e già nei primi quattro episodi ci troviamo con alcuni dei momenti più memorabili e intensi dell’intera stagione.
Un plauso finale va poi dedicato, ancora una volta, al comparto grafico e alle splendide animazioni che permeano l’intera opera. Nello specifico, le sequenze d’azione sono a dir poco spettacolari, dinamiche e incredibilmente creative nell’utilizzo dei poteri dei vari personaggi, dando vita a combattimenti sempre leggibili, coinvolgenti ed estremamente rapidi.

Questi primi episodi dimostrano quindi come la seconda stagione di X-Men ’97 non si limiti a replicare quanto di buono visto in precedenza, ma riesca ad amplificare ulteriormente quei punti di forza che avevano già reso speciale il revival. E se il resto della stagione saprà mantenere questo livello qualitativo, ci troveremo ancora una volta di fronte a uno dei migliori prodotti animati mai realizzati dai Marvel Studios e a una visione semplicemente imperdibile per ogni appassionato (e non) dei mutanti Marvel.

Ma non tutto è perfetto
Nel corso di questa recensione avrete avuto modo di capire che questi primi quattro episodi di X-Men ’97 ci sono piaciuti e non poco… ma se vi dicessimo che non è proprio così?
Certo, non c’è alcun dubbio sul fatto che siamo estremamente curiosi di scoprire come proseguirà la storia e che nel complesso siamo rimasti molto soddisfatti di quanto visto finora, tuttavia non possiamo negare che l’inizio di questa seconda stagione non ci ha immediatamente convinto.
E no, questo non significa affatto che i primi episodi siano deludenti o addirittura inguardabili; al contrario, contengono numerosi momenti ben fatti, sequenze memorabili e spunti narrativi molto interessanti. Tuttavia riteniamo che siano proprio le prime due puntate, tra le quattro che abbiamo avuto modo di vedere, ad essere quelle con più problemi.
In particolare la prima, che riprende gli eventi esattamente dal punto in cui si era conclusa la stagione precedente, catapulta immediatamente lo spettatore nel vivo dell’azione e adotta quel tipo di struttura più episodica sopra citata.

Ciò significa che nel giro di appena venticinque minuti, l’episodio cerca di introdurre un nuovo scenario, sviluppare una trama completa e offrirle persino una sorta di conclusione, finendo però per affrettare eccessivamente il ritmo narrativo. Alcuni passaggi appaiono così sbrigativi o leggermente confusionari, mentre determinati colpi di scena non riescono a trovare lo spazio necessario per respirare privando alcuni eventi di quel peso emotivo e di quel pathos che avrebbero meritato.
Si tratta fortunatamente di una criticità che riguarda soprattutto il primo episodio e solo in parte il secondo, che risulta infatti molto più scorrevole e facile da seguire pur mantenendo un ritmo molto rapido che lascia qualche domanda senza risposta.
Gli ultimi due episodi che abbiamo avuto modo di vedere, al contrario, presentano un ritmo degli eventi perfettamente equilibrato, alternando necessari momenti di dialogo e introspezione a spettacolari sequenze d’azione senza mai dare la sensazione di correre eccessivamente o, al contrario, di trascinarsi per le lunghe.

Proprio per questo motivo siamo portati a credere che il problema non riguardi la stagione nel suo complesso e speriamo che gli episodi successivi continuino sulla strada intrapresa dal terzo e il quarto.
Invece, un’altra criticità che a nostro avviso permea tutti e quattro gli episodi da noi visti, riguarda l’utilizzo del cast principale: è vero che questa seconda stagione introduce numerosi nuovi personaggi e gruppi, ma è altrettanto vero che, come abbiamo già sottolineato, gli X-Men sono ora divisi in diverse linee narrative.
Speravamo quindi di vedere un maggior numero di occasioni in cui veniva dato un maggior spazio ai singoli membri del team, grazie a un numero inferiore di personaggi presenti contemporaneamente in ogni episodio. Purtroppo non è così e, sebbene ogni puntata abbia un palese protagonista designato, tutti gli altri personaggi finiscono spesso per occupare un ruolo quasi di contorno, limitandosi a qualche scena d’azione o a pochi dialoghi nemmeno troppo funzionali per la trama.
Ci auguriamo che dagli episodi successivi venga concesso maggiore spazio anche agli altri membri del cast, proprio come accade già con personaggi quali Jubilee o Apocalisse, permettendo anche ad altre figure di avere il loro momento di gloria.

IL VERDETTO
Al netto di queste due critiche, che peraltro mostrano già segni di miglioramento man mano che la serie procede, non possiamo che dirci estremamente entusiasti di questa seconda stagione che si preannuncia ricca di azione, tensione e momenti emotivamente devastanti, riprendendo perfettamente quel mix di epicità e dramma che aveva già reso memorabile la precedente.
Anche il nuovo setting temporale si conferma una scelta vincente, e le diverse epoche esplorate vengono sfruttate in modo perfetto per raccontare nuove prospettive sui personaggi e sul mondo degli X-Men.

X-Men ’97 dimostra ancora una volta che il suo successo non è mai dipeso esclusivamente dall’effetto nostalgia, e la serie continua a imporsi come una delle produzioni animate più mature, coraggiose e ambiziose dei Marvel Studios.
In definitiva, non possiamo che promuovere a pieni voti questi primi quattro episodi, che ampliano gli orizzonti della serie ben oltre il gruppo storico degli X-Men e dedicano finalmente ad Apocalisse l’attenzione e la complessità che un antagonista del suo calibro merita. Detto questo, ora non ci resta che attendere il resto della stagione e, lasciatecelo dire, luglio non arriverà mai abbastanza in fretta.
La seconda stagione di X-Men ’97 arriverà su Disney+ il primo luglio.
Ringraziamo Marvel Studios e Disney per averci permesso di vedere i primi quattro in anteprima al fine di realizzare questa recensione.
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