Il mondo dei videogiochi è costellato da serie di spicco, molte delle quali hanno ricevuto diversi remake negli ultimi anni, tuttavia esistono saghe che anche se non sono conosciute dal pubblico di massa sono riuscite a scavarsi un posto nel cuore di una fetta di utenza parecchio appassionata.
Una di queste serie è appunto Trails, nata negli anni 80 prima come parte dei titoli Legend of Heroes ma trovando poi la sua identità in Trails in the Sky FC nel 2004 su PSP; una serie estremamente longeva ed interconnessa che, nonostante non abbia mai guadagnato la stessa popolarità in occidente di altri JRPG, è sempre stata considerata un capolavoro dagli appassionati del genere.
Con ben tredici titoli ambientati nello stesso mondo e diversi archi narrativi raccolti in trilogie e duologie, non è semplice approcciarsi per la prima volta ad un titano simile, specialmente se non si sa da dove partire.
I primi tre giochi sulla console portatile di PlayStation hanno di sicuro un fascino indiscusso e una cura particolare; ancora oggi sono titoli a cui si può mettere mano e con cui ci si può divertire, ma il grande pubblico è abituato a comodità che titoli così vecchi non presentavano.

Dopo più di vent’anni ecco quindi l’entrata in scena di Trails In The Sky 1st Chapter, un remake di FC pensato per essere un punto di partenza perfetto per chi ha voglia di intraprendere questo lungo viaggio.
Si tratta però davvero del modo migliore per vivere quest’avventura o abbiamo davanti il solito remake pensato unicamente per agguantare più soldi possibili?
Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.
Incipit narrativo
Estelle e suo fratello adottivo Joshua si stanno allenando per entrare a far parte dei Bracers, una vera e propria gilda di eroi che si occupa di diversi compiti, da quelli più mondani a vere e proprie crisi internazionali.
Quando però il padre dei due ragazzini, un avventuriero di fama mondiale, sparisce dopo un incidente in aeronave, i due fratelli sono costretti ad affrontare il mondo esterno per andarlo a cercare, lasciandosi alle spalle la sicurezza del loro piccolo villaggio natale.
Insomma, una storia a dir poco particolare per un gioco del genere: infatti i protagonisti non ci vengono presentati fin da subito come dei prescelti o dei valenti cavalieri, ma come due bambini con poco più di un sogno e una missione ben precisa e personale.
Proprio da questo possiamo vedere cosa rende la narrativa di Trails in the Sky tanto unica, mettendoci nei panni di Bracers di basso rango ci “costringe” a risolvere problemi di tutti giorni aiutando la popolazione di Liberl.

Questa idea, tanto semplice quanto geniale, ci permette di apprezzare gli NPC che compongono lo sfondo delle diverse cittadine esplorabili: proprio quelli che di solito nei JRPG ignoriamo bellamente, qui hanno un ruolo di spicco, non solo perché ci assegneranno la maggior parte delle missioni secondarie ma anche perché sono stati caratterizzati con una cura magistrale.
Con l’avanzare della trama, infatti, tutti gli abitanti delle cittadine cambieranno dialogo e le loro piccole avventure continueranno un passo alla volta; è possibile persino vedere due innamorati dichiararsi e seguire la loro storia d’amore come dei perfetti impiccioni.
Non parliamo di una semplice linea di testo aggiuntiva: anzi, tutti i personaggi avranno qualche commento sulla situazione che ci stiamo trovando ad affrontare o qualche piccolo problema da risolvere per conto loro.
Tutto questo rende le città di Trails vive e interattive come nessun’altra, permettendoci di empatizzare con il mondo a livello personale, trovandoci quindi a voler proteggere la popolazione non perché sia il nostro destino, ma perché si tratta di NPC che conosciamo e a cui teniamo.

Se gli NPC di sfondo sono tanto curati, è inutile dire quanto lo siano i personaggi principali. Ogni membro del party ha i propri motivi per unirsi all’avventura e le loro personalità sono tanto ben distinte che difficilmente non faranno colpo su di voi. Trails gioca parecchio su alcuni stereotipi giapponesi, ma lo fa in modo tale da ribaltare le aspettative, trasformandoli in piacevoli sorprese.
Una fetta di mondo
In Trails in the Sky 1st Chapter ci troveremo ad esplorare Liberl, palcoscenico di tutta la prima trilogia in realtà, ma si tratta solo di uno dei tanti continenti che compongono Zemuria, ovvero il mondo di gioco.
Ognuno di questi continenti ha una storia davvero approfondita, costellata di guerre e tradizioni tutte da scoprire, ma come fare?
Ebbene, invece di presentarci interi dialoghi di esposizione, Trails decide invece di metterci la conoscenza del mondo a disposizione grazie ad un grosso numero di scritti da trovare e leggere in giro.
Sono presenti infatti diari di personaggi che approfondiscono ancora di più gli NPC di gioco, quotidiani da poter acquistare nei negozi per uno sguardo alla situazione internazionale e persino un’avvincente romanzo a puntate.

Trovare questi scritti non solo ci permette di apprezzare un superbo worldbuilding di prima classe, ma ci ricompenserà anche con indizi su come avanzare nella trama o con piccole ricompense come equipaggiamenti e quest secondarie segrete.
Tirando le somme, ci troviamo davanti a una narrativa di prim’ordine sia per quanto riguarda le vicende della trama principale, che, nonostante qualche piccolo cliché, riesce a rimanere avvincente e sorprendente; per quello che concerne la narrativa silenziosa del mondo che ci circonda.
La storia di Trails era tra le più apprezzate per un motivo: anche dopo tutti questi anni le cose non sono cambiate, e questo livello di cura per i dettagli è qualcosa che più JRPG dovrebbero adottare.
Gameplay
Trails in the Sky ha una base solida di gameplay abbastanza classica. Dovremo esplorare ampie mappe cosparse di nemici e affrontare i dungeon principali che ci verranno messi davanti; tra un’esplorazione e l’altra, però, non dovremo dimenticare i nostri compiti da Bracers.
Nelle diverse sedi della gilda è possibile accettare le richieste lasciate dagli NPC alla bacheca principale: queste fungono per lo più da missioni secondarie, ma non è raro dover accettare in questo modo anche gli obiettivi di trama. Questi incarichi sono parecchio diversi tra loro e, nonostante siano presenti le solite richieste di sterminio di mostri, ci troveremo anche a cercare gattini smarriti o ad aiutare in una commedia teatrale.
Una volta completati gli incarichi, bisognerà fare rapporto e ci verrà assegnato un punteggio BP (Bracers Point) che farà alzare la nostra fama di Bracers. Insomma, un’ottima varietà di incarichi secondari che risultano tanto ben scritti e piacevoli da sembrare parte integrante dell’esperienza di gioco; non dimentichiamo che diventare degli eroi famosi è uno degli obiettivi di Estelle e Joshua, e questo viene trasmesso in modo impeccabile anche attraverso il gameplay.
Tra un’esplorazione e l’altra, le cittadine sono piene di oggetti da scovare e NPC con cui parlare; detto ciò, ci troveremo comunque bloccati ad affrontare i mostri di turno e, grazie ad alcune aggiunte di questo remake, lottare non è mai stato più divertente.

Prendendo spunto dai capitoli più recenti della serie, ci vengono presentate due modalità di combattimento: Quick Battle e Tactical Battle.
Quick Battle è abbastanza semplice, sono presenti attacchi leggeri, pesanti, una schivata e un attacco burst che potremmo usare quando la relativa barra è al massimo, si tratta di un sistema di combattimento in tempo reale pensato principalmente per velocizzare le battaglie con i nemici più deboli e che manca quindi di una vera e propria profondità.
Tactical Battle, però, è tutta un’altra storia: ci si può entrare in qualsiasi momento ed è chiaro che sia lo stile di gameplay su cui è stato speso più tempo.
È la classica modalità a turni ma con un livello tattico di tutto rispetto; avremo aree ad effetto da poter controllare, segnate da contorni gialli, tecniche speciali di gruppo e magie di ogni tipo da poter scatenare, oltre ai classici attacchi di base.

Il vero potenziale della Tactical Battle, però, è rappresentato dalla linea dei turni presente sulla sinistra, che potremo influenzare in diversi modi, stordendo i nemici o usando magie che velocizzano i nostri personaggi, per esempio. Ovviamente, poter gestire in questo modo il ritmo della battaglia aggiunge un livello strategico ulteriore a un combat system già completo di suo.
Dovendo infatti tenere conto della posizione dei nemici, degli alleati, delle aree ad effetto delle magie e di come tutto ciò possa influire sul ritmo dei turni, ci troveremo davanti a scelte tattiche davvero divertenti.
Una personalizzazione di tutto rispetto
Nel mondo di Trails la magia viene controllata attraverso piccoli cristalli di elementi diversi, non troppo dissimili dalle Materia di FF7; per poter lanciare i nostri incantesimi dovremo ricorrere a un piccolo oggetto chiamato Orbment.
Questo gingillo, che somiglia a un adorabile orologio steampunk, ci permette di personalizzare i membri del party in modo “procedurale”, cambiando le magie a loro disposizione grazie ai diversi cristalli che sbloccheremo durante il gioco.
Combinando elementi diversi sbloccheremo ovviamente magie di vario tipo e, anche se alcuni Orbment hanno slot assegnati a un elemento specifico, la personalizzazione dei personaggi non ne verrà mai davvero inficiata.
Alcune abilità passive spingono ovviamente verso determinati ruoli specifici: Estelle, dato il suo caratteraccio e le sue statistiche, è portata per la forza bruta, mentre Joshua è estremamente veloce; tuttavia, è possibile mettere mano anche a ciò, visto che i cristalli scelti influenzeranno appunto anche le statistiche.

Insomma, il giocatore è padrone assoluto del proprio party e può anche costruire l’Orbment perfetto per le proprie esigenze, sfruttando appieno le linee di collegamento presenti per raggiungere il livello di elemento desiderato, diventerà una delle meccaniche di gioco più divertenti.
Altre aggiunte apportate al gameplay sono le classiche comodità di cui non riusciamo più a fare a meno, come un sistema di viaggio rapido che rende estremamente più veloci i nostri compiti da Bracers e nuovi indicatori sulla minimappa che ci permettono di trovare la strada giusta durante le nostre scorribande.
Comparto artistico e tecnico
Gli upgrade apportati da questo remake sono davvero di prim’ordine: i modelli dei personaggi sono estremamente espressivi e gli ambienti trasudano un intramontabile fascino dei primi anni Duemila, ma con una resa grafica davvero impressionante.
Falcom ha deciso di utilizzare l’engine di Trails Through Daybreak per riportare in vita Liberl, ovvero l’FDK (Falcom Developer Kit), una scelta davvero azzeccata secondo noi, visto che in questo modo sono riusciti a mantenere lo stesso stile visivo dando un’identità più omogenea alla serie.

L’unico vero difetto è che, con un numero tanto ampio di NPC presenti, alcuni si assomigliano un po’ troppo; ma è davvero un difetto trascurabile, visto il risultato raggiunto e la quantità di personaggi con cui è possibile interagire.
La OST era e rimane una delle migliori nella storia del medium, qui addirittura presentata in tre arrangiamenti diversi. E’ presente, ovviamente, nella sua interezza la soundtrack dell’intramontabile primo capitolo su PSP.
A livello tecnico non abbiamo riscontrato alcun bug e, anzi, persino nelle sezioni più frenetiche di combattimento non c’è stata traccia di un singolo calo: una vera e propria botte di ferro sotto ogni punto di vista.
Il remake perfetto
Arriviamo però all’elefante nella stanza, si tratta di un remake e questo al giorno d’oggi può voler dire solo due cose. O ci si trova davanti a un completo rifacimento dell’opera originale, andando spesso a snaturare il gioco che si sta ricreando con aggiunte che fanno discutere ma che avvicinano nuovo pubblico, oppure si tratta di un semplice upgrade grafico che lascia un po’ il tempo che trova.
Trails in the Sky 1st Chapter non è nessuno dei due.
Abbiamo davanti un remake semplicemente stellare sotto ogni punto di vista: le cutscene sono state completamente ridoppiate e il mondo di gioco ricreato in tre dimensioni senza perdere però lo stile visivo del classico su PSP.

Questo titolo trasuda amore per la sua controparte originale, e tutte le aggiunte fatte sono state implementate con un obbiettivo ben preciso e con una cura tale da non andare ad inficiare la magia del primo Trails; basti pensare che è stato mantenuto persino il posizionamento degli oggetti in giro per le mappe.
Un remake che aggiunge e basta, senza compromessi o scorciatoie, un vero esempio di come dovrebbero essere fatti lavori del genere. L’unico altro remake che ci viene in mente e che è riuscito in un’impresa simile con questo livello di passione è il leggendario Resident Evil su Gamecube.
Ringraziamo Actill per averci fornito una chiave per questa recensione.
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