Vogliamo iniziare questa recensione ricordando quando, nel 2014, accendemmo per la prima volta Tomodachi Life. Si trattava di un’esperienza semplice e senza particolari pretese in cui bastava popolare un’isola virtuale con i nostri Mii e osservare le loro giornate scorrere tra amicizie improbabili e richieste bizzarre, mentre il nostro compito era quello di prenderci cura di loro, nutrirli, vestirli e dare vita a una piccola comunità digitale.
In poco tempo la nostra isola si trasformò in una sorta di mondo crossover popolato dai mii dei nostri amici, personaggi inventati e persino numerose icone Nintendo, quasi volessimo creare una sorta di versione alternativa di Super Smash Bros. in salsa life simulator.
Da questo piccolo racconto potete quindi immaginare quanto fossimo esaltati all’annuncio di un nuovo capitolo per Nintendo Switch, intrepidi di tornare a vivere su un’isola ancora più ricca di possibilità creative e opzioni di personalizzazione ma fedele all’indole caotica e imprevedibile dell’originale.
Ed è così che finalmente Tomodachi Life: Una vita da sogno è arrivato tra le nostre mani, pronto a riportare sotto i riflettori gli iconici Mii e a farci divertire ancora una volta grazie alle loro interazioni assurde e alle stramberie fuori da ogni logica. Non ci resta che invitarvi a passeggiare insieme a noi tra le strade della nostra nuova isola, per scoprire se anche questa volta la grande N è riuscita a incantarci con la magia di un gioco che, proprio quando pensi di aver visto tutto, trova sempre un nuovo modo per sorprendere.
Ecco quindi la nostra recensione dell’attesissimo ritorno di Tomodachi Life!

Cos’è Tomodachi Life?
Facciamo però un passo indietro e immaginiamo di trovarci davanti a qualcuno che non ha mai sentito parlare di Tomodachi Life e che, giustamente, si sta ora chiedendo di cosa stiamo parlando.
Tomodachi Life è, in sostanza, un simulatore di vita in cui possiamo creare e inserire sull’isola dei Mii (avatar nati ai tempi della Wii che possono rappresentare noi stessi, amici, parenti o chiunque la nostra fantasia suggerisca), per osservare come interagiscono tra loro e con il mondo che li circonda in situazioni spesso imprevedibili e decisamente stravaganti.
Pur non potendo controllare direttamente le loro azioni, dovremo comunque prenderci cura degli abitanti dell’isola soddisfacendo i loro bisogni quotidiani acquistando cibo e vestiti nei negozi che si aggiornano giorno dopo giorno, arredando le loro stanze e personalizzandoli con frasi, espressioni e dettagli capaci di dare vita a momenti tanto assurdi quanto esilaranti.

Naturalmente nulla ci obbliga a limitarci nell’inserire solo Mii ispirati a persone reali: i giocatori possono dare libero sfogo alla fantasia inserendo personaggi originali, celebrità o figure provenienti da altre opere di finzione, creando incontri e dinamiche imprevedibili. Le possibilità sono praticamente infinite, grazie a un sistema di personalizzazione che permette persino di modificare voce, personalità e inclinazioni degli abitanti dell’isola.
Questa era, perlomeno, la premessa del capitolo uscito su Nintendo 3DS che, come i fan ricorderanno bene, soffriva di una certa limitazione nella varietà delle interazioni e degli eventi che spesso tendevano a ripetersi nel tempo. E questo accadeva anche perché i Mii trascorrevano gran parte delle loro giornate confinati nelle proprie stanze, chiamandoci solo quando avevano bisogno dell’aiuto del giocatore, portando a lunghi momenti di stasi in cui potevano passare intere ore senza che accadesse nulla di realmente interessante.

Tomodachi Life: Una vita da sogno, al contrario, permetterà alle nostre creazioni di muoversi autonomamente all’interno dell’isola, anch’essa totalmente personalizzabile grazie alla possibilità di modificare strade, creare laghi e aggiungere decorazioni (come vedremo più avanti nel corso della recensione). Questa maggiore libertà si traduce in un flusso costante di eventi che non dipendono più esclusivamente dai bisogni dei Mii, ma nascono anche da semplici situazioni casuali che possono attivarsi in qualunque momento.
E infatti, una delle maggiori differenze che abbiamo notato è proprio questa continua successione di avvenimenti che mantiene vivo il ritmo di gioco e spinge il giocatore a restare incollato allo schermo per ore e ore, con la costante sensazione che ci sia sempre qualcosa di nuovo da scoprire, osservare o gestire.
Ciò permette anche al giocatore di decidere liberamente come approcciarsi al gioco: che si tratti di lunghe sessioni da diverse ore o di brevi momenti della durata di pochi minuti, ognuno è libero di vivere la propria isola secondo i rispettivi ritmi senza il rischio di annoiarsi o di avvertire un costante senso di monotonia.
Da questo punto di vista, Tomodachi Life: Una vita da sogno migliora nettamente quello che era sicuramente il problema più grande dell’esperienza su Nintendo 3DS, anche se ovviamente anche in questa terza iterazione della serie, prima o poi, si finisce inevitabilmente per assistere a tutti gli eventi esistenti.

Cionondimeno, la creazione di sempre più Mii dovrebbe contribuire a mantenere l’isola costantemente movimentata con la possibilità di sviluppare nuove amicizie, relazioni romantiche, triangoli (o persino rettangoli) amorosi e assistere alla nascita di nuovi coinquilini. Il gioco alza nettamente l’asticella rispetto al capitolo originale in termini di contenuti disponibili, ed è innegabile che riesce nel difficile compito di risultare persino più divertente di quanto non fosse già su Nintendo 3DS
Tuttavia, questa maggiore frenesia porta con sé anche qualche conseguenza meno positiva, e se da un lato il ritmo di gioco risulta più veloce e immediatamente coinvolgente, dall’altro rischia talvolta di diventare fin troppo accelerato. Nel giro di pochi giorni i nostri Mii possono innamorarsi, dichiararsi e sposarsi, arrivando persino a chiedere già il giorno successivo di avere un figlio che, a differenza della versione per Nintendo 3DS dove la crescita richiedeva circa una settimana, diventa adulto pochi secondi dopo la nascita.

In questo modo, le relazioni raramente hanno il tempo di svilupparsi con naturalezza (pur con alcune eccezioni, come con Mii che restano per giorni con una semplice cotta senza mai dichiararsi), rendendo più difficile affezionarsi ai nuovi abitanti dell’isola e alle loro vicende. Sebbene siano stati introdotti più stadi relazionali (tra cui una fase iniziale di semplice conoscenza prima dell’amicizia vera e propria), appare evidente come il gioco sia stato pensato per un pubblico non più disposto ad aspettare e più incline a voler ottenere tutto immediatamente, così da evitare il rischio che si abbandoni il titolo prima del dovuto per una mancanza di nuovi stimoli.
Il pericolo, però, è quello di incappare nel problema opposto di assistere alla maggior parte delle interazioni e degli eventi disponibili nel giro di pochi giorni, arrivando rapidamente a una sensazione predominante di “già visto”.

Una vita tutta da personalizzare
Ma c’è anche un altro modo con cui Tomodachi Life: Una vita da sogno riesce a rendere la permanenza sull’isola sempre fresca e unica. Infatti, anche nel caso in cui avessimo assistito a ogni possibile interazione tra i vari Mii e raggiunto persino il limite massimo di abitanti, fissato a 70, le possibilità di personalizzazione offerte dal gioco sono sostanzialmente infinite.
E non parliamo soltanto della creazione dei Mii, in cui è ora possibile disegnare direttamente sui loro volti così da aggiungere manualmente dettagli che li rendano ancora più simili alle loro controparti, ma anche di una maggiore libertà creativa che permette di realizzare vestiti personalizzati, copertine di libri, programmi televisivi e persino di modificare la nostra stessa isola!
In un’ottica molto simile a quanto visto con Animal Crossing: New Horizons su Nintendo Switch, sarà infatti possibile alterare completamente il layout dell’area con numerosi strumenti e blocchi di costruzione (tra cui strade, prati e passerelle in legno) con cui dare forma alla propria isola dei sogni.

E non solo! Sarà anche possibile costruire edifici e strutture, sia come semplici elementi decorativi che come vere e proprie abitazioni destinate ai nostri Mii, con una libertà creativa senza precedenti: basti pensare che online sono già comparsi progetti che vanno da un minuscolo tombino abitato da una Tartaruga Ninja fino all’imponente castello del Regno dei Funghi.
Così potremo dare forma a qualsiasi tipo di ambiente, dai grattacieli delle grandi metropoli ai tranquilli villaggi rurali, passando per città futuristiche o scenari completamente fuori dagli schemi. Nulla vieta persino di abbandonare l’idea di un’isola pacifica per lasciarsi andare alle stramberie più sfrenate, arrivando persino a costruire prigioni o, perché no, improbabili sale della tortura
La nostra creatività non sarà inoltre limitata ai soli spazi esterni, ma anche gli appartamenti dei nostri Mii sono completamente personalizzabili: se già nella versione Nintendo 3DS era possibile scegliere tra stanze predefinite (qui ancora presenti), ora il gioco permette di progettare gli ambienti praticamente da zero, disegnando e modellando ogni dettaglio per adattarlo perfettamente alla personalità dell’inquilino.
Ma uno degli aspetti più convincenti riguarda soprattutto la creazione di abiti di ogni tipo, dai completi più elaborati ai semplici accessori come cappelli e oggetti decorativi, oltre a poter definire frasi e dialoghi che i Mii pronunceranno durante la loro vita sull’isola. A queste possibilità si aggiunge poi la nuova categoria degli “atteggiamenti” che consente di modificare piccoli tratti comportamentali capaci di influenzare il modo in cui i Mii salutano, camminano o persino il loro appetito, rendendo ogni abitante dell’isola davvero unico.

Infine, talvolta i Mii potranno chiederci aiuto per trovare nuovi argomenti di conversazione da condividere con gli altri abitanti, e saremo quindi noi a scrivere liberamente ciò che vogliamo senza alcun limite o filtri. Ed è proprio in questi momenti che Tomodachi Life: Una vita da sogno dà il meglio di sé, potendosi sbizzarrire a proprio piacere con qualsiasi pensiero intrusivo o idea assurda che può trasformarsi in realtà, generando situazioni imprevedibili, spesso esilaranti, che rendono la vita sull’isola decisamente più movimentata.
Tutta questa straordinaria libertà viene però con anche un grosso limite tutt’altro che trascurabile: a differenza di quanto accadeva sul Nintendo 3DS, Tomodachi Life: Una vita da sogno non permette infatti di condividere online Mii (nemmeno attraverso codice QR), abiti o qualsiasi altra creazione personalizzata, rendendo nullo quello che era un grande vantaggio del capitolo precedente.
Allo stesso modo, anche i figli dei nostri Mii non potranno più partire per nuove avventure come in passato. Il gioco ci costringerà invece a scegliere se farli convivere sull’isola insieme agli altri abitanti, sacrificando quindi uno dei preziosi slot disponibili, oppure eliminarli permanentemente.

Una scelta che non ci sorprende come abbia generato parecchio malcontento all’interno della community, e dobbiamo ammettere che anche noi siamo rimasti parecchio delusi.
Se è vero che gran parte del fascino dell’isola nasce proprio dalla possibilità di creare personaggi originali e osservare le proprie invenzioni prendere vita, è altrettanto vero che non tutti i giocatori possiedono le stesse capacità creative o artistiche.
Noi stessi, più volte, ci siamo ritrovati ad accontentarci di versioni approssimative di determinati volti o capi d’abbigliamento, ben consapevoli che l’esperienza sarebbe risultata ancora più divertente se fosse stato possibile scaricare e utilizzare le creazioni di utenti più talentuosi. Senza dubbio una mancanza che pesa più di quanto ci si aspetterebbe, e che finisce inevitabilmente per limitare il potenziale del gioco.

L’isola perfetta… o forse no?
Ci troviamo quindi tra le mani un titolo assolutamente esilarante, sorprendentemente coinvolgente e capace di adattarsi perfettamente allo stile di gioco di ogni giocatore, che si preferisca trascorrere ore a personalizzare ogni angolo della propria isola oppure limitarsi a osservare passivamente le stravaganti vicende dei Mii.
Un titolo che, a prima vista, sembra superare il suo predecessore sotto praticamente ogni singolo aspetto, con una quantità di contenuti mai vista prima nella serie… ma è davvero così?
Certo, la varietà di attività e possibilità offerte, talmente ampia da non poter essere racchiusa completamente nelle poche righe di una recensione, è tale da dare la prima impressione di trovarci davanti al simulatore definitivo, contenente tutte le feature e molto più rispetto al capitolo precedente.
E mentre in parte è proprio così, osservando più attentamente le differenze con la versione Nintendo 3DS emerge rapidamente una realtà ben diversa. Se da un lato Tomodachi Life: Una vita da sogno introduce numerose novità e amplia considerevolmente le possibilità creative, dall’altro lascia sorprendentemente indietro alcune funzionalità tutt’ora inedite, alcune delle quali anche molto amate dai fan.

La prima grande assenza, sia per importanza che per putiferio scatenato online, è senza dubbio quella dei concerti musicali presenti invece in Tomodachi Life su Nintendo 3DS, che permettevano ai giocatori di creare vere e proprie canzoni scegliendo tra diverse basi musicali e scrivendo liberamente i testi.
Si tratta assolutamente della mancanza che più si fa sentire anche perché, data l’assenza di un ritmo più frenetico che portava a diverse ore con nulla di stimolante, gran parte delle nostre ore di gioco sul capitolo precedente venivano dedicate proprio alla creazione di brani sempre più assurdi interpretati dai nostri Mii.
E mentre è vero che la nuova iterazione introduce molte più attività e interazioni quotidiane, rendendo forse meno indispensabile la presenza dei concerti, la loro assenza lascia come la sensazione che il gioco non sia ancora del tutto completo, e molti (noi compresi) sperano in un futuro aggiornamento che reintroduca questa modalità al più presto.
Allo stesso modo, sono scomparse anche alcune ambientazioni (come il parco) che sono state sostituite da luoghi integrati direttamente nell’isola, mentre altri più complessi (come la stazione della metropolitana) risultano impossibili da ricreare.

Mancano poi diversi minigiochi iconici della serie, come la possibilità di partire per un’avventura in stile RPG con protagonisti i Mii o le stravaganti modalità quiz che permettevano di rivolgere domande assurde alle nostre creazioni.
Anche il limite massimo di 70 Mii per isola può inizialmente lasciare spiazzati, dato che nel capitolo per Nintendo 3DS era possibile ospitarne fino a 100.
Mentre è vero che anche noi abbiamo percepito questo minor numero come restrittivo, osservando più attentamente la nuova struttura del gioco la scelta appare più comprensibile: con i Mii che ora si muovono liberamente per l’isola e partecipano costantemente a eventi improvvisi, gestire simultaneamente un numero così elevato di personaggi avrebbe probabilmente rappresentato un carico eccessivo per l’hardware.

Discorso diverso va dedicato invece alle decorazioni ambientali, che presentano un limite decisamente più penalizzante soprattutto per chi intende dedicare ore e ore alla personalizzazione dell’isola.
Raggiunto il tetto massimo di elementi posizionabili, tuttavia, il giocatore si troverà inevitabilmente costretto a rinunciare a nuove idee e strutture, interrompendo bruscamente quel senso di libertà che il gioco stesso incoraggia.
Si tratta con ogni probabilità di una conseguenza legata alla scelta di pubblicare il titolo esclusivamente sulla prima Nintendo Switch; e se da un lato questa decisione permette a un pubblico molto più ampio di avvicinarsi al tanto atteso sequel, dall’altro non sono pochi i giocatori che sperano in una futura Nintendo Switch 2 Edition capace di aumentare il numero massimo di Mii e di decorazioni disponibili.
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