Immaginate di risvegliarvi sul fondo dell’oceano, senza alcun ricordo di come siate arrivati lì o di cosa vi sia accaduto. Dopo essere riemersi in superficie, venite salvati da una misteriosa donna che vi introduce a una realtà post-apocalittica in cui una gigantesca inondazione ha sommerso gran parte della Terra, lasciando abitabili soltanto poche isole disperse tra mari contaminati.
Come se non bastasse, scoprite di essere affetti da una misteriosa malattia che sta lentamente consumando l’umanità, costringendovi a navigare tra le rovine di un ecosistema ormai al collasso dovendo scegliere se preservare ciò che resta della natura oppure sacrificare tutto per garantire la sopravvivenza della razza umana.
Queste sono le premesse di Tides of Tomorrow, l’ultima opera dello studio francese Digixart, già celebri nel panorama indie grazie al loro precedente Road 96.
Con questo nuovo progetto, il team ha tentato di prendere un’esperienza fortemente narrativa e singleplayer per arricchirla con una componente multigiocatore asincrona, in cui le azioni compiute dai giocatori di tutto il mondo influenzano il viaggio di chi arriverà dopo di loro.
Un incipit davvero affascinante che, fin dal suo annuncio, ci ha immediatamente stregato, rendendo Tides of Tomorrow uno dei titoli che più ha catturato la nostra attenzione dell’anno. Ma Digixart sarà davvero riuscita a mantenere l’ambiziosa promessa di creare un’avventura narrativa interconnessa, capace di offrire un’esperienza diversa a ogni partita? È proprio quello che cercheremo di scoprire oggi nella nostra recensione!
Davanti a un futuro sommerso
Una volta riportati sulla terraferma, ci ritroviamo immersi in uno scenario dominato da una profonda agonia e disperazione, devastato da una misteriosa malattia che sta lentamente sterminando l’umanità dopo aver già condannato quasi ogni altra forma di vita animale.
Il nostro scopo non ci sarà immediatamente chiaro, ma navigando di isola in isola incontreremo numerosi personaggi: alcuni pronti ad aiutarci e ad accompagnarci nel nostro viaggio mentre altri perseguiranno esclusivamente i propri interessi, arrivando persino a metterci i bastoni tra le ruote qualora i nostri obiettivi non corrispondessero.
Le decisioni prese lungo il viaggio porteranno poi a diversi finali, alcuni più soddisfacenti e altri volutamente più amari, determinati dalle alleanze costruite e dalle azioni compiute nel corso dell’avventura.
La trama, della quale preferiamo non svelare troppo anche perché rappresenta senza dubbio uno degli elementi meglio riusciti dell’intera esperienza, mantiene una struttura narrativa semplice e diretta ma trasmette al contempo un messaggio potente.

Il gioco pone infatti continuamente il giocatore davanti a una difficile dualità morale. in cui dovremo spesso decidere se salvaguardare la sopravvivenza dell’umanità, rischiando però di consumare le ultime risorse naturali rimaste, oppure proteggere l’equilibrio del pianeta, accettando le possibili conseguenze per la specie umana.
Sotto questo aspetto Digixart dimostra una grande maturità narrativa, costruendo una storia emozionante e introspettiva capace di spingere il giocatore non solo a riflettere sulle scelte compiute durante l’avventura ma anche sul nostro presente. Il futuro distopico immaginato da Tides of Tomorrow, dopotutto , appare ogni giorno che passa incessantemente più plausibile.
L’illusione di un’avventura condivisa
Noi vestiremo i panni di uno dei tanti Tidewalker (ognuno dei quali rappresenta un giocatore reale all’interno del mondo di gioco), introducendo fin da subito un concetto fondamentale: in Tides of Tomorrow, non esiste l’eroe solitario. Sebbene il nostro obiettivo sia salvare l’umanità e ciò che resta del pianeta, tale progresso non dipenderà soltanto dalle nostre azioni ma soprattutto da quelle compiute dagli altri giocatori.
All’arrivo su ogni nuova isola dovremo infatti scegliere quale giocatore seguire, e potremo farlo tramite una ricerca online casuale oppure inserendo un seed condiviso da un amico, permettendoci così di vivere l’avventura sulle tracce di qualcuno e osservare le conseguenze dirette delle sue decisioni.
È importante però chiarire che, nonostante questa forte componente online, l’avventura rimane strettamente singleplayer (tanto che sarà pure possibile seguire alcuni bot appositi per il gioco in solitaria), e non esiste la possibilità di cooperare in tempo reale né di esplorare insieme altre sezioni del gioco. Le interazioni con gli altri utenti avvengono invece in maniera indiretta, attraverso piccoli messaggi lasciati nel mondo di gioco e tracce del loro passaggio, in una filosofia che ci ha ricordato per certi versi il sistema asincrono reso celebre dai titoli di FromSoftware.

Ciononostante, la presenza di altri giocatori è sempre predominante nel corso del gioco in quanto le loro azioni possono modificare eventi, opportunità e persino il modo in cui alcune situazioni si sviluppano, costringendoci a valutare con attenzione chi decidere di seguire e, soprattutto, di chi fidarci.
Ogni Tidewalker è infatti caratterizzato da due dei cinque tratti di personalità disponibili che suggeriscono l’approccio adottato dal giocatore: se più collaborativo, orientato alla sopravvivenza individuale, alla salvaguardia della natura o dell’umanità o persino incline al caos.
Affidarsi a un Tidewalker dal carattere cooperativo potrebbe tradursi in maggiori risorse disponibili, sconti presso i mercanti o situazioni più favorevoli per il nostro viaggio. Al contrario, un giocatore più orientato alla sopravvivenza dell’umanità potrebbe aver preso decisioni drastiche capaci di migliorare la qualità della vita in una specifica isola.
Per quanto riguarda questi piccoli deragliamenti, Tides of Tomorrow permette una grande varietà di sviluppi e durante una seconda partita è infatti possibile assistere agli stessi eventi evolversi in modo differente rispetto alla prima esperienza.

Purtroppo, però, mentre sulla carta si tratti di un’idea geniale, che non a caso ha attirato così tanta curiosità, la realtà dei fatti ci racconta una storia purtroppo decisamente diversa e meno emozionante.
I cambiamenti infatti esistono e sono evidenti, ma restano perlopiù superficiali limitandosi a piccole variazioni nei dialoghi, alla presenza o assenza di alcuni NPC secondari o a piccole ricompense superflue, mentre le grandi conseguenze narrative promesse, capaci di stravolgere davvero l’esperienza, risultano invece quasi del tutto assenti.
Anche se inizialmente sembra che ogni isola venga cambiata dalle decisioni dei giocatori precedenti, così come appare nei trailer, proseguendo nell’avventura diventa sempre più evidente come ogni area disponga in realtà di un numero molto limitato di varianti, spesso ridotte a un’accoglienza più o meno ostile o a leggere modifiche ambientali (con solo poche situazioni in cui cambia effettivamente la narrativa).
Il risultato è un sistema che finisce per riproporre ciclicamente le stesse alternative, e le azioni dei giocatori non influenzano realmente l’esperienza altrui ma alimentano piuttosto un loop di variazioni predeterminate.

Certe volte, Tides of Tomorrow sembra quasi prendere in giro il giocatore con variazioni narrative che sembrano non avere nemmeno senso.
Senza entrare nei dettagli per evitare spoiler, basti pensare a un momento della storia in cui ci verrà chiesto di convincere un determinato personaggio ad aiutarci: Se il Tidewalker che abbiamo seguito non fosse riuscito nell’impresa, toccherà quindi a noi impegnarci per guadagnarne la fiducia, e fin qui tutto coerente; ma se il giocatore precedente fosse invece riuscito a convincerlo, anziché trovare un alleato, l’NPC cadrà improvvisamente in una crisi di coscienza costringendoci a ripetere nuovamente l’intero processo.
Si cade così in un ciclo narrativo infinito e incoerente in cui l’unica vera differenza risiede nella facilità con cui possiamo parlargli.
In questi casi appare evidente come il team non abbia saputo gestire una meccanica tanto affascinante sul piano concettuale quanto estremamente complessa da realizzare.

E mentre va comunque riconosciuto che talvolta porta anche a momenti memorabili, nella maggior parte dei casi finisce per creare contraddizioni narrative e piccoli buchi di trama che indeboliscono il senso di continuità condiviso tra i diversi giocatori.
Saranno comunque presenti alcune decisioni importanti con effetti esclusivamente personali, come nel caso della morte di alcuni personaggi, portando però alla creazione di una sorta di multiverso narrativo che rende l’intreccio complessivo ancora più frammentato e meno coeso di quanto ci fosse stato inizialmente promesso.
Come se non bastasse, il fatto di poter assistere solo a una porzione degli eventi mentre il resto rimane accessibile esclusivamente attraverso brevi visioni di ciò che è accaduto ad altri giocatori, finisce inevitabilmente per rendere la trama meno coinvolgente di quanto avrebbe potuto essere. Mentre è innegabile che, grazie a queste visioni, il giocatore riesce comunque a ricostruire gli avvenimenti principali e comprendere cosa stia accadendo nel mondo di gioco, alcuni utenti possano saltare intere sequenze narrative capaci di arricchire notevolmente la storia.

Per fare un esempio concreto, in un primo momento ci è stato affidato il compito di liberare un animale tenuto in cattività.
Raggiunta però l’isola interessata, abbiamo scoperto che un altro giocatore aveva già portato a termine la missione prima di noi e, invece di vivere in prima persona una sequenza di gioco potenzialmente memorabile, non abbiamo potuto far altro che osservare le conseguenze dell’evento ricevendo un incarico secondario decisamente meno interessante.
Un’occasione sprecata che evidenzia quello che è probabilmente il limite più grande di Tides of Tomorrow. La narrativa proposta, allo stato attuale, rimane comunque un’ottima storia valida e ben scritta ma purtroppo spezzettata e incapace di esprimere pienamente il potenziale innovativo che avrebbe potuto raggiungere.
Un gameplay privo di profondità
Se avete già giocato a Road 96, allora lo stile di gameplay di Tides of Tomorrow non vi dovrebbe risultare particolarmente nuovo: il titolo segue infatti la stessa filosofia della precedente opera dello studio, suddividendo l’avventura in una serie di aree strutturate quasi come dei livelli, all’interno dei quali incontreremo specifici personaggi chiave e porteremo a termine piccole missioni necessarie per proseguire nel viaggio.
Ogni zona propone obiettivi sempre diversi, che talvolta si limitano a farci raggiungere un punto preciso, esplorando l’ambiente e raccogliendo risorse utili nel frattempo, mentre in altre occasioni il ritmo si fa decisamente più movimentato.
Non mancano infatti sequenze d’inseguimento più dinamiche in cui saremo costretti a fuggire velocemente sfruttando semplici meccaniche di parkour con l’ambiente circostante, così come sezioni stealth in cui avanzare con cautela evitando il campo visivo dei nemici per proseguire indisturbati. In entrambi i casi, tuttavia, si tratta di momenti brevi e poco impegnativi, in cui cadere è praticamente impossibile e farsi individuare risulta piuttosto difficile grazie a finestre di errore molto permissive e a un sistema di checkpoint estremamente generoso.

Di per sé non consideriamo questo un enorme difetto, in quanto Tides of Tomorrow non ha mai nascosto di voler porre il proprio focus principalmente sulla narrazione e sulle scelte morali piuttosto che sull’azione, e le sezioni più movimentate funzionano piuttosto come brevi intermezzi capaci di spezzare la ripetitività dell’esplorazione.
Il problema emerge però proprio quando si analizzano che tipo di scelte vengono offerte al giocatore: escludendo quelle legate all’influenza indiretta sugli altri Tidewalker e concentrandoci quindi sulle decisioni significative per la nostra partita, le occasioni in cui le nostre azioni producono conseguenze tangibili risultano essere davvero minime.
Basti pensare a come capiti spesso di selezionare risposte anche diametralmente opposte tra loro, solo per ritrovarsi immediatamente ricondotti alla stessa identica battuta successiva, rendendoci subito chiaro che scegliere cosa dire non serve davvero a influenzare il corso della conversazione.
Allo stesso modo, alcune situazioni narrative obbligano il giocatore a compiere azioni contro la propria volontà, costringendolo ad aiutare personaggi con cui magari non desidera collaborare semplicemente perché rappresentano l’unico modo per proseguire nella storia.

Tides of Tomorrow non è quindi quella grande avventura libera in cui ogni giocatore può decidere chi essere, ma piuttosto un’esperienza fortemente lineare capace sì di coinvolgere ma non certo grazie alla libertà di gameplay.
L’unica meccanica che riesce realmente a distinguersi è la ricerca dell’Ozen, contenuto in particolari inalatori indispensabili per contrastare la malattia che affligge l’umanità e garantire la nostra sopravvivenza. Questi possono essere acquistati nei negozi, trovati esplorando le isole o recuperati all’interno di casse speciali lasciate da altri Tidewalker; la loro scarsità li trasforma rapidamente in una risorsa fondamentale, rendendone la ricerca uno degli obiettivi principali.
Per quanto durante la nostra partita non siamo mai rimasti completamente senza scorte, più volte ci siamo ritrovati in situazioni critiche in cui eravamo impossibilitati ad abbandonare un’isola finché non fossimo riusciti a trovare un nuovo inalatore. Sono proprio questi momenti a rendere l’esperienza più elettrizzante, introducendo quel senso di urgenza e tensione che, purtroppo, il resto del gioco fatica a offrire.
Per il resto, Tides of Tomorrow si dimostra una solida avventura narrativa sostenuta quasi interamente dalla qualità della trama e dei suoi personaggi, riuscendo a mantenere alto l’interesse anche quando il gameplay, preso singolarmente, non riesce a risultare altrettanto profondo o coinvolgente.
Comparto artistico e tecnico
Nonostante l’ambientazione post-apocalittica, Tides of Tomorrow sceglie di allontanarsi dai classici toni cupi del genere adottando un affascinante stile plastic-punk, caratterizzato da una palette cromatica vivace ed estremamente ricca. I colori dominano ogni scena e contribuiscono a creare scenari fortemente evocativi, dove il contrasto tra quel poco di natura rimanente e l’inquinamento generato dall’uomo rafforza ancora di più il messaggio ambientale al centro dell’opera.
Pur trattandosi di un indie e quindi lontano dagli standard tecnici delle grandi produzioni, con i modelli dei personaggi e alcune animazioni che avrebbero certamente beneficiato di una maggiore pulizia generale, la qualità grafica riesce comunque a distinguersi grazie alla magnifica direzione artistica che compensa gran parte delle limitazioni tecniche.

Anche la colonna sonora svolge adeguatamente il proprio ruolo senza infamia e senza lode, con qualche ost che riesce a rimanere più in mente di altre soprattutto nelle fasi finali della storia, accompagnando efficacemente il senso di collasso sociale provocato dalla malattia che affligge il mondo di gioco. Più altalenante invece il doppiaggio, dove troviamo, accanto ad alcune interpretazioni più convincenti, altre performance meno riuscite e talvolta incapaci di sostenere il peso emotivo delle scene.
Sul piano tecnico, nonostante alcune incertezze emergono nelle aree più ampie o nelle isole di dimensioni maggiori dove si avvertono lievi cali di framerate, l’esperienza si è rivelata nel complesso stabile e godibile.
Rimane tuttavia la presenza di alcuni bug e animazioni imperfette che, soprattutto durante le cutscene, possono occasionalmente spezzare l’immersione.
Ringraziamo THQ per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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