Recensione The Relic: First Guardian | Quando l’ambizione non basta

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Data di uscita
Luglio 31, 2026
Disponibile per
Microsoft Xbox Series S/X, Sony PS5, PC
Sviluppatore
Project Cloud Games
Editore
Perp Games
Il nostro Punteggio
4.5
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Riuscire a emergere ed eccellere, nel 2026, con un dark action-RPG che strizza l’occhio anche ai soulslike non è facile, considerando la notevole quantità di titoli distribuiti nell’ultima decade.
Se poi la casa di sviluppo è uno studio indie alla prima esperienza che, per ovvie ragioni di budget e risorse, non può competere con i grandi esponenti del genere, l’impresa si fa ancora più ardua.

Project Cloud Games non si è comunque lasciata intimorire dalla situazione e, dopo anni di lavoro, ha lanciato il 31 luglio su PS5 e PC la sua prima opera, The Relic: First Guardian (con le versioni Xbox in arrivo più avanti).
Pur facendo un plauso per il coraggio e la dedizione, mentre percorrevamo le lande e affrontavamo nemici e boss, una domanda ci accompagnava: per quale ragione un utente dovrebbe acquistare questo gioco?

Per la sua storia poco accattivante? Per un ritmo e una progressione un po’ altalenanti? Per un combat system alquanto rivedibile, o per il comparto tecnico che ci riporta direttamente indietro di dieci anni?
Domande che nascondono già le risposte; anche se qualcosa di buono c’è e la voglia e passione si percepiscono, per farsi notare e stupire serve molto di più.

Il sapore di un’occasione mancata e di un’asticella che si sarebbe dovuta abbassare sono presenti e, come spade di Damocle, sono probabilmente pronte a sentenziare.
Se vi abbiamo instillato un po’ di curiosità e volete approfondire la nostra opinione, vi invitiamo a leggere la recensione completa qui sotto.


TRAMA E NARRAZIONE

In The Relic: First Guardian verremo catapultati nell’oscuro mondo di Arsilthus, i cui abitanti vivono nella disperazione e nella paura a causa della distruzione della Grande Reliquia, un artefatto che ne garantiva ordine e prosperità.
Impersoneremo il Primo Guardiano, un valoroso guerriero che avrà il compito di riportare il pianeta allo splendore iniziale; per farlo dovrà recuperare i pezzi della reliquia, sparsi lungo la mappa di gioco e custoditi dai Brutal, entità mutaforma e decisamente pericolose.

Storia coreana poco ispirata

Il racconto attinge a piene mani dalla cultura orientale e più specificamente da quella di matrice coreana, nazione a cui appartengono anche gli sviluppatori.
Se da una parte si può fare un plauso al team per la fantasia espressa soprattutto nella diversità dei boss, di alcuni biomi e di ambienti riconducibili a quelle terre, dall’altra parte la sensazione di déjà-vu è sempre presente.

schermata di gioco in combattimento di The Relic: First Guardian

Tutto sa molto di già visto e sentito in altre grandi produzioni, e la storyline principale non brilla sicuramente per profondità e accuratezza narrativa.
Questa almeno è l’impressione che abbiamo avuto affrontando la trama principale, che abbiamo trovato abbastanza banale e scontata; ma c’è un aspetto – oggetto di approfondimento nel prossimo paragrafo – che riteniamo possa essere uno dei punti di forza di The Relic: First Guardian.

Le vite degli altri

Durante il nostro viaggio per le terre di Arsilthus avremo la possibilità di apprendere tratti della trama che verranno svelati attraverso la lettura di documenti e la scoperta di nuovi luoghi prima inesplorati.
Inoltre – ed è questo l’aspetto più interessante – ci imbatteremo in altri PNG, ognuno con una storia e un vissuto, che permetteranno al giocatore di comprendere quali conseguenze abbiano portato alla distruzione della Grande Reliquia.

protagonista si approccia a un PNG in The Relic: First Guardian

Questi incontri si trasformeranno in vere e proprie missioni secondarie in cui ci verrà chiesto, ad esempio, di recuperare un cimelio di famiglia, ritrovare una persona cara scomparsa o recapitare un messaggio in cambio di una ricompensa in denaro o di un oggetto prezioso.
Le storie dei comprimari si intrecciano con la trama principale e ci invogliano, durante le fasi di esplorazione, a scoprirne di nuove; peccato che alla lunga queste risultino un po’ ripetitive ma, a conti fatti, le abbiamo decisamente apprezzate.


GAMEPLAY E PROGRESSIONE

The Relic: First Guardian è un classico gioco d’azione, con una discreta componente GDR e che, soprattutto nelle fasi di combattimento, prende spunto dai soulslike, sebbene alcune meccaniche possano risultare abbastanza atipiche.
Ovviamente non mancano un buon numero di armi e le canoniche abilità che dovranno essere sfruttate a dovere per poter avere la meglio sui tanti boss di fine livello; formula che potrebbe anche funzionare ma, come leggerete, lo fa solo fino a un certo punto a causa di alcuni problemi tecnici e di design che andremo ad analizzare.

Soulslike… o non soulslike?

Gli appassionati del genere noteranno delle differenze abbastanza marcate tra l’opera di Project Cloud Games e tutti gli altri esponenti.
Certo, sono presenti la schivata e il parry ma, al contrario dei classici souls, l’uso delle manovre difensive comporterà la riduzione della barra della stamina, la quale non viene intaccata quando si attacca.

Inventario di The Relic: First Guardian

Questo permetterà al giocatore di utilizzare un approccio molto aggressivo in fase di combattimento e, a conti fatti, è la migliore soluzione per avere la meglio sui nemici, soprattutto quelli di fine livello.
Sono presenti cinque classi di armi (spada e scudo, a due mani, pugnali, bastoni e spade lunghe) supportate da dodici abilità; ogni arma è caratterizzata da una specifica lore e i puristi, purtroppo, noteranno l’impossibilità di trovare o utilizzare loot duplicati.

Inoltre, la morte non comporta la perdita dei punti esperienza o del bottino, e i nemici comuni non respawnano automaticamente quando ci si riposa ai checkpoint o si ricomincia da uno di essi.
In sostanza lo sviluppatore, nel voler cercare di accontentare sia gli amanti degli action/RPG che quelli dei souls, finisce forse per deludere un po’ entrambi.

Open Map… e quanti (troppi) boss!

La struttura open map di The Relic: First Guardian si sviluppa in tre grandi aree, ognuna caratterizzata da biomi diversificati, innumerevoli missioni e oltre ottanta boss; insomma, Project Cloud Games ha voluto fare le cose in grande.
L’estensione delle mappe ci porterà a esplorare percorsi alternativi alla ricerca di quest secondarie che si alternano a quella principale.

Schermata di una boosfight di The Relic: First Guardian

Dopo diverse ore di gioco, però, la poca varietà degli ambienti e delle storie legate ai PNG prenderà il sopravvento e renderà l’esperienza poco appagante e un po’ ripetitiva.
Questo vale anche per gli enormi nemici di fine livello: se da un lato colpiscono per caratterizzazione, alla lunga portano il giocatore a saggiare una leggera frustrazione nel doverli affrontare; questo è dovuto a un sistema di combattimento che, come vedremo nel prossimo paragrafo, pecca abbastanza.

Combat system approssimativo

Approssimazione è la parola che descrive meglio quello che è il vero problema di The Relic: First Guardian, e non è un fattore di poco conto trattandosi di un gioco che fa del combattimento uno degli aspetti primari.
I nostri avversari sono molto aggressivi e, per aumentare il livello di sfida, i boss sono stati trasformati in enormi “spugne per il danno“: l’unico modo per scardinare la loro difesa è concatenare lunghissime sequenze di parry perfetti (anche fino a 15 consecutivi), riducendo così la stamina e rendendo l’azione ridondante e poco piacevole.

Inoltre dobbiamo segnalare un sistema di aggancio dei bersagli (lock-on) difettoso, una telecamera instabile nelle fasi più concitate e bug macroscopici, come boss che appaiono e scompaiono o il protagonista che si incastra nella geometria della mappa.
L’ambiente, che potrebbe essere sfruttato a nostro favore, a causa invece di evidenti problemi tecnici e stilistici, ci ostacola nei movimenti e impedisce ai nostri fendenti di raggiungere l’avversario.

8

Tutto questo mina l’esperienza di gioco, rendendo il titolo poco appetibile: non vi neghiamo che in più di una circostanza la tentazione di abbandonare è stata forte.
Riteniamo che sarebbe stato più opportuno ridurre la quantità di quest, contenuti e nemici, per dedicarsi maggiormente a rendere più agevole e piacevole il combat system.


COMPARTO TECNICO

Andiamo ad analizzare ora il comparto tecnico di The Relic: First Guardian che, come avrete modo di leggere nelle prossime righe, risulta essere uno degli aspetti meno riusciti di tutta la produzione.
Nonostante il team di sviluppo si sia avvalso dell’Unreal Engine 5, il risultato finale sembra riportare il giocatore indietro a un gioco di dieci anni fa, oltretutto con risultati decisamente deludenti.

Bug, glitch e molto altro

Le buone ambizioni di Project Cloud Games non sono bastate e l’esperienza finale è penalizzata da numerosi problemi di ottimizzazione, bug, glitch, compenetrazioni di nemici attraverso i muri e una gestione della telecamera spesso problematica soprattutto negli spazi chiusi.
Nella versione di The Relic: First Guardian da noi testata abbiamo anche riscontrato frequenti cali di framerate, effetti pop-in e texture non sempre stabili che compromettono l’esperienza di gioco.

9

Se da una parte possiamo riscontrare una buona gestione degli effetti di luce, dei particellari e dei suggestivi scorci ambientali, dall’altra la qualità dei modelli, sia del protagonista principale sia soprattutto dei personaggi non giocanti, è veramente bassa.
Non ci viene in aiuto neanche il menu delle opzioni grafiche che al suo interno non presenta nulla oltre la scelta della risoluzione e l’implementazione o meno del DLSS di Nvidia o dello XeSS di Intel.

Ottimo invece il comparto audio con musiche di sottofondo e suoni ambientali di pregio che accompagnano l’azione e aiutano il giocatore a immergersi nell’avventura.
Probabilmente Project Cloud Games avrebbe dovuto dedicare più tempo a un lavoro di ottimizzazione che ora, e solo in parte, potrà essere risolto attraverso patch correttive ma, allo stato attuale, il gioco delude abbastanza.


Ringraziamo Perp Games per averci dato una key per realizzare questo contenuto.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

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The Relic: First Guardian (PC)
In conclusione
Purtroppo The Relic: First Guardian ci ha deluso. Tante idee, tante quest, tanti boss, ma tutto realizzato in modo un po' approssimativo e poco curato. La passione e dedizione si percepiscono, ma per produzioni così grandi servono team più strutturati e con un budget decisamente più elevato. Sarebbe stato opportuno abbassare un po' l'asticella, ridurre la quantità di contenuti in favore di una maggiore qualità, sia per quanto riguarda il combat system (fulcro del gioco), sia per il comparto tecnico. Ci auguriamo che questo primo progetto possa essere di stimolo per lo sviluppatore nel comprendere gli errori, perché le idee, passione e amore per il genere non mancano.
Pregi
Quest secondarie interessanti;
Oltre 80 boss di fine livello;
Scenari, effetti luce/particellari e audio di buon livello;
Difetti
Trama principale poco ispirata;
80 boss… ma alla lunga stancano;
Combat system approssimativo;
Frustrazione che mina la longevità;
Comparto grafico problematico;
4.5
Voto