I fan Marvel più affezionati al filone definito street level, ovvero quello dedicato agli eroi privi di poteri straordinari che si limitano semplicemente a ripulire le strade dal crimine, stanno finalmente vivendo un momento particolarmente favorevole.
Negli ultimi tempi, infatti, la Casa delle Idee sembra aver deciso di riportare sotto i riflettori quel lato più umano e con i piedi per terra che da tempo mancava all’interno dell’MCU, proponendo serie e progetti capaci di allontanarsi dalle minacce cosmiche e dai conflitti multiversali a cui ormai il pubblico sembra essersi stancato.
Niente viaggi nello spazio né battaglie su scala globale: l’attenzione torna sulle vie di New York con scontri tra gang e drammi personali, spaziando da un prossimo film dell’uomo-ragno che sembra voler riportare l’eroe alle sue origini fino al graduale ritorno degli amatissimi(alcuni più di altri) personaggi nati durante l’era Netflix.
Ne abbiamo già avuto un primo assaggio con le due stagioni diDaredevil: Born Again, che hanno ufficialmente reintrodotto nel più grande universo condiviso importanti figure comeMatt Murdock, Jessica Jones e l’indimenticabile Punisher.
Eppure, nonostante l’enorme ricezione positiva dei fan, una delle assenze più discusse della seconda stagione è stata proprio quella di Frank Castle, nonostante abbia avuto un ruolo abbastanza prominente nella prima e che sembrava destinato a divenire ben più centrale nel futuro.
Ebbene, nonostante la delusione iniziale, il suo percorso prosegue invece in The Punisher: One Last Kill, uno special interamente dedicato all’anti-eroe che promette di chiarire le ragioni della sua improvvisa scomparsa.
I dubbi, a questo punto, vengono da sé: che sia solo l’inizio di una nuova fase più brutale dell’MCU oppure un progetto incapace di recuperare la personalità che aveva reso iconica la versione Netflix del personaggio? Quale che sia la risposta, non possiamo che invitarvi a scoprirlo insieme a noi nella nostra recensione del nuovissimo e brutale Special Marvel dedicato a Frank Castle!
Un racconto isolato
Esattamente come quando abbiamo parlato di Daredevil, vogliamo iniziare questo articolo analizzando la trama e il modo in cui questa si inserisce all’interno del più ampio schema del Marvel Cinematic Universe… e c’è subito da dire che la risposta potrebbe per alcuni essere deludente.
A differenza dell’Uomo senza paura, che in Daredevil: Born Again riusciva a collegarsi sia alla sua precedente incarnazione Netflix che ad altri progetti dell’MCU (come Echo o Hawkeye), The Punisher: One Last Kill sceglie invece di non fungere da seguito diretto a nulla di quanto visto in passato.
Non è di certo una continuazione diretta delle sue prime due stagioni, pur recuperandone diversi elementi come sorta di “occhiolino” ai fan storici che ne seguono le vicende da diversi anni, ma nemmeno di un proseguimento degli eventi mostrati in Daredevil: Born Again. Infatti, nonostante quest’ultima sembrasse preparare il terreno a una nuova caccia contro i poliziotti corrotti che utilizzavano il suo simbolo, lo Special decide invece di ignorare completamente quella storyline senza nemmeno dedicargli una veloce citazione, come se non fosse mai esistita.

The Punisher: One Last Kill si presenta piuttosto come un progetto del tutto distaccato e quasi pensato per essere visto anche senza alcuna conoscenza pregressa del personaggio e delle sue avventure nell’MCU, quasi come se fosse un vero e proprio comic one-shot che vuole semplicemente raccontare una breve storia autoconclusiva.
E se da un lato questa scelta lascia inevitabilmente un pizzico di amaro in bocca, soprattutto per chi sperava di scoprire le conseguenze della sua presenza in Born Again o possibili legami con i futuri progetti Marvel (come in parte ci era stato anche promesso), dall’altro si rivela una decisione potenzialmente efficace e che in un certo senso abbiamo anche apprezzato.
In effetti, nei soli 44 minuti di durata (titoli di coda esclusi) sarebbe stato impossibile chiudere tutte le trame rimaste aperte, e ne sarebbe sicuramente uscita una spiegazione superficiale che non avrebbe soddisfatto né tantomeno lasciato abbastanza tempo al progetto di respirare. Lo special preferisce piuttosto dedicare ogni momento possibile al personaggio complessato di Frank Castle, tornando a esplorare quest’uomo ancora intrappolato in una guerra interiore e incapace di capire quale posto occupi nel mondo… sempre se per lui esista davvero un posto in cui andare.

Sotto questo aspetto, The Punisher: One Last Kill sceglie quindi di strutturarsi in due fasi, con i primi venti minuti interamente dedicati alla dimensione psicologica e introspettiva del personaggio, dove nulla sembra più avere alcun senso e l’unico desiderio rimasto è quello di abbandonare definitivamente una vita che percepisce ormai come un inferno senza via d’uscita.
Sebbene questa impostazione richiami tematiche già affrontate nella versione Netflix del personaggio, è importante sottolineare come qui Frank Castle appaia in condizioni decisamente peggiori e in parte lontane dalla caratterizzazione delle prime due stagioni della serie.
Ci troviamo davanti a un uomo sull’orlo dell’abisso, incline all’autodistruzione e ormai incapace non solo di proteggere sé stesso ma persino di reagire a ciò che accade attorno a lui, restando immobile persino davanti allo stato di anarchia che domina la città.
Dopo il massacro di un’intera famiglia mafiosa nel quartiere di Little Sicily, infatti, ogni forma di controllo sembra essere svanita e la zona si trasforma rapidamente in un vero e proprio campo di guerra dove nessuno può dirsi al sicuro. Lo Special svolge fin da subito un ottimo lavoro nel trasmettere questo clima attraverso sequenze crude e disturbanti, cariche di violenza e tensione (senza mai sfociare in un eccesso di gore gratuito).
Un viaggio senza destinazione
Nonostante questo incipit dall’enorme potenziale, però, non abbiamo molto altro da raccontarvi: la narrativa sembra fermarsi proprio qui, senza sviluppi realmente interessanti e con una trama che procede in modo estremamente lineare e prevedibile.
D’altronde era difficile aspettarsi qualcosa di diverso considerando la durata contenuta di The Punisher: One Last Kill, e gran parte del tempo rimanente viene inevitabilmente dedicato alle sequenze d’azione che restano comunque un elemento fondamentale dell’identità del personaggio.
La maggior parte dei comprimari, inclusi volti che i fan della serie aspettavano di rivedere da tempo (come per esempio Curtis), compaiono soltanto sotto forma di ricordi, visioni o presenze quasi spettrali che continuano a tormentare il protagonista.
Persino l’antagonista principale, interpretata magnificamente dall’ineguagliabile Judith Light, riceve uno spazio estremamente limitato e per niente adeguato all’imponente presenza scenica dell’attrice, apparendo solo in poche sequenze e restando spesso nell’ombra dietro un esercito di scagnozzi anonimi.

Di conseguenza, tutta la profondità narrativa che The Punisher: One Last Kill porta inizialmente finisce per lasciare il posto a una rappresentazione più brutale e meno introspettiva che rende la sensazione di trovarsi di fronte a un’occasione solo parzialmente sfruttata. E per quanto sia visivamente spettacolare, inevitabilmente ci porta a sperare in una vera e propria rinascita del personaggio, magari attraverso una nuova stagione in stile Born Again o persinoun film a lui dedicato.
Il tutto si conclude poi in un finale che purtroppo non riesce a essere all’altezza del build-up costruito lungo l’intero Special e, nonostante diversi momenti anche molto riusciti e a tratti persino toccanti, lascia solo quel forte retrogusto amaro di chi vorrebbe di più.
E da un certo punto di vista, questo desiderio potrebbe persino essere interpretato come un segnale positivo: quando un progetto riesce a far nascere questa fame di contenuti, significa dopotutto che ha funzionato nel suo intento. Tuttavia, arrivati ai titoli di coda, la sensazione predominante è quella di una conclusione improvvisa, quasi in medias res, come se la storia si interrompesse appena entrata nel vivo e prima ancora di trovare una vera risoluzione definitiva.

The Punisher: One Last Kill finisce quindi per perdersi, smarrendo la propria direzione narrativa senza mai capire fino in fondo cosa voglia realmente raccontare e senza offrire alcuna novità a chi conosce già il personaggio attraverso la sua incarnazione precedente.
Rimane comunque un prodotto solido sul piano qualitativo, capace di funzionare come primo assaggio di ciò che potrebbe arrivare in futuro o che, quantomeno, speriamo di vedere presto. Purtroppo, però, proprio per questo lo special non riesce mai a esprimere appieno il proprio potenziale, accontentandosi di essere una storia lineare, efficace ma priva di sviluppi memorabili.
La furia di Frank Castle
Come detto in precedenza, lo special si struttura in due metà da circa venti minuti ciascuna: una prima parte più introspettiva e psicologica, seguita da una seconda completamente votata all’azione brutale. Ci sembra quindi solo che adeguato dedicare un’intera sezione a quello che rappresenta il vero punto centrale dell’esperienza, che in un certo senso sembra anche costituire la ragion d’essere stessa dello Special.
Ebbene, non possiamo che definirci del tutto(o quasi) soddisfatti del risultato finale, con delle ottime sequenze d’azione costruite in modo tale da restituire tutta la ferocia di Frank Castle, trascinando lo spettatore in scontri viscerali che non cercano mai di limitare la brutalità del personaggio.

D’altronde era prevedibile che The Punisher: One Last Kill proseguisse nel percorso intrapreso dai Marvel Studios di portare alla luce produzioni pensate per un pubblico adulto, segnate da una classificazione 18+ che porta finalmente sullo schermo quel lato più crudo e spietato della Marvel che da tempo mancava all’interno dell’MCU.
Abbiamo così uno spettacolo d’azione dove il protagonista emerge letteralmente coperto di sangue, capace di soddisfare sia i fan storici del personaggio che gli appassionati di cinema action alla ricerca di sequenze intense e brutali.
Se proprio volessimo trovare il pelo nell’uovo, pur avendo apprezzato la maggior parte delle coreografie e il peso fisico trasmesso dai colpi inflitti, in due o tre occasioni il montaggio di alcuni movimenti è risultato leggermente irrealistico, con transizioni dal ritmo incoerente che hanno spezzato per un istante l’immersione nello scontro. A questo si aggiunge che non tutti gli stunt o le comparse riescono a sostenere adeguatamente la scena, e alcune morti finiscono involontariamente per assumere toni quasi grotteschi.

Infine, essendo la maggior parte degli avversari ridotti a semplici gangster senza nome né personalità, gli scontri finiscono per risultare privi di qualsiasi peso emotivo, trasformando rapidamente l’azione in una semplice (per quanto esaltante) successione di uccisioni narrativamente vuote. Per lo stesso motivo non si percepisce mai nemmeno un vero senso di pericolo per il protagonista, e l’assenza di coinvolgimento emotivo finisce inevitabilmente per attenuare l’impatto di alcuni momenti.
Nonostante queste imperfezioni, le scene d’azione riescono comunque a travolgere lo spettatore grazie a delle brutali sequenze in stile “one man army” ambientate quasi interamente all’interno di un unico edificio, usando magistralmente gli oggetti di scena e una regia dinamica che sa come valorizzare gli spazi chiusi.
The Punisher: One Last Kill è già disponibile su Disney+!
Ringraziamo Marvel Studios e Disney per averci permesso di vedere lo Special in anteprima al fine di realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.


