The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon è l’ultimo capitolo di una franchise iniziato nel lontano 1989 con Dragon Slayer: The Legend of Heroes, sviluppato da Nihon Falcom e che negli anni è passato attraverso svariate saghe. Questo titolo, per l’appunto, appartiene a quella denominata “Trails” ed è il suo tredicesimo capitolo, precisamente la terza parte dell’arco dedicato alla Repubblica di Calvard.
Già da ciò si può intuire che stiamo parlando di un gioco dalle ottime basi, con una fanbase che è ben consolidata e che sa cosa aspettarsi. Tuttavia, non è inusuale che i franchise più grandi non siano in grado di mantenere le aspettative, presentato capitoli più deboli dei precedenti, nonostante gli sviluppatori dovrebbero ben conoscere il loro pubblico.

The Legend of Heroes: Trials Beyond the Horizon riesce a essere un buon prodotto, oppure rischia di diventare uno scivolone fastidioso per la saga?
NARRATIVA
Come già accennato, Trails Beyond the Horizon è il tredicesimo capitolo di una lunga saga e, dunque, la trama prosegue dopo gli eventi del precedente titolo. Dunque, per chi sceglie questo titolo come punto di partenza potrebbe essere un letterale suicidio, dato l’abnorme numero di personaggi e la completa ignoranza di quanto accaduto prima.
In realtà, gli sviluppatori ha tenuto ben conto di giocatori parecchio distratti (anche se ci vuole impegno per ignorare ben dodici giochi) o di chi si è perso qualche capitolo per strada: tutto viene spiegato.
Infatti non solo è possibile, tramite menu durante le cutscene, trovare un piccolo compendio in cui vengono spiegati luoghi, associazioni e personaggi, ma persino i dialoghi cercano di riprendere eventi passati ed esporli al giocatore, per aiutarlo a comprendere certi NPC o contesti.

Un’operazione simile rende di certo gli scambi un po’ innaturali, ma dato l’enorme aiuto che offrono a chi rischia di perdersi nella narrativa, è possibile chiudere un occhio.
Un po’ meno, forse, se si tratta dei dialoghi che riprendono gli eventi di gioco, iterati anche fin troppe volte, e che rendendo il titolo a “prova di idiota”, grazie pure il sussidio di immagini di flashback o personaggi citati.
Dunque, Trails Beyond the Horizon si impegna a immergere anche chi è nuovo in questo mondo, offrendo una trama principale che potrebbe reggersi abbastanza bene da sola, se non fosse costretta a essere l‘Avengers Endgame della situazione.
Infatti ci troviamo nella Repubblica di Calvard, in un momento abbastanza cruciale per la nazione: a breve avrà inizio il programma spaziale Star Taker, il primo mai eseguito, dal lancio del primo satellite al primo astronauta nello spazio.

Tutto deve avvenire in breve tempo e tutte deve andare come prestabilito, motivo per cui vecchie e nuove conoscenze vengono chiamate all’ordine, ognuna con un compito ben preciso.
Da un lato abbiamo Van Arkride che, assieme al suo gruppo, prosegue con le ronde di pattuglia all’interno della capitale, la città di Edith, inceppano man mano in mostri dalla natura misteriosa e strane sparizioni attribuite a dei gruppi anti-immigratori, che paino essere misteriosamente collegate tra di loro.
Dall’altro ci sono Rean e gli altri affiliati dei Thors, di istanza nella città periferica di Basel per un’esercitazione congiunta, che iniziano a sospettare della vera natura del programma Star Taker, data anche la tecnologia che viene impiegata.
Infine, l’ultima route vede Kevin, sulle tracce di un misterioso eretico a Tharbad, aiutato dal gruppo improvvisato con cui si ritrova a lavorare.

Si tratta di tre storyline distinte, che il giocatore seguirà passo per passo, componendo un puzzle che le condurrà verso il finale, dove tutti i nodi verranno al pettine.
Spartirsi tra tre personaggi è una scelta accattivante, permette di esplorare la Repubblica da diverse prospettive e luoghi, immergendo pian piano il giocatore nel mondo e nelle sue dinamiche. In certi casi, forse anche troppo: siamo davanti a un JRPG e, quindi i dialoghi a valanga sono richiesti dal contratto e, come appena detto, alcuni servono a spiegare il contesto, alcuni avanzano la trama e molti, troppi, sono vuoti.
È comprensibile voler dare voce a ogni singolo personaggio, è quasi carina l’idea di immedesimarsi nei loro rapporti quotidiani, tra battibecchi e discussioni, ma ai fini narrativi sono completamente inutili e rompono quasi il flusso della trama.

L’urgenza viene rotta da momenti mondani, scontri ed esplorazioni vengono talvolta interrotti da discussioni che sarebbe meglio avere in ambienti più tranquilli e privati… insomma, i personaggi vogliono parlare, sempre, e talvolta solo per esprimere commenti frivoli.
Il fatto che si tratti di un JRPG non giustifica questa superficialità: anche se gli appassionati del genere amano avere di che leggere, bisogna saper ponderare quali siano dialoghi funzionali e quali sono le cosiddette “small talk”.
E parlando proprio dei personaggi, è inevitabile che i tre protagonisti ottengano maggior interesse, se non qualche secondario fondamentale per la trama., di cui molti servono solo a formare il party, non per effettiva utilità narrativa, diventando un mero cumulo di mosse e statistiche.
I villain, ovvero i membri dell’Ouroboros, hanno una loro personalità e sono disposti con cura all’interno del mistero che avvolge la trama, per quanto gran parte delle loro intenzioni venga svelato in un’area definita “secondaria” dal gioco stesso.

Si tratta del Grim Garten, un piano virtuale corrotto da loro corrotto e che a metà gioco diventa facoltativo, apparendo così agli occhi del giocatore come una zona bonus per livellare e raccogliere risorse. Una scelta peculiare, data la cura messa nel resto del titolo per consegnare una narrativa ricca e colma di quante più informazioni possibili.
GAMEPLAY
Trails Beyond the Horizon è un JRPG e questo dovrebbe già far intuire a molti giocatori cosa aspettarsi: combattimenti a turno, montagne di statistiche e potenziamenti, caterbe di mosse con i più svariati effetti e una buona varietà di nemici su cui applicarle.
Il titolo è articolato, potrebbe spaventare al primo impatto, soprattutto chi è abituato a un gameplay più semplice e lineare. Certo, il tutto è impacchettato e confezionato per chi ama il genere, ma si tiene conto anche di possibili giocatori casuali.
Per quanto complesso, è tutto spiegato passo dopo passo, non solo nel meticoloso tutorial, ma anche durante i successivi scontri: sta al giocatore seguire, prendere appunti magari, ed entrare con calma nel sistema.
E se proprio non si ha la pazienza di seguire tutte le statistiche, vi è la modalità “Very Easy”, creata appositamente per chi vuole godersi la storia, ignorando il peso del gameplay, mentre chi invece è appassionato alla strategia intricata dei JRPG, ha pane per i suoi denti.

Oltre ciò, Trails Beyond the Horizon dà la possibilità di effettuare alcuni combattimenti in terza persona, affrontando direttamente gli avversari senza attendere. Si tratta di una meccanica abbastanza pratica con i nemici minori, ma che non è pensata per sostituire il combattimento tradizionale del genere.
Infatti gli attacchi eseguibili sono ridotti all’osso e persino più deboli, si sente chiaramente la spinta a congelare il tempo e a far partire i famigerati turni.
Turni che, però, non risulteranno così statici: il giocatore può posizionare i membri del party dove vuole nell’arena, mosse permettendo, decidendo quali avversari colpire in base al range degli attacchi.

Attenzione, però: anche i nemici si possono muovere e, se si spostano all’esterno dell’ area di una messo prima del suo turno… si può intuire cosa accada.
Come detto prima, i personaggi sono tanti e, per quanto non reggano la narrazione alla perfezione, sono ottimi per dare varietà al gameplay. Esistono degli attacchi magici fissi, uguali per tutti, ma gran parte delle mosse di attacco e le speciali (le ultimate, diciamo) sono uniche e permettono al giocatore di sperimentare diverse combinazioni di party, in base alle sue esigenze e stili di gioco.
Trails Beyond the Horizon, però, non è solo combattimenti: tolto il lato narrativo, l’esplorazione del mondo è ben bilanciata con gli scontri, dando respiro quando serve, e da buon JRPG, offre abbastanza attività secondarie, tra la cucina, l’immancabile pesca e un minigioco di hackeraggio di alcuni forzieri, ottimi per aumentare la longevità del titolo.

E parlando di longevità, non si possono non citare le secondarie: non sono troppe, anzi rispetto a certi RPG sono anche esigue, come se gli stessi sviluppatori fossero consapevoli della mole complessiva della trama principale. Non hanno nulla che le faccia brillare, sono dei passatempi per trarre un breve respiro e per entrare ancor di più all’interno del mondo.
Questo, però, se escludiamo tutta la macro-area del Grim Garten che, come detto prima, viene a un certo punto relegata alle secondarie, ma ha un certo peso sia sulla narrazione che sul gameplay. Infatti parliamo di un’intera area dedicata all’esplorazione e al farming, dove si possono acquisire ulteriori risorse e rafforzare i vari membri del party, oltre che acquistare e craftare componenti.

Il tutto è suddiviso in vari piani da “purificare”, dove le meccaniche sono più o meno simili: svolgi un paio di missioni pre boss e poi abbatti il cattivone di turno prima di liberare il livello dalla sua influenza. Si tratta di situazioni alquanto ripetitive, forse il motivo per cui da un certo punto non è obbligatorio entrarci, il che rende ancora più incomprensibile il perché parti fondamentali della trama siano state nascoste al suo interno, invece che essere integrate più organicamente al resto del gioco.
COMPARTIMENTO ARTISTICO E SONORO
Dal lato artistico Trails Beyond the Horizon è un JRPG e, per quanto sia stato ripetuto più volte, il giocatore sa cosa aspettarsi anche sul comparto grafico, soprattutto se la grafica del gioco è in 3D, ovvero personaggi in stile anime inseriti in un ambiente più realistico, con mostri che riescono ad amalgamarsi in entrambi.
Il design dei personaggi si può dire abbia degli alti e dei bassi, con alcuni ben realizzati, tanto da far intuire la loro personalità a un primo sguardo, e altri molto più anonimi, abbastanza da passare in sordina ancor prima che aprano bocca. Di certo è che sono molto variegati, si distinguono bene gli uni dagli altri tra colori, abiti e anche armamenti utilizzati.
Un discorso simile potrebbe valere per le creature ma, fortunatamente, l’anonimato è riservato perlopiù ai minion più inutili, mentre si nota una maggior cura nei vari boss, che divergono gli uni dagli altri, dando così un buon tocco di unicità alle sfide più concitate.

Il vero problema è la grafica 3D in sé che mostra il fianco nella sua versione per PC. Molte texture non sono ottimizzate, risultando sgranate anche a prima vista e i modelli degli animali e di alcuni mostri sono più raffazzonati, cozzando brutalmente con quelli dei personaggi, che sono più curati.
Le animazioni, in particolare per alcuni membri del party, sono pulite e dinamiche durante gli scontri, rendendoli più accattivanti e dinamici, ma spesso hanno un infarto durante le scene di dialogo. Alcuni personaggi diventano tronchi dai movimenti rigidi e innaturali nelle cutscene intermedie, alcuni NPC (molto minori, per carità) sono bloccati in una determinata posa, anche quando ti parlano, e non è raro trovare compenetrazioni tra capelli e vestiti.
Si nota che il gioco è stato pensato principalmente per la piattaforma Nintendo, dove errori simili sono più condonati, per quanto anche la Switch abbia dato dimostrazione di grandi capacità tecniche.

Per quanto, però, gli ambienti siano raffazzonati nelle loro texture, sono ben progettati, in particolar modo le città che, per quanto non zeppe di NPC, riescono a trasportarti al loro interno, con un’urbanistica ben progettata e credibile, affianca da piccoli sprazzi di vita tra persone sedute ai vari locali, clienti che discutono nei negozi e il giusto numero di passati.
Lo stesso vale per i dungeon, ben diversificati tra di loro con aree sotterranee o interne e spazi esterni, che nella loro linearità sono ben organizzati e aggiungono ricchezza all’ambientazione di gioco.
Per quanto riguarda il comparto sonoro, ci troviamo di fronte a un buon lavoro. Gli effetti sonori sono sempre azzeccati, soprattutto durante gli scontri, riuscendo a dare ancora maggior enfasi a tutti gli attacchi eseguiti. Forse quelli dei nemici sono più deboli, ma è anche vero che tutta l’attenzione spetta agli eroi, con le loro mosse spettacolari.
La colonna sonora porta con sé dei buoni brani, soprattutto nelle sezioni eslporative, con alcuni picchi durante delle boss battle e in aree minori, dove non ci si aspetterebbe di muoversi al ritmo di una canzone incalzante.

Tuttavia, in alcuni casi, la musica base degli scontri rompe l’atmosfera creata dal brano del dugeon, soprattutto quando si tratta di melodie capaci di infondere sensazioni diametralmente opposte, passando repentinamente da armonie cupe e incalzanti a un branetto leggero e allegro.
Nel complesso, però, accompagna sia l’esplorazione che gli scontri da manuale, aiutando il giocatore a immedesimarsi all’interno del gameplay.
COMPARTO TECNICO
Il gioco, per quanto graficamente non ottimizzato per il PC, non presenta alcun problema a livello tecnico tra bug, scatti di frame e rallentamenti degli elementi a schermo. Tutto scorre e procede regolarmente, anche i caricamenti non sono lunghi ed estenuanti, calibrati anche nel giusto numero, non lasciando mai il giocatore a fissare uno schermo nero troppo a lungo.
La UI è chiara e pulita, per quanto bisogna ricordarsi che il titolo è un JRPG e che, quindi, abbonderà di numeri e statistiche, talvolta difficili da interpretare se si è alle prime armi. I menu sono tanti, abbastanza da rischiare di perdersi ma, con il giusto tempo e una buona pazienza, si trova tutto e si capisce anche come navigare al loro interno.

Bisogna, però, prestare attenzione ad alcune meccaniche presenti solo tramite le cutscene, spesso non ben spiegate, tra cui lo “skip” e la progressione automatica dei dialoghi, secondari di certo, ma talvolta utili per chi si trova ingarbugliato in sessioni per cui ha poco interesse.
Da segnalare anche la mancanza dell’italiano tra le lingue selezionabili, un dettaglio a cui i fan della serie sono abituati, rendendo il titolo usufruibile solo da chi mastica bene l’inglese o le altre lingue presenti tra quelle selezionabili.
TIRIAMO LE SOMME
Trails Beyond the Horizion è un altro tassello all’interno di una lunga saga, che accontenta gli appassionati del genere sotto vari aspetti, dal gameplay alla trama, dove possono ritrovare molti dei personaggi da loro conosciuti.
Non brilla per scrittura nei dialoghi, ma ha una solida trama di base che, per quanto semplice, riesce a incuriosire e far proseguire i giocatori, spinti a scoprire la risoluzione a tutti i misteri che si presentano sulla loro strada.
Per quanto non consigliabile, è un titolo che può essere anche apprezzato da chi non conosce nulla della saga, ma ama il genere dei JRPG, grazie alla cura messa dagli sviluppatori a introdurre chiunque alle vicende della trama e al gameplay.
È un titolo che esegue bene il suo lavoro, per quanto vi siano alcuni lati tecnici da migliorare se si punta a un rilascio anche su piattaforme come PC e Playstation 5, e che sa come investire le sue ore di gioco, arricchendole con dettagli secondari, ma non superficiali.
Ringraziamo Keymailer per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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