Talvolta, alcuni videogiochi si scoprono per puro caso.
È facile accorgersi delle grandi uscite, annunciate mesi e mesi prima da enormi trailer cinematografici, accompagnate anche da campagne di marketing ben curate, pensate per far interessare gli acquirenti; ma per altri titoli, per chi non ha un budget enorme a disposizione, come funziona?
Nella maggior parte dei casi ci si improvvisa social media manager e si cerca di promuovere il proprio prodotto sui social, attraverso le fiere, magari costruendo un diario di sviluppo su Youtube… i metodi sono tanti.
In alcuni casi si riesce nell’intento, in altri l’algoritmo può giocare brutti scherzi e bisogna sperare nell’interesse delle persone: nel far sì che, in qualche modo, qualcuno venga attirato dall’estetica o dal gameplay proposto, anche se tale scoperta è puramente casuale.
Questo è quanto accaduto nel nostro caso con The House of Hikmah, un piccolo titolo non molto conosciuto, ma che con le sue ambientazioni arabeggianti e oniriche è riuscito a incuriosirci, abbastanza da permettergli di dargli un’occasione.
È il primo titolo di Lunacy Studios, uno studio indie distribuito in tutto il globo e che opera completamente da remoto, una scelta complessa per motivi logistici, che può creare non poche difficoltà allo sviluppo.
Loro, però, hanno accettato la sfida e hanno deciso di esordire con un gioco ridotto, ma che vuole dimostrare tutta la loro passione per il mondo videoludico, una scelta decisamente cauta per un primo titolo.
Sono riusciti nel loro intento oppure, come molti altri, sono crollati sotto il peso delle loro ambizioni?
NARRATIVA
Come già accennato,The House of Hikmah è un titolo contenuto, e gli sviluppatori hanno ben pensato di costruirlo su una trama breve che si incasella perfettamente all’interno delle cinque/sei ore totali di gioco.
La protagonista è Maya, una giovane ragazza che ha appena perso il padre, affondato con la sua nave durante uno dei suoi viaggi.
Tuttavia, prima di andarsene le ha lasciato un bracciale, i cui poteri erano in gran parte ignoti anche a lui, e le ha affidato un’ultima missione: andare alla Casa della Sapienza e scoprirne il funzionamento, aiutata dagli studiosi che operano al suo interno.
Ogni sapiente avrà il suo dominio, che sia l’astronomia, la meccanica o la poesia, e ognuno avrà la sua personalità, abbastanza stereotipata, ma capace di caratterizzarli quanto serve in un titolo così breve.

Forse in alcuni casi certi personaggi risulteranno meno anonimi di altri, così peculiari nelle loro ossessioni da risaltare, ma non si tratta di un vero e proprio difetto in un titolo simile, contando che il focus di tutta la narrazione è la protagonista.
Protagonista che, per quanto sia una ragazzina determinata e cocciuta, non risulta mai fastidiosa, ma i suoi difetti sono comprensibili e tipici di una persona così giovane che sta affrontando un periodo buio e difficile.
Perché, nonostante i mondi onirici e i paesaggi trasognanti, è il lutto la tematica principale del titolo, che si insinua pian piano negli animi delle persone, portandoli ad affrontare la realtà o cedere al rimpianto.
Si tratta di una tematica importante e viene trattata con la giusta cura, per quanto senza mai andare troppo in profondità, toccando le giuste corde, tanto da poter rendere il titolo adatto anche a un pubblico più giovane, magari più interessato alle meccaniche e all’estetica.

La trama, dunque, si incasella perfettamente nelle ambizioni del titolo, per quanto forse, all’inizio, parte un po’ inciampando, dal momento che inserisce alcune scene un po’ ridondanti che bloccano il giocatore in inutili caricamenti, mentre il tutto poteva essere riassunto in un’unica cutscene.
Inoltre, nelle battute finali risulta un po’ affrettata e stretta da un limite di tempo che poteva allungarsi almeno un’oretta in più, per chiudere al meglio l’arco narrativo della protagonista.
GAMEPLAY
The House of Hikmah è un puzzle game in 3D e, dunque, per procedere nel gioco non vi è altro da fare che risolvere enigmi ambientali, alternati anche da sezioni di platforming.
Entrambe le meccaniche non sono mai troppo complicate: vi è una graduale crescita della difficoltà, ma è minima e sufficiente a far percepire la progressione del gioco.
Sono tuttavia parecchio variegati, anche grazie all’abilità principale della protagonista: mutare gli elementi di alcuni oggetti grazie alla Chiave, il bracciale lasciatole dal padre, che le permetterà man mano di avanzare all’interno di ogni singolo livello.
Questi ultimi sono caratterizzati da un level design intuibile e lineare, tematizzati in base allo studioso da incontrare e insegnano sempre nuove meccaniche da sommare alle precedenti, dando quella sensazione di ulteriore complessità già accennata in precedenza.

Il salto, inoltre, è accompagnato da una planata molto utile per raggiungere gli obiettivi più lontani, e fondamentale anche in alcune sezioni più ravvicinate, in quanto la responsività non è perfetta, e per questo risulta difficile comprendere alcune distanze.
Oltre a ciò, usando la Chiave il tempo rallenterà, permettendoci di prendere con cura la mira e evitandoci di fallire alcuni enigmi per la scarsa coordinazione che c’è talvolta tra il salto e la meccanica di cambio elementi.
In poche parole, sono state messe delle pezze alla legnosità di alcuni movimenti, ma non sempre sono riuscite, mostrando ancora l’acerbità di un team che si è appena messo in gioco, per quanto pronto a dare il meglio di sé.
Tuttavia, non vi è altro da aggiungere su quello che è possibile fare all’interno del titolo, oltre a ricercare i vari collezionabili, nascosti più o meno bene all’interno dei livelli, ma forse non si dovrebbe richiedere altro.

Il gioco comunque funziona, sfrutta delle meccaniche semplici, una scelta molto saggia da parte di Lunacy Studios che, ricordiamoci, non deve solo gestire il suo primo titolo, ma un team che può contattare principalmente da remoto: puntare sulla semplicità è stata sicuramente una scelta vincente.
Tale semplicità si traduce in un gameplay tranquillo e rilassato, da godersi un po’ alla volta nel tempo libero del pomeriggio, o in una giornata uggiosa e priva di impegni per potersi immergere completamente nelle atmosfere del gioco.
COMPARTO ARTISTICO
La vera chicca del titolo, però, è il suo comparto artistico, che con uno stile cartoon molto tondo e morbido riesce a consegnare scenari affascinanti e trasognanti.
Il mondo vibra dei colori e delle atmosfere arabe, riprodotte con estrema cura dei dettagli, sia nell’architettura che nei singoli oggetti ambientali, e sono tutti capaci di darti la sensazione di essere dentro antichi palazzi mediorentali, culle di sapere e di studi.
Talvolta, per quanto vuoti di contenuto, è un piacere esplorarli per osservare ogni singolo anfratto, lasciandosi trasportare da un’atmosfera carica di pace e tranquillità, accompagnati dalla musica in sottofondo.
Come già accennato, ogni livello riesce a distinguersi dagli altri, che sia per la scelta cromatica o per alcuni dettagli, per quanto a un primo impatto possano sembrare simili.

Un elogio va anche al character design dei personaggi che, per quanto forse meno raffinati degli ambienti, caratterizzano bene ogni singolo personaggio e collegandolo alla sua materia di studio: una scelta ben pensata, contando anche che i nomi arabi possono risultare difficili da memorizzare per chi non conosce la lingua.
Se si parla dei personaggi, però, è da evidenziare che le animazioni durante il dialogo sono ridotte al minimo: sono controcampi con inquadrature a piano americano affiancate dal testo doppiato, una trovata abbastanza logica per un titolo che, molto probabilmente, non ha avuto un budget esorbitante.
Le cutscene sono dunque poche, piazzate nei momenti più importanti e solo in pochi casi si sente la loro mancanza, poiché la struttura narrativa si basa principalmente sulle conversazioni tra gli studiosi e la nostra protagonista.
Le animazioni di quest’ultima, invece, possono risultare più legnose e goffe nelle sezioni di platforming (forse la parte più complessa da animare), tanto che Maya è l’unico personaggio con un set completo di movimenti, al contrario degli altri che spesso nemmeno camminano.

Una nota va anche alle grafiche presenti in gioco, sia per i box di dialogo che per il menu “opzioni” e “di pausa”: si sposano bene con l’ambiente, nonostante la loro semplicità, richiamando tomi di carta abbelliti da piccoli motivi geometrici o da piccole illustrazioni a matita, quasi si trattasse di appunti sparsi.
La colonna sonora, invece, è azzeccata, poiché ogni brano si sposa bene con l’ambiente, con la sola eccezione dell’ultima area che viene accompagnata da una melodia fin troppo leggera per quanto rappresenta.
Le melodie richiamano appieno i brani strumentali mediorientali, con i loro toni e le loro armonie trasognanti che, unite al resto del comparto artistico, riescono ad avvolgerti e farti godere un’esperienza di gioco tranquilla, capace di far trasparire la sacralità dei luoghi che andremo a esplorare.
Altro dettaglio degno di nota della colonna sonora è la presenza di veri musicisti: spesso, nei team piccoli, per ottimizzare tempi e budget, si sfruttano programmi che riproducono gli strumenti musicali per mezzo di sintetizzatori, anche di ottima qualità.

Lunacy Studios invece, nonostante le sue dimensioni, ha deciso di ingaggiare una piccola orchestra e di registrare in studio ogni singolo brano, un esperimento che dimostra ancora una volta il loro impegno per il progetto.
COMPARTO TECNICO
Si tratta della parte più dolente di tutto il titolo, poiché bug e piccoli glitch grafici sono ben presenti, per quanto non rovinino mai l’esperienza di gioco.
L’ottimizzazione del titolo non è ideale e spesso le singole aree, al loro accesso, impiegano il loro tempo a caricare gli elementi presenti a schermo, lasciandoci fluttuare nel vuoto per un paio di secondi.
Se si attiva il potere della Chiave e si continua a camminare, a causa del rallentamento del tempo, la protagonista inizia a pattinare, mentre in alcune occasioni si può buggare nell’animazione di salita o salto su alcune sporgenze.
La morte da caduta talvolta avviene in punti che sembrano raggiungibili, oppure alcuni oggetti, soprattutto quelli volatili, si compenetrano tra di loro… insomma, sbavature ce ne sono e si notano, segno che serviranno un paio di patch correttive per rendere il titolo completamente funzionale.

Si tratta di errori che, per quanto evitabili, capitano soprattutto nei primi titoli, e ancor di più se si ha la pressione di un publisher che pretende una determinata data di uscita. Tuttavia, se questi errori sono segnalati vanno non solo corretti, ma annotati per progetti futuri, dove l’esperienza dovrebbe aiutare gli sviluppatori a evitarli.
Oltre a ciò, il titolo è disponibile solo in due lingue, inglese e arabo, sia nel doppiaggio che all’interno dei testi scritti.
Questa scelta può definirsi peculiare per quanto apprezzabile, dal momento che la lingua araba porta sicuramente una maggiore completezza all’ambientazione.
Ringraziamo Keymailer per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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