Nel corso degli anni, sulle pagine di STW Games abbiamo spesso parlato di produzioni che prendono ispirazione diretta dai generi e dai giochi degli anni ’80 e ’90, ma che scelgono di modernizzare la struttura attraverso tecnologie e soluzioni di game design contemporanee, sistemi di progressione più flessibili e/o profondi e, soprattutto, sfruttando la potenza di PC e console attuali per espandere, anche concettualmente, ciò che un tempo era limitato dall’hardware.
Insomma, da fan del retrogaming, ma con quella voglia di ”qualcosa in più ”, siamo stati felicissimi di poter recensire negli scorsi mesi titoli di ottima qualità come Marvel: Cosmic Invasion, Abathor, Ninja Gaiden: Ragebound e Nice Day For Fishing.
E visto che è di concludere questo 2025, perchè non tirare le somme con il quinto titolo di questo poker d’assi dal sapore retrò?
Terminator 2D: NO FATE è un progetto che nasce con l’intento di riportare in forma videoludica l’immaginario di Terminator 2: Il Giorno del Giudizio attraverso un design e un linguaggio dichiaratamente ispirati all’epoca degli arcade e dei sistemi a 16-bit. Sviluppato da Bitmap Bureau (creatori tra gli altri titoli del bellissimo beat’em’up Final Vendetta ) e pubblicato da Reef Entertainment, il gioco si presenta come un action 2D a scorrimento laterale che immagina un possibile tie-in anni ’90 (o meglio, sostituisce quello terribile uscito in contemporanea con la pellicola) dedicato al capolavoro di James Cameron, costruito però con strumenti e piattaforme moderne.
Il riferimento a Terminator 2 non è soltanto una questione di ambientazione o di licenza. Il film, uscito nel 1991, rappresenta uno dei momenti centrali del cinema action e di fantascienza, nonché un punto di convergenza tra spettacolo, innovazione tecnologica e cultura pop. Personaggi, temi, colonna sonora e soluzioni visive introdotte da James Cameron hanno avuto un impatto duraturo, influenzando non solo il cinema, ma anche il linguaggio videoludico e l’immaginario collettivo degli anni successivi.
In questo contesto, Terminator 2D: NO FATE si propone come un’operazione che tenta di trasporre quell’eredità cinematografica in una forma videoludica coerente con l’epoca di riferimento, costruendo un’esperienza che guarda al passato non come semplice citazione, ma come base strutturale su cui sviluppare l’intero progetto. Come in ogni Terminator che si rispetti, il destino non è ancora scritto: vediamo quindi, pad alla mano, come Terminator 2D: No Fate prende forma.
IL GIORNO DEL GIUDIZIO, PIÙ DI UNA VOLTA: LA TRAMA
Terminator 2D: No Fate prende come base narrativa Terminator 2: Il Giorno del Giudizio, ripercorrendone i momenti più riconoscibili e riorganizzandoli in funzione della struttura arcade del titolo. La fuga dal Pescadero, la mitica scena nel bar dei motociclisti, i molteplici scontri contro il T-1000 e l’assalto alla Cyberdyne , tutte sequenze che trovano spazio accanto ad altre completamente nuove (ma ispirate alle apocalittiche scene del primo Terminator ) ambientate nella Future War, che ampliano l’universo del film senza allontanarsene tematicamente.

Nel corso dell’avventura il giocatore alterna il controllo di Sarah Connor, del T-800 e di John Connor, ciascuno inserito in contesti specifici e pensati per rifletterne il ruolo narrativo. Sarah è protagonista delle fasi più tese, con tante sequenze stealth e combattimenti decisamente impari, il T-800 invece incarna la forza d’urto e la resistenza tipica delle macchine di questa saga distopica, mentre John assume un ruolo più centrale nelle sezioni ambientate nel futuro, in livelli decisamente ispirati a Contra, dove viene rappresentato non solo come figura simbolica e generale dietro le quinte, ma come leader operativo della Resistenza. Questa suddivisione contribuisce a dare ritmo al racconto e a variare il punto di vista sugli eventi.
Ma a differenza di un semplice adattamento lineare, Terminator 2D introduce il concetto di “No Fate” come elemento strutturale della narrazione. Le prime partite seguono un percorso relativamente diretto, senza deviare dal racconto canonico, ma con i playthrough successivi iniziano a emergere deviazioni, scelte alternative e contenuti nascosti che modificano lo svolgimento della storia. Alcuni percorsi secondari, missioni inedite e finali differenti permettono di osservare variazioni sugli eventi e sugli equilibri tra i personaggi, rafforzando il tema del destino come qualcosa di modificabile.

La struttura narrativa si riflette anche nel ritmo generale dell’esperienza. I livelli sono pochi e molto rapidi – soprattutto nei livelli di difficoltà più bassi la campagna principale può essere portata a termine in poco più di un’ora. Una scelta che richiama apertamente la filosofia arcade, ma che allo stesso tempo rappresenta l’aspetto più critico del progetto.
Grazie a questa struttura a bivi e finali multipli Terminator 2D: No Fate riesce (in parte) a limitare questo difetto senza tradire la natura arcade dell’esperienza. Piuttosto che allungare artificialmente la campagna, il sistema“No Fate” invita il giocatore a tentare una nuova run, sperimentando e scoprendo come anche piccoli cambiamenti possano alterare il corso degli eventi, rimanendo dunque coerenti con lo spirito e i temi dell’opera originale. Un approccio, insomma, che ci fa sperare nell’arrivo di più DLC che espandano ancor di più l’esperienza narrativa e ludica che offre questo splendido titolo.
HASTA LA VISTA, PLAYER:
IL GAMEPLAY
Il cuore di Terminator 2D: No Fate è un gameplay che affonda le radici nel run & gunclassico a scorrimento laterale, richiamando in modo evidente titoli come Contra III, Metal Slug e i coin-op di fine anni ’80 e primi ’90. L’impostazione è immediata: si avanza lungo lo schermo affrontando ondate di nemici, schivando proiettili e ostacoli e imparando progressivamente i pattern che regolano ogni sezione. È una formula essenziale, che punta tutto sulla reattività dei controlli e sulla capacità del giocatore di adattarsi rapidamente alle situazioni.
I comandi rispondono in maniera precisa e senza fronzoli. Il movimento laterale è rapido, il salto è secco, l’abbassamento diventa fondamentale in molte situazioni e il fuoco direzionale consente di gestire gli scontri mantenendo sempre una certa libertà d’azione. La mobilità di Sarah e John è sorprendentemente agile e rappresenta uno degli elementi centrali dell’esperienza, soprattutto quando lo schermo si riempie di proiettili o quando le trappole ambientali iniziano a richiedere tempismo e posizionamento accurati. Il feeling dei controlli d’altronde è uno dei punti di forza storici dei titoli a firma Bitmap Bureau.

E per quanto riguarda il T-800? Beh, la sensazione di guidare un pesante automa fatto di acciaio e brutalità è resa in modo molto chiaro: nelle sezioni standard il Terminator, oltre a menare fortissimo, non può essere distrutto, almeno da nemici ”umani”, perfettamente in linea con il canone del film dunque. I colpi subiti non portano alla classica “morte” del personaggio, ma incidono sul tempo a disposizione per completare il livello, che si riduce progressivamente fino a causarne la conclusione anticipata. Una soluzione intelligente, che trasforma l’invulnerabilità del T-800 in una meccanica di gioco, mantenendo la pressione costante e spingendo a muoversi con precisione ed efficienza.

La varietà arriva sia dalle differenze dei tre personaggi, ma anche dalla struttura dei livelli, che alternano fasi run & gun più tradizionali a sequenze stealth e altre costruite come veri e propri set piece. Accanto agli stage ambientati in città, fabbriche, basi Cyberdyne e scenari della Guerra del Futuro, trovano spazio inseguimenti su veicoli e sezioni miste in cui guida e sparatoria si fondono, con l’obiettivo di colpire punti deboli specifici o resistere fino a determinate condizioni. Non mancano poi livelli più orientati al platforming, come per l’appunto quelli ambientati all’interno della Cyberdyne , dove il focus si sposta su trappole, bracci meccanici, getti di fuoco e finestre di sicurezza sempre più ristrette.
Sul fronte delle modalità, Terminator 2D: No Fate offre un pacchetto che riflette pienamente la sua anima arcade. Alla modalità storia si affiancano esperienze (sbloccabili con diverse run a vari livelli) pensate per chi cerca sfide più immediate o più estreme, come le modalità orientate al punteggio, le boss fight consecutive o la campagna “Mother of the Future” : che elimina qualsiasi forma di continue e aiuti e ci mette alla prova la padronanza delle meccaniche e la nostra memoria muscolare. Completa il quadro una modalità di allenamento che permette di tornare sui singoli livelli per perfezionare l’esecuzione.

Un ruolo importante nell’economia del gameplay è giocato dal sistema di difficoltà, articolato su più livelli e pensato per incidere in modo concreto sull’esperienza. La scelta che faremo all’inizio di ogni partita non si limiterà a rendere i nemici più resistenti o indulgenti, ma interverrà su diversi aspetti della struttura del gameplay. Viene aumentato il numero e il posizionamento degli avversari, modificati alcuni pattern di attacco, ridotti i margini di errore e resi più stringenti alcune finestre temporali. Nei livelli avanzati, come quelli ambientati nelle strutture Cyberdyne o nelle sequenze con veicoli, anche piccoli cambiamenti nel ritmo e nella disposizione delle minacce altereranno sensibilmente l’approccio richiesto al giocatore.
Le difficoltà più accessibili permettono di prendere confidenza con le meccaniche e seguire il flusso dell’azione, mentre quelle più elevate trasformano ogni stage in una prova di precisione e memorizzazione, rafforzando l’identità arcade del progetto e il suo legame con i run & gun classici.
COLD METAL AND HOT PIXELS:
L’ ANALISI TECNICA
Dal punto di vista visivo, Terminator 2D: No Fate costruisce la propria identità attorno a una pixel art che richiama esplicitamente l’estetica dei 16-bit, in particolar modo toni, palette e sprite del Sega Mega Drive, ma che allo stesso tempo sfrutta tecniche e densità visiva difficilmente realizzabili sull’hardware dell’epoca. Gli sprite sono grandi, ben definiti e animati con grande attenzione, sia per quanto riguarda i personaggi principali sia peri nemici e i boss, che occupano spesso porzioni importanti dello schermo. Su tutti i dettagli, ci ha davvero impressionato la resa del T-1000, le cui trasformazioni e animazioni “liquide” rappresentano uno degli elementi più complessi da tradurre in pixel art e che qui vengono gestite con soluzioni visive davvero convincenti.

Gli ambienti alternano ricostruzioni fedeli delle location iconiche del film — come le strutture Cyberdyne, tutte neon, cavi e metallo, o gli scenari urbani, in perfetto stile nineties— a sezioni ambientate nella guerra futura, dove il team artistico si concede maggiore libertà creativa. In entrambi i casi, l’uso di parallasse, illuminazione e animazioni di sfondo contribuisce a dare profondità alle scene, evitando l’effetto “piatto” tipico di molte produzioni retro-oriented. Esplosioni, detriti ed effetti particellari sono frequenti e ben integrati nell’azione, enfatizzando la natura distruttiva dell’universo di Terminator senza compromettere la chiarezza dell’azione su schermo.
Il comparto audio segue la stessa filosofia. La colonna sonora rielabora il celebre tema composto da Brad Fiedel, adattandolo a una struttura più ritmica e incalzante, pensata per accompagnare l’azione continua tipica del run & gun. I brani originali si inseriscono in modo coerente nell’immaginario sonoro di Terminator 2, mescolando synth, bassi pulsanti e melodie tese che richiamano sia il film sia le sonorità arcade di fine anni ’80 e primi ’90. Il risultato non è una semplice citazione, ma una reinterpretazione che funziona benissimo, sostenendo il ritmo del gameplay senza sovrastarlo.
Anche il sound design gioca un ruolo fondamentale nel restituire peso e impatto alle azioni su schermo. I colpi delle armi da fuoco, le esplosioni, i rumori metallici delle macchine e i segnali audio ”futuristici” e sintetizzati, legati a pericoli e tempistiche, contribuiscono a fornire un feedback chiaro al giocatore, elemento cruciale in un titolo che fa della precisione e della lettura rapida della scena uno dei suoi cardini, ma anche ad aumentare l’immersività nel futuro distopico di Terminator.
Ringraziamo Keymailer per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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