Recensione Sliding Hero | Pattinando attraverso una bizzarra isola

Sviluppatore
Silent Chicken
Data di Uscita
20 Novembre 2025
Piattaforme
PC

Lo Svilupparty è un evento che si svolge annualmente a Bologna e che accoglie piccoli sviluppatori indie italiani, pronti a mostrare i loro prodotti a chi come loro ama creare videogiochi. Nell’edizione del 2024, era presente Silent Chicken, uno sviluppatore pressoché in solitaria, con la demo di un giochino che faceva della meccanica dello slittamento il suo cuore portante.

Dopo un anno e mezzo circa, Sliding Hero è finalmente è tornato in una forma migliorata e rifinita sullo store di Steam, il risultato di tutte le fatiche di un lavoro condotto quasi tutto in autonomia.
La demo presentava un gioco curioso quanto rischioso, che poteva facilmente “scivolare” in meccaniche ripetitive nonostante la confezione artistica interessante.

Ora che è completo, Sliding Hero si rivela un prodotto valido o cade nei difetti tipici dei piccoli progetti indipendenti al loro debutto?
Scopriamolo in questa recensione!


GAMEPLAY

Il cuore di Sliding Hero risiede nel suo gameplay, tra meccaniche ed enigmi, avvicinandosi in parte ad essere un “Zelda-like”, come alcuni l’hanno definito.
La sua unicità, però, si trova nei movimenti stessi del protagonista: il personaggio slitta da una parte all’altra dello schermo, bloccato solo dagli ostacoli fisici, come se si trovasse all’interno di una delle palestre di ghiaccio di Pokémon. Una scelta rischiosa che potrebbe dare origine ad un gameplay frustante.

Fortunatamente però il titolo è riuscito a sorprenderci, mostrandosi ben consapevole della meccanica che ha scelto, e rendendo ogni “stanza” un piccolo rompicapo che mette alla prova le capacità logiche del giocatore, senza mai risultare scontato. Nuove meccaniche vengono introdotte nel tempo, tra armi, teletrasporti e una buona varietà di nemici da sconfiggere e sfruttare per proseguire lungo il proprio percorso. 

Sliding Hero puzzle esempio

Perché sì, gli avversari sono parte integrante dei puzzle e bisogna prestare molta attenzione a come ucciderli se non si vuole restare bloccati, dato che ognuno ha comportamenti e caratteristiche specifiche sul piano di gameplay. Così come è indispensabile ricordare il funzionamento delle armi e degli altri enigmi presenti, pena l’incapacità di risolvere la stanza in cui ci si trova.

Infatti il gioco non è semplice: l’ispirazione retrò non si limita allo stile artistico, ma abbraccia anche la difficoltà dei puzzle. Il cervello va usato, e parecchio, un dettaglio che potrebbe scoraggiare chi è abituato ai puzzle moderni,  decisamente ammorbiditi rispetto a titoli più datati.

Sliding Hero porta onore ai puzzle game e mette alla prova il giocatore costantemente, anche se non gradualmente; i puzzle complessi si trovano anche nella prima parte di gioco, alternati ad altri molto più banali, uno schema che si ripete sino alla fine, sbilanciando leggermente l’equilibrio dell’esperienza.

Altro elemento degno di lode è la presenza di aree dedicate puramente ai completisti, dove si possono trovare collezionabili di varia natura, da oggetti a frammenti di narrativa, capaci di aumentare la longevità del gioco oltre al termine della trama principale. Alcuni si trovano durante il percorso, altri invece sono chiusi dentro a delle sezioni di backtracking in cui il giocatore si può sbizzarrire al termine del titolo. Il tutto si svogle su una mappa contorta e capace di condurre in sezioni secondarie senza che il giocatore se ne accorga, siccome non viene mai spiegato espicitamente dove bisogna andare, lasciando piena libertà di movimento.

Non si tratta assolutamente di un difetto, ma di coerenza con la natura stessa del titolo, che non vuole offrirti un piatto pronto, ma ti consegna solo gli ingredienti con alcune indicazioni su come cucinarli. Tuttavia, all’interno di un dedalo simile, pare incomprensibile come la mappa di gioco sia così poco chiara, segnata da qualche punto di interesse e priva di indicazioni quantomeno sulle macroaree che vengono rappresentate.

Tutto viene lasciato ai colori, ma non sempre sono intuitivi, costringendo il giocatore ad elaborare un proprio schema mentale in base alla disposizione delle stanze, specialmente quando si deve sfruttare il teletrasporto.


NARRATIVA

Sliding Hero presenta una storia semplice e lineare, per quanto contornata da un background onirico. Il giocatore veste i panni di Luca Sicomoro, capitano navale che dopo un naufragio si trova intrappolato su un’isola misteriosa, dove torreggia una strana villa abitata da personaggi bizzarri e inquietanti. Alcuni sono disposti ad aiutare il protagonista, altri si riveleranno decisamente ostili alla sua presenza.

Per essere un titolo che si concentra sul gameplay, si può dire che la storia svolge adeguatamente il suo compito, invogliando il giocatore a proseguire per svelare il mistero che si cela dietro questo luogo mistico e paranormale. I personaggi presentano una minima caratterizzazione, sufficiente per il ruolo che svolgono, tranne nel caso del protagonista: per quanto un gioco simile non richieda la profondità di Amleto, qualcosa in più si poteva fare, considerando che non ci viene mai permesso di conoscerlo a fondo durante l’esplorazione.

Emergono indizi e dettagli sparsi, ma sono solo briciole di un quadro che poteva rivelarsi più completo, soprattutto considerando che accompagniamo il protagonista per l’intera avventura.
Certo, esistono dei frammenti di lettere e oggetti che cercano di arricchire la lore, ma sono appunto frammentari e lasciano molto all’immaginazione del giocatore, seguendo la strada tanto amata dai vari souls-like.


COMPARTO ARTISTICO E SONORO

È innegabile che la pixel art di Sliding Hero sia altamente curata e deliziosa, con un design che strizza l’occhio ai vecchi prodotti Nintendo, sia nello stile dei personaggi che nelle palette cromatiche scelte.  Quest’ultime rimangono fisse per ogni area, dando così possibilità ai disegnatori di sbizzarirsi con sfumature inusuali che accentuano ancor di più il malessere e la bizzarrie che circonda l’isola, con un tocco di grottesco conferito dai nemici e da certi ambienti.

Ad accompagnare la pixel art, però, ci sono anche delle illustrazioni più tradizionali, sia all’interno dei menu che nei portrait dei singoli personaggi durante i loro dialoghi.  Pur essendo realizzate con la stessa cura del resto, la loro eccessiva pulizia cozza inevitabilmente con la scelta dello stile artistico, così semplice e immediato.

Lo stacco è netto, fin troppo, e dispiace considerando soprattutto il design dei personaggi, curati nei minimi dettagli, unici tra loro e capaci di imprimersi nella memoria dei giocatori. Da citare anche l’omaggio fatto alla Serenissima, sia nell’utilizzo delle maschere tradizionali per la creazione dei personaggi, sia nell’ambientazione stessa, dall’architettura della villa alla disposizione dei giardini, per quanto ovviamente adattate per sembrare trasognanti e inquietanti al tempo stesso.

Il comparto sonoro, invece, non brilla particolarmente: gli effetti sonori ricalcano l’onda del retro gaming, mentre la colonna sonora è più pulita, lontana dagli 8-bit dell’epoca. Si tratta di brani molto semplici, ripetuti ciclicamente per ogni macroarea, che però spesso risultano ridondandi, soprattutto quando li si ascolta per la ventesima volta mentre si è bloccati in una stanza.


COMPARTO TECNICO

Come già accennato, la UI e l’HUD si separano nettamente dalla pixel art, utilizzando uno stile troppo pulito e distaccato. Sono chiare, di certo, anche fin troppo semplici all’inteno dei menu, se si esclude la mappa, ma forse amalgamarle con la pixel art sarebbe stato più interessante, almeno per quanto riguarda l’HUD.

Si tratta, però, di dettagli, come invece non lo sono alcuni bug presenti nei testi, talvolta scritti in inglese nonostante la lingua scelta sia l’italiano, oppure errati, ripresi da una vecchia sezione del gioco e mescolati inavvertitamente.
In altri casi è la meccanica di respawn a essere coinvolta: cadendo nelle buche, il sistema si trasforma in un reset completo che annulla le vite perse.

Nulla che compromette la giocabilità,  anche considerando che lo sviluppatore continua a raccogliere segnalazioni per perfezionare il prodotto, uscito in condizioni decisamente più problematiche al lancio.

L’impegno e la dedizione traspaiono chiaramente, così come la consapevolezza di trovarsi di fronte a un’opera prima che, inevitabilmente, porta con sé le incertezze dell’inesperienza e i limiti di uno sviluppo affidato a un singolo sviluppatore.


Ringraziamo Silent Chicken per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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Recensione Sliding Hero (PC)
In conclusione
Sliding Hero è, in definitiva, un'opera prima che mostra tutta la passione e la dedizione del suo sviluppatore, tanto nella creazione dei puzzle quanto nel supporto post-lancio costante. Si tratta di un prodotto della vecchia scuola in ogni sua caratteristica, dalla difficoltà allo stile in pixel art, un aspetto che potrebbe allontanare i giocatori casuali ma che attirerà certamente chi cerca una vera sfida. Permangono alcuni difetti tecnici e un'incoerenza artistica che ne rivelano la natura indie, ma il gameplay brilla esprimendo tutto il suo potenziale e lasciando ben sperare per i futuri progetti di Silent Chicken.
Pregi
Puzzle ben pensati
Gameplay mai ripetitivo e banale
Pixel art squisita
Difetti
Mappa di gioco non chiara
HUD e UI in netto contrasto con la pixel art
Colonna sonora talvolta ridondante
7
Voto