Recensione Shogun Showdown | Un roguelike che non perdona le distrazioni

Data di uscita
Settembre 5, 2024
Disponibile per:
PC, PlayStation 5, PlayStation 4, Nintendo Switch
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Il panorama videoludico indie ha assistito, nel corso degli ultimi anni alla nascita di un numero indefinito di titoli appartenenti al genere dei roguelike e dei roguelite, i quali hanno cercato di catturare l’attenzione del giocatore attraverso meccaniche che premiano la perseveranza e la memorizzazione dei pattern di gioco.

Shogun Showdown, opera dello sviluppatore Roboatino e pubblicata da Goblinz Publishing, si inserisce con prepotenza in questo quadro, riuscendo a proporre un’esperienza bidimensionale che sembra voler sfidare la complessità dei grandi titoli con una semplicità apparente.

Nonostante il mercato sia saturo di esperienze che mescolano il deck-building con la progressione procedurale, il lavoro svolto dallo sviluppatore riesce a distinguersi grazie a una gestione del ritmo che non concede spazio alla fretta, così il giocatore può rallentare e analizzare il campo di battaglia con calma. Il progetto è nato originariamente su Itch.io prima di evolversi a una versione definitiva dopo un periodo di accesso anticipato.

In questa recensione, andiamo ad analizzare il gameplay loop e le sue meccaniche, nonché la sua premessa e come può catturare il giocatore attraverso le sue componenti. Addentriamoci!


TRAMA

La componente narrativa di Shogun Showdown si presenta con minimalismo, scegliendo di non appesantire il flusso dell’azione con dialoghi prolissi o cutscene elaborate. Il pretesto che muove l’intera avventura è semplice e classico: una raminga dalle abilità straordinarie deve addentrarsi in un Giappone feudale reinterpretato in chiave dark fantasy per raggiungere e abbattere un potente Shogun corrotto che governa il regno con terrore.

Questa assenza di una trama complessa e ramificata non deve essere vista come una mancanza di ambizione, piuttosto come una scelta precisa per enfatizzare il senso di solitudine e determinazione che caratterizza il viaggio della protagonista verso il boss finale.

Le poche informazioni che possiede il giocatore, suggeriscono un mondo che è stato scosso da un evento disastroso o da forze oscure che sono fuoriuscite dal centro della terra, portando corruzione e rovina tra i ranghi dello Shogunato, trasformando i soldati in semplici pedine fuori controllo. La trama non viene mai raccontata in modo diretto, ma le ambientazioni stesse sono a suggerire la mano del tiranno, creando una sorta di narrazione ambientale che si svela lentamente mentre si attraversano i diversi scenari.

Progredendo nel gioco e affrontando i “Sette Giorni” che compongono la sfida totale, si percepisce come la trama si evolva non tanto nei contenuti testuali, quando nell’intensità degli scontri con nuovi nemici potenziati. La sconfitta del tiranno non segna la fine dell’avventura, ma una nuova minaccia celata all’interno del mondo ancora da scoprire.


GAMEPLAY

Il cuore dell’esperienza offerta da Shogun Showdown risiede nel suo sistema di combattimento a turni bidimensionale che porta in alto il concetto di posizionamento a una forma di strategia pura, obbligando il giocatore a pensare prima di agire.
Ogni azione, che si tratti di un semplice passo, del girarsi per fronteggiare una minaccia alle spalle o del caricamento di un’arma nella coda di esecuzione, comporta l’avanzamento di un turno per tutti i nemici presenti nell’area. Questa meccanica trasforma la gestione del tempo e dei turni in una risorsa preziosa tanto quanto i punti vita, poiché un movimento di troppo può comportare in colpi subiti o essere intrappolati tra due fendenti incrociati senza alcuna via di fuga.

Un elemento interessante da notare è l’assoluta trasparenza delle intenzioni nemiche, le quali vengono chiaramente segnalate tramite icone ed effetti di colore giallo che indicano l’arrivo di un attacco, trasformando la partita in una sfida a scacchi. La capacità di saltare il turno o di attendere che l’avversario entri nel raggio d’azione dei nostri attacchi diventa la scelta più saggia nel maggiore dei casi, come nel dire che la pazienza sia una virtù necessaria per uscire vittoriosi da un’intera ondata di nemici.

Il sistema di coda che abbiamo citato precedentemente permette al giocatore di pianificare fino a tre mosse consecutive, le quali verranno rilasciate in sequenza, creando sinergie tra armi bianche e armi da lancio. Non abbiamo a disposizione soltanto la raminga, ma una varietà di personaggi sbloccabili che garantisce una longevità eccellente con approcci tattici diversi, come per esempio la forza bruta di un Ronin o la tatticità del Chain Master.

Ogni eroe possiede un’abilità unica che può cambiare totalmente lo scontro, come la capacità di scambiare la propria posizione con quella di un nemico della Raminga, oppure quella di proiettare gli avversari alle proprie spalle, innescando letali dinamiche di fuoco amico. Il Chain Master introduce l’uso di un’arma, la Kusarigama, che permette di manipolare la posizione dei nemici trascinandoli verso di noi o verso ostacoli ambientali.

Le armi e le abilità, rappresentate come tessere o carte, non vengono pescate casualmente da un mazzo ma rimangono fisse nel proprio arsenale, soggette però a tempi di ricarica che ne impediscono l’abuso e ne richiedono una gestione meticolosa. Durante la progressione tra i vari stage, il giocatore può visitare negozi specializzati dove è possibile potenziare queste tessere aumentando il danno inflitto, riducendo i turni o aggiungendo effetti secondari, come l’avvelenamento.

Apprezzata la presenza di oggetti consumabili per recuperare salute o pozioni per azzerare i cooldown, aggiungendo un ulteriore strato di profondità poiché il loro utilizzo non consuma un turno di gioco, rappresentando un’ancora di salvezza quando il giocatore è ai ferri corti. Nonostante la rigidità del sistema a turni possa inizialmente scoraggiare i neofiti, la curva di apprendimento è progettata per premiare la curiosità e la conoscenza dei pattern nemici.

La meccanica dello “Stepping Past”, ( meccanica della Raminga citata precedentemente che permette di oltrepassare un nemico se ci si trova adiacenti e rivolti verso di lui) è un esempio di come piccoli accorgimenti lato gameplay possano essere sfruttati per riposizionarsi e colpire alle spalle, causando ingenti danni. La natura punitiva di Shogun Showdown, viene attenuata da un sistema di progressione basato sulla raccolta di teschi lasciati dai boss, i quali fungono da valuta permanente per sbloccare nuovi contenuti.

Tuttavia, il gioco non è privo di difetti, per esempio la gestione della casualità negli upgrade offerti dai mercanti può talvolta generare situazioni in cui la mancanza di una tipologia di attacco rende un tipo di scontri eccessivamente arduo, specialmente contro boss dotati di abilità di controllo dell’area di gioco. Esiste anche la possibilità che il sistema di salvataggio automatico che occasionalmente riporta il giocatore all’inizio del livello precedente; questi sono difetti che richiedono un tipo di tolleranza da parte del giocatore non indifferente.


COMPARTO ARTISTICO E TECNICO

Per quanto riguarda il comparto artistico, Shogun Showdown sceglie di abbracciare la pixel art che richiama l’epoca d’oro delle console a 16 bit. La mancanza di animazioni fluide e dettagliate è compensata dalla bellezza evocativa degli sfondi, dove pagode illuminate dal tramonto e foreste avvolte nella nebbia creano un’atmosfera magica e malinconica che avvolge ogni duello. Gli effetti particellari sono discreti ma efficaci, sottolineando l’impatto dei colpi e la distruzione degli elementi di scena, garantendo così fluidità costante.

Parliamo anche dell’interfaccia utente, la quale è stata ottimizzata con estrema cura per permettere una navigazione rapida e intuitiva tra le varie abilità, consentendo il controllo completo del gioco tramite il solo utilizzo del mouse. Grazie a questa flessibilità nei sistemi di input, Shogun Showdown dimostra un’attenzione maniacale verso l’accessibilità e l’usabilità, sia per chi predilige la tastiera oppure un joypad.

Il comparto sonoro merita di essere citato per la sua capacità di fondere melodie tradizionali giapponesi con ritmi moderni ad 8 bit, creando un accompagnamento che non risulta mai invasivo e soprattutto ripetitivo. Sebbene la varietà musicale non sia sterminata, la qualità delle composizioni è tale da sostenere perfettamente la tensione dei combattimenti contro i boss.

Infine, per quanto riguarda il comparto tecnico, Shogun Showdown si presenta come un prodotto completo e leggero, capace di girare senza problemi su un’ampia gamma di configurazioni anche non troppo recenti.


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Shogun Showdown
SHOGUN SHOWDOWN (PC)
In conclusione
Shogun Showdown è l'esempio di come l'essenzialità del game design supportata da un'idea, possa trasformarsi in una profondità capace di attirare l'attenzione degli amanti del genere. La produzione di Roboatino riesce nell'impresa di mantenere alta la tensione attraverso un sistema di combattimento che non apprezza chi si distrae. Il titolo riesce a catturare il senso di gratificazione che deriva dal superamento di una sfida, offrendo una curva di apprendimento bilanciata. Una piccola gemma del mondo indie che merita di essere provata da chiunque ami la strategia e i roguelike.
Pregi
Ottima profondità strategica
Loop di gioco soddisfacente
Creazione e personalizzazione della propria build
Comparto artistico da lode
Difetti
Presenza di bug da risolvere
8
Voto