Recensione SHINOBI: Art of Vengeance – SEGA Villains Stage | Una rivincita in grande stile

Quando un gioco funziona e supera le aspettative, la domanda più naturale che ci si pone è se un suo DLC sappia mantenere lo stesso livello o si riveli invece una mossa puramente commerciale. Con SEGA Villains Stage, LizardCube ha tentato di rispondere a questa domanda portando Joe Musashi faccia a faccia con alcune delle figure più iconiche del catalogo storico SEGA, e il risultato è, quasi sempre, all’altezza delle aspettative.

Disponibile dall’aprile 2026 e contestuale a un aggiornamento gratuito del titolo base, il contenuto aggiuntivo non prova a riscrivere le regole che avevano reso Art of Vengeance uno dei migliori action bidimensionali degli ultimi anni.
In una maniera decisamente poco convenzionale, questa espansione porta quelle stesse regole al limite, affidandosi a tre personaggi che parlano direttamente alla memoria di chiunque abbia vissuto l’età d’oro di SEGA.

Siete pronti alla sfida?
Scopritelo in questa recensione!


Il pretesto narrativo

Il punto di partenza è semplice, forse anche troppo, ma possiamo assicurarvi seguire una certa logica interna. Gli eventi conclusivi della campagna principale hanno lasciato il segno sul multiverso: il caos seminato da Lord Ruse ha indebolito i confini tra le dimensioni, aprendo portali verso universi paralleli che nel gioco base non erano minimamente contemplati.
Dall’altra parte di quegli squarci emergono tre antagonisti storici del catalogo SEGA: Death Adder di Golden AxeGoro Majima dalla saga Like a Dragon e il sempiterno Dr. Eggman di Sonic the Hedgehog. La loro presenza in questo mondo rischia di aprire la strada a nuove ondate di caos, e Joe deve affrontarli e ricacciarli nelle rispettive dimensioni d’origine prima che la situazione diventi irreversibile.

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Non aspettatevi sviluppi elaborati o colpi di scena di un certo peso. Il DLC abbraccia consapevolmente un tono più fumettistico e avventuroso rispetto al gioco base, che aveva costruito la propria narrazione con una certa cura drammatica. Quello che in questo caso funziona piuttosto bene sul piano narrativo è la costruzione degli scenari, che sembrano davvero frammenti di dimensioni perdute piuttosto che delle semplici reskin a tema: i resti di Kamurocho che emergono come reliquie attorno al Cabaret Grand, il villaggio abbandonato sullo sfondo degli stage legati a Golden Axe, e una ricostruzione artificiale e quasi straniante della Green Hill Zone nella dimensione dedicata a Eggman. Sono dettagli che non rivelano un chissà quale acume stilistico, ma chi ha un rapporto consolidato con quei franchise li noterà con un sorriso genuino.


Struttura e level design

Il DLC introduce cinque stage inediti: due per ciascuno per Death Adder e Goro Majima, uno per il Dottor Eggman. Ogni ambientazione è costruita attorno alla dimensione del villain di turno, con un’estetica coerente che porta l’identità visiva di LizardCube dentro mondi volutamente eterogenei, e se come accennavamo Il risultato è convincente sul piano artistico, lo è senz’altro meno su quello strutturale.

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Rispetto ai livelli del gioco base, che si erano distinti per una complessità articolata, con diramazioni verticali, aree segrete e sfide metroidvania integrate nel percorso, gli stage del DLC adottano un’impostazione decisamente più lineare. Non si tratta di corridoi vuoti, sia chiaro: ci sono nemici più aggressivi, situazioni platform impegnative e un ritmo sostenuto che non lascia spazio alla noia; ma chi aveva apprezzato la profondità esplorativa di Art of Vengeance potrebbe avvertire una certa mancanza di respiro strutturale. La sensazione, a tratti, è che la verticalità e il completismo secondario siano stati sacrificati sull’altare di una progressione più tesa e diretta, con tutti i pregi e difetti del caso.

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Sul fronte dei nemici, poi, si sarebbe potuto osare un tantino di più. L’espansione giustifica narrativamente la loro presenza con le incursioni della ENE Corp attraverso i portali, ma la riproposta delle tipologie già viste nel titolo principale, seppur con varianti più aggressive, pesa un po’. Qualche unità proveniente direttamente dai mondi di riferimento avrebbe arricchito sensibilmente l’esperienza, e l’assenza di questa scelta si fa sentire in modo particolare negli stage più brevi.

Le boss fight

Le tre boss fight principali sono a mani basse il punto più alto dell’intera espansione, e per qualità degli scontri surpassano apertamente quelle del gioco base, che erano state a loro volta criticate per una difficoltà forse eccessivamente generosa. In questo caso il livello di sfida è davvero elevato, gli schemi d’attacco sono articolati, e ogni combattimento richiede una padronanza autentica degli strumenti che Art of Vengeance aveva avuto tutto il tempo di insegnare.

Death Adder si comporta esattamente come ci si aspetta da un colosso del suo calibro: colpi devastanti, fiammate che ricoprono ampia porzione dello schermo, evocazioni che rendono indispensabile una mobilità costante. La sensazione di essere di fronte a una forza che non può essere semplicemente subita è costruita con precisione, e lo scontro ha un peso fisico che lo distingue nettamente dagli altri due.

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Goro Majima è forse il più riuscito in termini di dinamismo. Porta con sé l’energia caotica e imprevedibile che da sempre lo caratterizza il suo personaggio e il resto del franchise: lanci, combo rapide, provocazioni teatrali e sequenze d’attacco che cambiano continuamente registro. Adattare un personaggio proveniente da un genere completamente diverso al vocabolario di un action platform 2D non era un’operazione banale, e LizardCube la porta a termine con una scioltezza che fa onore al lavoro fatto.

Dr. Eggman, infine, torna alla guida del suo Egg Mobile classico, portando con sé badnik esplosivi, laser e raffiche di proiettili che richiamano con fedeltà il design delle boss fight dell’originale Sonic the Hedgehog su SEGA Genesis. La resa è grottescamente cartoonesca quanto basta, senza mai perdere la pericolosità che uno scontro di questo tipo deve avere.

L’unica nota stonata riguarda la caratterizzazione dei villain al di fuori del combattimento: nessuna linea di dialogo, nessuna interazione che li renda presenti come personaggi prima ancora che come boss. In un DLC che vive di fanservice di qualità, una battuta di Eggman o una delle uscite di Majima prima dello scontro avrebbero fatto la differenza tra un buon lavoro e qualcosa di memorabile.


Contenuti aggiuntivi

Al di là dei cinque stage e delle boss fight, il pacchetto include tre nuovi Ninpo tematici, uno per ciascun villain, e tre nuove skin per Joe Musashi. Sul piano delle modalità, vengono introdotte una Boss Rush dedicata ai cattivi SEGA e un’Ultimate Boss Rush che raccoglie tutti i boss del gioco, campagna principale inclusa, in un’unica sessione.

Contestualmente al DLC è disponibile gratuitamente un aggiornamento che introduce la Hardcore Mode, con un riposizionamento dei nemici, danni aumentati, guarigione ridimensionata e nuovi pattern per i boss del gioco base. Si tratta di un contenuto separato, accessibile tramite uno slot di salvataggio dedicato, che si rivolge a chi ha già consumato ogni centimetro del titolo originale e cerca un ulteriore grado di pressione.


Il comparto tecnico e artistico

Dal punto di vista visivo, LizardCube non tradisce il registro che aveva definito l’identità di Art of Vengeance. Lo stile disegnato a mano mantiene la stessa cura nei dettagli, la stessa densità cromatica, la stessa pulizia nelle animazioni. I boss sono animati con una personalità spiccata: Death Adder comunica il suo peso in ogni fotogramma, Majima è nervoso e impossibile da anticipare con uno sguardo solo, Eggman è esagerato nel modo giusto. Il livello tecnico è impeccabile, senza cadute di frame rate né problemi degni di nota.

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Sul piano audio, invece, il DLC eleva sensibilmente l’asticella rispetto al gioco base. I compositori Tee Lopes e Yuzo Koshiro tornano con sei nuove tracce che non si limitano a citare i mondi di riferimento ma li reinterpretano attraverso il filtro sonoro di Shinobi, con risultati che in certi momenti sono genuinamente eccitanti. Chi nel gioco principale aveva trovato la colonna sonora funzionale ma poco penetrante potrebbe ricredersi qui, dove musica e azione si sincronizzano in maniera più efficace.


Ringraziamo Cosmocover per averci fornito una chiave del DLC per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

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SHINOBI: Art of Vengeance - SEGA Villains Stage
In conclusione...
SEGA Villains Stage è un'espansione che sa dove vuole andare e nella maggior parte del suo percorso ci arriva. Non è il DLC che riscrive i contorni dell'opera base né quello che colma le sue lacune strutturali: è un pacchetto costruito attorno alla forza dei tre incontri principali, forse le migliori bossfight dell'intera produzione.
Pregi
Tre boss fight di qualità superiore rispetto al gioco base
Colonna sonora di rilievo
Direzione artistica impeccabile e pienamente in linea con il titolo originale
Hardcore Mode
Difetti
Stage troppo lineari e semplificati
Nemici ordinari in gran parte riciclati
Durata esigua
7
Voto