Dopo un anno di attesa dall’uscita originale su PC e Xbox Series X|S, la Zona torna a spalancare i suoi cancelli radioattivi anche ai possessori di console PlayStation di ultima generazione. S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl sbarca finalmente sulla piattaforma Sony con una versione che beneficia di mesi e mesi di rifinitura tecnica, dell’imponente aggiornamento Expedition e di un’integrazione hardware pensata appositamente per sfruttare le peculiarità del DualSense e dell’audio tridimensionale Tempest.
Il titolo di GSC Game World si presenta dunque in una veste più matura e rifinita rispetto al lancio iniziale, trasformando, almeno si spera, quello che è stato un debutto quantomeno travagliato in un’esperienza survival-horror che trova sulla piattaforma PlayStation un terreno ancora fertile di nuovi appassionati.

E’ davvero il momento migliore per avventurarsi nella Zona, oppure l’ultimo S.T.A.L.K.E.R rimane un’esperienza ancora troppo acerba per meritare l’attenzione dei giocatori più esigenti? La risposta, come scoprirete, non è scontata.
Incipit e narrazione
La premessa narrativa di S.T.A.L.K.E.R. 2 non si distingue certo per originalità e freschezza, ma si limita a creare un contesto per la reintroduzione dei luoghi che abbiamo imparato ad apprezzare negli scorsi capitoli. Nei panni di Skif, uno Stalker che vede la propria casa devastata da un misterioso artefatto, ci ritroviamo spinti verso il cuore della Zona di Esclusione con l’obiettivo di recuperare alcuni sensori rubati.
Un incipit che potrebbe apparire fin troppo riduttivo sulla carta, ma che acquisisce spessore man mano che ci si addentra nelle pieghe di un mondo in cui ogni angolo nasconde una storia da raccontare, una fazione con cui scendere a patti o un meticoloso tradimento da orchestrare.

La vera forza del comparto narrativo di Stalker 2 risiede infatti nella capacità del gioco di costruire tensione attraverso la struttura delle missioni secondarie e degli incontri casuali che scandiscono l’esplorazione. In questo senso, la trama principale funge più che altro da collante per spingerci a muoverci attraverso la vastità della mappa, mentre sono le micro-narrazioni ambientali, i dialoghi con gli Stalker solitari e le dinamiche tra fazioni a regalare i momenti più memorabili. Il sistema di scelte multiple messo a punto da GSC influenza concretamente la nostra reputazione con le varie organizzazioni che popolano la Zona, aprendo o precludendo determinate strade narrative in un intreccio che premia l’attenzione e la capacità di leggere tra le righe delle diverse “verità” che ciascuna fazione cerca di propinarci, nella maniera dei migliori Fallout.
Certo la narrazione non è particolarmente scorrevole, e non mancano sezioni ripetitive e persino snervanti nel loro seguire per filo e per segno l’impostazione più tradizionale di una quest, ma non sarebbe sbagliato sottolineare che si tratti di una conseguenza delle sue dirette ispirazioni letterarie e cinematografiche.
La zona
L’ambientazione post-apocalittica costruita da GSC Game World non è semplicemente uno sfondo inerte su cui si svolge l’azione, ma un organismo vivente e ostile che respira, reagisce e punisce ogni nostro errore di valutazione. Le foreste spoglie, le paludi velenose, le strutture sovietiche abbandonate e le anomalie che le abitano creano un panorama vario ma sempre coerente, capace di generare una certa ansia di fondo anche nei momenti di poetica tranquillità e decadenza.

Con una campagna principale che richiede almeno diverse decine di ore per essere completata, escludendo le numerose missioni secondarie e l’esplorazione approfondita, S.T.A.L.K.E.R. 2 offre una quantità di contenuti davvero impressionante.
La mappa è densa di luoghi da scoprire, nascondigli segreti, artefatti da raccogliere e storie ambientali da decifrare, contribuendo enormemente alla longevità complessiva.
Non dimentichiamo anche il supporto ufficiale alle mod, attualmente disponibile solo su PC e Xbox, e che dovrebbe arrivare anche su PlayStation 5 in futuro, sebbene non ci siano ancora tempistiche precise comunicate dalla casa di sviluppo. Il kit dedicato al modifica del gioco, in continua espansione, dovrebbe permettere alla community di agire su ogni singolo aspetto dell’esperienza e di creare nuove missioni, armi, ambientazioni e chi più ne ha più ne metta… potenzialmente trasformando il gioco in una fonte infinita di contenuti tematici.
Gameplay
Chi ci si approccia per la prima volta alla serie deve saperlo, S.T.A.L.K.E.R. 2 è un titolo che non prende per mano il giocatore, non lo accompagna con tutorial invasivi e non si preoccupa minimamente di rendere l’esperienza una passeggiata. La sopravvivenza nella Zona richiede una certa attenzione alla gestione delle risorse, fra munizioni, kit medici, cibo e componenti di ogni tipo per le riparazioni che sono limitati e vanno amministrati con una certa parsimonia. A dirla tutta, non è tanto la quantità di risorse il problema quanto piuttosto la difficoltà nel trasportarle, sicché il limite di peso verrà raggiunto spesso e volentieri portando poco più dell’essenziale. Anche le armi si deteriorano rapidamente e possono incepparsi nei momenti meno opportuni, costringendoci a cercare banchi da lavoro o costosissimi tecnici specializzati per mantenerle efficienti. Si genera in questo modo forse il più grande controsenso dell’intera esperienza, che ti inserisce nel ruolo di uno stalker ma al contempo ti scoraggia dall’idea di esplorare meticolosamente la Zona.

Il combattimento abbandona per buona parte la frenesia tipica dei moderni FPS per abbracciare un realismo piuttosto punitivo, e a tratti decisamente ingiusto. L’intelligenza artificiale dei nemici umani si dimostra scattante, sfruttando le coperture, tentando manovre di accerchiamento e reagendo in modo dinamico alle nostre tattiche e, nonostante l’intervento degli update, può ancora succedere che un gruppetto di soldati avvisti il nostro protagonista da moltissimi metri di distanza senza lasciargli via di scampo. I mutanti rappresentano un capitolo completamente differente nell’economia del gameplay: veloci, aggressivi e spesso dotati di abilità sovrannaturali, queste creature possono trasformare un’area apparentemente sicura in un incubo senza via d’uscita.
Gli scontri con bestie come gli Snork o i branchi di cani mutanti mantengono costante la sensazione di pericolo imminente che ha sempre contraddistinto la serie, amplificata dalle prodezze tecniche del motore grafico moderno.
Le anomalie, fenomeni paranormali mortali sparsi per la Zona, erano e sono tutt’ora l’elemento più caratterizzante (forse addirittura simbolo) del gioco. Questi pericoli paranormali possono uccidere in pochi secondi, ma al loro interno si celano artefatti preziosi che offrono bonus unici che spesso vale la pena equipaggiare. Navigare attraverso questi campi minati richiede l’uso del rilevatore e di oggetti come bulloni per attivare le trappole a distanza, trasformando la raccolta degli artefatti in un puzzle secondario da rimandare il meno possibile.
Il sistema A-Life 2.0 e l’aggiornamento Expedition
Uno degli aspetti più discussi e problematici al lancio originale era il funzionamento del sistema A-Life 2.0, l’intelligenza artificiale avanzata che dovrebbe gestire in modo autonomo i movimenti e le azioni di NPC e mutanti anche quando non sono direttamente visibili dal giocatore. Nelle prime versioni del gioco, questo sistema risultava praticamente assente o gravemente limitato, con nemici che comparivano dal nulla e comportamenti poco credibili che minavano l’immersione nel mondo di gioco.
L’aggiornamento Expedition, arrivato in concomitanza con il lancio PlayStation 5, ha rappresentato una svolta apprezzabile sotto questo aspetto. Le modifiche introdotte sono sostanziali: le fazioni dimostrano ora maggiore motivazione nell’espandere i propri territori e attaccare attivamente nemici e mutanti, la varietà di gruppi che esplorano la Zona è aumentata sensibilmente, e gli NPC in modalità offline continuano a perseguire i propri obiettivi anche lontano dal giocatore. Non è più raro imbattersi casualmente in Stalker incontrati ore prima, magari con equipaggiamento migliorato, oppure trovarne i cadaveri vittima di qualche scontro avvenuto off-screen.
Mettiamolo subito in chiaro, si tratta a tutti gli effetti di un’illusione di continuità e non di un incredibile breaktrough dell’intelligenza artificiale, ma comunque funziona piuttosto bene e realizza dei risultati sorprendenti.
Oltre ai miglioramenti all’A-Life, la patch introduce una nuova difficoltà “Master” e la modalità “Expedition” che disabilita i salvataggi manuali per un’esperienza ancora più hardcore. Il sistema di resistenza è stato rielaborato: quando si esaurisce la stamina, il personaggio non si ferma più completamente ma entra in uno stato di corsa leggera, rendendo gli spostamenti meno frustranti e inutilmente lunghi. Non meno importante, anche l’intelligenza artificiale di combattimento è stata affinata: i nemici fanno più fatica a individuarci quando siamo nascosti nell’erba alta, e sia mutanti che umani cominceranno a ritirarsi strategicamente nel caso le probabilità di sopravvivenza risultino scarse.
DualSense e tecnologie Sony
Dove la versione PS5 di S.T.A.L.K.E.R. 2 raggiunge vette di eccellenza è nell’utilizzo sapiente delle caratteristiche hardware esclusive della console Sony. L’implementazione del controller DualSense non si limita a una semplice rimappatura, ma contribuisce in modo sostanziale all’immersione totale nel mondo di gioco.
I grilletti adattivi sono stati calibrati arma per arma, restituendo una resistenza differente per ciascuna bocca da fuoco e permettendo di percepire fisicamente il peso e il meccanismo di sparo di ogni fucile, pistola o mitragliatore che sia. Il feedback aptico avanzato consente di sentire nitidamente il terreno sotto i piedi mentre ci muoviamo: la ghiaia che scricchiola viene trasmessa attraverso le vibrazioni delle dita, l’avvicinarsi a un’anomalia genera pulsazioni crescenti nel controller, e persino il rinculo delle armi si traduce in leggere sensazioni tattili specifiche.
Lo speaker integrato nel DualSense viene sfruttato per emanare i bip del rilevatore di artefatti, creando un effetto di prossimità inquietante quando ci avviciniamo a zone pericolose. La lightbar lampeggia in sincronia con il detector, mentre il touchpad permette di accedere rapidamente al PDA con un semplice tocco. Persino il gyro aiming è stato implementato con una certa cura, offrendo un livello di precisione nella mira che si avvicina a quello di mouse e tastiera quando utilizzato in congiunzione con l’analogico destro.
Comparto artistico e tecnico
Dal punto di vista visivo, S.T.A.L.K.E.R. 2 colpisce per la sua direzione artistica cupa e suggestiva che permea ogni angolo della mappa. Realizzato in Unreal Engine 5, il gioco sfrutta tecnologie molto diffuse come la fotogrammetria e la scansione 3D per ricreare con fedeltà impressionante gli ambienti reali della Zona di Esclusione. Le texture sono ricche di dettaglio, l’illuminazione dinamica crea situazioni visivamente notevoli con ombre dinamiche e riflessi distorti che amplificano l’atmosfera inquietante e decadente dei dintorni di Prypiat. Anche i fenomeni atmosferici estremi, dalle tempeste elettriche ai cieli rosso fuoco durante le emissioni, vengono resi con un livello di spettacolarità che sarà facile apprezzare. I volti dei personaggi, pur non raggiungendo i vertici assoluti del fotorealismo, offrono comunque interazioni credibili e autentiche durante le numerose cutscene e dialoghi a scelta multipla, qualcosa che non ci saremmo aspettati da una produzione del genere.

Ciononostante la direzione delle animazioni facciali risulta ancora piuttosto rigida e poco naturale, dettaglio che stona con la cura maniacale riservata ad altri aspetti della presentazione. Stesso discorso per i movimenti dei personaggi, che seppur funzionali, potrebbero beneficiare di una maggiore fluidità e responsività.
Permangono poi alcuni problemi tecnici che occasionalmente emergono in tutte le versioni testate. Sporadici fenomeni di stuttering, bug grafici minori, problemi con l’illuminazione fra interno ed esterno, oltre a occasionali difetti nel caricamento delle texture. Nulla di davvero game-breaking, ma imperfezioni che ricordano come il gioco necessiti ancora di qualche rifinitura aggiuntiva, e che, perché no, riescono talvolta perfino a strappare qualche risata.
Prestazioni su PS5
Sul fronte puramente tecnico, la versione PlayStation 5 si presenta in due modalità distinte. La modalità Performance sulla console base punta a una risoluzione intermedia con target di 60fps, mentre la modalità Qualità raggiunge i 4K mantenendo però i 30 frame al secondo. Durante i nostri test, la modalità performance si è dimostrata quella più godibile, mantenendo una fluidità quasi sempre costante con sporadici cali in zone particolarmente dense di NPC, come gli hub cittadini che incontreremo nelle fasi più avanzate. La modalità qualità, invece, risulta decisamente meno consigliabile per via di una generale instabilità che rende l’esperienza a 30fps poco fluida.
I caricamenti, seppur non fulminei, risultano più che accettabili e non interrompono il flusso dell’esperienza, facendosi forza dell’SSD NVME presente nella console. Anche l’installazione richiede uno spazio su disco considerevole, ma tutto sommato in linea con le produzioni AAA moderne su PC e console.
Ringraziamo ReinassancePR per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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