Suda51 è un autore che con la propria carriera ha fatto la storia del medium, i suoi giochi sono sempre stati visti come un esempio lampante di stile e divertimento sopra ogni cosa, anche in barba alle convenzioni del tempo.
Insomma uno sviluppatore che difficilmente ha compromesso le proprie opere per aderire alle mode passeggere e che anche solo per questo motivo merita tutta la fama di cui dispone oggi, ma è davvero inutile tesserne le lodi visto che già lo hanno fatto in tantissimi.
Quindi, permettetemi di condividere un’esperienza un filo più personale del solito.
È difficile stabilire quando il suo picco di popolarità raggiunse anche noi in occidente: probabilmente con i leggendari No More Heroes, anche se aveva già fatto parlare di sé grazie a giochi come Killer7, ma io ebbi la fortuna di conoscere i suoi lavori partendo con un piccolo titolo di nome The Silver Case.
Il gioco in questione si apre con un burbero detective in auto che si lamenta del proprio lavoro, le musiche e i testi a schermo catturano subito lo spettatore e proprio nel momento in cui si comincia ad abbassare la guardia, l’auto frena bruscamente quando nel mezzo della strada deserta compare un ragazzo con la testa di una fanciulla tra le braccia.
Da quella fatidica scena mi resi conto di essere davanti ad un universo narrativo più unico che raro.
Finito The Silver Case venne naturale volerne ancora, si tratta di unavisual novel a tinte horror con un gameplay limitato eppure riesce ancora ad essere speciale, cosi venni a sapere della saga a cui aveva dato vita Suda51 e di cui non avevo praticamente mai sentito parlare.
Ovviamente parliamo della Kill The Past, una saga che comprende quasi ogni singolo gioco dell’autore ed è interconnessa in modo magistrale sia da tematiche che da personaggi, la cosa speciale di questa serie è che ogni gioco può effettivamente essere giocato a sé stante risultando comunque un prodotto ottimo.

Tuttavia conoscere i diversi retroscena e il significato di molti simboli ricorrenti nei giochi di Suda51 permette di apprezzare questi titoli con un occhio del tutto diverso, infatti molte delle trovate più strampalate che molto spesso vengono attribuite solo all’estro creativo dell’autore nascondono in realtà spiegazioni molto articolate e interessanti.
Tutto questo preambolo insomma solo per dirvi che se Romeo is a Dead Man vi sembra un trip sotto acidi è normalissimo, in parte lo è, ma è anche vero che condivide molto del proprio DNA con questa fantomatica saga di giochi essendone l’esponente più recente e che quindi molti degli avvenimenti più strani sono in realtà ben radicati in una narrativa solida e di tutto rispetto.
Parlando però dei soliti tecnicismi, Romeo is a Dead Man venne presentato con un piccolo teaser durante il Grasshopper Direct del 2023 sul canale youtube ufficiale della casa di produzione, i fan più sfegatati impazzirono e fecero teorie anche solo dopo aver visto quella manciata di secondi e con l’uscita dei seguenti trailer le aspettative dietro questo nuovo action non hanno fatto altro che aumentare.
Ma saranno state tutte rispettate o l’ultimo gioco di Suda si è dimostrato una cocente delusione?Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.
Incipit narrativo
Romeo is a Dead Man si apre con la morte di Romeo e con un orrendo mostro bianco gli strappa via la faccia senza troppe cerimonie e lo lascia sul ciglio della strada a dissanguarsi, fortunatamente Benjamin Stargazer, nonno del protagonista, riesce a riportarlo in vita attraverso una delle sue invenzioni più importanti.
Ritornato come Deadman, Romeo viene arruolato nella branca spazio-temporale dell’FBI per dare la caccia a quattro criminali che stanno seminando il terrore in diversi periodi storici.
Trascrivere questi semplici avvenimenti è facile ma in gioco anche solo questo semplice incipit è presentato in modo frenetico, quasi confusionario in realtà, gettandoci immediatamente nel vivo dell’azione senza troppi preamboli.

Per tutta la prima metà del gioco a dire il vero la narrativa non rallenta neanche per un attimo, molti avvenimenti si susseguono con una rapidità tale da lasciare spaesati, dopo questo primo impatto brutale però cominciano ad arrivare le prime spiegazioni e i primi flashback che ci permettono di rimettere assieme una linea temporale più o meno coerente di tutta la vicenda.
Se da una parte è completamente legittimo anche il solo farsi trasportare dagli eventi godendosi le strampalate avventure di Romeo, incentrate principalmente sulla sua costante ricerca di Juliet, dall’altra si nasconde un intreccio difficile da scovare e da seguire che mette in luce molti retroscena inquietanti sul mondo di gioco.
Si tratta quindi di una storia stratificata che accontenta sia i giocatori più impazienti e improntati sulla componente action, sia chi invece vuole svelare ogni singolo mistero presentato provando invece a capirci qualcosa di più.
Questa doppia narrativa viene raccontata in due modi distinti e separati, infatti da una parte abbiamo il gameplay in tempo reale e le cut-scene che ci accompagnano durante la sanguinosa avventura di Romeo che per quanto siano stupende a vedersi non rispondono quasi mai a nessun quesito.
Mentre dall’altra parte abbiamo degli enigmatici foglietti di carta lasciati in giro per le diverse mappe di gioco che invece gettano luce sul funzionamento dello spazio-tempo e su una rete di intrighi con al centro l’FBI.

A questo punto la domanda cocente è: serve davvero aver giocato alla Kill the Past per apprezzare la trama di Romeo?
In realtà no, intendiamoci molte delle stranezze possono risultare meno fuori di testa se si ha un minimo di contesto in più ma, in linea di massima tutti gli indizi sono presentati all’interno del gioco ma non aspettatevi di ricevere ogni risposta che cercate.
Se c’è un punto dolente è che molti avvenimenti sono particolarmente difficili da interpretare, persino se siete familiari con i temi trattati di solito da Suda, e quindi molto spesso risultano un po’ approssimativi e senza una spiegazione definitiva.
Quindi anche se la trama è accattivante e risponde ai gusti dei giocatori più disparati, alla fine della mia partita mi sono trovato ad avere la netta sensazione di non aver visto tutto ciò che il mondo di Romeo is a dead man aveva da offrire.
Quindi nonostante la durata di tutto rispetto, diciassette ore abbondanti, si ha l’impressione che il gioco sia durato meno di quanto ci si aspettava per via di un ritmo narrativo altalenante.
Gameplay
Romeo is a Dead Man è un action in cui bisogna esplorare delle mappe ridotte alla ricerca di pezzi di chiave per poter affrontare il boss di turno.
L’incessante massacro del combattimento viene interrotto di tanto in tanto dal classico puzzle ambientale, risolvibile in pochi secondi senza doversi spremere troppo le meningi, nonostante la semplicità degli enigmi però il loro variare ed essere sempre ben contestualizzati nell’ambientazione li rende comunque divertenti.
Il combat system si divide principalmente in attacchi corpo a corpo, con le classiche combo e colpi leggeri e pesanti, e attacchi a distanza con un sistema di shooting molto primitivo ma inaspettatamente utile.
Entrambi gli stili di lotta sono caratterizzati dalla possibilità di scegliere tra otto armi differenti, quattro ravvicinate e quattro armi da fuoco, che si caratterizzano in base alla velocità e alla potenza dei colpi che sono in grado di sferrare.

Una bella varietà quindi ma che si può sfruttare davvero poco perché, anche facendo tutti i dungeon opzionali del caso, si possono potenziare al massimo solo un paio di armi grazie ai materiali per upgrade presenti nel corso della campagna principale.
In ogni caso le vere novità presentate dal sistema di combattimento sono due: una è la possibilità di usare un colpo speciale, disponibile dopo aver riempito la barra apposita, che non solo fa danni ingenti e si può concatenare in altri attacchi ma che ci permette anche di recuperare una buona fetta di HP e l’altra invece è il poter evocare in qualsiasi momento i Putridoni per poterci aiutare in diversi modi.
Purtroppo però il gameplay non è privo di difetti, alcuni davvero fastidiosi e già presenti in altri titoli diSuda.
Non si possono cancellare le animazioni in modo fluido perché Romeo si muove con un leggerissimo buffer di input, quindi se siete bloccati in una schivata premuta per sbaglio, sarete costretti a portarla a termine prima di poter fare qualsiasi altra cosa.

Inoltre è assente qualsiasi tipo di invisibility frame a parte i pochissimi della schivata, cosa già constata in alcuni dei No More Heroes e nel più recente Hotel Barcelona, il che fa diventare parecchio frustranti alcuni degli incontri più ostici del titolo.
I nemici infatti potranno colpirvi a ripetizione senza alcun modo per reagire, bloccandovi sul posto finché non avranno finito, durante la campagna è difficile trovarsi in situazioni simili ma nelle sfide più estreme ed opzionali invece capita praticamente sempre.
Una nave piena di minigiochi
Le mappe in cui bisogna andare a far fuori il cattivo di turno si trovano in uno spazio frammentato, dovuto ad un’esplosione del pianeta Terra che ha distrutto lo spazio-tempo, per accedervi quindi abbiamo bisogno di attraversare il mare di stelle a bordo della nave spaziale dell’FBI.
Questa nave spaziale funge a tutti gli effetti da HUB, dove possiamo interagire con un cast parecchio carismatico di NPC e perderci in una valanga di attività opzionali.
Oltre ad un classico negozio gestito da Shiroyabu, protagonista di The Silver Case 25th Ward, che non offre niente di particolarmente entusiasmante, le altre attività presenti sono davvero interessanti e divertenti.
Possiamo passare del tempo in cucina con la mamma di Romeo a cucinare diversi tipi di Curry, tutti con buff temporanei durante le sezioni di esplorazione e combattimento, oppure livellare il protagonista con un mini gioco ovviamente ispirato a Pacman ma senza alcuno spettro ad inseguirci.

Ci troviamo infatti in uno strano labirinto in cui i piccoli nanoidi all’interno del sangue di Romeo devono raggiungere i diversi potenziamenti, che variano dal semplice aumento di statistica alla possibilità di ricaricare più velocemente le nostre armi da fuoco.
Altre attività comprendono una vera e propria arena dove è possibile affrontare ancora una volta le bossfight già sconfitte con limiti di tempo o parlare con l’affascinante infermiera di nome WorstPink per entrare in un quiz a risposta multipla.
A proposito di questo quiz, lasciatemi sfogare solo un attimo.
Si tratta di diverse domande a risposta multipla senza alcun argomento particolare, molte di esse non si possono risolvere con la logica e si tratta invece di un brutale trial and error: ogni volta che si sbaglia una risposta bisogna ricominciare tutto da capo.

Se conoscete bene le opere diSuda51 allora sapete che molte volte i suoi titoli nascondono sfide del genere, basta pensare ai cento finali da dover sbloccare in The Silver Case 25th Ward se si voleva conoscere la storia completa, tuttavia dietro queste frustranti avventure spesso si nascondeva un approfondimento importante di trama.
Stavolta ,quindi , convinto si trattasse di un’occasione simile mi sono imbarcato nel labirinto dell’amore, nome del minigioco appunto, senza sapere cosa mi aspettasse.
Inutile dire che il numero di ore giocate è aumentato esponenzialmente, vi risparmio l’agonia e vi dico da subito che sono novantanove domande, dovendo molto spesso indovinare la risposta giusta vi troverete inesorabilmente a dover rispondere alle stesse domande centinaia di volte se non avete una buona memoria.
Quasi una tortura e non vi biasimo se decidete di ignorarla completamente, anzi in parte ve lo consiglio ma all’uscita del gioco sono sicuro che avrete a disposizione delle guide per aiutarvi e vi prego di usarle, anche se bisogna ammettere che persino questo fa parte del fascino del gioco.

Dopo tutta la fatica vi starete chiedendo quale ricompensa vi aspetti, una cosa simile dovrebbe valere almeno un bel potenziamento, se siete curiosi mi dispiace ma io non ho intenzione di svelarvi niente.
Quindi in definitiva la nave è un HUB di tutto rispetto che aggiunge un bel po’ di rigiocabilità anche grazie alla possibilità di poter coltivare i propri Putridoni nell’apposito giardino, dopo la seconda volta che li nomino però la domanda sorge spontanea, cosa sono i Putridoni?
Collezionali tutti
I Putridoni sono zombie evocabili in combattimento che sfruttano abilità particolari per creare scompiglio sul campo di battaglia, non sono qualcosa di opzionale e anzi si viene incoraggiati parecchio ad usarli specialmente nelle sfide più difficili.
Si dividono principalmente in tre categorie: Attacco, supporto e tecnico.
I Putridoni di attacco e supporto sono abbastanza auto-esplicativi, si tratta appunto di zombie che colpiscono i nemici o che vi danno supporto curandovi o aiutandovi a distrarre i mostri di turno, quelli tecnici invece sono tutta un’altra storia.
Questo tipo di Putridoni hanno effetti speciali che vanno ad influenzare il campo di battaglia stesso, ad esempio possono creare dei buchi neri e teletrasportare i nemici o cospargere il terreno con una griglia di laser mortali.

Ci sonno due modi per ottenere i Putridoni : possiamo raccogliere i semi lasciati cadere dai nemici e piantarli nel giardino a bordo della nave oppure fondere i Putridoni in nostro possesso per crearne uno più forte.
Il sistema di fusione è molto semplice, ricorda in parte quello di Shin Megami Tensei, ed il numero di Putridoni disponibili non è altissimo ma questo sistema aggiunge un tassello in più ad un gameplay già ben variegato.
Comparto artistico e tecnico
Il comparto artistico di Romeo is a Dead Man è davvero ottimo, sia le ambientazioni che il character design trasudano il classico fascino dei giochi di Suda, ma il vero gioiello del titolo è la completa libertà artistica con cui viene presentato il tutto.
Non si tratta solo di ottimi modelli tridimensionali e di cutscene ben girate, qui si parla di una chiara visione autoriale che trasuda da quasi ogni dettaglio e che forma un gioco con uno stile praticamente unico.
Basta pensare che i diversi filmati del titolo sono presentati in un formato da fumetto e che ogni capitolo ha uno stile di disegno differente da quello precedente, insomma una vera e propria chicca per gli occhi.
Il gioco stesso è diviso ad episodi con tanto di titoli di coda e eyecatcher posizionati tra un episodio e l’altro, andando a confezionare un pacchetto che rappresenta appieno sia Suda che le sue ovvie ispirazioni.

Non è un segreto che sia un fan di Gundam infatti e in Romeo le citazioni fioccano come mai prima d’ora, persino alcuni degli attacchi del protagonista hanno suoni praticamente identici a quelli del famoso anime mecha.
Ulteriore nota di merito è la soundtrack che presenta OST molto orecchiabili per i periodi di riposo e dei brani carichi di adrenalina per le diverse bossfight.
Ci sono però alcuni problemi tecnici, specialmente quando i mostri a schermo cominciano a diventare tanti, ad esempio i particellari sono davvero troppi e spesso non si riesce nemmeno a capire chi si sta attaccando o cosa stia facendo Romeo.
Un ulteriore problema invece è l’illuminazione generale che è parecchio bassa, alcuni dungeon opzionali sono così bui che si fa fatica anche a trovare la strada giusta per proseguire.
In compenso il framerate è rimasto stabile per tutta la durata della mia partita e i caricamenti sono stati parecchio rapidi, denotando un’ottimizzazione più che sufficiente su tutti i tecnicismi più importanti.
Ringraziamo ReinassancePR per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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