
Romancing SaGa è una serie particolare e in parte difficile da affrontare in una recensione. Proviamo quindi a partire dalla mente principale dietro questi videogiochi, ovvero Akitoshi Kawazu, uno dei principali sviluppatori dei primi due Final Fantasy, quando l’ormai leggendaria casa di produzione si chiamava ancora Square Soft.
Era un periodo in cui i JRPG non avevano trovato del tutto la loro identità e Kawazu, dopo aver sperimentato alcune idee in Final Fantasy II, capì che la linearità narrativa non faceva per lui. Ispirandosi a table-top RPG come Dungeon & Dragons, decise allora di creare una saga dove le sorti dell’avventura e le decisioni dei protagonisti fossero nelle mani del giocatore.
Un sogno a dir poco ambizioso, visto che SaGa ebbe i suoi natali su una console come il Game Boy,
che gli impedì di raggiungere la stessa notorietà di altre serie videoludiche dello stesso genere.
Per quanto di nicchia, è comunque una serie parecchio interessante e che ha ancora oggi uno zoccolo duro di fan pronti a seguirne gli sviluppi.
Tra le mani quindi ci troviamo Romancing SaGa: Minstrel Song Remaster International, una rerelease di una remaster per gen moderna di un remake del primo titolo della serie, uscito su PS2 nel 2005 (contorto, non è vero?). La cosa importante, in realtà, è che si tratta di un remake del primo titolo e che, quindi, funge da introduzione perfetta per i neofiti della saga.

Oltre a ciò, grazie a Square Enix, sono presenti per la prima volta lingue europee, tra cui anche l’italiano, diventando così un titolo più accessibile per chi non mastica bene l’inglese.
In un mercato, però, sempre più agguerrito e in parte saturo, questo genere di riedizioni offre davvero qualcosa di sostanziale? Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.
Incipit narrativo
Dopo mille anni dalla fine di una titanica battaglia tra divinità, la pietra che era stata usata per sigillare una di esse si è spezzata e ciò che ne rimane giace sparpagliato in giro per il mondo di Mardias. Approfittando della situazione, le forze del male stanno riprendendo rapidamente potere, ma otto eroi sono pronti a intraprendere il loro viaggio per fermarle.
Come si può notare, l’incipit narrativo è poco più che una traccia, una tela bianca su cui il giocatore può dipingere la propria saga al ritmo che più gli comoda.
Infatti, la narrativa di Romancing SaGa è uno dei punti più interessanti e complessi da discutere: non c’è una vera e propria storia lineare né delle subquest, visto che nel gioco tutto è skippabile.

Sulla carta sembra orribile, eppure SaGa funziona lo stesso, perché ad incorniciare tutto c’è un mondo ben caratterizzato, aperto e ampio, capace di nascondere una miriade di segreti, ma allo stesso tempo non troppo dispersivo. Inoltre cambierà dinamicamente allo scorrere del tempo: combattere farà avanzare l’orologio interno del gioco e ogni scontro ci porterà più vicini al finale.
Le culture presentate sono ben costruite, per chi ha voglia di approfondirle e, visitando le enormi città e parlando con gli NPC presenti, verremo a conoscenza di luoghi, leggende, missioni e possibili compagni di party con cui potremo interagire o no.
La libertà data al giocatore è estrema e difficilmente due persone avranno un playthrough identico.
Ad esempio, il boss finale del gioco si presenterà a noi in ogni caso allo scadere del tempo e sarà sempre lo stesso. Tuttavia, in base alle scelte fatte durante la campagna, avremo a disposizione tre dungeon del tutto unici prima di incontrarlo. Infatti, in base a come ci saremo comportati, potremo esplorare il Paradiso, l’Inferno o il Giardino dell’Eden prima dell’ultimo scontro.
La grande libertà data al giocatore si intuisce anche dagli otto protagonisti, tra cui possiamo scegliere il nostro avventuriero di volta in volta. Presentano infatti delle rapide e semplici introduzioni e danno giusto un’idea generale del mondo. Poi semplicemente verremo lasciati a noi stessi.

Questo meccanismo narrativo funziona solo grazie ad una discreta caratterizzazione dei personaggi che incontreremo, alla già citata profonda costruzione del mondo e a dei dialoghi semplici, ma interessanti, che ci daranno sempre il giusto livello di informazioni.
In un mondo in cui i giochi ci tengono sempre più per mano e ci costringono a viaggiare su binari, sorbendoci ore e ore di spiegoni, è effettivamente una boccata d’aria fresca poter essere finalmente liberi di esplorare e forgiare la propria storia. Tuttavia ci rendiamo conto che non tutti troveranno allettante questo tipo di narrazione.

Se da un lato è ammirevole il rispetto dato al giocatore, dall’altro, per i neofiti, è facilissimo sentirsi smarriti e non sapere bene cosa fare o con chi parlare. SaGa è, infatti, un gioco impossibile per chi ha voglia di essere un completista e richiede ai player multiple partite con personaggi diversi per poter vedere davvero il suo potenziale.
Gameplay
Esplorazione e interazione con gli NPC
Come ogni classico JRPG , il fulcro del gameplay sono ovviamente l’esplorazione e il combat system, in questo caso entrambi trattati egregiamente.
Partendo appunto dall’esplorazione, come detto prima, avremo a disposizione un mondo da poter scoprire a nostro piacimento.
È suddiviso in regioni, accessibili attraverso una schermata apposita, e in macro mappe, che potremmo esplorare a piedi con il nostro personaggio. Le maggiori città sono i luoghi dove girano più informazioni e, come in ogni fantasy che si rispetti, le persone hanno la tendenza ad avere la lingua sciolta all’interno delle taverne.

Non si tratta di un dettaglio irrilevante: più interagiamo con NPC ed eventi, più luoghi possiamo scoprire. Alcune zone, infatti, sono rese disponibili solo attraverso dei dialoghi.
In ogni caso, sia se li troveremo curiosando in giro sia parlando con gli NPC, ci ritroveremo inesorabilmente ad esplorare dei dungeon stracolmi di nemici da affrontare e oggetti da scovare.
Riguardo agli oggetti, SaGa offre una meccanica interessante: alcuni membri del party possono avere abilità particolari, come ad esempio la capacità di individuare tesori nascosti o piante medicinali. Il giocatore, quindi, sbloccata l’abilità apposita, è spinto a ritornare in alcuni dei luoghi già esplorati in modo da ripulirli per bene.
Crescita dei personaggi e battaglie complesse
Parlando appunto di abilità, una delle meccaniche che funzionano meglio e che è sempre stata complimentata in Romancing SaGa è la crescita dei personaggi, lasciata interamente nelle mani dei giocatori.
Non sono presenti i classici level up: qui i membri del nostro party migliorano il loro stile di combattimento semplicemente esercitandosi. Ad esempio, usare per molto tempo una spada aumenterà automaticamente le statistiche che servono per brandirla, oppure venir colpiti spesso potenzierà la difesa e gli HP massimi.
Allo stesso modo progrediscono le affinità ad un certo tipo di arma o scuola di magia, e questo lascia effettivamente nelle nostre mani il destino di ogni componente del party, siccome possiamo adattarlo tranquillamente a qualsiasi ruolo, anche se, una volta entrato nel gruppo, aveva una predisposizione diversa.
Il combattimento in sé, invece, è un classico combat system a turni, in cui è possibile schierare i propri personaggi su diverse file, che si distinguono in base ai danni ricevuti e al tipo di arma utilizzata. Ad esempio, nelle retrovie si ricevono meno danni, ma è impossibile usare armi a corta distanza.

Se la base del combattimento è semplice, non lo sono le battaglie: molto spesso, infatti, è quasi obbligatorio studiare una strategia vincente, anche perché il gioco spinge ad affrontare solo i nemici più ostici, ignorando invece gli incontri più frivoli.
Questo perché, quando si affronta un nemico particolarmente potente, i membri del party imparano attacchi e abilità con una facilità maggiore, proprio a testimoniare il fatto che solo in situazioni disperate gli eroi riescono a dare il meglio di sé.
Non bisogna dimenticarsi, però, dell’orologio interno di gioco: ogni volta che entriamo in battaglia e vinciamo, il tempo scorre in avanti, e rischiamo di perdere la nostra occasione di completare una delle quest. Quindi, è meglio non affrontare ogni scontro, decidendo invece di scegliere quelli più remunerativi.
Per quanto possa sembrare tedioso, in realtà fuggire dalle battaglie inutili è relativamente semplice, grazie anche ad oggetti appositi, che servono proprio ad evitare gli incontri con i mostri, e all’assenza di battaglie casuali.

L’avventura quindi risulta ben bilanciata e interessante dall’inizio alla fine, con una crescita interattiva dei personaggi che non solo è appagante, ma offre anche un’affascinante coerenza ludonarrativa.
Per quanto, però, la libertà data al giocatore è lodevole, lo stesso non vale con i tutorial.
Sono estremamente tediosi, spiegano le meccaniche in modo particolarmente confuso e sono relegati a semplici muri di testo, invece che essere interattivi. Oltre ciò, alcuni sono accessibili solo se si parla con degli appositi NPC.
Non è una sorpresa, quindi, perdersi qualche meccanica o non capirne del tutto il funzionamento.
Comparto artistico e tecnico
Il comparto artistico ha retto parecchio bene. Magari non tutti sono attratti dai modelli sproporzionati, ma è innegabile che lo stile visivo di Romancing SaGa abbia una sua personalità e unicità. Aiutano un character design e un monster design che, per quanto classici, mantengono un certo livello di eleganza e un fascino fiabesco grazie alla mano di Yusuke Naora.
Per quanto riguarda la colonna sonora di Romancing SaGa Minstrel Song, molto spesso viene elogiata come una delle migliori del medium. In effetti non è difficile capirne il motivo, visto che è composta da Kenji Ito, lo stesso della serie Mana e persino di alcune canzoni di Smash Bros Melee.

Per il lato tecnico, invece, tutto gira come dovrebbe e non abbiamo riscontrato nessun bug sostanziale. Si tratta, però, di un gioco ormai già rilasciato più volte e quindi con un lavoro di ottimizzazione non indifferente.
Aggiunte della versione international
Arriviamo all’elefante nella stanza: cosa aggiunge davvero questa rerelease di Romancing SaGa chiamata International?
In realtà molto poco, se non delle lingue. Tutte le novità presenti, come svecchiamento dell’UI e nuovi compagni da reclutare, erano già state introdotte nel remake di un paio di anni fa.
Resta un’opportunità per chi ha difficoltà con l’inglese di avvicinarsi a SaGa, ma per tutti gli altri, specialmente per chi già aveva comprato il gioco, è un po’ più difficile giustificarne l’acquisto.
Se poi teniamo conto della presenza di alcuni errori di battitura (facile aspettarselo in un gioco tanto ricco di testo), capiamo che, in realtà, anche l’adattamento non è proprio il massimo.

Si sa che è una classica mossa di marketing giapponese far ricomprare lo stesso gioco, ma a questo punto avremmo effettivamente preferito una patch o la possibilità di poter comprare unicamente la lingua desiderata.
Ringraziamo Keymailer per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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