Asobo Studio, nel 2019, ha iniziato un percorso con la serie A Plague Tale, che nel tempo ha saputo conquistare critica di settore e pubblico.
Per coloro che avessero bisogno di un breve recap dei primi due giochi pubblicati nell’arco di tre anni, vi rimandiamo all’articolo pubblicato qui la settimana scorsa.
Dopo il successo di Innocence e Requiem, era però necessario fare un deciso cambio di rotta, sia per quello che concerne la storia, sia per ciò che riguarda i suoi protagonisti. Negli ultimi mesi, attraverso immagini e trailer di anticipazione, è però emerso anche un ulteriore e importante aspetto che differenzia l’ultima fatica del team francese dalle precedenti.
Abbandonando la componente stealth che permeava i primi due episodi, Asobo ha deciso di dare a Resonance: A Plague Tale Legacy un’anima decisamente più action e ricca di enigmi ambientali. Non cambiano quindi solo gli attori principali, location e incipit narrativo, ma vengono ridefiniti anche gameplay e soprattutto il combat system.
Sarà stata una scelta per rilanciare l’IP un po’ azzardata, oppure una presa di posizione che critica videoludica e appassionati sapranno apprezzare?
Per scoprire la nostra opinione non vi resta che leggere le recensione con voto finale del titolo in uscita il 27 agosto su PC, Xbox Series S/X (incluso nel Gamepass) e PS5.
TRAMA E NARRAZIONE
Storyline e ritmo narrativo si sono sempre rivelati aspetti estremamente convincenti dell’intera produzione.
Asobo, in questo senso, è riuscita a mantenere alto e vivo l’interesse del giocatore sia in Innocence che Requiem, anche grazie a un ritmo incalzante, colpi di scena e cinematiche molto ben realizzate.
Come avrete modo di leggere nelle prossime righe, anche Resonance non delude le aspettative, anzi: l’asticella è stata alzata e il risultato finale convince appieno.
Nuovo mondo e nuovi personaggi
Il gioco, ambientato agli inizi del 1300 e quindici anni prima degli eventi di Requiem, ci porterà inizialmente in Italia e, più precisamente, a Venezia.
Vestiremo i panni di Sophia, una bambina che, nelle primissime fasi dell’avventura, si scoprirà essere stata affidata alle suore di un convento e oggetto di strani esperimenti.

Sarà il padre, capo di una banda di predoni, che alcuni anni dopo verrà a recuperarla, e portarla con sé per iniziarla al suo nuovo mondo.
La nostra protagonista non è un’adolescente qualunque: ha delle visioni rivelatorie, dei flashback che fin da piccola la consumano e che cerca di riprodurre, disegnare su un quaderno.
Quest’ultimo si rivelerà fondamentale, perché al suo interno si trovano le indicazioni per raggiungere un tesoro di inestimabile valore situato a Creta, nella misteriosa Isola del Minotauro.
Ma che attinenza hanno le visioni di Sophia con la mitologia greca, quali misteri nasconde l’isola e perché la nostra eroina è legata a filo doppio con questi eventi?

Tante domande che troveranno risposta durante il proseguo dell’avventura e che aiutano a mantenere vivo fino alla fine l’interesse del giocatore.
Un cambiamento di location e una trama tutta nuova che ci hanno convinto anche per una direzione artistica sopraffina e il carisma della nuova protagonista.
Intrecci, flashback e colpi di scena
Se nei primi due episodi della serie i fratelli Amicia e Hugo occupavano un ruolo di prim’ordine, in Resonance i riflettori saranno puntati soprattutto su una sola persona. Questo non significa che non saranno presenti altri personaggi e, durante l’avventura, Sophia avrà modo di percorrere porzioni di mappa accompagnata anche da comprimari.
Risulta abbastanza palese, comunque, l’intenzione degli sviluppatori di mettere proprio al centro della scena la nostra eroina e far ruotare attorno a lei tutti coloro che, nel bene e nel male, fanno parte della sua vita.
La protagonista inoltre, attraverso ricordi e flashback, si ritroverà catapultata anche in una dimensione completamente differente da quella su cui poggiano i suoi piedi.

Quelli che risultano inizialmente sogni premonitori, si riveleranno poi indizi e simboli da seguire e che riveleranno a Sophia la strada che deve percorrere.
Un destino collegato con un passato ancestrale, che influenzerà la sua vita e quella di coloro che la circondano, caratterizzato anche da diversi colpi di scena.
Le ottime cinematiche e interpretazione di tutti i protagonisti aiutano il giocatore a calarsi completamente in una storia molto ben narrata e in grado anche di emozionare.
Non possiamo che fare un plauso ad Asobo Studio che, ancora una volta, ha fatto centro con una trama degna del miglior colossal d’avventura.
GAMEPLAY E PROGRESSIONE
Un altro elemento oggetto di profondi cambiamenti è stato sicuramente il gameplay che, rispetto ai precedenti titoli della serie, ora punta con forza verso il genere action/adventure puro.
Mentre in Innocence e Requiem la componente stealth aveva un ruolo prioritario, anche per creare suspence, in questo terzo episodio Asobo si è concentrata sul combat system per rendere l’esperienza decisamente più dinamica.
Inoltre, per quello che riguarda il worldbuilding, gli sviluppatori hanno cercato di creare un mondo di gioco più ampio, finalizzato al recupero di armi, amuleti e oggetti che faranno la felicità dei completisti.
Ma andiamo con ordine.
Spade, parate e schivate
Fin dalla prima ora di gioco, durante le fasi di tutorial, è palese la nuova strada che il team ha voluto percorrere con Resonance.
Sophia è una guerriera, all’inizio un’adolescente inesperta e che ha bisogno di affinare la sua tecnica ma, con il passare del tempo, le sue capacità nel combattimento verranno messe in evidenza.

Al contrario di Amicia, non avvezza alle armi e poco incline agli scontri diretti, la protagonista di questo terzo episodio non solo è molto più incline a usare la spada, ma sfrutta la propria rabbia repressa e collera accumulata nel tempo, per incanalarla nel combattimento.
Attraverso gli insegnamenti di alcuni comprimari, la pratica e l’acquisizione di punti esperienza (denominati risonanza) la nostra eroina sarà in grado di apprendere e affinare nuove tecniche.
Oltre a un discreto numero di spade, ognuna di essa con le proprie caratteristiche e peculiarità, Sophia potrà fare affidamento anche sulla parata e sulla schivata. Saranno due tecniche fondamentali che le permetteranno di poter difendere, contrattaccare e spezzare la guardia dei nemici.

Abbiamo trovato il combat system dinamico, rapido e preciso sia in fase di attacco che in quello di difesa, anche nelle sessioni più concitate e con tanti avversari sullo schermo.
Un’evoluzione e diversificazione che avvicina Resonance ai classici giochi d’azione in terza persona, che abbiamo decisamente apprezzato.
World building ed enigmi ambientali
Il mondo di gioco, ambientato inizialmente a Venezia e successivamente su un isola del Mediterraneo, è strutturato in ampie mappe aperte; oltre al percorso principale, sono presenti sentieri secondari esplorabili e che celano oggetti, amuleti e punti risonanza.
Il titolo premia coloro che non puntano diretti per la strada prestabilita, ma vuole dare una certa importanza anche alle fasi esplorative e di scoperta.

In alcuni frangenti sarà necessario muoversi e non farsi scoprire dal nemico di turno ma, a conti fatti, sono fasi che si possono contare sulle dita di una mano.
Il titolo propone anche una discreta verticalità, con alture e strutture che vanno scalate attraverso l’ausilio del rampino (che può essere anche utilizzato per colpire a distanza gli avversari), ponti pericolanti da attraversare e funi a cui aggrapparsi per raggiungere determinate zone.
Asobo Studio ha lavorato alacremente per inserire nel titolo un cospicuo numero di enigmi ambientali che andranno risolti per poter proseguire nell’avventura. L’apertura di portoni incastonati nella roccia, o cancelli dotati di strane serrature, sarà sempre soggetto allo spostamento di leve, lenti che deviano la luce e attivano meccanismi e ruote che vanno girate fino al simbolo corretto.

In questi frangenti sarà necessario utilizzare il taccuino dinamico, in cui Sophia prima – e il padre successivamente – attraverso schizzi e disegni prendono nota dei vari indizi utili alla risoluzione degli enigmi.
Sono infine presenti un discreto numero di aree piene di trappole mortali in cui è necessario comprendere come e dove muoversi per non morire in modo poco piacevole.
Longevità, difficoltà e criticità
Per completare i dodici capitoli dell’avventura noi abbiamo impiegato circa quindici ore, scoprendo il 50% dei segreti presenti nel gioco.
Un tempo che riteniamo corretto, considerando anche che, trattandosi di un opera in cui la componente narrativa riveste un ruolo importante, è stato vissuto in modo abbastanza intenso dal punto di vista delle emozioni.
Saranno presenti ben cinque livelli di difficoltà, in modo da accontentare sia i neofiti del genere o coloro che vogliono godersi appieno la storia, sia quelli che invece desiderano sperimentare fasi di combattimento e gioco decisamente più impegnative.
Comunque il titolo, anche a livello medio, è caratterizzato da un grado di difficoltà che cresce piano piano, con il progredire degli eventi, e che tiene anche conto della crescita e miglioramenti delle abilità di Sophia.

Se dobbiamo muovere qualche critica all’ultima fatica di Asobo, sicuramente possiamo citare l’intelligenza artificiale degli avversari non particolarmente elevata, e una gestione della telecamera che solo in alcuni scontri con molti nemici su schermo non ci è venuta in aiuto.
Nel complesso, dal punto di vista del gameplay, Resonance resta comunque un titolo piacevole, dinamico, impegnativo il giusto, e che farà anche la felicità di coloro che puntano a completarlo al 100%.
COMPARTO TECNICO
A Plague Tale, fin dal suo esordio, è sempre stato in grado di stupire per l’impatto grafico e una qualità artistica di alto livello.
Asobo Studio non ha mai utilizzato Unreal Engine o Unity per la serie ma sfrutta Zouna, un motore grafico proprietario, che nel tempo si è evoluto con l’implementazione di nuove features. Anche Resonance è stato creato con il medesimo software di sviluppo che non ha deluso le aspettative, e siamo rimasti piacevolmente sorpresi del lavoro svolto dal team francese.
Varietà e qualità notevoli
L’aspetto che subito ci ha colpito è la qualità che raggiungono gli ambienti e scenari, molto particolareggiati e ricchi di dettagli. Sia la città di Venezia che l’Isola del Minotauro sono state in grado di sorprenderci anche con scorci e panorami che ci hanno lasciato letteralmente a bocca aperta.

Zouna permette di avere anche una buona gestione dell’illuminazione, sia diretta che indiretta, la quale dona a tutta la scena un realismo decisamente elevato.
Ottima la realizzazione dei personaggi, sia per quello che concerne i volti ma anche per la presenza di elementi come i tatuaggi sul corpo di Sophia o la resa dei capelli.
La qualità non è visibile solo sulla protagonista ma si estende anche ai comprimari, che indossano abiti e uniformi molto definiti e particolareggiati.
Buoni anche i particellari che riguardano il fuoco delle lampade, le esplosioni o l’effetto delle onde del mare che si infrange sugli scogli.
Qualche piccolo difetto
L’opera di Asobo Studio non è comunque esente da qualche difetto che influisce solo in minima parte sulla qualità del titolo. Ad esempio i soldati, e i nemici in generale, non brillano per varietà e con il proseguo dell’avventura tendono a ripetersi.

Anche il fattore interazione e distruttibilità degli elementi non ci ha convinto appieno in quanto soltanto alcuni di essi (come ad esempio le casse, contenitori o brocche) potranno essere distrutti.
Infine, segnaliamo la presenza di alcuni cali di frame rate in determinati ambienti o attraversando alcune specifiche sezioni della mappa.
Motore scalabile, audio magistrale
Una caratteristica positiva di Zouna è l’elevata scalabilità del motore grafico per potersi adattare a diversi modelli di hardware.
La versione del gioco da noi testata era quella PC e, attraverso il pannello delle opzioni grafiche, siamo riusciti a regolare la qualità in base alle specifiche tecniche della macchina in nostro possesso.

Con il nostro Intel i7 di 13a gen, 32Gb RAM e GPU RTX4080 siamo riusciti a giocare in 4K, a dettagli ultra, sfruttando la tecnologia DLSS di Nvidia mantenendo un framerate stabile a 60FPS.
Anche su handheld dotata di un potente processore G3 Extreme di Intel e grafica integrata (ARC B390), impostando la risoluzione a 1080p, dettagli alti e XeSS attivato, abbiamo mantenuto un framerate sempre superiore ai 45FPS.
Un plauso agli sviluppatori per il comparto audio di assoluto livello sia per quanto riguarda le musiche (alcune meravigliose), sia per ciò che concerne gli effetti che aiutano il giocatore a immergersi nell’avventura.
Infine, segnaliamo che il titolo è stato tradotto in italiano nei testi dei menù di gioco e nei dialoghi dei tanti filmati d’intermezzo.
Ringraziamo Focus Interactive per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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