Ready or Not è, nel bene e nel male, uno di quei titoli molto seguiti che ha costruito la propria identità nel silenzio, lontano dalle luci dei grandi palcoscenici e dai budget delle produzioni AAA. VOID Interactive, studio australiano fondato con l’ambizione dichiarata di riportare in vita lo sparatutto tattico nella sua forma più pura e intransigente, ha attraversato un percorso produttivo lungo e accidentato: dall’annuncio nel 2017 all’Early Access nel dicembre 2021, fino alla versione 1.0 arrivata nel dicembre 2023, ogni tappa è stata accompagnata da un rapporto strettissimo con la propria community di appassionati e nostalgici della saga SWAT.
Un pubblico esigente, che ha sostenuto il progetto nelle sue fasi più acerbe e che, proprio per questo, non ha mai risparmiato critiche quando le scelte dello studio si sono dimostrare discutibili.

Il porting alle console nel 2025, con le inevitabili modifiche ai contenuti imposte dalle policy degli store PlayStation e Xbox, ha rappresentato un momento di frizione profonda fra VOID Interactive e la sua base storica su PC. La questione della cosiddetta “censura”, con le alterazioni apportate anche alla versione Steam per mantenere la parità fra le piattaforme, ha generato un’ondata di review bombing che ha macchiato temporaneamente la reputazione di un titolo fino a quel momento accolto con estremo entusiasmo. In questo clima non particolarmente sereno arriva Boiling Point, il terzo pacchetto di contenuti a pagamento dopo i DLC precedenti, pubblicato il 12 marzo su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S al prezzo di 9,99 euro.
Tre nuove missioni, un pugno di equipaggiamenti, cosmetici e un aggiornamento corposo al gioco base. Poco, sulla carta, per quello che è in realtà il miglior contenuto che il gioco abbia da offrire. Dopo averlo completato più volte in solitaria e in cooperativa, possiamo finalmente condividere le nostre impressioni.
La storia fin ora
La narrativa di Ready or Not non si è mai manifestata attraverso cinematiche o dialoghi elaborati. Il racconto, fin dal gioco base, si costruisce nei briefing pre-missione, nei documenti rinvenuti durante le operazioni, e nei tantissimi dettagli ambientali che il giocatore più attento raccoglie durante le fasi esplorativa delle missioni. È una narrazione frammentaria e volontariamente opaca, che chiede al giocatore di ricomporre il mosaico da solo, e Boiling Point sfrutta questa caratteristica in maniera magistrale e matura.
Los Sueños, la città fittizia che fa da sfondo all’intera esperienza, è ormai precipitata nel caos. Un attacco terroristico coordinato ha innescato rivolte in ogni quartiere, e il D Platoon, l’unità SWAT del giocatore, si ritrova a operare in condizioni che rasentano il collasso del governo. Le tre missioni del DLC raccontano altrettante fasi di questa discesa: “No Good Deed” si apre con un attentato al molo di Blackwood durante una raccolta fondi comunitaria; “All Gods Burn” porta la squadra nel cuore di un assedio bancario orchestrato sotto la copertura delle rivolte cittadine; “A New America” chiude il cerchio con un assalto al municipio, dove i responsabili della crisi hanno piantato esplosivi e preso un gran numero di ostaggi.

L’arco narrativo che lega le tre operazioni di questo DLC è il più convincente che Ready or Not abbia proposto ad oggi. Le missioni non sono più episodi isolati tenuti insieme da un contesto generico di criminalità urbana, ma capitoli di una stessa , inevitabile escalation, e questo si avverte nel tono dei briefing, nella tensione crescente che accompagna il passaggio da un’operazione all’altra, nei riferimenti incrociati che emergono esaminando le prove raccolte sul campo. Va detto, ad ogni modo, che un giocatore che scelga di ignorare i briefing e l’enviromental storytelling attraverserà le tre missioni senza cogliere quasi nulla del tessuto narrativo sottostante, e il DLC potrebbe apparirgli come un semplice pacchetto di mappe aggiuntive. È una scelta di design coerente con la filosofia del gioco, ma che inevitabilmente restringe la portata del racconto ad una nicchia di attenti appassionati.
Gameplay
Tre porte da sfondare
Entriamo nel cuore pulsante dell’espansione. Le tre operazioni di Boiling Point rappresentano, dal punto di vista del level design, il lavoro più maturo e ispirato che VOID Interactive abbia mai realizzato. Ciascuna mappa propone una struttura spaziale distinta, con sfide tattiche specifiche che costringono il giocatore a ripensare il proprio approccio rispetto alle missioni del gioco base.

“No Good Deed”, ambientata sul molo e nel luna park di Blackwood, gioca sul contrasto fra la mondanità di un luna park e la brutalità dell’attentato. Gli spazi sono aperti, le location tantissime, e i sospetti si mimetizzano fra civili e persino fra falsi agenti in divisa LSPD.
Non una missione particolarmente difficile, ma sicuramente una in cui viene richiesto al giocatore di agire con calma e cautela per non commettere errori fatali.
“All Gods Burn” sposta l’azione nei corridoi claustrofobici di una banca su tre piani, dove rapinatori armati, gas letale e ordigni da disinnescare compongono uno scenario che ricorda i momenti migliori dei classici SWAT di Irrational Games. La presenza del gas come minaccia ambientale obbliga a pianificare l’equipaggiamento con attenzione prima ancora di varcare la soglia, e il caveau nascosto nel seminterrato aggiunge un obiettivo secondario che estende la durata e la portata narrativa della missione.

“A New America”, infine, è lo scontro verticale e frontale che chiude il pacchetto con il botto: un municipio occupato su più piani, trappole esplosive, ostaggi in posizioni difficili da raggiungere. È la missione più impegnativa del gioco, e che siate dei giocatori esperti o degli attenti pianificatori, vi darà molto filo da torcere.
Pochi contenuti ma buoni
Tre missioni, ciascuna della durata di 20-40 minuti in una run standard, definiscono un contenuto che può essere attraversato in meno di due ore. Per un contenuto a pagamento, anche a un prezzo contenuto come quello proposto, il volume non è particolarmente eccitante.
Va però considerato che Ready or Not non è un gioco che si consuma in una singola passata: la natura procedurale del posizionamento dei nemici, la ricerca del grado S, la variabilità offerta dalla cooperativa fino a cinque giocatori e le diverse strategie di approccio conferiscono a ciascuna operazione una rigiocabilità che pochi sparatutto tattici possono vantare.
Nuovi strumenti, vecchie incertezze
L’aggiornamento 1.4.1, distribuito contestualmente al DLC ma accessibile gratuitamente a tutti i possessori del gioco base, introduce il fucile da battaglia RTWC-6.5, la pistola automatica G18C, la S2011-P e la granata non letale 9-Bang. Quest’ultima, capace di disorientare i sospetti con scariche multiple in rapida successione, si integra perfettamente nel kit tattico e rappresenta l’aggiunta più significativa sotto il profilo ludico. Le nuove armi da fuoco sono solide e restituiscono un feedback convincente, anche se non ridefiniscono gli equilibri del gioco in modo sostanziale.
Va segnalato un aspetto che riguarda l’intelligenza artificiale, croce e delizia di Ready or Not fin dalle sue origini. I nuovi tipi di sospetti introdotti con le mappe di Boiling Point mostrano comportamenti più aggressivi e meno prevedibili rispetto a quelli del gioco base, e in questo senso il DLC segna un passo avanti deciso, tanto da rendere obsolete alcune mod che si ponevano il medesimo obbiettivo. Persistono tuttavia situazioni in cui l’IA alleata e quella nemica producono risultati poco credibili: compagni che si posizionano in modo discutibile durante le fasi di pulizia delle stanze, sospetti che reagiscono con tempistiche non sempre credibili.
Comparto tecnico e artistico
Dal punto di vista tecnico, Boiling Point beneficia del lavoro di ottimizzazione portato avanti con la patch 1.4.1, che ha introdotto moltissime correzioni al gioco base.
L’hit registration, uno degli aspetti più criticati nelle fasi precedenti dello sviluppo, è stata sensibilmente migliorata e nella nostra esperienza si è comportata in modo affidabile nella quasi totalità delle situazioni. Un progresso tangibile che incide direttamente sulla qualità dell’esperienza di gioco.

E’ sul piano artistico e atmosferico che Boiling Point esprime il meglio di sé, e questo non dovrebbe affatto stupire chi ha saputo apprezzare il gioco base per le sue ambientazioni macabre e rievocative. Anche in questo DLC, VOID Interactive ha dimostrato una capacità notevole nel costruire ambienti che raccontano storie attraverso la disposizione degli oggetti, le condizioni di luce, i suoni che filtrano dalle pareti.
Anche il comparto sonoro merita una menzione particolare. Il design audio di Ready or Not è da sempre uno dei suoi punti di forza, e le nuove mappe non fanno eccezione.
Quello che possiamo osservare è che Boiling Point, pur arrivando in un momento delicato per il rapporto fra lo studio e i suoi giocatori storici, dimostra che la direzione artistica del gioco non ha perso la sua identità. Le tre missioni sono cupe, intense, sgradevoli nel modo in cui deve esserlo un gioco che simula operazioni di polizia in scenari estremi. Se le modifiche applicate altrove hanno attenuato alcuni dettagli, qui la capacità di generare disagio e tensione resta più che intatta.
Ringraziamo PressEngine per averci fornito una chiave del gioco per realizzare queste prime impressioni.
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