Recensione PEPPERED | Il fallimento è l’unica via per essere un eroe

Vertical Capsule
Data di uscita
Aprile 7, 2025
Disponibile per
PC (Steam)
Sviluppato da
Mostly Games

Il “salto” è stato la colonna portante di diversi prodotti videoludici, partendo dalle prime sperimentazioni nei cabinati fino ad arrivare ai platform, da sempre associati alla precisione e al tempismo perfetto.
Infatti il genere spinge il giocatore a sviluppare una certa abilità con i comandi, essenziale per raggiungere diversi obiettivi, ed è qui che entra in gioco il fallimento, da sempre considerato un momento di pausa necessario per memorizzare i pattern e per perfezionare i propri riflessi.

Nelle produzioni indie gli sviluppatori si sono spesso chiesti come il ruolo dell’utente possa non limitarsi a premere i tasti alla rinfusa, spingendolo a riflettere sull’incapacità di controllare qualsiasi evento della realtà.
PEPPERED si presenta come un esperimento di resistenza che sfida apertamente i dogmi della narrazione e, in questa recensione, scopriremo come l’opera di Mostly Games sceglie di abbracciare il caos nella speranza che sia la strada giusta.


Il peso di una scelta

La narrazione si apre con una premessa quasi banale, mettendoci nei panni di un anonimo stagista la cui esistenza è relegata tra le mura di un ufficio asettico, un luogo dove la monotonia regna incontrastata e il tempo viene scandito dal rumore delle sedie a rotelle che scivolano sul pavimento. Il mondo esterno, invece, si prepara a una catastrofe a causa del ritorno del Dio della Morte, e l’eroe Theodore Glagolev, che aveva protetto l’umanità attraverso il rituale della Stella della Vita, svanisce lasciando il popolo in balia della disperazione.

Il nostro protagonista decide di rubare l’ultima stella disponibile nel tentativo di sconfiggere l’oscurità imminente, ma quella che dovrebbe essere la nascita di un nuovo eroe si trasforma in un incubo dove la verità viene calpestata dai media.
La figura dello stagista viene deformata dai giornalisti, che iniziano a dipingerlo come un terrorista pericoloso e un ladro, scatenando una caccia all’uomo che vede autorità e civili uniti nel tentativo di fermare la sua “minaccia”.

PEPPERED

La narrazione si sviluppa attraverso una rete di scelte permanenti, dove PEPPERED non si limita a salvare le decisioni cruciali, ma tiene conto anche delle piccole interazioni, trasformando ogni errore in un pezzo che non può essere modificato o resettato.
Questa scelta narrativa dà origine a sequenze comiche deliranti, dei veri e propri processi in cui l’operato del protagonista viene analizzato e condannato da una giuria di personaggi che abbiamo incontrato e danneggiato nel nostro percorso.

Infatti, durante il viaggio del protagonista attraverso diversi scenari distopici, il giocatore si troverà a interagire con diversi personaggi antropomorfi, come ad esempio i colleghi d’ufficio che sono letteralmente pesci avvolti dalle fiamme.
La responsabilità che ne deriva è affascinante, poiché elimina la sensazione di onnipotenza per sostituirla con una vulnerabilità che rende ogni dialogo e ogni azione un passo che può portare gioia o essere potenzialmente fatale, soprattutto nei finali, ognuno dei quali riflette una sfumatura dell’incapacità di essere un eroe.


L’arte del fallimento

Le meccaniche di gioco di PEPPERED si distaccano dalla fluidità dei platform moderni, proponendo un sistema di controllo che può apparire legnoso, ma che col passare del tempo si rivela una decisione autoriale volta a enfatizzare una situazione di smarrimento.
Il protagonista possiede un set di mosse basilare composto dal salto, dalla scivolata e dall’utilizzo della giacca come paracadute per planare attraverso le piattaforme, nulla di diverso da quanto possono offrire altri titoli.

Come già accennato in precedenza, la vera novità risiede nel modo in cui il fallimento viene integrato nell’esperienza: morendo, si ritorna a un checkpoint, ma ogni errore commesso in precedenza è definitivo.
Ad esempio, se si viene scoperti dalla guardia in una parte stealth o si perde un combattimento contro un boss, il titolo adatta la storia e apre nuovi rami narrativi .

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Questa assenza di un Game Over trasforma l’approccio alla sfida: il giocatore non è più spinto a ottimizzare le proprie prestazioni per vincere, ma è costretto a accettare la propria imperfezione.
Il level design introduce costantemente variabili ambientali che mettono alla prova la capacità di adattamento, come porzioni di mappa in cui bisogna nascondersi per evitare di essere inceneriti o enigmi basati sul tempismo.

Un altro elemento distintivo è rappresentato dal “Completely Random Crap”, un insieme di eventi casuali che possono stravolgere la sessione di gioco in qualsiasi momento, introducendo diversi mini-giochi, inseguimenti a bordo di carrelli della spesa o sfide di fortuna con sconosciuti che incontreremo lungo i vicoli delle città.
Tuttavia, queste scelte di design possono generare momenti di profonda frustrazione, specialmente quando il sistema di salvataggio decide di riportare l’utente parecchio indietro dopo una morte, costringendolo a ripercorrere lunghi segmenti già esplorati.

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Sebbene coerente con il tema del prodotto, la direzione intrapresa rischia di rendere alcune porzioni dell’avventura eccessivamente tediose, soprattutto per chi non apprezza titoli così punitivi.


L’estetica del Caos in tutte le sue forme

Il comparto artistico si affida a una pixel art di alto livello che riesce a coniugare una cura per i dettagli con uno stile cangiante, capace di riflettere visivamente la frammentazione emotiva del protagonista e del mondo di gioco.
Gli ambienti proposti passano da interni minimal a grandi panorami densi di particolari che puntano tutto sul colpo d’occhio, poiché ogni insegna e ogni finestra sembrano avere un compito preciso all’interno di una visione d’insieme.

Le animazioni dei vari personaggi non sono solo ben realizzate, ma anche un capolavoro di caratterizzazione: esempi ne sono il modo in cui lo stagista muove la sua sedia da ufficio o la gestualità degli antagonisti durante i loro discorsi prima del combattimento.
Per quanto riguarda il comparto audio, PEPPERED propone uno spettro variegato che manipola lo stato d’animo del giocatore, alternando melodie malinconiche e ambientali nelle sezioni più tranquille a improvvisi picchi di caos durante le fasi d’azione.

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La scelta di utilizzare tracce che richiamano la musica d’ufficio mescolate a distorsioni elettroniche crea un tappeto sonoro unico, capace di sottolineare il tema del conflitto tra l’individuo e la struttura sociale che cerca di schiacciarlo.
Sul piano tecnico, PEPPERED si è dimostrato un titolo estremamente solido, che mantiene una fluidità costante nonostante le complesse ramificazioni narrative e gli eventi casuali in tempo reale e, sebbene abbiamo notato alcuni piccoli bug grafici, non inficiano mai seriamente la godibilità dell’esperienza o la fluidità necessaria nelle sezioni platforming.


Ringraziamo Mostly Games per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

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PEPPERED (PC)
In conclusione
PEPPERED si configura come una delle esperienze più stimolanti dell'ultimo periodo, capace di trasformare delle semplici meccaniche in uno specchio deformante delle nostre paure riguardo al fallimento. La forza di questo progetto risiede nella capacità di scuotere il giocatore, costringendolo ad accettare le proprie scelte e a fargli comprendere la bellezza dietro ogni sconfitta. Nonostante un approccio punitivo, l'opera di Mostly Games brilla per originalità e coerenza. In un mondo che ci spinge verso il successo a tutti i costi, PEPPERED ci ricorda che la vera vittoria consiste nel riuscire a restare umani, con i propri difetti.
Pregi
Sistema di scelte permanenti
Direzione artistica eccezionale
Il fallimento come scelta narrativa unica
Difetti
Sistema di salvataggio punitivo
8.3
Voto