Dopo più di due anni di attesa, torniamo finalmente a salpare per i mari nel vasto e meraviglioso mondo di OnePiece con l’attesissima seconda stagione dell’ambizioso progetto live action, che trasforma in realtà le pagine del maestro Eiichirō Oda.
Che siate fan o meno della serie, è impensabile negare il successo straordinario ottenuto dalla prima stagione, che è riuscita a conquistare appassionati ma anche chi non aveva mai avuto contatti con l’opera originale, trasformandosi di fatto in un vero e propriofenomeno culturale.
L’arrivo di un seguito era quindi inevitabile, anche se si è fatto attendere più a lungo del previsto. Bisogna considerare, però, che la nuova avventura della ciurma di Cappello di Paglia si trova ora ad affrontare alcune sfide tutt’altro che semplici.
Prima di tutto, questa stagione si propone di adattare una parte della storia che molti fan hanno sempre consideratotra le più deboli dell’intera saga, spesso criticata per avere una narrazione da preludio meno interessante rispetto a ciò che verrà.
Inoltre, se già nella prima stagione la serie ha dovuto confrontarsi con l’energia caricaturale e sopra le righe tipica dell’opera del maestro Oda, è proprio da questo punto della storia che iniziano a comparire elementi ancora più stravaganti e difficili da trasporre in live action. Personaggi e creature fuori da qualsiasi immaginario realistico (basti pensare a figure come Chopper o Wapol) che, ammettiamolo, hanno sollevato più di qualche dubbio su come potessero funzionare effettivamente in un’ambientazione semi-realistica.
Infine, non bisogna dimenticare che gran parte del successo della prima stagione è nato anche dall’effetto sorpresa, dato che in pochi si aspettavano un adattamento così rispettoso e curato, nonostante il coinvolgimento diretto del maestro.
Molti erano pronti ad assistere a un fallimento clamoroso, salvo poi ritrovarsi davanti a una produzione capace di conquistare sia i fan storici che i nuovi spettatori. Ora, però, quello stupore iniziale è svanito, e la serie deve dimostrare di saper mantenere quelle stesse aspettative che ha creato.

Insomma, ci troviamo davanti a una stagione che parte con sfide ancora più complesse rispetto alla precedente, e se anche voi siete curiosi di scoprire se Netflix è riuscita nuovamente a sorprenderci… beh, non possiamo che invitarvi a salpare con noi verso la Rotta Maggiore per capire se la seconda stagione di One Piece è davvero all’altezza dell’immenso nome che porta.
Ecco quindi la nostra recensione di One Piece Stagione 2: Verso la Rotta Maggiore!
UNA STAGIONE DI TRANSIZIONE
Riprendiamo il viaggio dei nostri pirati preferiti esattamente da dove li avevamo lasciati, subito dopo la loro partenza verso la Rotta Maggiore. Da qui, la ciurma di Cappello di Paglia farà una breve sosta a Rogue Town prima di attraversare la Reverse Mountain e raggiungere nuove e affascinanti destinazioni come Twin Peaks, Little Garden e infine l’isola di Drum, che rappresenta il punto di arrivo del percorso narrativo raccontato in questa seconda stagione.
Non entreremo nei dettagli per evitare spoiler a chi non ha mai avuto modo di approcciarsi all’opera originale, ma i fan del manga sanno bene quanto numerosi siano gli eventi che vedremo formarsi lungo questo tratto di storia e di cosa significano per il futuro della serie.

Parliamo di dinosauri, misteriosi assassini, giganti provenienti dalla leggendaria isola di Elbaf e, forse uno dei personaggi più attesi dai fan, del piccoloTony Tony Chopper, pronto ad aiutare il prossimo per dimostrare di essere molto più di una semplice creatura mostruosa.
Ancora più della prima stagione, i produttori sono stati davvero abili nel trasporre sullo schermo gli aspetti chiave che hanno reso fondamentali questi archi narrativi nell’opera di Eiichirō Oda, non tralasciando o saltando assolutamente nulla che sia degno di nota.
Questa volta la storia si concentrerà sulla Baroque Works, una misteriosa organizzazione di assassini che opera dietro nomi in codice e abiti eccentrici, ricorrenti per l’intera stagione così da assumere una presenza persino più costante rispetto al manga.
Esattamente nello spirito della prima stagione, infatti, l’adattamento sceglie anche qui di introdurre e sviluppare personaggi che, nell’opera originale, sarebbero apparsi solo più avanti nella narrazione, così da rendere la storia più coesa e scorrevole possibile da offrire fin da subito obiettivi e antagonisti precisi e ben delineati.

Pertanto le modifiche alla storia non mancano e, trattandosi per l’appunto di un adattamento, è bene non aspettarsi una trasposizione perfettamente fedele scena per scena, ma possiamo comunque rassicurare sul fatto che l’anima dell’opera, già ben percepibile nella prima stagione, rimane intatta anche in questo secondo tentativo.
Ciò tuttavia non è unicamente un bene: la struttura mantiene infatti anche la natura relativamente breve e autoconclusiva dei singoli archi narrativi del manga, che finiscono così per apparire distaccati tra loro e con un ritmo narrativo di certo non ottimale.
Il risultato è che molti episodi finiscono per assumere una struttura con storie che si chiudono nel giro di poco tempo e che solo in parte si collegano agli eventi successivi.

Per darvi un’idea, mentre abbiamo apprezzato la resa dell’isola di Drum, risulta allo stesso tempo difficile affezionarsi ai personaggi e alle loro vicende con il poco tempo che passiamo in loro compagnia.
Il tutto sfocia in un finale di stagione complessivamente meno soddisfacente, per le stesse ragioni, rispetto allo scontro con Arlong che concludeva la prima.
Va detto, tuttavia, che sarebbe ingiusto attribuire tutte queste problematiche esclusivamente alla trasposizione live action. Se da un lato l’adattamento ha inevitabilmente accelerato il ritmo e la sequenza di alcuni eventi, dall’altro questi limiti derivano soprattutto dalla natura stessa delle storie raccontate in questa fase della saga e dalla scelta, tutto sommato lodevole, di non snaturarne la struttura originale.
Allo stesso modo, pur ammirando e apprezzando la decisione di dedicare comunque un’intera stagione a questa parte della storia senza affrettare il passo per arrivare subito a saghe più celebri, non si possono ignorare alcune conseguenze inevitabili. Per gran parte della stagione, infatti, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un lungo filler: escludendo gli episodi finali, gli eventi sembrano avere un peso circoscritto unicamente a piccoli sviluppi che, almeno nell’immediato, appaiono solamente marginali.

Per ovviare questo problema, la serie cerca quindi di rendere più interessanti gli avvenimenti introducendo alcuni risvolti narrativi inediti e diverse interazioni tra personaggi che non erano presenti nell’opera originale che, tutto sommato, riescono a mantenere viva la curiosità dello spettatore.
Proseguendo inoltre nella stessa direzione già intrapresa dalla prima stagione, non mancano riferimenti a personaggi e situazioni che sarebbero dovuti apparire molto più avanti nella storia e in future stagioni. Alcune di queste scelte risultano persino curiose, dando l’impressione di voler anticipare dinamiche narrative che, come i fan ben sanno, richiederanno ancora molto tempo per svilupparsi pienamente.
Ma questi problemi, se ben ricordate, erano presenti anche nella prima stagione e, anzi, in alcuni casi apparivano persino più evidenti. Da questo punto di vista si percepisce quindi un miglioramento nella narrazione che riesce finalmente a concedere un po’ più di respiro alle scene e, negli episodi finali, non manca nemmeno qualche momento capace di commuovere e colpire dove più fa male lo spettatore.

Eppure è un peccato notare che, a conti fatti, ci troviamo di fronte a una stagione che risulta complessivamente meno coinvolgente della precedente. Non tanto per limiti della produzione in sé quanto per la natura stessa del materiale narrativo da cui si è partiti, adattando una parte della storia non a caso spesso ricordata comeuna delle meno memorabili dell’intera epopea di One Piece.
COME DAR VITA A UN GRUPPO DI PERSONAGGI
Eppure, ormai dovremmo sapere bene che uno dei punti di forza di One Piece è sempre stato la caratterizzazione dei suoi personaggi, ed è proprio su questo aspetto che il live action continua a costruire gran parte della sua forza anche in questa seconda iterazione.
Anzi, facendo addirittura un passo avanti, la nuova stagione dedica ancora più spazio alle interazioni tra i vari protagonisti, regalando numerose scene in cui li vediamo confrontarsi e dialogare tra loro. Che si tratti dei membri della ciurma o delle figure secondarie che incontrano lungo il viaggio, ogni personaggio ha qualcosa da dire che manifesta perfettamente il proprio carattere e la propria personalità, dando vita a scenari ancora più credibili e genuini.
Ogni membro del cast ha il proprio momento per brillare all’interno della storia, e gli attori riescono a catturare con grande efficacia i tratti distintivi dei rispettivi personaggi, portando sullo schermo le creazioni del maestro Oda così come ce le immaginavamo.
Menzione d’onore va anche alla perfetta chimica tra i protagonisti, palpabile in ogni scena e decisiva nel rendere più reale un mondo così stravagante fatto di renne parlanti, lontre assassine e creature bizzarre di ogni tipo.

Se le vecchie comparse continuano a regalare forti emozioni, è giusto riconoscere anche il lavoro delle nuove entrate nel cast, che si dimostrano perfettamente calate nei ruoli assegnati sia nei panni degli antagonisti che in quelli dei nuovi alleati della ciurma.
Una menzione speciale va senza dubbio a Charithra Chandran, nel ruolo di Miss Wednesday, e a Lera Abova, che interpreta Miss All Sunday: entrambe offrono interpretazioni convincenti ed estremamente carismatiche, al punto che dopo aver visto la serie diventa difficile immaginare altri volti al posto loro.
Purtroppo, dovendo seguire un copione prestabilito ma anche riadattato e accelerato rispetto al materiale originale in modo da condensarlo in soli otto episodi, molte relazioni tra i personaggi finiscono per svilupparsi in modo particolarmente rapido e talvolta persino poco realistico. Di conseguenza, capita che i protagonisti si affezionino a determinati personaggi molto più velocemente di quanto riesca a fare lo spettatore, generando una certa confusione di fronte ad alcune scelte o decisioni narrative che sembrano emergere quasi all’improvviso e senza il necessario build-up emotivo.
COMBATTIMENTI ED EFFETTI SPECIALI
Se la componente narrativa si dimostra quindi altalenante e non sempre convincente, tutt’altro discorso va fatto per le scene di combattimento e, più in generale, per l’azione. Sotto questo aspetto la seconda stagione mostra un netto miglioramento rispetto alla precedente, grazie a coreografie più curate e sequenze decisamente più stimolanti e spettacolari. I combattimenti risultano infatti coinvolgenti e credibili, con un’attenzione maggiore anche alla componente fisica e realistica degli scontri che, in alcuni casi, si rivelano persino più crudi e violenti rispetto a quanto visto nella prima stagione.
In particolare, abbiamo notato una maggiore attenzione dedicata a Zoro, e non possiamo nascondere che uno dei momenti più alti dell’intera stagione sia proprio la sua iconica battaglia contro i cento uomini dellaBaroque Works, qui ricreata a dir poco perfettamente.
Lo stesso discorso vale anche per gli altri membri della ciurma, come Nami e Sanji, ma anche per diversi antagonisti che contribuiscono a dare vita a scontri generalmente ben costruiti e semplicemente divertenti da guardare, capaci di tenere lo spettatore incollato allo schermo.

È evidente a tal proposito un netto incremento del budget dedicato, non solo per quanto riguarda le coreografie ma anche sul piano degli effetti visivi: la CGI appare nel complesso più rifinita, con attacchi e abilità talmente ben realizzati al punto da rendere credibile persino l’estrema elasticità dei poteri di Luffy.
A questo proposito, è impossibile non citare la realizzazione di Tony Tony Chopper, del quale eravamo tutti scettici… beh, possiamo solo dire che è perfetto! Il personaggio si integra molto bene con il resto del cast nelle varie scene, risultando fluido, espressivo e dettagliato al punto giusto senza mai sembrare fuori posto.
Purtroppo questo discorso non si può estendere proprio a tutte le sequenze, con alcune che presentano ancora aspetti leggermente sconcertanti, soprattutto quando Luffy utilizza determinati attacchi con le gambe o in una specifica tecnica di Sanji dove l’effetto visivo appare decisamente artificioso. Anche una delle trasformazioni di Chopper risulta visivamente più inquietante rispetto alla sua controparte animata, e non è del tutto chiaro se questa scelta sia stata intenzionale o meno.
Nel complesso, però, il passo avanti rispetto alla prima stagione c’è ed è evidente, riflettendosi anche nel lavoro sui costumi che appaiono ora meno simili a semplici cosplay e maggiormente integrati, pur mantenendo i colori vivaci e l’identità visiva tipica dell’universo di One Piece.
IL FASCINO DELLA ROTTA MAGGIORE
L’aspetto che però ci ha completamente conquistato è senza dubbiola costruzione delle ambientazioni, che supera nettamente quanto visto nella prima stagione e riesce persino ad ampliare il già mastodontico e spettacolare worldbuilding creato da Eiichirō Oda.
C’è poco da dire: che si tratti di set pratici o di ampie panoramiche in CGI delle varie isole, le ambientazioni della Rotta Maggiore sprigionano tutto il loro fascino, ricordandoci perché ci siamo innamorati in primo luogo di questo straordinario mondo.
Persino la città diRogue Town è stata qui ampliata e resa più viva, popolata da semplici figure di passaggio rese incredibilmente stravaganti e colorate, perfettamente in linea con l’estetica dell’universo. Sotto questo aspetto, il live action riesce quasi a diventareil complemento ideale dell’opera originale, espandendo e arricchendo luoghi e situazioni che nel manga avevamo avuto meno tempo per esplorare.

Non sono solo le città e le isole a beneficiarne ma anche le creature che popolano i mari, come i giganteschi mostri marini, risultano realizzate con grande cura e in alcuni casi persino più terrificanti rispetto alla loro controparte animata.
Il tutto è accompagnato da una fotografia e da una scenografia che sanno valorizzare al meglio le immagini, creando composizioni visive spesso molto suggestive. Al netto di qualche utilizzo del green screen non sempre impeccabile, non possiamo che riconoscere l’enorme lavoro svolto sotto il profilo artistico.
A completare questo quadro già molto solido c’è infine la colonna sonora, che avevamo già apprezzato nella prima stagione e che qui torna con nuove tracce capaci di accompagnare perfettamente i momenti più importanti della storia con temi che, ne siamo certi, vi rimarranno impressi nella memoria per un bel po’.
LO SPIRITO DI ONE PIECE
Non c’è dubbio quindi che il live action sia un buon adattamento dell’opera originale, potendo persino affermare che si tratti di una delle poche trasposizioni dal mondo degli anime e dei manga realmente riuscite e che sentiamo di poter consigliare a cuor leggero, ma può davvero sostituire l’opera originale? La risposta, ovviamente, è no.
Sebbene sia innegabile che la serie risulti complessivamente piacevole da seguire, adatta sia ai fan di lunga data che a chi si avvicina per la prima volta all’universo di One Piece (come abbiamo già sottolineato più volte), è anche vero che al contempo perde inevitabilmente parte di ciò che rende il manga così speciale.
Non è facile spiegare esattamente a parole cosa manchi: si tratta soprattutto di una sensazione generale, di quel senso di divertimento, leggerezza e spensieratezza che caratterizza l’opera di e che appare qui completamente assente. Una delle grandi forze di One Piece è proprio la capacità di affrontare temi complessi con una semplicità e una disinvoltura quasi surreali, ed è proprio questo contrasto a rendere la storia così coinvolgente e imprevedibile.
Il live action, invece, tende a trattare ogni scena con una certa pesantezza.

Non si tratta necessariamente di una scelta sbagliata di per sé, ma ne finisce che parte della natura iconica dell’opera viene inevitabilmente sacrificata nel probabile tentativo di rendere la serie più accessibile a un pubblico meno abituato alle eccentricità tipiche del mondo di Oda.
Ci riferiamo a piccoli dettagli, momenti assurdi e sopra le righe come Sanji che prende a calci un leone per farsi trasportare in giro, oppure il litigio tra Zoro e Luffy che trasforma una situazione altrimenti grave in un’enorme barzelletta… tutti elementi che nel live action sono stati quasi completamente eliminati o trascurati.
La serie sembra preferire invece mantenere un tono costantemente serio e carico di tensione.

Se da un lato il mondo di One Piece possiede effettivamente una profondità straordinaria, sottolinearla in modo così insistente rischia paradossalmente di indebolire proprio quei momenti in cui l’opera originale smette di scherzare e decide deliberatamente di diventare più drammatica.
Mentre i momenti comici e leggeri non mancano, raramente riescono a raggiungere quell’energia spensierata che ha reso iconiche tante scene del manga.
Un enorme peccato ma che fortunatamente non influisce sulla qualità complessiva del prodotto, e che potrebbe essere facilmente risolto nelle stagioni future. Ci auguriamo quindi che la serie riesca a ritrovare quello spirito libero e scanzonato che, almeno in questa seconda stagione, sembra essersi in parte smarrito lungo la strada verso la Rotta Maggiore.
Ringraziamo Netflix per averci concesso l’anteprima di questa serie al fine di realizzare questa recensione.
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