Nel 2019, No Players Online è approdato nel panorama indie come breve esperienza gratuita e venne etichettato come uno dei capisaldi di quel sottogenere horror che oggi chiamiamo “liminale”, in cui luoghi familiari e apparentemente tranquilli suscitano un senso di angoscia e terrore.
A distanza di sei anni, questa cult-hit di quindici minuti torna in una veste completamente reimmaginata, non limitandosi solamente a citare l’opera originale ma diventandone un vero e proprio successore spirituale.
No Players Online ricrea da zero uno scenario di gioco ambientato in un 1990 alternativo, dove l’evoluzione tecnologica ha oltrepassato i confini della realtà per gettarsi nell’ignoto.

Questa nuova versione, rilasciata il 6 novembre, non si presenta come un semplice gioco pieno di jumpscare, ma offre una profonda riflessione sulla natura stessa del medium e sulla persistenza della memoria digitale all’interno di un computer. Ciò costringe l’utente a confrontarsi con l’idea che ogni file corrotto possa custodire frammenti di un’anima che rifiuta la propria estinzione.
L’opera vuole affrontare temi importanti e si prefigge l’obiettivo di simulare l’esperienza di un ARG (Alternative Reality Game) vissuto in singolo, permettendo al giocatore di investigare su fenomeni paranormali che, nella versione originale, aveva coinvolto un’intera community intenta a cercare indizi nascosti nel web.
NARRATIVA
L’inizio dell’incubo avviene nel momento in cui si avvia un computer di cui non sappiamo la provenienza.
Ci viene presentato un desktop fittizio simile al vecchio Windows 95 dove sono presenti due profili utente inattivi da otto mesi: quello di un certo John Mullard e dell’altrettanto ignota Sarah. Tuttavia, l’unica opzione selezionabile sarà l’accesso tramite l’account Ospite.
Dopo un breve lasso di tempo intrapreso a familiarizzare con l’interfaccia e le applicazioni presenti nel sistema operativo, l’attenzione viene catturata da una notifica proveniente dalla chat live, che si presenta come un simil MSN.
Notiamo che un utente ci sta contattando per invitarci a una partita di “Cattura la Bandiera”, un’esca narrativa che ci trasporta nell’oscurità più totale in quanto, una volta entrati nella lobby, incontreremo un’entità anomala che darà il via agli eventi.

Da questa introduzione si sviluppa una trama non lineare che vede il giocatore investigare sulla scomparsa dei due utenti, soprattutto dello stesso Mullard, il quale scopriamo essere uno sviluppatore di videogiochi.
Dopo importanti avvenimenti nell’avventura proposta da No Players Online, infatti, capiamo che Mullard ha dedicato la sua intera esistenza a trasformare un semplice codice di programmazione in un veicolo per estrarre le anime dei giochi.
In questo scenario distopico, scopriamo che la creazione della prima grafica tridimensionale non è stata raggiunta attraverso l’innovazione tecnologica, bensì tramite un processo sconosciuto di fusione delle anime presenti in software reperibili nei diversi forum online. Un atto tale da trascendere quindi l’umanità, con il fine di creare entità senzienti intrise di memorie sconnesse e rubate.

La componente horror della produzione non risiede tanto nella presenza di mostri che possono suscitare terrore e causare jumpscare, quanto nella realizzazione che l’entità che si perseguita è una coscienza umana. Si tratta dunque di un insieme di ricordi frammentati e dolorosi che cercano di comunicare attraverso gli asset di vecchi progetti abbandonati, ovvero file e immagini che continuano a “vivere” nonostante tutto.
Quello che viene posto davanti al giocatore è soltanto la punta di un iceberg più grande e profondo, colmo di segreti celati dentro il codice di gioco o persino in file nascosti alla vista. Questo ARG è decisamente pronto ad essere sviscerato nella sua interezza.
GAMEPLAY
Abbandonando la linearità del suo predecessore spirituale, No Players Online abbraccia una struttura complessa paragonabile a un Desktop Simulator, dove il monitor funge da mezzo di comunicazione tra il nostro mondo e un sistema operativo che conduce a dimensioni digitali incompatibili tra loro.
Il cuore pulsante dell’esperienza ludica risiede nell’utilizzo dell’applicazione “Soul Transfer”, uno strumento che permette di fondere due titoli distinti per generarne uno nuovo che ne eredita le caratteristiche.
Tale processo dà vita a situazioni surreali e grottesche. Ad esempio, se si fonde un innocuo gioco come “Pesca con i Coltelli 2” con una reinterpretazione di Campo Minato come “Mine Friend”, l’utente si ritrova a navigare in acque colme da esplosivi anziché da pesci, con un’entità tenebrosa nascosta sul fondale pronta a tormentarci.

Il gameplay è strutturato in maniera intelligente nelle fasi investigative, che richiedono la lettura di blog e la ricerca di indizi in stile “rabbit hole”, dove ogni scoperta conduce a nuove piste e curiosità nascoste. Tuttavia, sempre per la stessa struttura, può talvolta rallentare il ritmo per chi cerca un’avventura più pura e immediata.
L’esplorazione delle mappe 3D, che resta l’elemento più importante per la ricerca di indizi, si espande prima dal Cattura la Bandiera originale, per poi giungere ad ambientazioni ibride tramite le varie anime estrapolate dai giochi. Dunque, mantiene volontariamente quella pesantezza nei movimenti tipica dei vecchi FPS arena, con una scelta di design volta a portare lo spettatore all’interno di un mondo pieno di anomalie che popolano spazi vuoti e inquietanti.
COMPARTO ARTISTICO E TECNICO
Dal punto di vista artistico, il lavoro svolto su No Players Online rappresenta un trionfo dell’estetica analog horror, capace di evocare una potente sensazione di nostalgia intrinseca in chiunque sia cresciuto nell’era delle VHS e dei televisori a tubo catodico.
La ricreazione dell’ambiente desktop, ispirato a Windows 95, è incredibilmente curata nei suoi dettagli. Propone infatti animazioni di finestre e suoni di sistema che contribuiscono a creare l’illusione di star utilizzando un vecchio computer dimenticato, rendendo il sistema operativo il mezzo principale della narrazione.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, No Players Online si comporta in maniera egregia, mantenendo un’ottimizzazione solida che permette il funzionamento corretto anche su configurazioni hardware non recenti. Questo risulta fondamentale per garantire una sessione di gioco fluida, evitando di spezzare l’immersione con rallentamenti, blocchi o crash indesiderati.
È da segnalare la presenza di un unico bug minore che impedisce l’applicazione delle modifiche alle impostazioni grafiche. Ciò nonostante, si tratta di un unico inciampo tecnico, poiché il titolo è privo di glitch gravi che potrebbero compromettere l’esperienza di gioco.
Ringraziamo Streamers connectedPR per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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