Recensione Ninja Gaiden 4 | Impugnando la katana ancora una volta

Ninja Gaiden davvero non ha bisogno di troppe introduzioni, per i pochi che non lo conoscono però, si tratta di una serie che fin dagli anni ottanta ha appassionato generazioni intere con la sua iconica trilogia per il NES, riuscendo ad evolversi col tempo e rinnovando la propria identità più di una volta.
Infatti nel 2004, grazie agli sforzi di Tomonobu Itagaki, venne abbandonato lo stile dei primi tre giochi a scorrimento orizzontale optando per un gameplay più action, scolpendo di fatto il nome di Ryu Hayabusa nell’olimpo degli hack and slash.

Questa scelta diede alla serie la spinta che gli serviva, riuscendo a dare vita a spin off, remake e port di ogni genere.
Dopo la scarsa accoglienza ricevuta da Ninja Gaiden 3, molti dei fan persero un po’ la speranza di un nuovo capitolo numerato; la Master Collection aveva riacceso in parte l’aspettativa ma non tutti credevano in un vero e proprio ritorno, tuttavia Platinum Games ha deciso di smentirci e, come un fulmine a ciel sereno, ecco che arriva Ninja Gaiden 4.

Questo cambio di sviluppatori ha fatto discutere per diversi motivi nonostante il curriculum stellare di Platinum Games, proprio perché il gameplay viscerale dei Ninja Gaiden è sempre stato associato a Team Ninja.
Anche se parliamo degli stessi creativi dietro giochi di successo come Bayonetta e Metal Gear Rising, saranno riusciti a rendere giustizia al Ninja Drago o questo quarto capitolo è destinato a rimanere all’ombra delle glorie passate?

Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.


Incipit narrativo

Dopo che una misteriosa sacerdotessa e un demone sono riusciti a risvegliare il drago oscuro, ucciso in precedenza da Ryu, Tokyo viene gettata nel più completo caos per via di una pioggia incessante di sangue che richiama costantemente demoni di ogni sorta.
Viene scelto Yakumo, il nostro nuovo protagonista, per porre fine alla vita della sacerdotessa e riportare la pace come predetto in una leggenda del suo clan, tuttavia le cose non sono semplici come sembrano.

Questo come incipit narrativo non è pessimo; per quanto sia la millesima volta che Tokyo rischia di essere distrutta in questo franchise, richiamare la spada del drago nero presente fin dal primo capitolo della saga e legarla ad uno dei boss di Ninja Gaiden Dragon Sword, uno dei capitoli più dimenticati della serie, è un ottimo modo per cementare la narrativa di questo quarto capitolo nell’universo di Ryu Hayabusa.
Usare l’idea di un clan di ninja segreto come quello del clan del corvo però non ci ha fatto impazzire particolarmente – in teoria il clan di Yakumo appunto serve per portare a termine missioni scomode per conto degli Hayabusa – ma avere dei ninja segreti che fanno missioni per conto di ninja segreti ci sembra davvero ridondante.

In realtà questo segna un po’ uno dei principali problemi della narrativa di questo titolo: cercando in tutti i modi di rendere più interessanti i nuovi personaggi a discapito di quelli classici della serie, si finisce con alcuni dei beniamini del pubblico ridotti a poco più di comparse.
Personaggi come Ayame compaiono letteralmente per una manciata di secondi e lo stesso Ryu Hayabusa, coprotagonista della serie ma che comunque hanno piazzato in copertina in primo piano, si limita ad interagire marginalmente con gli eventi quasi per accontentare i fan e non per un vero e proprio scopo.

Tutto questo non sarebbe un problema se Yakumo e la sua banda fossero effettivamente all’altezza di sostenere il peso della storia da soli, purtroppo però non è cosi.
Si è voluto dare primo piano a Yakumo e Saori, la sacerdotessa di cui parlavamo prima, ma la loro caratterizzazione è tra le più blande che abbiamo visto di recente, parecchio stereotipate persino per i canoni di una serie action come questa.

Non che i Ninja Gaiden precedenti mettessero trama e personaggi al primo posto, ma è innegabile che Ryu, anche solo grazie al suo status di icona dei videogiochi, abbia molto più carisma dei nuovi protagonisti presentati ed è davvero un peccato vederlo ridotto a mero strumento del fanservice.
Il vero problema della narrativa di Ninja Gaiden 4 però è il fatto che molti degli avvenimenti accadono praticamente offscreen, probabilmente verranno approfonditi nell’imminente DLC ma per adesso sembra che alcune parti della trama siano state tagliate via a colpi di katana.

Stendiamo un velo pietoso sugli antagonisti perché non ce ne sono – i demoni che affrontiamo si stavano letteralmente facendo i fatti loro e non hanno una sola linea di dialogo – il cattivone principale viene svelato in una cutscene completamente gratuita come se fosse un colpo di scena, ma manca di set up e muore letteralmente la cinematica dopo.
Insomma, la trama non è il punto forte di questa esperienza ed è un peccato,, ma sappiamo tutti che giochi del genere vivono e muoiono in base al loro gameplay quindi senza indugiare oltre andiamo ad analizzare le meccaniche di gioco.


Gameplay

Ovviamente Ninja Gaiden 4 è un hack and slash proprio come i suoi predecessori, quindi di capitolo in capitolo, ci muoveremo in mappe suddivise in arene falciando centinaia di nemici e completando occasionalmente qualche sfida opzionale.
Chiunque abbia giocato i capitoli precedenti ha più o meno un’idea di ciò che lo aspetta, ma le novità sono tante e persino i fan di lunga data potrebbero sentirsi spaesati almeno nelle prime ore di gioco.

Partiamo appunto dai cambiamenti apportati al sistema di combattimento, impegnativo come sempre ma comunque leggermente semplificato; molte delle vecchie combo sono effettivamente sparite e anche se potremo concatenare attacchi pesanti e leggeri il numero di variazioni è diminuito.
A compensare questa perdita arriva appunto la nuova meccanica propria di Yakumo, con una semplice pressione di un tasto infatti, possiamo trasformare l’arma equipaggiata in quel momento in una versione più forte e con attacchi diversi.

Non si tratta di moveset completi e il numero di questi attacchi potenziati è limitato, sia perché consumano parte di una barra a schermo, sia perché non hanno delle vere e proprie combo lunghe, tuttavia è possibile concatenarli senza alcun problema alle nostre azioni normali fungendo a tutti gli effetti come estensioni naturali del nostro moveset.
Il modo migliore per usarle però è quello di sfruttare questi potenti attacchi per spezzare la guardia avversaria o per interrompere degli attacchi particolarmente forti dei nostri nemici.

In un primo momento può sembrare che il numero delle armi in questo modo sia duplicato ma purtroppo non è così, anche se Yakumo vanta ben cinque armi tutte le mosse disponibili tra loro sono parecchio simili e mancano della complessità dei vecchi Ninja Gaiden.
Infatti, se per i precedenti titoli ogni arma si giocava in modo completamente diverso dall’altra, a tutti gli effetti trasformando Ryu in un personaggio diverso in base all’equipaggiamento, in Ninja Gaiden 4 non è così, ma almeno è possibile passare da un’arma all’altra in qualsiasi momento.
Questo favorisce uno stile di gameplay più rapido e frenetico ma che potrebbe non far impazzire proprio tutti e adesso vi spiegheremo il perché.

Non più sul filo del rasoio

Ninja Gaiden si sono sempre distinti dalla concorrenza grazie al loro approccio diverso nel mostrare cosa significa essere un hack and slash, se infatti in un Devil May Cry potevamo sentirci quasi onnipotenti e con combo ultra-longeve, con Ryu Hayabusa l’importante era portare a termine il lavoro in modo rapido ed efficiente perché i nemici non perdonavano.
Bisognava prestare attenzione agli attacchi dei demoni che potevano portarci alla morte in ogni momento, e scegliere a quale nemico dare la priorità era vitale per poter uscire vivi da praticamente ogni scontro del gioco.

Inutile girarci attorno, Ninja Gaiden 4 è più semplice, sia per motivi positivi che non: primo fra tutti, non c’è più un vero bisogno di essere tattici come un tempo perché Yakumo può rimbalzare da una parte all’altra della mappa e attaccare alla velocità della luce.
In generale c’è sembrato che i mostri e i ninja di questo capitolo fossero meno aggressivi e il numero di oggetti che possiamo portarci dietro per recuperare HP è davvero immenso, alle difficoltà più alte l’esperienza è più simile ad un Ninja Gaiden classico ma il primo impatto potrebbe essere alienante.

Innegabilmente però il gioco compensa anche alcune mancanze degli originali, per esempio la telecamera questa volta è sopraffina e non ci ha praticamente mai dato problemi.
Questi cambiamenti rendono effettivamente il gioco più accessibile al pubblico di massa nella speranza di poter attrarre nuovi giocatori, e l’intenzione è tutt’altro che sbagliata.
Se siete patiti della velocità e delle combo impattanti allora sarà un sogno ad occhi aperti mettere mano a questo quarto capitolo… ma è anche vero però che nella ricerca di un gameplay più equilibrato si è persa un po’ della personalità originale della serie.

Esplorazione e missioni

I diversi capitoli che compongono la campagna principale ci portano a zonzo per tutta Tokyo.
Ci viene presentato anche un nuovo sistema di platforming che per quanto faccia spettacolo grazie ad ottime animazioni rimane in fondo un po’ grezzo.
Di tanto in tanto verremo gettati su rotaie su cui possiamo solo saltare e premere il tasto del rampino al momento giusto, niente di troppo particolare insomma, ma per fortuna l’esplorazione a piedi è rimasta pressoché invariata se confrontata a quella dei vecchi capitoli, e la corsa sui muri è ancora disponibile in ogni momento.

Le zone esplorabili sono parecchio lineari, non quanto Ninja Gaiden 3, ma offrono qualche chicca come missioni, sfide e boss opzionali.
Tra un combattimento e l’altro è possibile trovare un piccolo altarino che funge da computer per le comunicazioni con una dei comprimari di Yakumo, dove possiamo accettare incarichi opzionali appunto o rifornirci di oggetti.

Portare a termine uno di questi incarichi o sfide ci consente di ricevere in cambio ogni sorta di ricompensa, da equipaggiamento con effetti passivi al più semplice e banale denaro; i crediti guadagnati comunque serviranno principalmente a sbloccare le mosse disponibili.
Infatti, le azioni di Yakumo si sbloccano spendendo del denaro, mentre gli attacchi propri dell’arma si possono ottenere utilizzando un tipo diverso di valuta ottenuto principalmente uccidendo i nostri avversari.

Alla fine dei conti l’esplorazione di per se è buona, magari non a livello del primo capitolo della serie, ma perdersi in strade alternative è comunque un buon modo di passare il tempo e queste offrono una boccata di aria fresca specialmente nei playtrough successivi.

Un’evidente preferenza

Purtroppo, per quanto sulla copertina i protagonisti siano due, nel gioco c’è praticamente solo Yakumo.
Nelle tredici ore che abbiamo impiegato a raggiungere i titoli di coda, ne abbiamo passate semplicemente due con Ryu Hayabusa e ad essere sinceri sono state davvero pessime sotto ogni punto di vista.

Con il leggendario Ninja Drago ci troveremo ad affrontare mappe e bossfight già sconfitte ed esplorate da Yakumo, e riutilizzare le stesse aree ci ha fatto storcere parecchio il naso, specialmente in un titolo tanto breve… se poi prendiamo in considerazione il fatto che le aree presentate non ci vengono nemmeno offerte nella loro interezza allora il problema è evidente.
In modo particolare la terza area di Ryu è impostata come una semplice arena in cui affrontare un boss riutilizzato senza nemmeno prendersi la briga di offrire un minimo di esplorazione o scontro di contorno, un vero e proprio colpo basso.

Persino il moveset presentato è castrato: è disponibile una sola arma cioè la spada del drago, molte delle azioni dei giochi precedenti non esistono e, ad aggiungere il danno alla beffa, la quinta arma di Yakumo gli permette di utilizzare le stesse mosse di Ryu.
Quindi il “coprotagonista” non ha mezzo motivo per spingere un giocatore a metterci mano se non il nome e la faccia.

Capiamo che in un titolo simile si voglia dare importanza ai nuovi personaggi per farli accogliere dal pubblico e magari attirare nuovi fan, ma questo non è assolutamente il modo giusto, e anche se il nuovo DLC aggiunge un’arma in più per il secondo personaggio giocabile, nel gioco base ci troviamo con una netta situazione di disparità.


Comparto artistico e tecnico

Dopo l’uscita dei primi trailer non tutti erano entusiasti per la nuova ambientazione, ma adesso che abbiamo il gioco in mano possiamo dirlo con certezza, la direzione artistica è solida e in alcuni punti persino impressionante.
Quando tutto funziona come dovrebbe gli ambienti hanno un gran bel colpo d’occhio, la costante pioggia e gli elementi quasi cyberpunk riescono ad essere davvero suggestivi, tuttavia non sempre tutto va come deve andare.

Infatti, anche se alcuni scenari possono lasciare a bocca aperta, la maggior parte delle zone esplorabili in realtà risultano molto simili tra loro, ci troveremo con corridoi grigi e blu che si ripetono quasi fin alla nausea.
Fortunatamente sono presenti parecchi cambi di scenari ma quasi tutti perdono il loro fascino dopo un paio di missioni.

Le animazioni dei protagonisti e delle bossfight invece sono semplicemente sopraffine, complice anche un sorprendente livello di smembramento, e i nuovi attacchi presentati sono una vera caramella per gli occhi.
Anche dal punto di vista tecnico è stato fatto un ottimo lavoro e ne sono una testimonianza i caricamenti rapidi e la mancanza di bug che potrebbero incidere sull’esperienza di gioco.

Chiudendo su una nota negativa, la soundtrack utilizzata risulta piuttosto anonima, forse le urla costanti dei ninja fatti a pezzi ci hanno distratto troppo, ma ci rincresce ammettere che non ricordiamo nemmeno una delle tracce presentate.


Ringraziamo Xbox per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questo articolo.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

Ninja Gaiden 4 (PS5)
In Conclusione...
Ninja Gaiden 4 ha parecchi picchi qualitativi ma anche qualche baratro difficile da ignorare: le migliorie rispetto ai capitoli precedenti si sentono e questa serie non è mai stata più accessibile, ma lo è diventata a discapito di alcuni aspetti fondamentali che la caratterizzavano. Sta di fatto che la mano di Platinum Games si avverte e se siete fan delle loro opere vi sentirete quasi subito a casa. Difficilmente vi pentirete di aver messo mano a questo titolo, ma è davvero un peccato che il lato narrativo e la varietà delle mappe presentate non siano all’altezza di tutto il resto.
Pregi
Ottimo combat system
Meccaniche divertenti
Buon comparto grafico
Difetti
Narrativa e personaggi noiosi
Mappe e boss riutilizzati
Ambientazioni simili tra loro
7.8
Voto