Tra i tanti bellissimi ricordi e momenti che hanno segnato la nostra permanenza alla Gamescom dello scorso anno, sicuramente rimarrà per sempre con noi l’incontro con gli sviluppatori di My Hero Academia: All’s Justice.
E non solo per il titolo in sé, che si è rivelato fin da subito interessante al punto da farcelo tenere sott’occhio nel corso degli ultimi mesi, quanto soprattutto per l’opportunità di constatare in prima persona l’enorme passione del team nel dare vita a questo progetto.
Fin dai primi minuti di conversazione, il modo in cui ne parlavano ci ha fatto subito capire quanto All’s Justice fosse concepito come un vero e proprio progetto creato dal cuore; dedicato non solo a chi ama l’universo creato dal maestro Kōhei Horikoshi, ma anche alla community affezionata che nel corso degli anni ha sempre seguito questa serie nel suo cammino fino a ciò che è diventata oggi.
Ci basta ripensare a quando ci chiesero esplicitamente di non scrivere nulla sull’opening del gioco nella nostra anteprima, in quanto ci tenessero che i giocatori potessero scoprirla in prima persona e provare le stesse emozioni che noi stessi, in primis fan dell’anime, abbiamo provato in quel momento.
E come si può dedurre dal titolo volutamente provocatorio che abbiamo scelto di dare a questo articolo, ci sono effettivamente riusciti. My Hero Academia: All’s Justice è un prodotto che saprà senza dubbio rendere felice chi ama l’opera originale… ma riuscirà a convincere anche chi cerca semplicemente un buon arena fighter, senza necessariamente essere legato al manga o all’anime?
Proprio da questa domanda prende forma la nostra recensione: un’analisi approfondita di tutte le modalità, osservate con uno sguardo appassionato da fan ma anche con una visione il più possibile oggettiva di chi valuta il gioco per ciò che è, al di là dell’amore per il brand.
Un nuovo modo di combattere insieme
Prima ancora di descrivere e analizzare nel dettaglio le diverse modalità presenti, è doveroso soffermarsi sulle novità introdotte in questo capitolo e sul sistema di gioco che da sempre accompagna la serie, soprattutto per chi ha meno familiarità con il genere.
My Hero Academia: All’s Justice si presenta come un ambizioso arena fighter 3v3, un picchiaduro 3D in cui i giocatori possono muoversi liberamente all’interno di diverse arene e affrontarsi in spettacolari combattimenti tre contro tre sfruttando abilità, combo e poteri iconici dei personaggi della serie.
Troviamo anche numerose novità non presenti nei due capitoli precedenti, come l’introduzione di un vero e proprio sistema tag battle che permette di selezionare tre personaggi diversi da alternare durante lo scontro, ciascuno con la propria barra della vita e un moveset unico. Un netto distaccamento rispetto al passato, dove il supporto si limitava alla presenza di semplici “sidekick” chiamati in aiuto durante il combattimento.

Il gioco si configura tuttavia come un diretto sequel di My Hero Academia: One’s Justice 2, ma al tempo stesso ne prende le distanze, a partire dal cambio stesso di titolo, nel tentativo di costruire una propria identità separata che, pur richiamando le radici della serie, restituisce fin da subito un feeling completamente diverso.
Il pacing delle battaglie risulta infatti nettamente migliorato, con tecniche immediate e un ritmo complessivo decisamente più serrato. Anche la gestione delle mosse finali è stata rivista, e le lunghe cutscene che interrompevano l’azione sono state quasi completamente eliminate e sostituite da sequenze di colpi integrate direttamente nel gameplay.
Tra le novità più interessanti troviamo anche la nuova barra Rising, già descritta nella nostra anteprima dell’anno scorso, che una volta attivata permette al personaggio di entrare temporaneamente in una sorta di “stato di risveglio”, potenziando attacco e difesa e ampliando al tempo stesso il ventaglio di combo disponibili.
A questo si affianca poi un importante lavoro di ribilanciamento del roster, che assume ancora più valore se si considera l’enorme numero di personaggi giocabili. Nonostante l’assenza di volti iconici come Spinner o Kamui Woods, è difficile non rimanere colpiti davanti a una selezione così ampia di ben 68 personaggi tratti dal manga tra cui poter scegliere!

E mentre in passato un numero così elevato avrebbe significato ben poco, considerando che uno dei limiti più diffusi negli arena fighter anime è proprio la tendenza a rendere i personaggi troppo simili tra loro, questa volta Byking ha svolto un lavoro davvero eccezionale.
Ogni combattente possiede un moveset caratteristico che riprende in modo fedele abilità e peculiarità viste nell’opera originale. Utilizzare Tokoyami o Lady Nagant offre esperienze totalmente diverse, così come scegliere Shigaraki invece di Best Jeanist, portando ad approcci al combattimento completamente differenti.
Ogni eroe (o villain) risulta davvero unico, pur con qualche compromesso inevitabile in un genere come quello degli arena fighter, trasmettendo al giocatore la sensazione di vestire davvero i panni di quello specifico personaggio.
Un risultato tutt’altro che scontato e anzi, quasi invidiabile se confrontato con molti titoli affini che non sono riusciti nemmeno lontanamente a raggiungere un livello simile pur vantando roster più ridotti.

È inoltre doveroso sottolineare come, aumentando ulteriormente la fedeltà all’anime e al manga, le battaglie non siano più dominate in maniera quasi esclusiva dai combattimenti a mezz’aria, come accadeva nei capitoli precedenti. Le combo aeree restano ovviamente presenti, ma risultano molto più bilanciate e meno predominanti rispetto a quelle via terra, contribuendo a scontri più realistici e leggibili.
In definitiva, questa volta il team dietro la serie è riuscito a realizzare un prodotto che sembra davvero nascere dall’universo di My Hero Academia, capace di soddisfare i fan che desideravano un sistema di combattimento più profondo e affine al lavoro dell’ineguagliabile Horikoshi ma che rimane comunque intuitivo.
Ogni personaggio richiede infatti al giocatore di essere studiato con attenzione per venire sfruttato al meglio, permettendo di padroneggiare tecniche e approcci che nessun altro combattente è in grado di replicare.
L’altra faccia della medaglia
In questi casi si tende spesso a dire “via il dente, via il dolore”, e proprio per questo abbiamo scelto di affrontare subito quelli che, a nostro avviso, rappresentano i difetti maggiori di My Hero Academia: All’s Justice.
Riprenderemo un concetto già accennato in precedenza per collegarci al problema che vogliamo esaminare: partiamo quindi dalla gestione delle cutscene degli attacchi finali, ora ridotte a rapide sequenze in-game. Queste, indubbiamente, erano particolarmente lunghe e la loro rimozione contribuisce a rendere il ritmo dei combattimenti più fluido e meno frammentato, ma al contempo potrebbe far storcere il naso a chi apprezzava l’impatto spettacolare e cinematografico che davano alle mosse finali.

Il problema più grande, tuttavia, emerge sul piano tecnico e riguarda una gestione delle hitbox tutt’altro che impeccabile, dove in numerose situazioni gli attacchi sembrano non collegarsi correttamente finendo per vanificare anche le mosse più potenti e lasciando il giocatore con la sensazione di aver sprecato un’occasione decisiva. E non si tratta nemmeno di un limite circoscritto alle tecniche Plus Ultra, ma anche i colpi più semplici possono mancare inspiegabilmente il bersaglio, persino quando si trova chiaramente a portata.
Ci è capitato persino che, al termine di una breve animazione che precede l’attacco, il nostro personaggio finiva per teletrasportarsi oltre il nemico, finendo per colpire il vuoto.
Abbiamo notato come questi problemi siano spesso aggravati anche da una gestione poco efficace della conformazione del terreno, che ci conduce direttamente al secondo grande tallone d’Achille dell’opera: le mappe di gioco.
In questo ambito c’è purtroppo molto da criticare, a partire dalla loro scarsa varietà. Una limitazione difficile da giustificare non solo se confrontata con la maggiore quantità di arene disponibili nei capitoli precedenti (ben 20 contro le 9 presenti in questo titolo), ma anche considerando che nel gioco esistono effettivamente mappe aggiuntive… relegate però esclusivamente alle modalità storia o alle missioni team-up.

Una scelta quantomeno discutibile, soprattutto se si considera che le poche aree effettivamente utilizzabili non risultano nemmeno particolarmente curate dal punto di vista del gameplay, presentando al contrario numerosi problemi legati alla conformazione del terreno e alla presenza di strutture che ostacolano il movimento e la leggibilità degli scontri.
My Hero Academia: All’s Justice sembra essere pensato per funzionare al meglio in ambienti ampi, pianeggianti e privi di ostacoli, dove in effetti i combattimenti risultano effettivamente più fluidi e funzionali. Tuttavia, solo una manciata di queste mappe rispetta davvero tali caratteristiche, mentre la maggior parte è costellata da dislivelli, rocce ed edifici che interferiscono pesantemente con il sistema di combattimento.
Ne risulta che, in numerose occasioni, ci siamo trovati costretti ad attirare la CPU verso specifiche zone della mappa per evitare situazioni frustranti come finire in un loop di attacchi che non colpiscono il bersaglio o, peggio ancora, momenti in cui il nemico risulta di fatto irraggiungibile.
Un gran peccato che, se preso singolarmente potrebbe anche essere tollerabile, diventa completamente insostenibile se sommato a una gestione poco efficace della telecamera: il continuo scontro con gli elementi scenografici rende spesso l’azione confusa e difficile da leggere, impoverendo ulteriormente l’esperienza di gioco complessiva.
“Questa è la nostra storia!”
My Hero Academia: All’s Justice si differenzia per un’offerta di contenuti sorprendentemente ricca che va ben oltre la semplice “battaglia libera” o gli scontri online, spesso uniche modalità realmente rilevanti in molti arena fighter della stessa pasta.
Naturalmente, il fulcro dell’esperienza resta ancorato all’opera di Kōhei Horikoshi e il gioco attinge in particolare agli eventi della settima e dell’ottava stagione dell’anime, coprendo l’arco narrativo della guerra finale senza però rinunciare a includere personaggi, riferimenti e momenti iconici provenienti anche dalle stagioni precedenti.

All’avvio del gioco, tuttavia, non veniamo catapultati direttamente nella trama principale ma in uno scenario what-if ambientato all’interno di uno spazio virtuale creato per permettere agli studenti della UA di allenarsi e rivivere alcuni eventi salienti delle loro avventure passate.
Il giocatore si ritrova così in una sorta di HUB esplorabile liberamente, che funge da punto di accesso alle diverse attività del gioco. Si passa da semplici dialoghi di contorno con i personaggi dell’opera a vere e proprie modalità fra loro completamente diverse e con un livello di profondità variabile a seconda dell’attività scelta.
Modalità Storia
La prima modalità su cui vale la pena soffermarsi è senza dubbio la modalità storia, accessibile direttamente dal menù principale oppure tramite la statua di All Might situata al centro dell’HUB.
Attraverso questa modalità è possibile rivivere i momenti più significativi delle ultime due stagioni dell’anime, seguendo gli eventi di ben sette personaggi diversi, dall’inizio della guerra fino alla sua conclusione, e partecipando in prima persona ai loro scontri.
Nel complesso, non possiamo che dirci soddisfatti del risultato. Questa modalità offre un numero consistente di battaglie mai eccessivo ma sufficientemente vario da permettere al giocatore di sperimentare stili di combattimento differenti e di familiarizzare progressivamente con le meccaniche del gameplay.
Al tempo stesso riesce, però, a proporre anche un livello di sfida capace di mettere alla prova persino i veterani della serie, con una difficoltà che aumenta con l’avanzare della campagna fino a culminare in uno scontro finale che molti giocatori hanno persino definito “ingiusto” per il suo livello di sfida particolarmente elevato.

E, a essere sinceri, anche noi dobbiamo ammettere di aver incontrato non poche difficoltà in questo specifico boss. Più che una battaglia ben progettata, ci è sembrato un tentativo piuttosto goffo di costruire un nemico temibile che, alla fine della giornata, si riduce ad essere una semplice sequenza di attacchi devastanti ripetuti con scarso preavviso e spesso concatenati tra loro in modo tale da risultare praticamente impossibili da schivare.
A peggiorare la situazione contribuiscono una super armor che rende quasi inutile qualsiasi tentativo di interromperne le azioni, e una capacità offensiva decisamente oltre i limiti di ciò che si potrebbe definire equilibrato. E mentre tali elementi sono presenti anche in altre boss fight della campagna e delle modalità secondarie, che riteniamo comunque non sempre bilanciate al meglio, ciò che rende questa battaglia davvero frustrante è soprattutto il numero eccessivo di fasi consecutive prive di qualsiasi checkpoint, che trasforma ogni singolo errore in una condanna che ci farà perdere non poco tempo.

Ciononostante, si tratta pur sempre di un episodio isolato all’interno di una campagna che, nel complesso, riesce a offrire scontri coinvolgenti e ben calibrati, capaci di spingerci a rivedere le nostre strategie e ad adattarci alle situazioni proposte, anche se non sempre con risultati soddisfacenti (in almeno un’occasione ci siamo ritrovati praticamente costretti a “spammare” lo stesso attacco pur di vincere… una soluzione tutt’altro che gratificante).
Tralasciando questa doverosa parentesi sulla difficoltà, ci troviamo davanti a una modalità storia complessivamente molto riuscita, capace di far rivivere i momenti più iconici dell’arco finale di My Hero Academia attraverso alcune delle migliori cutscene mai realizzate in una trasposizione videoludica di un anime.

Peccato solo che queste sequenze 3D animate siano riservate esclusivamente ai passaggi più salienti della narrazione, mentre tutto ciò che li circonda dovrà accontentarsi di una sorta di slideshow composto da screenshot dell’anime (talvolta con leggeri movimenti) accompagnati da un semplice doppiaggio.
Non mancano nemmeno alcuni disegni inediti, il cui risultato è però altalenante: in certi casi appaiono visivamente strani, con animazioni poco credibili che rendono l’esperienza più simile a quella di un videogioco mobile; in altri, invece, offrono inquadrature originali e sorprendentemente in linea con lo stile dell’opera.
Nel complesso, la modalità storia di My Hero Academia: All’s Justice si impone senza dubbio come la migliore mai vista nella serie e come una delle più riuscite nell’intero panorama degli arena fighter ispirati agli anime… anche se c’è da dire che l’asticella non è che fosse particolarmente alta.
Missioni Team-Up
Le Missioni Team-Up rappresentano la seconda modalità principale del gioco e di certo una delle più ambiziose e potenzialmente interessanti, nonché quella su cui c’è davvero molto da dire. Si tratta sostanzialmente di una serie di incarichi ambientati in uno spazio open-map esplorabile, all’interno del quale potremo muoverci per raggiungere i diversi obiettivi.
Oltre a quelli principali, il gioco propone anche missioni secondarie e persino terziarie, dove le prime contribuiscono a potenziare le statistiche dei personaggi, attraverso un sistema alla semi-RPG, mentre le seconde si riducono a semplici fetch quest che però non offrono alcun tipo di ricompensa.

Durante l’esplorazione potrà inoltre capitare di imbattersi in criminali senza nome che ci sfideranno non appena incroceremo il loro sguardo, portandoci a combattimenti dove dovremo affrontare più avversari contemporaneamente.
Tutte idee indubbiamente interessanti e anche apprezzabili, in via teorica, ma che nella loro realizzazione faticano a lasciare il segno: la maggior parte delle attività proposte risulta infatti priva di un reale incentivo, dal momento che molte di queste non offrono ricompense degne di nota e nemmeno la sconfitta dei criminali per le strade porta a benefici concreti.
Queste sezioni di gioco finiscono quindi per apparire come contenuti poco stimolanti, più vicini a un riempitivo senza un sistema di progressione o di premi adeguati a sostenerle, che difficilmente riusciranno a catturare l’interesse del giocatore che invece finirà con ogni probabilità per ignorarle quasi del tutto.
Almeno le missioni secondarie, contrassegnate da un pallino rosso, riescono a risultare decisamente più coinvolgenti sia da un punto di vista ludico che da quello narrativo. Mentre alcune si limitano a semplici combattimenti, infatti, altre richiedono il soddisfacimento di specifici requisiti anche solo per essere attivate, introducendo una varietà di situazioni che rende l’esperienza notevolmente più interessante e variegata.

Gli sviluppatori hanno inoltre disseminato in tutta la modalità un’ampia selezione di dialoghi che ampliano la lore dell’universo, offrendo dichiarazioni e approfondimenti che, per quanto ovviamente non canonici, faranno sicuramente la gioia dei fan più appassionati dell’opera di Horikoshi.
È anche piacevole la possibilità di esplorare liberamente la città, soprattutto considerando che ogni personaggio (sbloccabile progressivamente completando le missioni principali) dispone di un sistema di movimento unico e sempre coerente con il proprio quirk: per esempio, Deku volteggia tra i palazzi grazie alla “Frusta Nera” mentre Uraraka può compiere salti molto più elevati sfruttando il suo “Zero Gravity”.
Peccato però che, superato l’impatto iniziale, rimanga ben poco da fare in una città tutto sommato piuttosto vuota, popolata soltanto da qualche gara a tempo e dalla ricerca delle varie missioni.
Inoltre, il sistema di movimento risulta spesso rigido e poco fluido per la maggior parte dei personaggi, rendendoli difficili da controllare e lontani dall’effetto dinamico a cui gli sviluppatori sembravano mirare.
Un tuffo nell’universo di My Hero Academia
Altre due modalità che vale la pena citare sono le Memorie Personaggi e le Battaglie Archives, contenuti in parte marginali, inseriti principalmente per arricchire ulteriormente la mole di contenuti offerta e allungare così il tempo di gioco, ma non per questo la loro presenza è da considerarsi non gradita. Al contrario, si rivelano sorprendentemente interessanti, seppur per motivazioni diverse.
Gli archivi ci permettono, come suggerisce il nome, di rivivere le battaglie più iconiche dell’intero manga di Kōhei Horikoshi, a partire dallo scontro tra All Might e il primissimo Nomu mai introdotto nella serie.
L’aspetto interessante è che non si trattano di semplici combattimenti isolati, al pari di quelli che potreste ricreare anche voi nella battaglia locale: saranno infatti preceduti o seguiti da cutscene simili a quelle della modalità storia, sempre piacevoli da vedere e capaci di far rivivere alcune delle scene più celebri della saga sotto una nuova luce!

D’altro canto, le Memorie Personaggi servono principalmente a interagire con tutti i personaggi che reclutiamo man mano che avanziamo nelle missioni Team-Up, portandoci a brevi conversazioni ambientate all’interno di uno specifico ristorante.
Qui potremo scoprire nuovi dettagli sui protagonisti, arricchire ulteriormente la lore già esistente e osservare Deku interagire con figure che, nella serie principale, non hanno magari ricevuto lo spazio narrativo che avremmo voluto.
Sarà inoltre possibile accedere a brevi storie dedicate a ogni personaggio, alcune leggere e divertenti e altre più interessanti soprattutto per i fan più appassionati, che includeranno anche sfide tutt’altro che banali e che anzi richiederanno il nostro massimo impegno per essere completate.
Insomma, due aspetti per nulla obbligatori ma decisamente apprezzabili che soddisferanno i fan più ossessionati che vogliono scoprire più informazioni possibili sull’universo di My Hero Academia.
Il campo di battaglia definitivo?
Ovviamente l’aspetto online del gioco rimarrà comunque, al di fuori della modalità Storia, il suo fulcro principale e il motivo per cui molti giocatori continueranno a tornare e riaprire My Hero Academia: All’s Justice anche dopo aver completato ogni altra attività.
Come ci si può aspettare, la modalità online permette di affrontare sfidanti da tutto il mondo in partite amichevoli o classificate, con la possibilità di consultare persino una classifica al fine di tentare la scalata verso le posizioni più alte del ranking.
Da questo punto di vista, siamo lieti di constatare che l’online funziona benissimo e, nel corso delle nostre prove, i tempi d’attesa si sono rivelati sorprendentemente brevi, spesso limitati a pochi secondi, e le partite estremamente fluide. Nessun problema significativo di lag o di connessione, tutto scorre in maniera stabile e reattiva quasi come se stessimo giocando in locale con un amico seduto accanto a noi. Un risultato tutt’altro che scontato, che rende particolarmente piacevole anche il semplice partecipare alle partite amichevoli per affrontare avversari di tutt’altra pasta rispetto alla CPU.

Da questo punto di vista ci si aspetterebbe anche un livello di personalizzazione del personaggio che rispetti le aspettative, o quantomeno paragonabile a quello di My Hero Academia: One Justice 2, giusto? E invece, purtroppo, dobbiamo constatare un enorme passo indietro.
Se nei capitoli precedenti era possibile selezionare numerosi elementi estetici e creare personaggi unici e talvolta persino esuberanti, questa volta le opzioni disponibili si riducono a una manciata di skin (per giunta, nella maggior parte dei casi, bloccate dietro un paywall su Steam) e poche possibilità di personalizzazione limitate quasi esclusivamente all’HUD.
Magari potrà essere anche sufficiente per chi si avvicina per la prima volta alla saga, ma è facile comprendere perché i fan storici se ne stiano invece lamentando.
A nostro avviso, sarebbe stato anche decisamente più appagante avere un numero maggiore di costumi alternativi per i personaggi, spesso limitati a qualche variante cromatica e solo due abbigliamenti davvero diversi, soprattutto considerando l’assenza di skin che sarebbero state persino banali da implementare come le versioni con le tute danneggiate viste durante l’arco della guerra finale.
L’aspetto più curioso, e in un certo senso quasi frustrante, è che molti di questi costumi sono già presenti nel gioco e perfettamente visibili nella modalità storia, il che porta inevitabilmente a chiedersi cosa impedisca agli sviluppatori di renderli disponibili anche nelle altre modalità.

Inoltre, per quanto le nostre partite online siano state perlopiù piacevoli e prive di intoppi, è doveroso segnalare la presenza dei cosiddetti “zooners”, ovvero giocatori che sfruttano alcune meccaniche di determinati personaggi basati su raggi o proiettili per impedire l’avvicinamento dell’avversario.
Si tratta, in realtà, di un problema relativamente marginale, dal momento che il gioco propone diversi modi per contrastare e gestire queste situazioni se si ha la pazienza di esplorarne a fondo le meccaniche. Ciò non toglie, però, che questo fenomeno rappresenti una conseguenza di un bilanciamento che, a conti fatti, non appare così impeccabile come si potrebbe inizialmente pensare.
È infatti evidente come alcuni personaggi dispongano di attacchi nettamente più potenti e distruttivi rispetto ad altri, talvolta capaci di infliggere quantità ingenti di danni con una semplice combo dalla quale, in alcuni casi, risulta persino impossibile fuggire.
Ovviamente le differenze tra i personaggi non potranno mai essere attenuate del tutto, ma una maggiore attenzione futura al bilanciamento appare praticamente indispensabile se si vuole garantire una lunga vita al progetto.
Comparto Artistico
My Hero Academia: All’s Justice rappresenta senza ombra di dubbio un enorme passo avanti rispetto al predecessore, e questo si riflette anche sul piano grafico, dove sia i modelli dei personaggi che l’illuminazione degli scenari risultano nettamente più curati, con una resa visiva molto più complessa e, soprattutto, più fedele alla palette cromatica dell’anime.
Come già accennato in precedenza, queste migliorie emergono in modo ancora più evidente nelle cutscene 3D completamente inedite, che in alcuni casi arrivano persino a rivaleggiare con la qualità dell’opera originale, regalando momenti a dir poco spettacolari e tanto emozionanti quanto le scene a cui fanno riferimento.

Lo stesso entusiasmo, purtroppo, non si può riservare alla colonna sonora, che appare piuttosto scarna e caratterizzata da un numero limitato di tracce che vengono spesso riproposte in loop. Nulla da togliere, invece, alle musiche presenti che riescono comunque a risultare memorabili e perfettamente in linea con lo stile musicale dell’anime.
Anche il comparto tecnico si comporta nel complesso in maniera abbastanza solida, ma non mancano purtroppo alcuni sporadici fenomeni di flickering grafico e qualche imprecisione nei box di testo con frasi che talvolta fuoriescono dallo spazio riservato (come accade durante alcune chat sul cellulare di Deku).
Ringraziamo Bandai Namco per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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