Recensione Mixtape | Un coming-of-age che unisce cinema, videogioco e musica

Mixtape Cover
Data di uscita
Maggio 7, 2026
Sviluppatore
Beethoven & Dinosaur
Il nostro Punteggio
9
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Mixtape è uno di quei giochi che hanno iniziato a far discutere ancora prima dei titoli di coda. Da una parte, c’è chi lo ha accolto come una delle esperienze narrative più interessanti dell’anno; dall’altra, chi l’ha liquidato come poco più di un film interattivo. Ed è proprio qui che nasce la domanda più interessante: cosa succede quando un videogioco prova davvero a parlare il linguaggio del cinema senza smettere di essere un videogioco?

La risposta di Beethoven & Dinosaur si chiama Mixtape, un’avventura narrativa che racconta l’ultima notte di tre amici prima che le loro vite prendano strade diverse. Tra bravate adolescenziali, ricordi destinati a diventare nostalgia e la paura di ciò che verrà dopo, il gioco costruisce una storia che ruota attorno a un momento che prima o poi tutti affrontiamo: rendersi conto che l’adolescenza non durerà per sempre.

Ad accompagnare il viaggio c’è una colonna sonora ricercata e curata con estrema attenzione, che non si limita a fare da sottofondo, ma diventa parte integrante del racconto.
Ma quindi Mixtape è davvero poco più di un film interattivo? Oppure c’è qualcosa di più dietro questo esperimento di Beethoven & Dinosaur?

In questa recensione cercheremo di rispondere a queste domande, analizzando ciò che rende Mixtape un’opera così discussa.

Un’ultima notte prima di diventare adulti

You won’t be listening to music, you’ll listen to who you were.
– Stacey Rockford

Prima ancora che la storia inizi davvero, Stacey Rockford ci introduce al suo rapporto leggermente ossessivo con la musica attraverso una descrizione tanto tecnica quanto irresistibilmente nerd della qualità del Compact Disc. È un’introduzione curiosa, ma perfetta per capire immediatamente chi abbiamo davanti

Pochi istanti dopo, conosciamo Slater e Cassandra, i suoi migliori amici, e scopriamo che quella che stiamo per vivere sarà la loro ultima notte d’estate insieme a Big Suck, affettuoso soprannome di Black Moon Lagoon, una piccola cittadina della California che sembra il luogo perfetto per una storia coming-of-age alla John Hughes.

Mixtape ,  dove si vedono i tre protagonisti sfrecciare per le strade sullo skateboard.

Da qui il gioco parte senza perdere tempo. Stacey sale sullo skateboard e sfreccia per le strade insieme ai suoi amici, mentre la colonna sonora prende immediatamente il controllo della scena. E noi siamo lì con lei, a schivare le auto ed eseguire qualche trick lungo il percorso. In pochi minuti Beethoven & Dinosaur riesce a comunicare perfettamente il tono dell’intera avventura: un racconto adolescenziale fatto di amicizia, ricordi e di come la musica possa trasformarsi nella colonna sonora delle nostre vite.

Mixtape diventa una fuga nostalgica verso quell’adolescenza che forse non abbiamo mai vissuto davvero, ma che abbiamo sognato guardando il cinema coming-of-age degli anni ‘80 e ‘90. Ma con una differenza fondamentale: questa volta non siamo semplici spettatori.
Possiamo entrare nei ricordi dei loro protagonisti, condividere i loro momenti più importanti e vivere insieme a loro quell’ultima notte prima che tutto cambi. C’è chi non sa ancora cosa farà nella vita. Chi sta cercando di capire chi vuole diventare. E chi, semplicemente, apprezza il momento in cui si trova. 

Mixtape Stacey Slater e Cassandra

È proprio qui che il gioco riesce a colpire nel segno: dietro le sue atmosfere da film adolescenziale si nasconde una storia che parla di crescita, cambiamento e della difficoltà di accettare che alcune fasi della vita non possano durare per sempre. Ed esattamente come in un film, in circa tre ore arrivano i titoli di coda.

Anche questo è stato uno degli aspetti che hanno fatto più discutere. Certo, alcuni momenti avrebbero meritato maggiore spazio, ma la sensazione è che il gioco racconti esattamente ciò che vuole raccontare. In fondo, una delle sue idee centrali è proprio questa: tendiamo a desiderare che certi momenti durino più a lungo di quanto possano davvero durare.


Un gameplay che parla il linguaggio del cinema

Un’altra delle critiche frequenti a Mixtape è… che non si gioca. In parte è un’osservazione comprensibile: alcune delle persone che si avvicineranno al gioco potrebbero desiderare un’esperienza più giocabile e meno guidata. Ma ridurre Mixtape a un semplice film interattivo significa ignorare ciò che Beethoven & Dinosaur sta cercando di fare.

Il suo obiettivo è trasformare il giocatore in parte integrante dei ricordi dei protagonisti, fondendo continuamente interazione e linguaggio cinematografico. Si passa dal lanciare carta igienica contro la casa del preside a sfrecciare giù da una collina inseguiti dalla polizia a bordo di un carrello della spesa, fino a cercare la granita perfetta combinando gusti improbabili.

Mixtape Gameplay scaled

Momenti assurdi, caotici e a volte apparentemente insignificanti che, messi insieme, costruiscono il ritratto di un gruppo di amici nel pieno della propria adolescenza. Perché è proprio così che funzionano certi ricordi: sembrano banali quando li racconti, ma finiscono per diventare quelli che ti porti dietro quando tutto il resto cambia. A rendere tutto ancora più interessante è la regia. La telecamera cambia continuamente prospettiva, il montaggio spesso segue il ritmo delle canzoni e lo stile visivo si trasforma per adattarsi alle emozioni della scena

Cinema e gameplay finiscono così per influenzarsi a vicenda, dando a ogni ricordo una propria identità visiva e una meccanica di gioco spesso diversa da quella precedente. Una scelta che mantiene costante la curiosità del giocatore e la sensazione di non sapere mai cosa aspettarsi dalla scena successiva. Alcune sequenze abbandonano addirittura il realismo per lasciare spazio a immagini che seguono più la logica delle emozioni che quella della realtà. Mixtape non cerca di ricostruire i ricordi per come sono accaduti, ma per come vengono percepiti da chi li ha vissuti

Mixtape Gameplay Corsa scaled

Non tutte le idee, però, hanno lo stesso impatto e qui emerge il limite più evidente di Mixtape. L’esperimento di unire cinema e videogioco funziona, ma in alcune sequenze la componente interattiva passa troppo in secondo piano. Non perché il risultato sia meno coinvolgente, ma perché, in alcuni momenti, viene spontaneo chiedersi se una maggiore interazione avrebbe permesso di immergersi ancora di più nell’esperienza. Soprattutto quando il gioco dimostra di saper utilizzare l’interazione per amplificarne l’impatto emotivo

E sì, c’è anche quella scena del bacio. Ma proprio quel momento riassume perfettamente la filosofia di Mixtape: non guarda all’adolescenza con nostalgia cieca e non prova a renderla più bella di quanto fosse realmente. Il primo bacio, per molti, è stato più cringe che romantico, ammettiamolo, e Mixtape ha il coraggio di raccontarlo esattamente così: goffo, imbarazzante ma tremendamente umano.

L’ambiente come racconto

La storia viene raccontata attraverso gli spazi che i protagonisti abitano. Tra una sequenza e l’altra, possiamo esplorare liberamente le stanze di Stacey, Cassandra e Slater, oltre al loro rifugio segreto. La camera di Stacey è un caos creativo fatto di giradischi, scatole piene di cassette musicali e pareti ricoperte di poster.
Quella di Cassandra appare inizialmente ordinata, impeccabile e molto, molto rosa. Si vede che non ha avuto molta libertà di scelta nell’arredamento come gli altri, ma basta osservare meglio per notare qualche segnale della sua ribellione

Slater, invece, vive circondato da strumenti musicali che rivelano immediatamente la sua passione per la composizione musicale. Osservando meglio la stanza, si scopre anche un altro lato del personaggio: il disegno. È un dettaglio interessante che contribuisce ad arricchirne la personalità e che avrebbe forse meritato un po’ più di spazio all’interno della storia.

Mixtape Stanza di Stacey scaled

Sparsi per le stanze ci sono poi oggetti che funzionano come piccole macchine del tempo. Basta interagire con una fotografia, una cassetta musicale o un oggetto apparentemente insignificante per ritrovarsi catapultati in un ricordo dei protagonisti, che prende forma attraverso una nuova sequenza giocabile.
È una soluzione che ricorda per certi versi What Remains of Edith Finch, dove gli oggetti diventavano porte verso storie e memorie del passato.

Anche in Mixtape, però, questi momenti non servono soltanto a raccontare eventi già accaduti: permettono al giocatore di viverli direttamente, trasformando ricordi apparentemente ordinari in esperienze interattive. Un’idea semplice ma estremamente efficace, che collega esplorazione, narrazione e gameplay senza interrompere il ritmo dell’avventura. 

Personaggi imperfetti, proprio come gli adolescenti

Stacey e Slater sono amici da sempre. Cassandra arriva più tardi, trovando in quel duo la possibilità di essere finalmente sé stessa. Ognuno di loro si trova in un momento diverso della propria crescita, ma tutti stanno cercando di capire cosa fare del proprio futuro.

Stacey è il cuore pulsante dell’intera esperienza. Ossessionata dalla musica, interpreta il mondo attraverso le canzoni che ascolta. Probabilmente è anche l’unica persona al mondo capace di trasformare qualsiasi conversazione in una curiosità musicale lunga cinque minuti. Il suo sogno è lasciare Black Moon Lagoon per trasferirsi a New York e lavorare nell’industria musicale come supervisore musicale, ma inseguire quel futuro significa anche abbandonare tutto ciò che conosce.

Mixtape Screenshot 1

Cassandra invece è stufa di essere la ragazza perfetta. E avere un padre poliziotto che sembra tenere sotto controllo ogni sua mossa non aiuta di certo. Dietro l’immagine della studentessa modello si nasconde una ragazza che sta cercando disperatamente di capire chi vuole essere davvero. È proprio per questo che trova in Stacey e Slater qualcosa che le manca: un posto dove poter sbagliare, divertirsi e smettere, almeno per un po’, di essere all’altezza delle aspettative di tutti.

Slater è probabilmente il personaggio meno approfondito del trio, ed è uno dei pochi aspetti che lasciano un po’ di amaro in bocca. Conosciamo la sua passione per la musica, la sua sensibilità e il ruolo che ricopre all’interno del gruppo, ma il gioco esplora molto meno il suo passato rispetto agli altri protagonisti. E se da una parte questo contribuisce ad accresce il suo fascino “misterioso”, dall’altra lascia la sensazione che Mixtape avrebbe potuto raccontarci qualcosa in più su di lui.

Mixtape Slater

Rimane comunque il collante emotivo del gruppo. Quel tipo di amico che sembra destinato ad aspettarti sempre, anche quando la vita ti porta altrove. E il gruppo funziona perfettamente anche così. Si prendono in giro, discutono, condividono paure e sogni per il futuro ed è proprio questa spontaneità a rendere il trio così credibile: non sembrano personaggi scritti per raccontare una storia, ma amici che esistevano già molto prima che noi arrivassimo a conoscerli.

Una storia nata da un mixtape

E poi c’è la musica. Anzi, forse sarebbe più corretto dire che c’è un quarto protagonista. Dagli Smashing Pumpkins ai Joy Division, passando per Iggy Pop e molti altri artisti, la colonna sonora di Mixtape non è una semplice raccolta di grandi canzoni. Ogni brano è stato scelto per rappresentare un momento preciso della vita dei protagonisti e finisce per influenzare direttamente il modo in cui quel ricordo viene raccontato.
Alcune sequenze seguono il ritmo della musica, altre utilizzano le canzoni per dare forma a emozioni che i personaggi faticano a esprimere a parole. In Mixtape la musica non accompagna i ricordi, ma li definisce.

Non è un caso che Beethoven & Dinosaur abbia deciso di non includere una modalità streaming. Gli stessi sviluppatori l’hanno definita “l’anima” del gioco, e la ragione è semplice: togliere quelle canzoni significherebbe togliere all’opera parte della sua identità. Questo legame emerge anche attraverso Stacey, che ogni volta che una nuova canzone entra in scena rompe la quarta parete per raccontarci qualche curiosità sulla traccia che stiamo ascoltando o sul contesto in cui è nata. 

Durante lo sviluppo, Beethoven & Dinosaur ha raccontato di aver iniziato selezionando i brani che voleva inserire nel gioco e disponendoli come un vero mixtape, cercando di capire quale storia potessero raccontare una volta messi in sequenza. Alcune scene sono nate attorno a una canzone precisa, altre sono state modellate per seguirne il ritmo, i crescendo e persino le pause. È qui che Mixtape trova la sua identità più originale: ogni livello esiste perché esiste quel brano, e non il contrario.


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Copertina di Mixtape
Mixtape
IN CONCLUSIONE
Rispondendo alle domande che ci siamo posti all'inizio, Mixtape non è nè un film interattivo nè un videogioco tradizionale nel senso più classico del termine. Si colloca in uno spazio tutto suo, fondendo cinema, musica e interattività per raccontare una storia che difficilmente avrebbe avuto lo stesso impatto in un altro medium. Quello di Beehtoven & Dinosaur è un esperimento coraggioso, che avrebbe potuto osare di più sul lato gameplay e dedicare maggiore spazio ad alcuni dei suoi personaggi, ma che riesce comunque a trovare una propria identità. E quando i titoli di coda iniziano a scorrere, resta la sensazione di aver vissuto qualcosa che appartiene ai protagonisti, ma che in fondo parla anche un po' di noi.
Pregi
Una regia sempre pronta a sorprendere
Una colonna sonora che definisce il racconto
Un coming-of-age sincero e coinvolgente
Difetti
Certe sequenze meritavano più interattività
Slater è il personaggio meno approfondito del trio
9
Voto