Recensione Marathon | L’estetica del futuro e l’azzardo di Bungie

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Data di uscita
Marzo 5, 2026
Sviluppato da:
Bungie
Piattaforme:
PC (Steam), PlayStation 5, XBox Series X|S

Marathon non è semplicemente un nome riemerso dagli archivi della storia videoludica, ma rappresenta una scommessa pericolosa per Bungie e per la sua identità di sviluppatore d’eccellenza. La celebre casa di sviluppo ha infatti consegnato al pubblico un extraction shooter che rinuncia a qualsiasi campagna per il giocatore singolo a favore del PvPvE (Player vs Player vs Environment).

Il loro approccio non mitiga la brutalità delle proprie regole, quanto piuttosto trasforma la frustrazione della sconfitta nel perfezionamento della propria strategia di sopravvivenza. Chiunque decida di atterrare su Tau Ceti IV deve essere consapevole di trovare soltanto corporazioni e fazioni in costante lotta tra loro per il controllo di una civiltà ormai inesistente.

È in questo piccolo spazio che Bungie si gioca la partita più importante, volendo dimostrare che possiede ancora il tocco necessario per dominare il mercato degli sparatutto. Sarà riuscita nell’intento? Scopriamolo insieme!


Echi di un passato su TAU CETI IV

L’universo narrativo di questo capitolo non si basa su un racconto lineare, non accompagna il giocatore attraverso una sequenza di eventi predefiniti, ma preferisce manifestarsi come un mosaico di informazioni che affondano le proprie radici nel passato della nave UESC Marathon. Questo vascello, scomparso un secolo prima insieme al suo intero equipaggio nei pressi del pianeta Tau Ceti IV, è riemerso dallo spazio profondo per ritornare nella sua orbita, portando con sé un silenzio che ha scatenato una corsa all’oro tra diverse potenze terrestri.

Il giocatore si ritrova così catapultato in un futuro dove è stato tutto parzialmente sostituito dalla digitalizzazione della coscienza e assume il controllo di un Runner, un’entità immateriale capace di abitare involucri sintetici chiamati Shell. I protagonisti non agiscono per spirito di scoperta, ma servono come armi per una serie di sindacati che intendono recuperare manufatti rari e dati sensibili, tutti sepolti sotto le macerie di una civiltà scomparsa.

MARATHON LOGO EN COMPLEX

Le fazioni che dominano Tau Ceti IV comunicano con i propri mercenari attraverso un’interfaccia virtuale e assistenti dal tono manipolatorio, come gli ONI, in cui i fan storici rivedranno la figura della folle intelligenza artificiale di nome Durandal.
Ogni incarico completato per queste organizzazioni sblocca progressivamente nuove voci nel Codex e video surreali che tentano di spiegare il destino di un mondo che ha smesso di vivere e combattere tanto tempo fa.

Data la natura frammentaria della storia, la narrazione ambientale gioca un ruolo fondamentale nella costruzione di uno scenario distopico poiché, esplorando le strutture e le zone industriali dell’Outpost, è possibile intravedere graffiti e resti organici che raccontano gli ultimi istanti vissuti dai coloni prima di un collasso irrimediabile.
All’interno di un extraction shooter, questo metodo di trasposizione è un azzardo, però può ricompensare i giocatori più attenti, disposti a scavare all’interno della trama di Marathon.

Marathon

Il senso di progressione della storia viene anche mantenuto vivo da una struttura live service, dove il mondo di gioco promette di evolvere la sua situazione politica interna e l’ambientazione in base alle scoperte effettuate dalla community durante le varie stagioni competitive.
È sempre un impegno costante per chi gioca restare dietro a un racconto che non si lascia mai catturare del tutto, quindi bisogna essere propensi a dedicare del tempo per unire i pezzi mentre si saccheggia sperando di sopravvivere.


Estrazione e brutalità

Il cuore dell’esperienza ludica di Marathon risiede in un ciclo di gioco che mantiene la tensione altissima, costringendo ogni operatore a pensare a ogni movimento all’interno di mappe ben realizzate sia tecnicamente che artisticamente. Il concetto fondamentale di “entra, ruba e scappa” viene declinato in maniera tale che il Time-To-Kill ridotto trasforma ogni scontro in un terno al lotto: il minimo errore può decretare la perdita totale di tutto l’equipaggiamento raccolto durante le diverse spedizioni.

La struttura dell’extraction shooter viene costruita da Bungie grazie al lavoro svolto precedentemente con Halo e Destiny, il che è una garanzia riguardo al feeling delle armi, che risulta gratificante, pesante e preciso, pur essendo in un contesto tattico e non barbaro. Qui entrano in gioco i sette Shell disponibili, che fungono da classi dotate di abilità attive e passive uniche tra loro, influenzando spesso le dinamiche di squadra o le possibilità di sopravvivere senza essere crivellati.

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Si può prendere come esempio il Destroyer, che si configura come il tank del gruppo grazie agli scudi portatili e a una consistenze potenza di fuoco, mentre il Vandal permette un approccio più mobile e rapido durante gli scontri diretti.
Poi esiste la figura del Rook, un’unità esclusivamente ideata per l’incursione in solitaria, che permette di entrare in partite già avviate per recuperare oggetti e crearsi un bottino senza sprecare il proprio equipaggiamento, un po’ come succede in Escape From Tarkov, capostipite del genere Extraction Shooter.

La gestione della temperatura interna dei circuiti del Runner introduce ulteriore profondità, poiché ogni scatto prolungato o scivolata genera un accumulo di calore che può bloccare temporaneamente le funzioni motorie dello Shell, costringendo i giocatori a leggere l’ambiente come un elemento attivo che può influenzare le capacità fisiche.
Entra in gioco anche l’IA che governa le truppe robotiche dell’UESC in quanto non sono semplici sacchi da box da riempire di proiettili, ma rappresentano una minaccia coriacea, capace di accerchiare e intrappolare i giocatori, costretti così a sprecare munizioni preziose.

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Il sistema di progressione si appoggia sui contratti forniti dalle varie corporazioni, come il sabotare terminali e antenne, offrendo così un senso di crescita permanente che cerca di rinfrescare il gameplay di gioco, che rischia di sedimentarsi in una banale ricerca di oggetti dopo una serie di sconfitte.
Inoltre collaborare con i propri compagni è essenziale per completare gli obiettivi, permettendo di sbloccare potenziamenti nei rispettivi alberi delle abilità.

Tuttavia, attualmente il bilanciamento tende a favorire i gruppi da tre giocatori, lasciando chi vuole giocare in coppia in una posizione di svantaggio tattico a causa dell’assenza di un matchmaking dedicato ai duetti.
Oltre ciò, nonostante la possibilità di utilizzare diverse armi e di migliorarne la rarità tramite accessori recuperati durante le estrazioni, l’esperienza di gioco viene sporcata da un’interfaccia utente poco intuitiva e inutilmente frustrante, il che rende la gestione dell’inventario inutilmente macchinosa.


Un’estetica che cattura la distopia

La componente artistica di Marathon rappresenta indubbiamente il suo tratto più dirompente: Bungie ha deciso di allontanarsi dai canoni del fotorealismo per abbracciare un linguaggio visivo “retro-futuristico”. Questa direzione intrapresa si manifesta attraverso una saturazione esasperata, piena di tonalità al neon che richiamano gli anni ’90, creando un forte contrasto tra la semplicità delle strutture architettoniche e l’aggressività dei colori.

Nonostante i modelli degli Shell e delle armi possano apparire eccessivamente spigolosi o meno dettagliati, il risultato finale riesce a ipnotizzare grazie alla loro originalità.
Da non dimenticare il comparto sonoro, altro fiore all’occhiello del titolo, che offre una precisione spaziale e una ricchezza di dettagli acustici che aumentano la qualità dell’immersione, fornendo così strumenti tattici indispensabili per la riuscita dell’estrazione.

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Ogni passo, ogni scontro a fuoco sono così fedeli da permettere una localizzazione sonora quasi infallibile all’interno dell’ambiente, diventando a loro volta una componente integrante dell’azione.
Tuttavia, come citato in precedenza, l’interfaccia utente sacrifica la leggibilità rispetto allo stile e l’impatto grafico generale: il sistema dei menu appare confusionario e rende la navigazione un’esperienza inutilmente complessa, in quanto coesistono diversi font e icone dalle dimensioni discutibili.

La scelta di riproporre il puntatore già visto in Destiny si rivela ancora più problematica, poiché la gestione delle risorse richiede parecchia rapidità e viene invece costantemente ostacolata da un’User Interface troppo macchinosa.
Sotto il profilo tecnico, Marathon ha una buona fluidità complessiva e i cali di frame (possibili cause di morte in sessioni concitate) appaiono solo in rari casi, in particolare quando i particellari sono di un livello superiore rispetto al normale, ma nel complesso non è stato segnalato alcun bug o glitch grave in grado di rovinare completamente l’intera esperienza di gioco.


Ringraziamo Warning Up PR per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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Marathon
MARATHON (PC)
In conclusione
Marathon si presenta come un esperimento ambizioso, capace di riportare sulla scena un brand storico attraverso una visione artistica azzeccata e un gameplay che, pur essendo rigido, conferma il talento di Bungie nella costruzione di ottime meccaniche FPS. Tuttavia, la sensazione di trovarsi davanti a un prodotto ancora non del tutto al suo stadio finale, rovinato da una gestione dell'interfaccia pessima, impedisce all'opera di raggiungere la vetta degli extraction shooter.
Pregi
Ottimo shooting e feeling delle armi notevole
Identità visiva unica
Sound design curato maniacalmente
Difetti
Interfaccia inutilmente complessa
Bilanciamento punitivo per i duetti
Incertezze sporadiche nella fluidità
7.5
Voto