Recensione Mafia: Terra Madre | Amore, Sangue, Polvere e Storia

Ogni generazione di giocatori dal 2001 a oggi ricorda il momento in cui ha incontrato per la prima volta la saga di Mafia. C’è chi è rimasto incantato dalla malinconica eleganza della Lost Heaven dello storico primo capitolo e dalla perizia tecnica avanguardistica degli sviluppatori della Ilusion Softworks , capitolo in cui Tommy Angelo ci mostrava il prezzo di una vita spesa al servizio della famiglia. C’è chi ha respirato l’aria densa del secondo titolo, ambientato tra gli anni ’40 e i ’50 a Empire Bay, tra neve, tradimenti e jazz, con la parabola di Vito Scaletta. E c’è chi si è immerso nel caldo opprimente del bayou, nel fittizio sud degli Stati Uniti con Mafia III, vivendo la furia vendicativa di Lincoln Clay.

Terra Madre, quarto episodio di questa epopea, raccoglie questo patrimonio e lo porta ancora più indietro, lì dove tutto ha avuto origine: la Sicilia del primo Novecento, madre e matrigna, terra di bellezza assoluta e di violenza silenziosa. Nei panni di Enzo Favara, giovane “carusu” che sogna di spezzare le proprie catene con la povertà, il giocatore non trova soltanto una nuova storia, ma l’archetipo stesso di cosa significa entrare – e restare intrappolati – nel mondo della mafia. Se Mafia ci ha insegnato, capitolo dopo capitolo, che ogni scelta criminale porta con sé un prezzo, Terra Madre, esattamente come il primo titolo della serie, ci ricorda la verità più dura: quel prezzo, spesso, lo paghiamo sia noi che le generazioni a venire. Tantissimi uomini e donne invischiati in una catena di violenza, corruzione e avidità , che pare uscire dalla terra stessa che ci ha generati.

Il trailer italiano di Mafia: Terra Madre ci mostra già l’ottima qualità del doppiaggio e il fantastico world building

Ma Mafia: The Old Country (questo il titolo anglofono) non vuole limitarsi a evocare il passato e usarlo per raccontare una storiella videoludica superficiale e farci saltellare in giro in stile Assassin’s Creed. La Sicilia virtuale della nuova incarnazione di questa saga è ricostruita in maniera realistica: bella, colorata, assolata, viva e tangibile. I vicoli polverosi, le piazze e i mercatini gremiti , i campi assolati che nascondono segreti: tutto parla di una Terra Madre che non è sfondo, ma protagonista insieme ad Enzo e Isabella. Ed è qui che il dialetto siciliano, le giostre equestri, la fede popolare e la colonna sonora sinfonica trasformano la narrazione in qualcosa di viscerale, che tocca le corde intime non solo di ogni siciliano, ma di ogni italiano del sud.

Ma basterà questa ricerca spasmodica di realismo storico a rendere Mafia: Terra Madre, un capolavoro? scopritelo nella nostra recensione!


BEDDA MATRI:

1904. Nel fantasioso villaggio di Collezolfo, iniziamo la nostra avventura accanto a Enzo, venduto in tenera età dal padre come minatore per saldare i debiti di gioco. Insieme all’amico Gaetano, ha passato l’infanzia e l’adolescenza tra turni estenuanti e malpagati, vessati dagli spietati sgherri della famiglia Spadaro, soci e gestori della solfatara. Nei primi momenti di questo nuovo Mafia, il lavoro si trasforma rapidamente in un incubo: l’espansione senza freni degli scavi provoca tremiti e cedimenti nella pirrera. Costretti a scendere in un pozzo pericolante dai loro aguzzini, Enzo e Gaetano vengono travolti dalla tragedia: i massi crollano, e Gaetano rimane schiacciato nel tentativo di recuperare i risparmi con cui speravano di riconquistare la libertà.

Dopo essere riuscito per miracolo a fuggire dal crollo, il nostro protagonista affronta in un duello al coltello Il Merlo, temibile guardiano della miniera, colpevole materiale della morte di Gaetano. Nonostante Enzo sia in questo frangente magro, stanco e debilitato da una vita di fatica, riesce a sfregiare il bruto e a fuggire dal campo di prigionia. Inseguito da U’ Merlu e dal resto delle guardie, trova rifugio in un casolare che fa parte delle terre dei Torrisi, e viene inaspettatamente salvato dallo stesso Bernardo Torrisi e dai suoi uomini, non per bontà o pietà, ma per infliggere uno sgarro agli Spadaro, da sempre acerrimi nemici.

Così veniamo trasferiti alla villa Torrisi, dove veniamo impiegati come guardiani dei porci e tuttofare. Lavoro che manterremo sino a quando non attireremo l’attenzione del Don in persona, che decide di prenderci sotto la sua ala protettrice. Da questo momento ha inizio un’avventura intensa di circa 10-12 ore, tra corse sfrenate su primitive automobili d’inizio ‘900 o a cavallo, sparatorie, risse a coltellate e incursioni stealth in ville e caserme. In questo mondo dominato dalla lealtà alla famiglia mafiosa, Enzo si troverà coinvolto in un amore proibito con la bella e intelligente Isabella, figlia del Don, un legame che metterà alla prova il cuore e la coscienza del giovane protagonista.

Mentre esploriamo la splendida Valle Dorata – la location siciliana di fantasia che fa da sfondo a Mafia: Terra Madre – incontreremo numerosi comprimari, tutti ottimamente caratterizzati e doppiati. Tra loro abbiamo Luca, Valentina e il piccolo Samuele Trapani (il cui nome e cognome sicuramente diranno qualcosa ai fan del primo Mafia), il vecchio, pettegolo e scorbutico Tino, il pigro e chiassoso Cesare Torrisi, e il giovane Leo Galante, presenza costante in tutta la saga. La lineare modalità Storia di Old Country non si limita a raccontare una storia nuova dunque, ma, attraverso piccoli camei ed easter egg – sia in forma narrativa sia come collezionabili, manifesti e cartoline nascosti nelle ambientazioni – costruisce una continuità con la saga principale, riprendendo i temi già cari ai fan e ampliandone l’universo.

La narrazione, semplice e per certi versi classicamente tipica per una gangster story, si dimostra decisamente efficace e si inserisce così nella storia sanguinosa e ambigua della saga di Mafia. Una storia fatta di tradimenti, lealtà fragili e scelte morali complesse, in cui il confine tra bene e male è sempre sfumato e ogni azione ha conseguenze durature, che a volte travalicano le generazioni.


TRADIZIONE PIÙ CHE INNOVAZIONE:

Con Terra Madre, la serie lascia da parte le vaste mappe open world del terzo capitolo per tornare alla struttura lineare e concentrata di Mafia: The City of Lost Heaven senza pretendere in alcun modo di innovare il genere action. Il quarto episodio si propone come un tuffo nostalgico nel passato della saga, in alcuni frangenti (sopratutto grafici) aggiornato però con tecnologie moderne e tutti quei piccoli accorgimenti che rendono più scorrevole l’esperienza tipica degli action-adventure odierni, in altri, decisamente obsoleto, cosa che causa una certa ripetitività. È un titolo pensato esclusivamente per il single player; dalla media durata e completamente incentrato sulla trama, e riesce a combinare le limitazioni di un budget doppia A con la qualità grafica e sonora di un tripla A, il tutto all’onestissimo prezzo di lancio di 50€, e almeno secondo la nostra recente esperienza, il risultato non è perfetto ma il gioco fila via che è un piacere, almeno nella campagna principale.

Quest’ incarnazione di Mafia riprende il familiare sistema di action in terza persona, con delle buone fasi di gunplay/cover shooter, forse già viste (e straviste) ma sempre piacevoli, a cui l’ambientazione restituisce un sapore spaghetti western, grazie all’ambientazione e all’arsenale dell’epoca. Salutate il classico Tommy Gun per far spazio a revolver, pistole e fucili a leva e vari tipi di fucili a canna liscia, oltre all’immancabile lupara. A questo si aggiunge il fatto che gli scontri a fuoco a volte si svolgono a cavallo, per non parlare dei banditi che sembrano appena usciti da un set di Sergio Leone o da una ricostruzione storica della RAI.

Chiariamoci, anche la gestione del cavallo in The Old Country non raggiunge l’ampiezza dei western targati Rockstar, e gli animali risultano nient’altro che dei meri mezzi di locomozione (accarezzabili) e non poteva essere altrimenti data la differenza di budget. ma il gioco riprende comunque tantissimo tono e atmosfera da questi capolavori, con le dovute differenze di ambientazione, che donano al gioco un suo carattere individuale. C’è un fascino innegabile nel cavalcare verso un piccolo villaggio arroccato sul mare o nel correre, con delle bardature coloratissime, il palio di San Celeste. E il gioco riesce a catturare queste sensazioni dandovi una sensazione di presque vu rispetto alla vostra esperienza con i Red Dead, quasi di straniamento.

Lo straniamento cresce ulteriormente grazie all’ambientazione dei primi anni del ’900, in cui in Mafia: Terra Madre assistiamo al passaggio dai cavalli alle prime automobili: mezzi sgangherati e affascinanti, che cigolano rumorosamente (torneremo su questo aspetto più avanti) e arrancano faticosamente nelle stradine sterrate della Valle Dorata, o, se avete sbloccato i modelli più performanti, corrono decisamente troppo per le condizioni delle sopracitate vie. Nonostante la fisica non sia perfetta — del resto già Mafia: Definitive Edition aveva dimostrato come Hangar 13 non puntasse più sull’avanguardia in questo campo — i modelli sono realizzati con grande cura e risultano splendidi da osservare. Curiosa, invece, la scelta di rendere le automobili praticamente immortali: è possibile danneggiarle a piacere, con conseguenze visibili sulla carrozzeria e un chiaro peggioramento delle prestazioni, ma se il motore cede bastano due giri della manovella frontale per rimetterlo in moto. Persino le ruote, per quanto malridotte, non si bucano mai (nemmeno sotto i colpi di proiettile) e non si staccano dagli assi.

E sì, c’è anche spazio per una gara di auto d’epoca, inserita sicuramente come cameo per la storica (e maledettamente difficile) missione del primo capitolo della saga, ma che trova una sua dimensione storica dato che la Targa Florio, una delle più antiche corse sportive, ebbe luogo proprio nel 1906 (come nel gioco d’altronde) in Sicilia.

Importantissime anche le sezioni stealth e i duelli all’arma bianca, che di nuovo, non innovano assolutamente il genere ma spezzano una routine che altrimenti sarebbe composta solo da viaggi, sparatorie e inseguimenti e arricchiscono la dinamica complessiva dell’esperienza. Le sequenze stealth (a volte opzionali) permettono al giocatore di scegliere un approccio più silenzioso alle missioni, con la possibilità di eliminare le guardie in maniera discreta, distrarle con rumori, nascondere i corpi o sfruttare percorsi alternativi. A rendere più accessibile l’infiltrazione contribuisce l’abilità dell’ istinto, un’abilità di Enzo assolutamente non giustificata dalla trama, che evidenzia temporaneamente i nemici nelle vicinanze e consente di pianificare con calma ogni movimento. Peccato per la prevedibilità dell’intelligenza artificiale, che riduce la sensazione di pericolo e trasforma alcune sezioni in passaggi fin troppo guidati.

I duelli con il coltello sono degli scontri uno contro uno si verificano spesso in momenti chiave della storia e vengono presentati con una regia che richiama i duelli cinematografici del grande schermo. Il sistema di combattimento prevede attacchi rapidi o potenti, parate e schivate, oltre alla possibilità di spezzare la guardia avversaria. A dare ulteriore profondità è la gestione della lama (utile e consumabile anche al di fuori di questi momenti, per accoltellare silenziosamente o forzare casse e serrature), che ha una durabilità limitata e deve essere riaffilata con una cote, rendendo le risorse un elemento strategico. Alcuni coltelli presentano poi caratteristiche speciali, rendendo lo scontro ancora più imprevedibile.

Nonostante l’impatto visivo e narrativo, abbiamo notato come i duelli tendano a ripetersi troppo spesso, senza offrire una reale varietà di approcci, e anche le fasi stealth, pur efficaci sul piano della messa in scena, rischiano di essere percepite come un intermezzo semplificato piuttosto che una vera alternativa al gameplay d’azione.

L’OPEN MAP: UNA TERRA DA ESPLORARE, CONTENUTI DA IMPLEMENTARE

Insomma, aldilà della ripetitività delle sfide con il coltello, nella campagna principale di Mafia: Terra Madre i momenti in cui si percepisce la limitatezza del budget sono rari, anche se evidenti: le meccaniche di tutte le varie fasi di gioco sembrano obsolete e limitate e inoltre il gioco spesso costringe a tornare indietro non appena ci si allontana di qualche passo dalla missione principale.

Il vero limite di di Mafia: Terra Madre risulta però la modalità Open Map, accessibile tramite la classica Autopedia: al momento appare sorprendentemente vuota, priva di attività secondarie significative o di elementi capaci di catturare davvero l’interesse del giocatore. Gli sviluppatori avranno quindi il compito di arricchirla nei prossimi mesi se non vogliono che i giocatori perdano immediatamente interesse, inserendo contenuti che rendano la libera esplorazione più stimolante e variegata.

Attualmente, le possibilità offerte risultano piuttosto limitate: possiamo cambiare abiti e taglio di capelli di Enzo, acquistare auto, cavalli e relative decorazioni per queste due categorie di mezzi di locomozione, oppure semplicemente passeggiare e ammirare la splendida Valle Dorata. Il recupero di oggetti da collezione sparsi per la mappa e non ottenibili durante le missioni offrono un incentivo extra, come i santini religiosi, gli ornamenti che potenziano il rosario, i panorami da fotografare con la macchina regalo di Isabella, le trinocrie da rivendere a Pasquale e le strane volpi impagliate, che sbloccano una skin (brutta) aggiuntiva per il protagonista. Tuttavia, a meno che non siate cacciatori di trofei incalliti, il loro recupero appare più una perdita di tempo che un reale stimolo, anche venendo facilitati da un walkthrough. A ciò si aggiunge una limitazione ulteriore: in questa modalità non è possibile aprire il fuoco sui civili né investirli, eliminando quindi qualsiasi possibilità di follie in stile GTA. Tutto questo contribuisce a rendere l’Open Map un’esperienza opzionale e poco coinvolgente, soprattutto se paragonata al resto del gioco, dove la trama e le missioni principali riescono a catturare l’attenzione in maniera decisamente più efficace.


UNA SICILIA FOTOREALISTICA:

Sin dalle prime interviste relative a The Old Country, gli sviluppatori di Hangar 13 avevano dichiarato la volontà di concentrare una parte significativa del budget e delle energie su grafica e comparto sonoro, e il risultato finale conferma la bontà di quella scelta. La qualità visiva colpisce fin dal primo istante: la Valle Dorata prende vita con paesaggi naturali e architetture che sfiorano il fotorealismo, grazie a una gestione della luce capace di trasformare ogni scorcio in un quadro. Tramonti infuocati, cieli tersi e notti punteggiate di stelle restituiscono un’atmosfera unica, supportata da un motore tecnico in grado di mantenere un’ottima resa prestazionale anche sulle configurazioni modeste, con solo qualche freeze sporadico (anche sui pc di fascia alta) a incrinare l’esperienza.

Grande merito va anche al lavoro sulle texture, che si rivelano di ottima qualità e donano solidità visiva a veicoli, animali, piante e ambienti: automobili lucidissime, cavalli resi con un realismo sorprendente e interni degli edifici dettagliati, che arricchiscono la sensazione di trovarsi in un mondo vivo e tangibile. Più altalenante, invece, la resa dei modelli poligonali, soprattutto quelli degli NPC secondari e delle semplici comparse, che soffrono di scarsa varietà e di un dettaglio meno curato rispetto ai personaggi principali. Le animazioni in linea di massima funzionano, ma a tratti risultano poco convincenti, con movimenti legnosi e/o poco naturali che spezzano l’immersività di alcuni passaggi.

La colonna sonora non è da meno, confermandosi uno dei tratti distintivi del gioco. Le musiche oscillano tra l’epica dello spaghetti western, le suggestioni ambient/country e improvvisi lampi di tradizione siciliana, in cui strumenti popolari si intrecciano a sonorità moderne. A impreziosire ulteriormente il tutto vi sono brani tratti da celebri opere liriche – su tutte la Tosca – che donano profondità e solennità a diversi momenti chiave. Il risultato è un’identità sonora forte, capace di accompagnare con coerenza tanto le fasi più contemplative quanto le sequenze narrative ad alta tensione.

Un plauso alla versione in siciliano stretto (sottotitolata) del gioco, dove al netto di qualche personaggio con una voce troppo giovanile o con un accento troppo neutro o forzato, risulta davvero convincente e dona ulteriore immersività all’ambientazione, almeno alle nostre orecchie non sicule. Aldilà dei personaggi principali, anche i discorsi secondari sono davvero curati sotto ogni aspetto, ascoltare i continui botta e risposta con cui i vari npc si prendono pesantemente in giro è stata davvero un’esperienza. Bruttarella invece la versione inglese del doppiaggio di Terra Madre, dove tutti i personaggi sembrano dei Guidos del New Jersey. Sempre a proposito di questo aspetto, il lip sync, basato sulla versione inglese, mette in evidenza talvolta un disallineamento troppo marcato con il doppiaggio in siculo, rendendo certe sequenze meno naturali.

Se la colonna sonora colpisce per varietà e identità, l’audio ambientale e il sound design rappresentano un’altra punta di diamante del gioco. Hangar 13 ha svolto un lavoro eccezionale nel ricreare un paesaggio sonoro coerente, vivo e sorprendentemente realistico.

Le automobili d’epoca sono forse l’esempio più lampante: i motori primitivi, le trasmissioni a catena cigolanti e gli abitacoli aperti senza isolamento acustico vengono riprodotti con un’attenzione al dettaglio maniacale. Ogni scossone, vibrazione o rombo scomposto restituisce l’impressione di guidare veicoli di oltre un secolo fa, trasformando ogni viaggio in un’esperienza immersiva. Ma non è tutto: piccoli tocchi di realismo arricchiscono ulteriormente il tutto, come il grammofono che, se portato con sé durante una bevuta in auto, gracchia e salta a ogni sobbalzo fuori strada, restituendo un senso di fisicità incredibilmente efficace.

Anche i suoni ambientali contribuiscono a dare vita al mondo di gioco: i mormorii nelle piazze, i mercati affollati, i richiami degli animali provenienti da chissadove e il vento che accarezza la campagna creano un tappeto sonoro che rende ogni scorcio della Valle Dorata credibile e pulsante. L’insieme concorre a rafforzare la sensazione di trovarsi in un mondo non solo bello da vedere, ma anche da ascoltare.

IL NEOREALISMO VIDEOLUDICO DELLA VALLE DORATA:

La palette cromatica di Terra Madre (ma anche altri elementi, come il vestiario di protagonista ed NPC) segna un distacco deciso dai toni urbani e noir dei capitoli precedenti della saga.

Al posto di strade cupe, nebbiose e luci artificiali, il gioco propone colori caldi e avvolgenti, che accompagnano il giocatore attraverso paesaggi rurali mediterranei punteggiati da uliveti, vigneti e piccoli borghi di pietra. L’atmosfera richiama tanto la luminosità e il fascino della Toussaint nell’espansione Blood & Wine di The Witcher 3, quanto alcune suggestioni visive di un certo tipo di cinema (Mediterraneo di Salvatores , ma anche Tre Uomini e Una Gamba) e fumetto indie, come Maltempo di Alfred (ne abbiamo anche parlato da poco) , con il suo equilibrio tra realismo e tratto pittorico. Questa scelta cromatica dona al gioco un’identità visiva distinta che tanto ha di neorealismo e di impressionismo. Identità che viene mantenuta con i tanti piccoli dettagli che mettono in risalto le vite quotidiane della Sicilia del primo Novecento. Ad esempio scene di vita lenta e rilassata, che si svolgono tra le piazze, nei caffè, nelle case benestanti e nei mercati dei borghi, in netto contrasto con la fatica del lavoro nei campi e con le nostre attività mafiose. In questo contesto, il paesaggio e i colori diventano quasi dei narratori silenziosi, capaci di suggerire emozioni, tensioni e contrasti senza bisogno di parole, e di ricordarci costantemente la sottile linea tra la normalità della vita e la violenza del mondo criminale.

Un altro aspetto che colpisce di questo Mafia è il forte senso di realismo che permea ogni scena, a ogni vostro passo noterete un lavoro di ricostruzione storiografica ed etnografica che da profani ci pare veramente grandioso. Ambientazioni, costumi e atteggiamenti restituiscono con grande cura la Sicilia rurale dei primi del Novecento, tra miseria diffusa, piccoli commerci, grandi eccessi nobiliari, ritualità popolari e un’idea di comunità e di famiglia ancora fortemente radicata. Naturalmente, non mancano alcune imprecisioni, come la rappresentazione delle forze dell’ordine: i poliziotti sono mostrati in uniforme da Carabinieri e parlano un siciliano stretto e verace, quando in realtà, all’epoca, la maggior parte dei reparti inviati a presidiare un determinato territorio proveniva in larga parte da altre regioni italiane, per non fraternizzare con le popolazioni locali. Si tratta però di piccoli errori che non intaccano la potenza immersiva della messa in scena, anzi finiscono quasi per rafforzare la coerenza interna di un mondo in cui mito, memoria e realtà si intrecciano continuamente.

Da abitante della Sardegna rurale, non ho potuto fare a meno di rivedere in Mafia 4 delle somiglianze con la mia cultura e storia; tantissimi dettagli che conoscevo soltanto attraverso vecchie fotografie, romanzi storici o racconti familiari: dal vestiario semplice ma funzionale dei contadini alle loro attività, passando per le architetture in pietra e calce, le corse dei cavalli, alle bandiere issate durante le feste patronali — come quella di San Celeste, fittizia anch’essa ma simile a tantissime piccole feste religiose paesane del Sud Italia — e persino a elementi più minuti come la flora, la fauna locale e certe formazioni minerarie, tutti elementi tipici della macchia mediterranea. È questo, a mio avviso, il pregio più rilevante del titolo: la capacità di trasformare un videogioco in un ponte tra intrattenimento e ricostruzione storica accurata, resa possibile da una tecnologia grafica all’avanguardia che non si limita a stupire l’occhio, ma permette di immergersi in un mondo vivo, credibile e coerente.


Mafia: Terra Madre è attualmente disponibile per: PCPs5 ed Xbox Series S /X .
Ringraziamo Cidiverte per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.

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Mafia: Terra Madre (PC)
In Conckusione:
Mafia: Terra Madre è un titolo che convince per atmosfera, ricostruzione storica accuratissima e intensità narrativa, pur senza innovare nel gameplay. La campagna principale di circa 12 ore resta coinvolgente dall’inizio alla fine, ma la modalità extra e certe meccaniche datate rischiano di ridurne la rigiocabilità. Un gioco imperfetto, ma che lascia un segno, in perfetta continuity con gli altri capitoli della serie..
Pregi
Ambientazione unica e ricostruita perfettamente dal punto di vista storico ed etnografico
Trama semplice ma intensa
Modalità Storia appassionante
Grafica fotorealistica
Ottime prestazioni su PC
Forte impatto visivo e sonoro
Colonna sonora memorabile, tra lirica, folk siciliano e spaghetti western
Doppiaggio che restituisce vita e cultura della Sicilia rurale
Gameplay non innovativo, ma godibile
Difetti
Alcune meccaniche obsolete e a tratti ripetitive
Open Map povera di contenuti e attività secondarie
Modelli NPC secondari e nemicii poco vari
Alcuni limiti tecnici (freeze sporadici, lip sync non sempre convincente)
8.5
Voto