Recensione Luto – I saw a ghost

Sono passati ormai molti anni da quella sfuggente illusione che è stata la demo teaser di Silent Hills, ed è a questa che dobbiamo, volenti o nolenti, il merito di aver cambiato radicalmente il mercato dei videogiochi horror indipendenti.
Quando giocai la demo di Luto per la prima volta, quasi 3 anni fa, rimasi estremamente colpito da quello che sembrava forse uno dei titoli più vicini in assoluto all’obiettivo raccogliere l’eredità del titolo mai nato di Konami per farne qualcosa di più concreto di una semplice replica; ed in un certo senso, non potevo raggiungere una conclusione più sbagliata.

Il Luto che abbiamo avuto il piacere di giocare in anteprima è del tutto diverso da quello che ci eravamo figurati, configurandosi sin dai primi momenti come un particolarissimo mix fra un Gone Home ed uno Stanley Parable dalle tinte orrorifiche, con tanta, tantissima narrazione ed una buona dose di interazioni meta-game.

Senza perdere altro tempo, ecco la nostra recensione dell’opera prima di Broken Bird Games!

NARRAZIONE

La trama di Luto, senza spoilerare troppo dei suoi contenuti, parla di lutto, morte e sensi di colpa. Interpreteremo un giovane Sam, intento a preparare un trasloco per lasciarsi alle spalle la vecchia casa in cui aveva vissuto la sua tragica infanzia.
Questo compito, universalmente non facile, diventa completamente impossibile quando il nostro povero protagonista cede ad una spirale senza fine di allucinazioni ricolme di risentimento e repulsione per gli eventi del passato.

E’ in questo costante sprofondare nel nostro subconscio che quello che credevamo essere il narratore prende i connotati di una figura quasi onnisciente, super partes per quanto spesso spiccatamente maligna… una sorta di antagonista di nostra stessa creazione.
La storia della nostra vita passata viene quindi a galla, in parte grazie ai numerosissimi sketch che il protagonista era solito realizzare da bambino, che ora appaiono sparsi non solo nei vari foglietti ma anche sulle pareti e nei luoghi più insospettabili del labirinto che prima consideravamo la nostra casa.

Nell’inseguire questo inaspettato incipit di intimità, Luto tende spesso ad andare oltre il concetto stesso di gioco, decostruendolo e oltrepassandone i confini per ottenere un responso emotivo forte dal giocatore.
Avendo raggiunto la fine dell’avventura, non ci sentiamo di dire che Luto abbia una narrazione che ha dell’incredibile o che sia totalmente chiara e conclusiva in ogni sua parte, ma quel che resta è di certo un’esperienza unica e difficilmente dimenticabile per le modalità in cui viene narrata.

Inutile dire che se, avete inquadrato Luto come il classico horror che punta al semplice spavento, vi ritroverete invece con una storia personalissima che potrebbe o non potrebbe coinvolgervi affatto – siete stati avvisati!

IL GAMEPLAY

Volendo categorizzare Luto in un genere di gameplay, lo si porrebbe di sicuro a metà fra quelli che vengono definiti “volgarmente” walking-simulator ed un linearissimo puzzle game.
A tirare la corda verso quest’ultima definizione vi é una varietà di enigmi, non sempre particolarmente intuitivi, che caratterizzeranno il gioco delle sequenze iniziali fino alla sua conclusione.

Se è vero che quasi nessuno dei puzzle presenti all’interno del gioco si può definire realmente brillante, non c’è dubbio nel sostenere che al giocatore venga richiesta una costante attenzione nell’osservare gli ambienti e nel raccogliere eventuali indizi, a partire dai vari oggetti e note del proprio inventario. Del resto è grazie ad alcuni di questi enigmi che si raggiungono dei picchi di terrore davvero elevato, seppur non si raggiunga mai qualcosa di veramente concreto da questo punto di vista ed il titolo rimanga sempre un’esperienza totalmente ed unicamente narrativa.
La stessa narrativa che si può apprezzare nella resa degli ambienti, ricchissimi di dettagli e spunti di trama da snocciolare con occhio attento ed allenato.

Dobbiamo infine parlare dell’utilizzo sorprendentemente intelligente delle bande nere, che esistono ben oltre il semplice fattore “cinematografico”, comunque molto presente.
Il gioco riserva infatti tantissime sorprese “fuori dagli schemi”, accompagnate da altrettante occasioni sprecate per realizzare qualcosa di ancora più incisivo ed inquietante.
Non fraintendeteci, siamo rimasti profondamente colpiti da alcune interazioni particolarmente metanarrative e quasi sperimentali, ma non possiamo negare di aver sperato di poterne avere molte, molte di più in determinate occasioni.

Per quanto concerne invece il level design, Luto non si trattiene affatto dal ripetere più e più volte le stesse ambientazioni, talvolta stravolgendole ai fini della narrazione. Questo “backtracking” labirintico è in realtà un modo piuttosto intelligente di proporre una ciclo che non stanca il giocatore ma lo confonde e lo disorienta con grande efficacia e a più riprese.
Nel corso delle circa 6 ore che hanno caratterizzato il nostro playthrough ci siamo trovati più volte a vagare in cerca di qualcosa che ci spingesse avanti, considerando che il gioco non ha nessuna intenzione di guidarti per mano sul percorso che ha prestabilito. Fortunatamente però, la caccia il trigger non durerà mai abbastanza da stuccare il giocatore, anche perché parliamo di un’opera fortemente impuntata alla linearità.

Da segnalare anche la presenza di un particolare minigame in stile PSX, ripetibile anche dopo aver completato il gioco; un’aggiunta imprevista che ci ha fatto piacere scoprire a prescindere dalla semplicità dei suoi contenuti.

COMPARTO TECNICO E ARTISTICO

Luto, come potrete tranquillamente dedurre dagli screenshot che costellano questa recensione, non manca di certo di impatto da un punto di vista puramente visivo.
La resa tecnica rimarrà infatti di altissimo livello dall’inizio fino al raggiungimento dei crediti, rendendo il lavoro di un team così piccolo ancora più monumentale.

Il merito va in parte ad un Unreal Engine 5 che si presta bene alla rappresentazione a schermo di un numero così elevato di dettagli e modelli di ogni genere.
Certo, un tale impatto scenico non viene senza alcuni compromessi, come le texture che da vicino non appaiono sempre ben definite, oppure le numerose animazioni mancanti come per l’apertura delle porte e le interazioni con i puzzle. Nulla che impedisca al gioco di rincorrere l’illusione del fotorealismo quasi cinematografico, che si fa forza tra le altre cose di una fisica dei tessuti che ci aveva impressionato già nella demo datata 2022.

Da un punto di vista artistico c’è ben poco da criticare al lavoro di Borja e del suo team, davvero impeccabili nel restituire un’estetica horror ispiratissima che farebbe tranquillamente invidia a The Void o ai più apprezzati film di A24.
L’utilizzo della più tradizionale e culturalmente diffusa nozione di fantasma con il lenzuolo addosso viene portata alle estreme conseguenze, risultando per nulla banale dopo essere stata quasi dimenticata da buona parte dei media.

Assolutamente magistrale anche il lavoro di doppiaggio inglese svolto da Joseph Scott (lo ricorderete per aver interpretato l’imperatore in Baldur’s Gate III) in qualità di narratore.
Rimanendo sul comparto audio, la soundtrack è anch’essa sicuramente azzeccata, ma decisamente poco adatta all’ascolto all’infuori del contesto di gioco, non che sia una qualità richiesta ad un titolo del genere.

Per quanto concerne invece le performance e la stabilità, Luto risulta essere un bel macigno qualora si decidesse di non sfruttare le tecnologie di upscaling. Su una RTX 3080 e un i9 di decima generazione, il DLSS su qualità ha permesso il superamento costante della soglia dei 60 FPS, mentre chi possiede una GPU all’ultimo grido potrà usufruire anche del Frame Gen (2x o 4x).
Durante l’intera esperienza non abbiamo accusato problemi di crash o glitch di sorta, ma siamo fiduciosi nella disponibilità del team di sviluppo di affrontare qualsiasi problematica dovesse venir segnalata dal pubblico nei prossimi giorni.


Ringraziamo Broken Bird Games per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.

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Luto (PC)
In conclusione...
Luto è un’esperienza narrativa fortemente autoriale, un horror psicologico che rinuncia al classico jumpscare per raccontare una storia di lutto e introspezione, usando il medium videoludico in modo intelligente e spesso metanarrativo. Nonostante alcune occasioni sprecate e un gameplay che resta più osservativo che realmente interattivo, il titolo di Broken Bird Games convince per direzione artistica e cura tecnica, offrendo un viaggio disturbante e personale, non proprio adatto a chi cerca un horror più tradizionale.
Pregi
Trama introspettiva e narrata in maniera convincente
Varie trovate di classe nelle fasi più spaventose
Grande cura per la narrazione ambientale
Atmosfera ed estetica di prima classe
Tecnicamente molto valido
Difetti
A tratti si avverte la mancanza di direzione
Avrebbe potuto dare ancora di più
8.5
Voto