Pokémon è uno di quei nomi che non ha mai smesso di far parlare di sé, che sia per l’anime o per la celebre serie di videogiochi, il brand ha accompagnato le infanzie di intere generazioni diventando presto sinonimo di avventura, scoperta e collezionismo.
Eppure, negli ultimi anni, quella magia che ci teneva incollati allo schermo fino a notte fonda, magari nascosti sotto le coperte con il nostro Game Boy o Nintendo DS in mano, sembra essersi trasformata in aspre critiche per dei prodotti che vengono definiti poco curati, mancanti delle dovute innovazioni e con un generale senso di stanchezza creativa.
Si potrebbe individuare l’inizio di questa parabola discendente nel debutto della serie principale su Nintendo Switch dove la transizione alle console casalinghe, che doveva segnare un punto di svolta, ha invece messo in luce i limiti tecnici e le scelte discutibili del brand.
Parliamo principalmente di mondi vuoti, animazioni legnose e un comparto grafico incapace di trasformare in realtà il sogno di tutti i bambini di viaggiare con i nostri piccoli mostriciattoli tascabili in ambienti suggestivi e immersivi.
Tuttavia, tra alti e bassi, Game Freak ha saputo anche sorprendere positivamente con Leggende Pokémon: Arceus, che ha osato rompere la tradizione con un esperimento coraggioso che, pur imperfetto, è riuscito a riconquistare la fiducia di molti giocatori. Basti pensare come ancora oggi, per una grossa fetta del fandom, resta uno dei migliori tentativi di reinventare la formula classica e viene considerato uno tra i migliori giochi 3D della serie.

Da quel successo inevitabile nasce quindi Leggende Pokémon: Z-A, seconda incursione nel sottoramo Leggende e ultimo capitolo destinato a chiudere l’era Switch. Un titolo che, persino prima dell’uscita e dopo ancora di più, ha letteralmente spaccato in due la community come mai prima d’ora era successo.
Tra chi lo considera uno dei migliori Pokémon mai realizzati e chi invece al solo pensiero rischia un’ulcera dalla rabbia, dove si trova la verità? Nel mezzo come spesso accade, o questa volta uno dei due estremi ha davvero ragione?
In questa recensione indagheremo e cercheremo di andare oltre le opinioni contrastanti, analizzando il gioco con uno sguardo il più oggettivo possibile per capire davvero cosa ha ancora da offrire un brand che, purtroppo, si trova ormai messo alle corde.
E se anche voi, come noi, siete fan dei mostriciattoli tascabili da più di vent’anni, non vi resta che accompagnarci in questo viaggio alla scoperta di una domanda che sembra essere diventata il centro di ogni discussione legata all’IP: Pokémon Leggende Z-A vale davvero il vostro tempo?

Addio Hisui, benvenuta Luminopoli!
Per rispondere a questa domanda, bisogna prima di tutto chiedersi di cosa tratta davvero questo nuovo capitolo. E cominciamo col dire proprio che chi si aspettava una sorta di continuazione spirituale dei temi esplorati in Leggende Pokémon: Arceus potrebbe restare piuttosto deluso, in quanto questa volta viene scelta un’ambientazione e un tono narrativo praticamente agli antipodi rispetto al passato.
Invece che proiettarci in un’era remota e selvaggia, Leggende Pokémon: Z-A ci catapulta in un futuro ambientato appena solo cinque anni dopo gli eventi di Pokémon X e Y e quindi privo di tutte quelle atmosfere rurali e antiche che contraddistinguevano la regione di Hisui.
L’azione si concentra piuttosto tra le mura di Luminopoli, la metropoli simbolo di Kalos, dove il nostro protagonista non è più un ricercatore intento a scoprire terre inesplorate ma un giovane allenatore in cerca di gloria in un palcoscenico urbano che funge da grande arena in cui solo i migliori riescono a emergere.

Appare quindi chiaro fin da subito come l’unico elemento che Z-A condivide con il suo predecessore sia solo l’etichetta “Leggende”, allontanandosi completamente da quella che era effettivamente la totalità dello spirito del precedente gioco.
Eppure la narrativa riesce comunque a risultare interessante, permettendoci non solo di riscoprire la sempre affascinante Kalos da una prospettiva inedita ma offrendo finalmente il giusto spazio anche a Zygarde (il terzo leggendario del trio di Pokémon X e Y) che da troppo tempo era rimasto relegato ai margini senza una vera storia a lui dedicata.
Anche i personaggi secondari risultano estremamente ben caratterizzati e, per quanto non si raggiungono mai vette narrative altissime (d’altronde, non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un titolo pensato principalmente per un pubblico molto giovane), non possiamo negare che soprattutto nelle battute finali del gioco troviamo momenti decisamente emotivi e memorabili.
Purtroppo, non mancano tuttavia problemi di ritmo con alcune sezioni che scorrono fin troppo rapidamente e senza un adeguato sviluppo, mentre altre si dilungano in fasi di gioco ripetitive composte da compiti superflui che minano la fluidità complessiva del racconto.

Nonostante tutto ciò, anche se non ci troviamo davanti alla trama pokémon definitiva, l’impegno nel voler offrire una degna conclusione alla storia di Kalos è pienamente evidente quanto innegabile, e il ritorno di alcuni volti noti e l’introduzione di personaggi carismatici contribuiscono a creare un cast ampio, con interazioni credibili e una perfetta chimica.
Peccato solo per la strana assenza di alcune figure iconiche che, considerando l’ambientazione collocata appena cinque anni dopo gli eventi di X e Y, sarebbe stato più che logico rivedere e di cui certamente si sente la mancanza.
Detto questo, i personaggi presenti riescono nel complesso a sostenere perfettamente la narrazione anche meglio di molti altri titoli della serie, e anche gli intrecci legati a Zygarde e alle misteriose MegaEvoluzioni Ferox (fenomeni in cui un Pokémon può megaevolversi senza il supporto di un allenatore) si rivelano intriganti il giusto, spingendo a proseguire fino ai titoli di coda.

Pokémon cambia ritmo
Con ogni probabilità, però, se vi state domandando se provare o meno il nuovo capitolo non sarà certo la qualità della trama a convincervi o scoraggiarvi. Dopotutto, chi conosce la serie sa bene che la storia in Pokémon ha sempre avuto un ruolo secondario, quasi di un contorno piacevole talvolta capace persino di emozionare ma raramente determinante nel definire il valore complessivo e la memorabilità di un titolo.

Il vero aspetto centrale del brand è sempre stato invece il gameplay, tanto iconico quanto ormai decisamente stagnante, che per lungo tempo ha preferito restare fedele alla sua formula classica con solo piccoli ritocchi senza mai proporre vere e proprie rivoluzioni.
Un nuovo modo di lottare
Ebbene, Leggende Pokémon: Z-A riesce finalmente a rompere questo schema, e per la prima volta reinterpreta completamente il sistema di battaglia con l’introduzione di un combat system in tempo reale basato su meccaniche ATB (Active Time Battle).
Inutile dire che siamo davanti a un ribaltamento totale delle regole classiche che abbiamo sempre conosciuto: le mosse e le interazioni tra i vari tipi restano fedeli ai canoni della serie, così da non disorientare nemmeno i veterani del competitivo, ma la loro applicazione cambia radicalmente attraverso un dinamismo e una reattività mai visti prima nella saga.
Ora è l’ambiente circostante e la distanza tra i combattenti ad assumere un ruolo centrale, con ogni attacco che va calcolato in base al tempo di ricarica, al raggio d’azione e al tempismo d’esecuzione. Il giocatore si trova così a dover ragionare in modo diverso, valutando non solo quali mosse usare ma quando e dove farlo, finendo anche per affidarsi a strategie che in passato mai avremmo pensato di usare.

L’aspetto infatti più interessante del nuovo sistema è proprio il modo in cui cambia completamente il nostro approccio alle mosse e ci porti a rivedere le nostre abitudini di combattimento.
Per la prima volta ci siamo ritrovati a utilizzare attacchi e abilità che nei capitoli precedenti ignoravamo completamente, mentre determinati effetti di stato acquistano una rilevanza strategica molto maggiore.
Certo, da un certo punto di vista si potrebbe obiettare che tutte queste novità snaturino la componente tattica del tradizionale sistema a turni, rendendo le battaglie più caotiche e apparentemente meno ragionate.
Ma sarebbe un errore fermarsi alle apparenze. In realtà, Leggende Pokémon: Z-A basa gran parte della sua profondità proprio sulla gestione delle mosse e sul loro utilizzo al momento giusto, tanto che un approccio impulsivo potrebbe portare a risultati disastrosi.

Naturalmente, resta possibile e probabile che una parte dei giocatori si limiti a spammare le solite mosse più potenti per poi rimanere in lunghe attese mentre si ricaricano, riuscendo comunque a vincere gran parte delle battaglie. Ma a ben vedere, non è forse la stessa dinamica che si è sempre vista fin dai primi giochi, con il classico nuovo arrivato che continua a usare Idropompa o Iper Raggio fino allo sfinimento?
Questo aspetto si riflette infatti anche nella curva di difficoltà della campagna: affrontare la storia in modo superficiale, trascurando missioni secondarie o ignorando il completamento del Pokédex, può portare di fatto a battaglie molto più impegnative del previsto.
E, sorprendentemente, è un bene. Per la prima volta, infatti, la tanto discussa presenza obbligatoria del Condividi Esperienza non annulla del tutto la difficoltà del gioco, e Leggende Pokémon: Z-A riesce a mantenere il livello di sfida ben calibrato, sempre stimolante e gratificante anche per i giocatori più esperti.

Tuttavia, per quanto abbiamo apprezzato il nuovo sistema di combattimento proposto e una parte di noi spera sinceramente che possa essere mantenuto anche in futuro (per quanto improbabile), il risultato finale si rivela tutt’altro che perfetto con alcune scelte di design che ne minano in parte l’efficacia.
In primo luogo, il problema principale risiede nel ritmo eccessivamente caotico delle battaglie, dove spesso è difficile comprendere con chiarezza cosa stia accadendo: tra effetti visivi, animazioni e colpi che si susseguono rapidamente, ci si ritrova più volte a osservare la barra della salute calare senza sapere esattamente da cosa siamo stati colpiti.
Per darvi un’idea, molto spesso non riusciamo nemmeno a renderci conto di quando il nostro Pokémon tentenni o manchi l’attacco, e ancora adesso ci domandiamo quali effetti reali provochi lo stato di confusione.

Ma l’aspetto che ci ha portato maggiore frustrazione è senza dubbio la mancanza di un comando di schivata o movimento diretto, e nonostante alcune mosse consentono di spostarsi o diventare temporaneamente invincibili, si trattano comunque di meccaniche poco intuitive che difficilmente un giocatore casual riuscirà a padroneggiare con facilità.
Ci troviamo così davanti a un sistema paradossalmente pensato per superare la rigidità del turno tradizionale che, in molte situazioni, finisce per comportarsi come una versione più confusa dello stesso. I Pokémon restano spesso fermi ad attaccare e subire colpi senza alcuna possibilità reale di reagire, riducendo l’impatto e la dinamicità dell’azione a un semplice scambio di colpi statico.
Leggende Pokémon: Z-A merita quindi un plauso per aver osato rimettere in discussione una formula che sembrava immutabile, ma al contempo è innegabile che la serie non riesce ancora a trovare un equilibrio convincente che abbia la necessaria profondità.
È certamente un primo passo coraggioso nella giusta direzione, ma che necessita di una maggiore rifinitura in modo da non rischiare di scivolare ancora una volta in un eccessivo caos incontrollato o, dall’altra parte dello spettro, nella più statica monotonia.
Cattura ed esplorazione
Il combattimento è tuttavia da sempre solo una delle due metà caratteristiche dell’esperienza Pokémon, con una marcata importanza data anche alla cattura dei mostriciattoli tascabili e il conseguente completamento del Pokédex, una sorta di enciclopedia che racchiude informazioni su ogni creatura incontrata.
Anzi, si potrebbe dire che nella sottoserie Leggende questo aspetto è sempre stato quello principale, e basti pensare a come Leggende Pokémon: Arceus costruiva gran parte della sua struttura proprio attorno all’esplorazione e alla ricerca al punto da renderlo il motore narrativo dell’intera esperienza.
In continuità con quella filosofia, Leggende Pokémon: Z-A riprende e amplia la tradizione con ben 20 aree esplorabili sparse per la città di Luminopoli, da sbloccare progressivamente nel corso dell’avventura.
All’interno di questi distretti, ciascuno caratterizzato da una propria fauna e ambientazione, potremo incontrare Pokémon di ogni tipo direttamente in natura e, ancora una volta, sarà possibile catturarli senza nemmeno avviare un combattimento, semplicemente sfruttando il fattore sorpresa o studiando i loro comportamenti per coglierli nel momento giusto.

Ovviamente possiamo anche e comunque danneggiarli, infliggere stati come sonno o paralisi e ridurli a pochi punti salute per aumentare le probabilità di successo di cattura. Sarà persino possibile, e spesso necessario, portare un Pokémon a zero HP in modo da offrire al giocatore una sola possibilità di catturarlo con una percentuale di successo molto più alta del normale.
Questo è senza dubbio l’aspetto in cui Z-A riprende più fedelmente l’eredità di Arceus. Il protagonista dovrà infatti farsi strada tra orde di creature pronte ad attaccarci, schivando i loro colpi e scappando dai temibili Pokémon Alfa, versioni giganti e potenziate dei mostriciattoli comuni.
Si tratta probabilmente della componente più divertente e riuscita di Leggende Pokémon: Z-A, tanto che ci siamo ritrovati più volte a lasciare da parte la trama principale solo per perderci nella caccia, determinati a scoprire ogni Pokémon presente in una nuova zona prima ancora di proseguire con la storia.

Piccoli cunicoli, vicoli secondari, tetti percorribili e persino fogne interconnesse si trasformano in spazi d’esplorazione ricchi di segreti, invitando il giocatore a sperimentare, osservare e cercare nuovi percorsi per raggiungere aree apparentemente inaccessibili. Spesso ci si ritrova a chiedersi “come arrivo fin lassù?” o “cosa si nasconde laggiù?”, in un approccio che valorizza notevolmente l’esplorazione soprattutto per chi intende completare il Pokédex.
Tuttavia, anche questa componente presenta alcuni problemi che non possiamo di certo ignorare. Il primo, e a nostro parere più fastidioso, riguarda il comportamento dei Pokémon selvatici: il loro raggio d’aggro risulta spesso eccessivo e, una volta notato il giocatore, molte creature tendono a inseguirlo per distanze irragionevoli, trasformando alcune sessioni di esplorazione in fughe disperate.
Questo rende difficile concentrarsi su un unico obiettivo, soprattutto quando si tenta di catturare un Pokémon specifico, inevitabilmente disturbati da nemici aggressivi che non sembrano voler mollare la presa.

Per quanto in alcuni casi la situazione possa risultare divertente e quasi comica, con inseguimenti rocamboleschi degni di un cartone animato, alla lunga il sistema rischia di diventare frustrante, soprattutto quando si ha a che fare con Pokémon capaci di attaccare da grande distanza e con fin troppa precisione.
L’aspetto stealth, elemento già visto e apprezzato in Leggende Pokémon: Arceus, dovrebbe quindi giocare qui un ruolo abbastanza fondamentale e, in teoria, accovacciarsi e muoversi silenziosamente dovrebbe rappresentare una meccanica chiave per catturare i Pokémon senza farsi notare.
Tuttavia, basta entrare nel campo visivo di un nemico perché questo si accorga immediatamente di noi, e con creature che si muovono in modo quasi compulsivo e pochissimi punti in cui nascondersi, è quasi impossibile avvicinarsi senza allertare un intero gruppo di avversari.

D’altro canto, nonostante un buon level design generale, anche la struttura delle nuove aree selvagge lascia qualche perplessità. Pur risultando piacevoli da esplorare, queste zone non riescono infatti davvero a sostituire né le ampie distese open map di Leggende Pokémon: Arceus né tantomeno i percorsi lineari che da sempre caratterizzano la serie principale.
Molte appaiono purtroppo troppo piccole e spoglie, prive di reali sorprese o segreti da scoprire, riducendo l’esplorazione a una breve parentesi piuttosto che a un’avventura in sé.
Il senso di scoperta e quella curiosità di chiedersi cosa ci attenda dietro l’angolo viene così inevitabilmente a mancare, impoverendo una delle esperienze più caratteristiche del mondo Pokémon.
Una ripetitiva giornata a Luminopoli
Ma come si legano tra loro tutti questi elementi? Possiamo trovare la nostra risposta nella struttura su cui si fonda il gameplay loop di Pokémon Leggende Z-A, che potremmo definire solo come “circolare”.. forse anche troppo.
Ma procediamo con ordine: durante l’avventura, il giocatore vive all’interno di un perpetuo ciclo giorno-notte che si alterna rapidamente in pochi minuti di gioco, ed è proprio durante le ore notturne che aprono le cosiddette “Zone Lotte”, aree dedicate ai combattimenti che cambiano posizione a ogni tramonto.
Qui potremo affrontare allenatori casuali con l’unico obiettivo di scalare la classifica partendo dal Rango Z fino ad arrivare al prestigioso Rango A, diventando così una frenetica corsa contro il tempo in cui accumulare più punti e vittorie possibili per ottenere il pass d’accesso al grado successivo.
Grazie al nuovo sistema di combattimento in tempo reale, gli scontri risultano rapidi, dinamici e privi di quei fastidiosi caricamenti o tempi morti che in passato rallentavano il ritmo, aprendo la strada ad un’azione immediata e continua.

Interessante anche la possibilità di attaccare alle spalle un avversario per ottenere un vantaggio iniziale, sebbene a volte la IA nemica si dimostri fin troppo distratta al punto da ignorare la nostra presenza anche quando siamo praticamente davanti a lei.
Bisogna tuttavia stare anche attenti a non farci cogliere di sorpresa a nostra volta, in quanto può penalizzarci in modo piuttosto severo con un notevole ritardo prima di poter attaccare, ma proprio per questo il giocatore viene spinto a muoversi con estrema cautela tra le strade illuminate dalle fievoli luci dei lampioni.
Al termine di ogni notte, i risultati delle lotte vengono convertiti in monete e moltiplicatori di ricompensa proporzionali alle vittorie ottenute, segnando così la chiusura delle Zone Lotte e il ritorno alla vita cittadina diurna.
Cosa si fa, quindi, durante il giorno a Luminopoli? La risposta, purtroppo, è “non molto”, e le attività principali si riducono a shopping, cattura dei Pokémon (possibile anche di notte) e qualche breve esplorazione tra i quartieri cittadini.
La città si rivela infatti ben presto piuttosto limitata e povera di veri punti d’interesse, ma fortunatamente, con l’avanzare della trama, il gioco introduce un buon numero di missioni secondarie.

Parliamo di piccole parentesi della durata media di cinque minuti che, pur trattandosi perlopiù di semplici fetch quest senza particolare profondità, riescono comunque ad alleggerire il ritmo e a spezzare la monotonia delle fasi principali.
Le attività proposte spaziano dal catturare e scambiare determinati Pokémon al soddisfare le richieste più bizzarre degli NPC, che spesso portano a situazioni ironiche o dialoghi divertenti. A queste si aggiungono poi incarichi speciali come la cattura di specifiche specie, il completamento del Pokédex o piccole sfide opzionali che offrono quei contenuti minori ma capaci di fornire quell’incentivo costante all’esplorazione.
Tutti questi elementi secondari e opzionali si intrecciano poi perfettamente con il loop di gioco principale a cui ci sottopone la trama, che come abbiamo detto segue una struttura piuttosto prevedibile.
Ogni ciclo si articola sempre in tre fasi: si comincia con un segmento narrativo spesso incentrato sui nostri rivali, si prosegue con il contenimento di tre casi di MegaEvoluzioni Ferox, e si conclude infine con una battaglia per salire di rango contro avversari che, per presenza scenica, ricordano i classici Capipalestra.

Tra tutti questi elementi che compongono Leggende Pokémon: Z-A, le MegaEvoluzioni Ferox meritano sicuramente un maggiore approfondimento: queste rappresentano vere e proprie boss fight contro giganteschi Pokémon in preda a una furia incontrollata, creature che si sono megaevolute spontaneamente senza alcuna ragione apparente.
Abbiamo davvero apprezzato queste battaglie che, almeno nelle prime ore, offrono sfide intense e adrenaliniche al punto da costringere il giocatore a studiare con attenzione pattern d’attacco e tempistiche di schivata.
Tuttavia neppure queste, così come nessun altro elemento di gameplay, riescono davvero a fornire quella profondità necessaria ad intrattenere il giocatore per tutta l’avventura e a nascondere la marcata monotonia che inevitabilmente finisce per permeare l’intero gioco.
Arrivati alla fine, l’impressione è quella di trovarsi davanti a un titolo composto da tante buone idee interessanti ma incomplete, che non riescono mai a fondersi in un’esperienza pienamente coerente.

Il risultato è un gioco che appare come un prototipo, un esperimento promettente ma che non riesce a raggiungere il suo pieno potenziale. Ma a questo punto della serie, però, è lecito aspettarsi di più, e Game Freak non può permettersi di “testare il terreno” come se fossimo ancora agli albori dell’era Pokémon su console casalinghe.
Leggende Pokémon: Z-A resta un’esperienza divertente e sicuramente apprezzabile, ma dà il suo meglio se affrontata a piccole dosi, magari un’ora alla volta, mentre se giocato per sessioni più lunghe il titolo rivela inevitabilmente un’eccessiva ripetitività di fondo.

Comparto Tecnico
Chiunque segua la serie da almeno qualche anno, sia che li abbia provati o meno, ricorderà bene il disastroso lancio di Pokémon Scarlatto e Violetto con numerosi cali di framerate, glitch ovunque e bug così assurdi da rendere difficile perfino prendere il gioco sul serio.
Era dunque inevitabile che uno dei maggiori dubbi attorno a Leggende Pokémon: Z-A riguardasse proprio la qualità tecnica del prodotto, soprattutto considerando la sua natura di titolo “ibrido” pensato per funzionare sia sulla nuova Nintendo Switch 2 che sulla precedente generazione.
Beh, noi abbiamo testato il gioco sulla nuova console sia in modalità handled che docked, e possiamo dire senza mezzi termini di essere rimasti sinceramente sorpresi nemmeno tanto per la solidità complessiva, priva di cali di framerate e senza alcun bug degno di nota, quanto per la velocità dei caricamenti che, finalmente, si riducono a pochi secondi.

L’esperienza risulta stabile ed estremamente reattiva, con prestazioni che rimangono costanti anche nelle aree più dense, e gli unici piccoli difetti riscontrati sono leggeri lag negli spostamenti degli NPC nelle zone più affollate e un pop-up ambientale talvolta un po’ troppo evidente.
Fortunatamente, quindi, nulla che abbia davvero compromesso la nostra esperienza, e siamo davvero felici nel constatare come Game Freak questa volta abbia davvero imparato dai propri errori.
Per la prima volta dopo anni, ci troviamo davanti a un titolo Pokémon tecnicamente solido, piacevole da giocare e persino fluido nelle modalità online.

Comparto Artistico
Arriviamo quindi infine a quello che è stato uno degli argomenti più discussi fin dal primo trailer mostrato ancora prima dell’uscita effettiva del gioco; dell’elefante nella stanza o, per stare meglio in tema, del Donphan nella stanza.
Parliamo proprio del comparto artistico e in particolare della qualità grafica di Leggende Pokémon: Z-A che, come avrete sicuramente sentito, non ha certo riscosso particolare successo tra il pubblico.
Parliamo di critiche riferite a texture poco definite, un’illuminazione piatta e a quei famigerati balconi “incollati” che sembrano più foto sgranate appiccicate sulle pareti delle abitazioni, creando un effetto di certo non immersivo. E purtroppo, dobbiamo ammettere che questi difetti sono tutti lì, visibili e concreti, di fatto rovinando una delle ambientazioni che a nostro parere è sempre stata tra le più belle dell’intera serie Pokémon.

Luminopoli, un tempo città luminosa e brulicante di vita, appare qui spenta, immobile e popolata da NPC che sembrano quasi sospesi nel tempo, come in attesa soltanto che il giocatore si degni di interagirci.
Un vero peccato, perché al contrario il character design è probabilmente uno dei migliori mai realizzati da Game Freak, con dei modelli curati, uno stile artistico sempre interessante e delle animazioni, in particolare durante le battaglie, che lasciano intravedere il potenziale che lo studio potrebbe davvero esprimere se solo avesse più tempo e risorse a disposizione.
Ciò diventa ancora più evidente durante le cutscene, dove più che mai emerge il dinamismo dei movimenti e la vitalità delle espressioni facciali che non sono mai state così capaci di trasmettere perfettamente le emozioni dei personaggi.
Ma è proprio a causa di questa maggiore qualità che si manifesta, ancora una volta, uno dei limiti più frustranti della serie che diventa ogni anno sempre più evidente: l’assenza di qualsiasi forma di doppiaggio.

Non servirebbe nemmeno una localizzazione completa in italiano o inglese.. basterebbe persino una lingua inventata, anche solo per dare corpo e presenza alle scene!
Invece, ci si ritrova davanti a un vuoto assordante, un silenzio che toglie forza e credibilità ai momenti più intensi, soprattutto quando tutto il resto degli effetti sonori funzionano perfettamente.
Perlomeno, possiamo tirare un sospiro di sollievo parlando del comparto sonoro vero e proprio, con una colonna sonora costruita su splendidi remix nostalgici dei brani provenienti da Pokémon X e Y. Chi ha vissuto l’epoca del 3DS riconoscerà immediatamente le melodie di Kalos, riarrangiate talmente bene da riuscire persino a superare in parte le versioni originali, accompagnando l’esplorazione e le battaglie con toni memorabili che vi entreranno immediatamente in testa.

Ci dispiace concludere con una nota negativa, ma è impossibile ignorare come Leggende Pokémon: Z-A soffra di una certa monotonia anche sul piano musicale.
Per quanto la soundtrack sia curata e le tracce presenti di ottima qualità, la scarsità di brani finisce presto per pesare e, dopo appena una decina d’ore, il tema principale di Luminopoli e quello delle battaglie vi porteranno letteralmente a perdere la testa, in quanto purtroppo non sentirete molto altro per tutto il corso dell’avventura.
Ringraziamo Nintendo per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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