Recensione Kiwi Ears Septet | Sette driver in cerca d’autore

Il mercato delle IEMs non smette mai di stupire con soluzioni sempre più ardite e tecnicamente ambiziose, e le Kiwi Ears Septet ne sono una prova tangibile.
Parliamo di un particolare IEM quadbrid open-back che porta in campo una configurazione a sette driver distribuiti su una lista di ben quattro tecnologie differenti: 1 driver dinamico, 4 balanced armature, 1 micro-planar e 1 PZT.

Questa complessità tecnica nasconde al suo interno un approccio progettuale maturo quanto ambizioso, che punta a coniugare dettaglio e musicalità senza cadere nella trappola della sterile analiticità che spesso affligge le soluzioni multi-driver.

Senza perdere ulteriore tempo, teneteci compagnia in questa analisi approfondita delle Kiwi Ears Septet!


Packaging

Il packaging delle Septet si presenta con lo stile tipico di Kiwi Ears, caratterizzato da una confezione elegante ed appariscente senza rinunciare a delle linee squadrate e minimaliste.

All’interno troviamo una custodia rigida con zip di buona fattura, il cavo modulare 5N OCC con terminazioni intercambiabili (3,5mm single-ended e 4,4mm bilanciato), sei coppie di eartips in silicone di dimensioni diverse (sia a foro stretto che largo), oltre al manuale utente.

Un aspetto particolarmente apprezzabile è il sistema di cavi modulari, che elimina la necessità di acquisti aggiuntivi per chi desidera utilizzare sia sorgenti bilanciate che single-ended.


Design e comfort

Uno degli aspetti più interessanti di queste Septet è senza dubbio il loro design open-back, caratterizzato da una griglia metallica sul dorso delle capsule che gli conferisce un aspetto industriale parecchio elegante.

I gusci sono realizzati in lega metallica di alta qualità, che garantisce robustezza mantenendo un peso contenuto di circa 7-8 grammi per auricolare. La finitura satinata dei materiali conferisce un senso di solidità e durabilità superiore rispetto alle tipiche soluzioni in resina del mercato IEMs, anche se non tutti gradiranno questa alternativa.

La forma ergonomica delle capsule permette un inserimento confortevole anche durante sessioni d’ascolto prolungate, complice anche un design del condotto uditivo studiato per garantire un sigillo adeguato nonostante la natura open-back.

Ciononostante, vi consigliamo di utilizzare queste IEMs preferibilmente in luoghi poco affollati, così da evitare di infastidire chi vi sta intorno con eventuali fughe di suoni e da godere di un ascolto più intimo e non disturbato da rumori esterni.


Specifiche tecniche e considerazioni

Di seguito, le specifiche tecniche delle Kiwi Ears Septet:

TipologiaIEM open-back quadbrid (1×10mm DD + 4 BA + 1 Micro-Planar + 1 PZT)
Risposta in frequenza8 Hz – 30 kHz
Impedenza15 Ω (1kHz)
Sensibilità95 dB SPL/mW (1kHz)
THD+N<1% (1kHz)
Tipo connettore0,78 mm 2-pin (staccabile)
Terminazione cavo3,5 mm jack SE + 4,4 mm bilanciato (modulare)
Cavo5N OCC, lunghezza 1,2m ±5cm
Peso~7-8 g per auricolare
Materiali (gusci)Lega metallica con griglia open-back
Eartips inclusi6 coppie (silicone a foro stretto e largo)
Crossover5-way con 3 tubi di accordo
AccessoriCustodia rigida, cavo modulare, terminazioni intercambiabili, manuali
Prezzo di listino269 USD (circa 250€)


Le Septet adottano una configurazione quadbrid estremamente sofisticata: il driver dinamico da 10mm gestisce le frequenze sub-bass e basse, i quattro balanced armature coprono la gamma medio-bassa, media e medio-acuta, mentre il micro-planar e il PZT si occupano delle frequenze più acute fino a 30kHz.
Il crossover passivo a 5 vie, combinato con tre tubi di accordo, rappresenta un’ingegneria acustica di altissimo livello che, a detta dell’azienda, ha richiesto quasi due anni di sviluppo per raggiungere il completamento.

Dal punto di vista elettrico, con 95 dB di sensibilità e 15Ω di impedenza, le Septet si rivelano sufficientemente efficienti ma traggono enorme beneficio da sorgenti di qualità dedicate. Fortunatamente, un DAP di fascia medio-alta o un buon amplificatore desktop può sfruttarne appieno le potenzialità dinamiche e di risoluzione.

Infine, per quanto riguarda il prezzo, le Septet si posizionano nella fascia medio-alta del mercato IEM, giustificando il costo di circa 250€ con la complessità tecnica e la qualità costruttiva offerta.


Qualità del suono

L’esperienza di ascolto che ha portato alla stesura di questa recensione si è concentrata in una particolare playlist in FLAC contenente brani di molteplici generi musicali che spaziano dagli anni 70 fino ad oggi (es).

Infine, ma non per importanza, è arrivato il momento di dedicarci ad una riesamina approfondita delle prestazioni sonore, il vero selling point di un buon dispositivo IEM.

Senza anticipare troppo delle nostre conclusioni, possiamo anticipare che le abbiamo trovate sorprendentemente bilanciate e musicali, capaci di coniugare dettaglio tecnico e coinvolgimento emotivo in modo raro per soluzioni multi-driver di questa complessità.

Bassi

I bassi delle Septet si caratterizzano per una resa profonda e controllata, merito del driver dinamico da 10mm che riesce a estendere la risposta fino agli 8Hz menzionati dal produttore. Anche la gamma dei sub-bassi offre una presenza sostanziosa senza mai risultare eccessiva, con un’ottima texture che conferisce realismo a strumenti come contrabbasso e sintetizzatori. Non da meno, il mid-bass mantiene un profilo asciutto e preciso, evitando qualsiasi fastidiosa invasione della regione dei medi.

L’impatto risulta presente e ben definito, con una velocità di attacco e decadimento che si adatta tanto ai generi elettronici quanto alla musica acustica. Non si tratta di bassi pompati pensati per impressionare l’ascoltatore, ma piuttosto di una resa equilibrata che privilegia la naturalezza.

Medi

I medi rappresentano uno dei punti di forza assoluti delle Septet, gestiti dai quattro driver a balanced armature con sorprendente competenza e naturalezza. Le voci, sia maschili che femminili, vengono riprodotte con corpo e presenza, mantenendo quella dimensione umana che spesso viene sacrificata nelle soluzioni eccessivamente analitiche. Gli strumenti acustici godono di una riproduzione convincente, con timbrica fedele e grande armonia sonora.

Il dettaglio emerge naturalmente senza mai apparire forzato o artificioso, permettendo di apprezzare sfumature interpretative che altrimenti potrebbero sfuggire.
Come se non bastasse, la spazialità beneficia del design open-back, conferendo ai medi un respiro e un’apertura inusuali per questa categoria di prodotti.

Alti

Infine, la sezione degli alti è affidata alla combinazione di micro-planar e driver PZT, una soluzione tecnica avanzata che porta risultati notevoli in termini di estensione e raffinatezza.

Queste frequenze risultano ariose e dettagliate, con un’estensione che raggiunge i 30kHz specificati senza mai risultare in suoni taglienti o fastidiosi. Il micro-planar contribuisce con una texture naturale e una risposta impulsiva eccellente, mentre il PZT aggiunge quella brillantezza e risoluzione che completano l’esperienza d’ascolto.

Su registrazioni particolarmente aggressive, questa sezione può occasionalmente rivelare la sua energia “di troppo”, ma rimane sempre sotto controllo e mai al limite della sopportabilità.

Soundstage e Imaging

Il design open-back porta i suoi frutti più evidenti nella creazione di un palcoscenico sonoro insolitamente ampio per una IEM, con dimensioni che si avvicinano a quelle delle cuffie aperte di buon livello.

La profondità risulta convincente e la separazione degli strumenti precisa, permettendo di seguire singolarmente i vari strumenti anche in brani orchestrali complessi.
L’imaging si conferma accurato, con una localizzazione stabile che beneficia della sinergia tra le diverse tecnologie di driver.


Ringraziamo Kiwi Ears per averci fornito una review sample del prodotto per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

Kiwi Ears Septet
In conclusione...
Le Kiwi Ears Septet rappresentano una proposta più che azzeccata per chi cerca una IEM che sappia unire dettaglio, scena ampia e timbrica godibile senza scadere nell’iper-analisi. Non sono l’auricolare adatto ad ogni situazione: richiedono ambienti relativamente tranquilli, registrazioni di buona qualità ed una sorgente all’altezza per brillare davvero. Ma quando ogni tassello è al posto giusto, offrono una resa che giustifica la complessità tecniche e si distingue nel mare dei chiusi tradizionali sotto i 300 euro.
Pregi
Palcoscenico ampio e imaging preciso
Qualità audio eccezionale su tutta la linea
Cavo modulare incluso e costruzione solida
Coesione sorprendente per un set a sette driver
Difetti
Isolamento limitato per natura del design open-back
Prezzo non entry-level per la categoria
Richiedono sorgenti di qualità per esprimersi al meglio
9
Voto