Nel panorama sempre più affollato degli in-ear monitor destinati agli appassionati di audiofilia, Kiwi Ears si è ritagliata negli ultimi anni uno spazio importante grazie a prodotti dal rapporto qualità-prezzo a dir poco convincente.
Con le Orchestra II, l’azienda propone l’evoluzione della gamma già inaugurata nel 2021, riducendo drasticamente il prezzo rispetto al modello originale (ben 500 dollari) e portando sul mercato un prodotto da 350 euro equipaggiato con ben 10 driver custom ad armatura bilanciata per ciascun lato.
Si tratta di una configurazione particolarmente ambiziosa per questa fascia di prezzo, che punta a offrire prestazioni tecniche elevate senza richiedere investimenti esagerati. La domanda, come sempre, è se le promesse vengono effettivamente mantenute nella pratica quotidiana.

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Scopritelo in questa recensione!
Packaging
La dotazione inclusa nella confezione delle Orchestra II si dimostra particolarmente generosa, anche considerando la fascia di prezzo in cui il prodotto si colloca.
All’interno della scatola troviamo:

- Gli in-ear monitor
- Un cavo removibile con connettore 2-pin da 0.78mm e terminazioni modulari intercambiabili (3.5mm, 2.5mm e 4.4mm)
- Ben 12 paia di gommini di diverse dimensioni e materiali
- Due contenitori rigidi per organizzare i gommini
- Una custodia per il trasporto
- Garanzia e manuale d’uso
Un elemento che spicca all’interno della dotazione è senza dubbio l’abbondanza di gommini, che permette di sperimentare diverse combinazioni per trovare il grip perfetto. I due contenitori rigidi inclusi rappresentano una soluzione molto più pratica rispetto alle classiche bustine di plastica utilizzate dalla maggior parte dei produttori, facilitando la conservazione dell’elemento che solitamente tendiamo a perdere nei nostri cassetti.

Il cavo modulare con terminazioni intercambiabili garantisce un’ottima versatilità d’utilizzo, permettendo di adattare gli IEM a diverse sorgenti senza dover acquistare costosi cavi aggiuntivi.
Nel complesso, ci troviamo davanti a una dotazione che non fa mancare nulla all’acquirente, perfettamente in linea con le aspettative per un prodotto di questa categoria.
Design e Comfort
Il design delle Orchestra II si caratterizza per l’impiego di shell in resina acustica trasparente, che permettono di ammirare la complessa architettura interna dei driver. Ad ogni modo, la scelta di una costruzione trasparente non è solo estetica, ma funzionale: la resina acustica contribuisce a minimizzare le risonanze indesiderate e a mantenere un controllo ottimale sulla riproduzione.
Le shell sono riempite internamente con un gel smorzante che ha il compito di assorbire le vibrazioni residue e garantire un isolamento acustico di livello superiore. Questa soluzione costruttiva, però, comporta anche alcuni compromessi che hanno caratterizzato le Orchestra sin dal loro originale concepimento. Le shell sigillate, infatti, tendono a creare un accumulo di pressione all’interno del condotto uditivo, fenomeno che può risultare fastidioso per alcuni utilizzatori.
Da un punto di vista puramente estetico, parliamo di un prodotto eccezionale e minuzioso, visibilmente premium ma penalizzato da un singolo e inspiegabile elemento: il font utilizzato da Kiwi Ears per il nome ricorda da vicino il comic sans.

L’ergonomia degli IEM risulta generalmente buona, con una forma studiata per adattarsi comodamente alla maggior parte delle conformazioni auricolari. Il peso contenuto favorisce le sessioni d’ascolto prolungate senza generare fastidi particolari.
Il cavo incluso nella dotazione presenta una costruzione solida e una piacevole morbidezza al tatto, risultando confortevole durante l’utilizzo. Tuttavia, la superficie tende a sviluppare un certo attrito che può causare grovigli durante il movimento, specialmente se utilizzate gli IEM durante le uscite quotidiane.
Per quanto concerne i gommini, la varietà inclusa nella confezione è apprezzabile, anche se nella nostra esperienza è stato necessario sperimentare diverse combinazioni prima di individuare quella più adatta. La scelta del gommino corretto influenza in modo significativo non solo il comfort, ma anche la qualità del sigillo acustico e, di conseguenza, la resa sonora complessiva.
Componentistica interna e specifiche
Prima di entrare nel dettaglio delle nostre impressioni d’ascolto, dedichiamo uno spazio alle caratteristiche tecniche e alla configurazione interna di questi IEM:
| Driver | 10 armature bilanciate personalizzate per lato |
| Configurazione | 2x BA per i bassi, 4x BA per i medi, 2x BA per gli alti, 2x BA per gli ultra-alti |
| Crossover | Sistema a 4 vie con 3 canali acustici |
| Impedenza | 15 Ω |
| Sensibilità | 110 dB SPL/mW |
| Risposta in frequenza | 20 – 20.000 Hz (con estensione oltre i 18 kHz) |
| Connettore | 2-pin 0.78mm removibile |
La configurazione con 10 driver a armatura bilanciata per ciascun lato rappresenta una soluzione particolarmente ambiziosa, con una suddivisione accurata delle frequenze tra le diverse componenti. Come apprendiamo dall’azienda, tutti i driver sono stati sviluppati internamente da Kiwi Ears e sono stati ottimizzati specificamente per questo modello.
Fra le caratteristiche significative, il crossover a quattro vie con tre canali acustici separati garantisce una gestione precisa delle transizioni tra le diverse bande di frequenza, minimizzando le interferenze e mantenendo la coerenza timbrica.

L’impedenza di 15 Ω combinata con una sensibilità elevata di 110 dB rende questi IEM estremamente facili da pilotare anche con sorgenti portatili di potenza limitata. Tuttavia, questa caratteristica si traduce anche in una certa esigenza qualitativa nei confronti della sorgente: le Orchestra II tendono a rivelare senza pietà le imperfezioni delle registrazioni mal masterizzate e le limitazioni delle sorgenti di bassa qualità.
Per quanto riguarda il prezzo, le Orchestra II vengono attualmente proposte attorno ai 350 dollari (circa 320-330 euro a seconda dei rivenditori), posizionandosi in una fascia competitiva ma non priva di valide alternative.
Qualità sonora
Per i nostri test abbiamo utilizzato un DAC portatile FiiO BTR7 e un sistema desktop composto da un Hifiman Serenade. L’esperienza d’ascolto che ha portato alla stesura di questa recensione si è sviluppata nell’arco di diverse settimane, concentrandosi su una playlist in formato FLAC contenente brani di generi differenti.
Passando all’analisi più importante di questa recensione, quella dedicata alla resa sonora, possiamo affermare che le Orchestra II presentano una firma acustica orientata verso le frequenze medie, con un’impostazione complessivamente bilanciata che punta alla naturalezza timbrica. L’impressione generale è quella di trovarsi davanti a un prodotto progettato con estrema cognizione di causa per l’ascolto analitico e critico, capace di restituire una rappresentazione fedele delle registrazioni senza rinunciare alla musicalità. Infatti, a differenza di molti monitor neutri che possono risultare asettici e privi di coinvolgimento, questi IEM mantengono un carattere vivace e piacevole che colora piacevolmente l’ascolto.
Bassi
La resa delle basse frequenze costituisce probabilmente uno degli aspetti più interessanti di questi in-ear, considerando la natura ad armatura bilanciata della configurazione interna.
I sub-bassi vengono riprodotti con una presenza marcata, offrendo un’estensione sorprendente per driver BA, che tradizionalmente faticano in questa regione dello spettro. I medio-bassi, invece, risultano leggermente più contenuti, contribuendo a mantenere pulita la transizione verso le frequenze medie. Il controllo e la velocità sono eccellenti, come ci si aspetta da questa tipologia di trasduttori. I transienti risultano rapidi e ben definiti, con tempi di decadimento brevi che favoriscono la precisione ritmica.
La texture dei bassi si caratterizza per una certa raffinatezza, risultando pulita e ben articolata anche nei passaggi più complessi. Tuttavia, chi è abituato all’impatto fisico dei driver dinamici potrebbe trovare questa resa meno corposa e coinvolgente.
In sintesi, i bassi delle Orchestra II sono dettagliati, precisi e sorprendentemente estesi, pur mantenendo le caratteristiche positive tipiche delle armature bilanciate.
Medi
Le frequenze medie rappresentano senza dubbio il punto di forza principale di questi IEM, confermando un lavoro di tuning eccezionale da parte dell’azienda.
Il timbro risulta accurato e naturale, con strumenti e voci che vengono riprodotti in modo convincente e realistico. La gamma medio-bassa si presenta pulita e leggermente calda, generando una sensazione d’ascolto davvero piacevole e intima.
Per quanto riguarda i medio-alti, questi godono di una certa enfasi, con un picco attorno ai 2-3 kHz che porta in primo piano le voci e conferisce presenza agli strumenti.
Anche la risoluzione si attesta su livelli eccellenti, permettendo di cogliere sfumature e dettagli che sfuggono a molti competitor di fascia simile. Le voci femminili beneficiano particolarmente di questa impostazione, risultando cristalline e coinvolgenti. Anche le voci maschili vengono gestite con naturalezza, sebbene con un carattere leggermente più luminoso rispetto alla totale neutralità.
Alti
Le frequenze alte confermano l’approccio qualitativo di queste Orchestra II, offrendo una riproduzione dettagliata ed estesa senza scivolare nell’eccessiva aggressività che potrebbe infastidire gli ascoltatori più sensibili. La regione degli alti presenta una caratteristica sensazione di “ariosità”, ottenuta attraverso picchi strategici nelle frequenze più alte che conferiscono brillantezza e apertura alla scena.
I dettagli vengono restituiti con chiarezza e precisione, permettendo di apprezzare le texture degli strumenti e le micro-dinamiche. Nel complesso, gli alti delle Orchestra II si collocano su un livello qualitativo superiore, offrendo l’esperienza premium che si addice ad un dispositivo di questa fascia di prezzo.
Soundstage e Imaging
Il palcoscenico sonoro offerto da questi IEM si rivela adeguato alla categoria, pur non raggiungendo dimensioni particolarmente estese. La larghezza risulta discreta, mentre profondità e altezza si attestano su valori nella media per in-ear monitor di questa tipologia.
L’imaging, invece, rappresenta un punto di forza significativo. La localizzazione degli elementi all’interno del mix è precisa e coerente, facilitando l’individuazione della posizione di ogni strumento. Questa caratteristica si rivela particolarmente apprezzabile con le registrazioni orchestrali e i brani acustici complessi, dove la separazione spaziale contribuisce alla comprensione della struttura musicale.
L’isolamento passivo offerto dalle shell sigillate è eccellente, bloccando efficacemente i rumori esterni e permettendo di immergersi completamente nella musica. Le strade affollate di Bologna hanno potuto tentare ben poco per spezzare la mia sessione di ascolto mattutina.
Ringraziamo Kiwi Ears per averci fornito una review sample del prodotto per realizzare questa recensione.
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