Gli sviluppatori indie stanno crescendo di anno in anno: sempre più persone vogliono mettersi in gioco nel campo videoludico, ora che i mezzi sono più o meno aperti a tutti.
Ci si raduna, si elabora un’idea e si forma il team, cercando di coprire tutti i ruoli necessari, dal game designer al sound designer, così da poter confezionare un prodotto completo e funzionale.
Poi, però, giunge la preproduzione, momento in cui tutte le idee vengono esposte e si concordano i dettagli del progetto e, infine, arriva la produzione, il momento più complesso di tutto il processo, tra scadenze, comunicazione tra i reparti e revisioni continue dell’idea originale, che raramente esce come concepita.
La produzione può essere più o meno lunga, soprattutto se alle spalle c’è un publisher, e può di certo essere problematica, non sempre perfetta; e tali imperfezioni si possono riscontrare sul prodotto finito, che sia un primo titolo o un tripla A.
Perché una premessa così lunga? Perché il prodotto presentato da Lugn Games mostra tutta la freschezza e l’entusiasmo di una prima opera, ma porta con sé anche difetti in cui incappano molti team in erba.
Vediamo, però, più nel dettaglio com’è questo Kioku: Last Summer, un breve cozy game che cerca di farci vivere una piccola esperienza estiva.
TRAMA
Il giocatore veste i panni di Asti, una bambina che si è appena trasferita con il padre sull’isola di Kioku. Conoscere tutti gli altri bambini non è difficile: l’isola è piccola e gli abitanti sono pochi, tanto che in una mezza giornata si possono incontrare tutti, soprattutto i nostri futuri compagni di avventure.
Infatti, la trama di Kioku: Last Summer è molto semplice e lineare, si tratta di piccole avventure e giochi fatti da un gruppo di bambini pronti a godersi il periodo estivo, liberi finalmente dagli obblighi della scuola.
Avventure e giochi che appartengono ai primi anni 2000, periodo in cui è ambientato il gioco, e variano dalle corse in bicicletta alla pesca, fino alle partite di Marubi, un giochino di biglie sviluppatosi su quest’isola.
I personaggi appaiono molto caricaturali, forse piatti in alcuni casi, ma, data la brevità del titolo, sono funzionali e si distinguono gli uni dagli altri.

Forse è proprio la protagonista a essere fin troppo blanda, fin troppo accondiscendente e capace di avere la soluzione a qualsiasi situazione.
Il tutto, però, funziona e il giocatore si trova catapultato in un piccolo spaccato estivo di un gruppo di bambini, con i loro problemi, le loro piccole gioie e i loro momenti indimenticabili.
L’unica vera pecca è un elemento narrativo introdotto sul finale, abbastanza improvviso, che pare forzato più che ben pensato dall’inizio, tanto che persino i protagonisti vi reagiscono senza troppa meraviglia o incredulità, quasi fosse una qualsiasi scampagnata sull’isola.
GAMEPLAY
Come la trama, anche il gameplay è molto semplice e si divide in varie parti, ovvero l’esplorazione, la pesca e le partite di Marubi.
Per quanto riguarda la prima, è sia l’elemento meglio riuscito che quello a momenti più problematico: viaggiare per l’isola è semplice, non è una mappa enorme e la si impara in fretta, quindi portare a termine i vari incarichi non è complesso.
Tuttavia, qualche volta le missioni non sono chiare e mai viene indicato dove andare o dove si trova il punto di interesse, tanto che la mappa pare solo un orpello messo per dovere più che per funzionalità. Certo, cercare l’obiettivo, anche se non segnato, non toglie troppo tempo, ma non sempre l’obiettivo si sblocca, un piccolo problema che porta il giocatore a chiedersi se sta sbagliando lui o se il gioco si è buggato e deve riavviarlo.

La pesca, come in tanti altri giochi simili, è un’aggiunta carina al gameplay, semplice e funzionale: ci si mette sulla riva e si aspetta che i granchi abbocchino, per aggiungerli alla nostra collezione, nulla di più e nulla di meno. Sono dei collezionabili, come gli sticker che si possono raccogliere lungo l’isola, elementi che possono di certo incuriosire i completisti, come anche l’acquisto e lo sbusto dei vari personaggi del Marubi.
Perché sì, il Marubi non è un semplice gioco di biglie, ma un gioco di biglie con dei mostroni che presentano diverse statistiche di attacco e difesa, un po’ come i Beyblade.
Il tutto pare essere una buona base per un nuovo gioco strategico ma, purtroppo, il suo potenziale non viene mai sfruttato e resta un semplice “tiro di biglie fino a che non spacci quelle dell’avversario”.

Un gran peccato perché, se implementato anche con tipologie elementali, una telecamera migliore, e ostacoli interni al campo per eseguire colpi a rimbalzo poteva essere molto interessante. Magari, in futuro, il team potrebbe pensare di riprenderlo e renderlo un gioco a sé, più complesso e strategico, ma per adesso risulta solo un’aggiunta secondaria che spesso si è costretti a giocare per proseguire nella trama principale.
Inoltre, se non si è capito da quanto detto finora, il gioco è molto semplice, oltre che breve, tanto che lo si può finire in un solo pomeriggio in tutta tranquillità. Questo, però, non è affatto un demerito: iniziare con progetti piccoli è una strategia vincente per molti team indie, permette di mettere in gioco le proprie capacità e vedere i punti dolenti durante il processo meglio che con un gioco enorme, che rischia pure di non vedere mai la luce.

Oltre a ciò, viste le tematiche e la trama presentate, si presta molto bene come titolo per un pubblico di giovanissimi, che magari si rivede in quei bambini o vuole provare a vivere una nuova avventura, più semplice e genuina.
COMPARTO ARTISTICO E SONORO
Il reparto artistico non è perfetto, per svariati motivi: prima di tutto, i colori scelti, accesi e vibranti, sembrano non seguire una palette ben precisa, a volte in contrasto con la luminosità dei vari periodi della giornata. I modelli 3D, invece, sono adatti alla trama e alla tipologia di gioco scelto, sia nelle forme che nel livello di dettaglio, mentre le animazioni sono ambivalenti.
Questo perché, durante i dialoghi, riescono a far trapelare le emozioni dei personaggi e sottolineano bene alcune loro parole, come nelle brevi cutscene, ma appena si corre lungo l’isola, i personaggi diventano più legnosi, quasi fastidiosi da vedere in gruppo.
Sarebbero da perfezionare anche perché, se non si usa la bici, la corsa è il nostro movimento principale e disturba sia poco curato, come il “saltello”, una corsa alternativa che, però, è forse anche meno fluida.

Un altro punto critico è l’integrazione di alcuni elementi 2D, anzi precisamente del menu principale e delle icone dei Marubi: queste risultano troppo dettagliate e lasciano un certo senso di straniamento.
Questo perché le illustrazioni per quanto ben curate e ottime per quando sono inserite nelle singole carte, ma a icona risultano troppo precise, staccandosi dal design libro che è molto più semplice, al contrario degli sticker e dei granchi, che si integrano bene.
Forse sarebbe più corretto parlare di grafica che di disegni 2D, poiché anche la schermata di “Bedtime” e quelle che avviano gli scontri con i Marubi sono molto rozze, quasi pensate a posteriori rispetto a tanti altri elementi più curati.
Si potrebbe dire che nel dipartimento artistico non vi è un perfetto equilibrio, al momento, ma le basi e le premesse sono buone, se tali problemi verranno risolti nei prossimi titoli.

Per quanto riguarda il reparto audio, non vi è molto da dire: funziona e riesce a trasportarti nella calma atmosfera dell’isola, per quanto le melodie siano semplici.
COMPARTO TECNICO
Arriviamo alla vera nota dolente del titolo: l’ammontare di bug presenti all’interno del gioco è problematico.
Come già accennato all’inizio, la produzione di un gioco è un processo lungo e complesso, soprattutto dal lato della programmazione; dopotutto, se qualcosa si rompe nel codice, nulla vale la grafica o la trama.
Per questo è fondamentale controllare e testare, cercare qualsiasi bug che possa impedire al giocatore di proseguire, e qua purtroppo ce ne sono troppi.
Se fossero stati solo dei glitch grafici o bug minori, come personaggi che non si muovono, paralizzati in T-pose, si potrebbe chiudere un occhio; ma qua, da una giornata all’altra, spariscono elementi fondamentali per terminare le missioni.

Oggetti non appaiono, NPC si teletrasportano da altre parti, linee di dialogo non si avviano, personaggi si bloccano dove non dovrebbero bloccarsi… un bel po’ di problemi per un gioco che, come meccanica principale, ha tante piccole quest da portare a termine.
Due volte abbiamo dovuto riavviare il gioco per sbloccare la situazione, in altre abbiamo lasciato i personaggi silenziosi perché, perlomeno, chi aveva la missione riusciva a parlare… tutti dettagli che hanno rovinato non solo l’esperienza, ma anche l’atmosfera di gioco.
Il gioco è rotto e va assolutamente patchato, perché la passione del team si vede, come il loro desiderio di raccontare una storia genuina, ed è brutto che il tutto venga rovinato da errori tecnici che, al lancio, sarebbe meglio non fossero presenti.
Tuttavia, il team è al lavoro per fixare i bug che sono stati loro segnalati e non resta che augurare loro di risolvere tutti i problemi, per poter avere, anche se in ritardo, un prodotto ben confezionato.
Ringraziamo PR Hound per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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