Recensione Katanaut | Una lama imperfetta

Negli ultimi tempi, il panorama videoludico attuale sta riscoprendo con grande interesse gli stili di un tempo, utilizzando questi ricordi e suggestioni come catalizzatore per creare esperienze innovative che fondono il fascino del passato con la fluidità e la complessità delle produzioni moderne. È in questa visione che si inserisce Katanaut, opera prima nata dalla passione di Eugene sotto l’etichetta di Voidmaw, che mescola l’azione cruenta e frenetica con l’ambientazione distopica tipiche dell’onda artistica cyberpunk.

Fin dai primi trailer mostrati online, il gioco ha infatti ricordato diversi progetti che hanno regalato ore di divertimento ai giocatori: un viaggio che richiama la struttura roguelite di Dead Cells, soprattutto nel sistema di movimento e nel combattimento, arricchito da un’atmosfera oscura che ricorda un Dead Space bidimensionale.

Katanaut

Come avviene nella forgiatura di un’ottima spada, il cui valore risiede nel bilanciamento dei suoi elementi, anche la riuscita di questo titolo dipende dall’equilibrio tra le sue componenti. Dunque, Katanaut riuscirà a rivelarsi un’arma infallibile, o la sua struttura finirà per mostrare delle crepe, rendendolo tanto letale quanto terribilmente fragile?


TRAMA

Sul piano narrativo, Katanaut sceglie un sentiero semplice e minimalistico, preferendo affidare il racconto all’atmosfera che avvolge l’intera avventura piuttosto che a dialoghi complessi, risultando ideale per chi desidera buttarsi subito nella mischia.
Il giocatore veste i panni di Naut, un guerriero silenzioso inviato con la sua squadra per investigare su una remota stazione spaziale che ha bruscamente interrotto ogni comunicazione.

L’incipit, che sembra un classico horror sci-fi, si trasforma rapidamente in un incubo: l’equipaggio scopre che la struttura è stata invasa da un virus che ha trasformando il personale in un’orda di esseri biomeccanici che sembrano essere il risultato di esperimenti aberranti.

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Il nostro protagonista si ritrova costretto a esplorare i meandri della base spaziale, sfruttando una tecnologia che lo riporta al punto di partenza a ogni morte in un ciclo infinito di sangue.
Tuttavia, se da un lato questa premessa tecnologica offre una giustificazione più che plausibile per la struttura roguelite del gioco, dall’altro fatica a evolversi in una trama realmente coinvolgente per il giocatore.

La storia viene infatti ricostruita attraverso frammenti di informazioni sparsi per i livelli e dialoghi con personaggi secondari che, salvo rare eccezioni, non lasciano un segno nella mente dello spettatore.
Ciò che risolleva l’interesse nella narrazione è invece l’ottima caratterizzazione dei nemici e la loro evoluzione nel corso dell’avventura, elementi che posso stimolare la curiosità riguardo la malattia che ha coinvolto l’equipaggio della struttura.


GAMEPLAY

Passando ora al sistema di combattimento di Katanaut, tanto semplice nelle sue fondamenta quanto profondo nelle sue applicazioni, abbiamo già detto come l’esperienza ludica si basa sul ciclo di morte e rinascita tipico del genere, con il giocatore che dovrà farsi strada armato della sua katana e un’arma da fuoco secondaria.
Una meccanica interessante riguarda proprio le munizioni, che non si trovano sparse per i livelli ma si ricaricano esclusivamente colpendo i nemici con l’arma bianca, in una scelta di design che premia l’approccio aggressivo in mischia e relega le opzioni più caute a distanza solo ai momenti di necessità, magari quando la salute è minima.

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Il feedback restituito dal sistema di combattimento è appagante, con ogni fendente di katana che trasmette perfettamente il suo peso, lasciando dietro di sé scie di sangue che dipingono di rosso le pareti della stazione.
All’inizio di ogni run è possibile scegliere inoltre una lama specifica e dotata di caratteristiche uniche che ne alterano drasticamente l’utilizzo: si spazia dalla spada iniziale, che permette di trapassare i nemici con uno scatto, ad altre che sacrificano parametri come la mobilità in favore di una parata più efficace, fino ad armi infuse di poteri elementari.

A completare l’equipaggiamento ci sono poi due slot per abilità, passive o attive, che possono essere relative a potenti attacchi ad area o a funzionalità di supporto, come il rallentamento del tempo o il piazzamento di bombe.
Tuttavia non tutto è oro ciò che luccica, e dopo diverse ore emergono alcune criticità nel gameplay di Katanaut, come ad esempio il bilanciamento generale che presenta diverse imperfezioni con tempi di ricarica spesso troppo permissivi e alcune combinazioni di armi e potenziamenti talmente potenti da trasformare un’esperienza oscura in una passeggiata in un parco insanguinato.

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Quasi come per equilibrare il livello di difficoltà, tuttavia, troviamo una scelta di design coraggiosa e forse spietata per i meno avvezzi al genere, con un protagonista estremamente vulnerabile che può soccombere dopo appena tre colpi senza beneficiare di alcun frame di invincibilità dopo essere stato ferito.

Come in molti roguelite, inoltre, esiste il rischio che una certa ripetitività di fondo possa sentirsi, considerando che molte armi da fuoco, pur presentando statistiche differenti, finiscono per offrire semplici variazioni sul danno così da spingere il giocatore a preferire sempre le opzioni più efficacie e rendendo la sperimentazione di diversi build meno gratificante del previsto.
A spezzare la monotonia intervengono però eventi casuali come incursioni di soldati o zone a massima difficoltà, e dei simpatici gatti che, se accarezzati, potrebbero rivelarsi potenti boss opzionali che colgono di sorpresa il giocatore.


COMPARTO ARTISTICO E TECNICO

Dal punto di vista artistico, Katanaut si presenta come un omaggio pienamente riuscito all’era della pixel art e del gaming retrò, capace di catturare lo sguardo grazie a una cura per i dettagli.
La direzione artistica fonde con incredibile efficacia le atmosfere cupe del cyberpunk con l’horror spaziale, sfruttando anche creature d’ispirazione lovecraftiana e dando vita a un universo di gioco affascinante e spaventoso.

Katanaut

La pixel art è di ottima qualità, con sprite ben realizzati e animazioni fluide che rendono ogni avversario disgustoso e temibile, trasformando la loro distruzione in un vero spettacolo per gli occhi. L’utilizzo coscienzioso di luci e ombre contribuisce a rafforzare l’atmosfera sci-fi, mentre gli scenari stessi si evolvono man mano che si scende nelle profondità della stazione spaziale, passando da corridoi anonimi ad architetture biomeccaniche intrise di sangue.

L’aspetto negativo di tutta questa minuzia grafica è che, nelle fasi più concitate, l’azione può diventare caotica e piena di effetti particellari che rischiano di nascondere i nemici più piccoli, i quali tendono a loro volta a mimetizzarsi con gli sfondi.
Sul fronte del level design, la generazione procedurale non brilla per complessità con ambienti a lungo andare strutturalmente semplici e ripetitivi che non incentivano particolarmente l’esplorazione. A questo si aggiunge poi un’intelligenza artificiale dei nemici non sempre brillante, con creature che tendono a seguire un certo pattern d’attacco prevedibili.

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Per quanto riguarda il comparto sonoro, la colonna sonora synthwave non solo risulta perfettamente a tema ma è anche estremamente piacevole da ascoltare, accompagnando l’azione e creando una sinergia tra audio e gameplay.
Infine, sul piano tecnico, Katanaut si è dimostrato estremamente fluido e reattivo, privo di qualsiasi tipo di bug gravi o problemi grafici in grado di rovinare l’esperienza; un risultato notevole considerando che il progetto viene portato avanti da una sola persona.


Ringraziamo PiratePR per averci fornito una chiave del loro gioco per realizzare questa recensione.
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Katanaut
KATANAUT (PC)
In conclusione
Katanaut si rivela un'opera dalla doppia anima, un titolo capace di offrire un sistema di combattimento ben realizzato con una grande direzione artistica e una colonna sonora synthwave azzeccata, ma che porta con sé anche diverse imperfezioni. Katanaut è un'arma grezza, a tratti ripetitiva a causa di un level design procedurale non sempre al top e una narrazione che funge da semplice pretesto, ma che nelle mani giuste sa regalare soddisfazioni immense. Consigliata agli amanti del roguelite che cercano una sfida impegnativa.
Pregi
Direzione artistica di altissima qualità
Un buon sistema di combattimento
Colonna sonora synthwave eccezionale
Comparto tecnico solido e reattivo
Difetti
Narrativa quasi assente e poco coinvolgente
Ripetitività di fondo causata da un level design semplice
Bilanciamento generale da rivedere
Azione a schermo a volte confusionaria
6.5
Voto