L’animazione è una scommessa che ultimamente i servizi di streaming stentano a sfruttare, a meno che non sia diretta a un pubblico molto giovane. Tutta la fascia che comprende gli adolescenti e gli adulti è in gran parte scoperta, sia perché il media stesso è ancora considerato un prodotto “adatto ai bambini”, sia perché oggettivamente è un grande investimento di denaro.
Non è più una novità scoprire che serie animate vengono cancellate perché non raggiungono un numero di ascolti sufficienti, oppure imbattersi in prodotti più brevi e compatti, che possono raccontare la loro storia in una stagione o due.
Invincible, giunta ormai alla sua quarta stagione, pare quasi un miracolo in un panorama simile, una serie animata diretta a un pubblico più adulto che non solo sta sopravvivendo, ma è pure uno dei titoli di punta di Amazon Prime.
Il successo, dunque, se l’è garantito con le precedenti tre stagioni, ma la quarta riesce a tenere testa e a portare avanti l’entusiasmo degli spettatori, oppure rischiamo di assistere al principio del declino? Scopriamolo assieme.
TRAMA E PERSONAGGI
La storia prosegue dalla precedente stagione, tra le crisi identitarie di Mark, il nostro protagonista, e la graduale redenzione di Nolan, sempre più convinto di voler fermare la sua stessa specie, i Viltrumiti, e terminare il loro sanguinario dominio sull’Universo.
Tutto sembra portare in un’unica direzione: lo scontro diretto con il pianeta Viltrum, nemico onnipresente sin dalla fine della prima stagione e che finalmente sta per essere affrontato sul campo.
Invincible, però, è famosa anche per aprire costanti sottotrame, storie secondarie atte a sviluppare altri personaggi che popolano il suo vasto universo, riuscendo quasi sempre a bilanciarsi bene, senza distogliere troppo l’attenzione dalla trama principale.
La quarta stagione è strana, da questo punto di vista, sia perché la seconda metà è concentrata su un’unica storyline, sia perché le “quest secondarie” pesano come tali.

Il grosso problema è l’episodio 4, l’unico che si discosta totalmente da quanto accade e che, ai fini del tutto, non serve a nulla. Si tratta pure di un evento secondario all’interno dell’opera originaria, un tocco di colore e di lore, ma che poco serve alla macrotrama principale, portando lo spettatore a chiedersi per quale motivo l’abbiano inserito e perché proprio in quel punto.
Fortunatamente è l’unica grossa nota negativa di una storia che regge ancora solida, capace di adattare bene un fumetto che, per quanto non famoso come le controparti marveliane o della DC, sta dimostrando di avere ottime basi e un approccio interessante al genere supereoistico.
Siamo interessati agli eventi, ai personaggi e alle loro evoluzioni, per quanto l’attenzione ora sia puntata tutta su Mark e le persone più strette che lo circondano, dal padre, al fratello Oliver e anche a Eve che, in questa stagione, per quanto la sua presenza sia breve, ha un arco narrativo determinante per il suo futuro.
Facciamo nuove conoscenze e ne recuperiamo anche di vecchie, ma nessun personaggio sembra essere fuori posto, al massimo meno importante e meno accattivante di quelli che devono essere al centro dell’attenzione.

Attenzione, però: Invincible è un’ottima opera di intrattenimento, il che vuol dire che certe evoluzioni o certi temi possono essere leggermente superficiali se confrontati con altri titoli in cui l’azione e i combattimenti non sono il vero centro nevralgico.
Un esempio è proprio la redenzione di Nolan che, per quanto venga spiegata e sia comprensibile, pare sempre un po’ improvvisa se si ripensa alle sue azioni alla fine della prima stagione, tutto perché la trama deve avanzare, i colpi di scena devono avvenire e il ritmo resta serrato, indispensabile per un titolo d’azione simile.
Tuttavia, già che una storia di supereroi tratti certi temi e metta così tanto in discussione le azioni e le motivazioni dei personaggi, riesce a brillare in un panorama che sembra fin troppo saturo, dove un scivolone dopo l’altro ha ormai reso il genere stantio.
ANIMAZIONE E REGIA
Giunti alla quarta stagione, si può affermare che l’animazione di Invicibile è criminale, se contiamo che a mettere i soldi è Amazon Prime.
Tutte le giustificazioni sono accettabili, dai costi di produzione alla difficoltà di realizzare un prodotto 2D, ma reggevano forse fino alla seconda stagione, quando ancora si doveva decidere il destino della saga.
Giunti alla quarta, consapevoli che ormai il pubblico vuole continuare e finire la storia, Amazon potrebbe sforzarsi almeno un po’, anche prendendosi una pausa di un annetto tra una stagione e l’altra, e consegnare un prodotto più raffinato.
Ormai Invincible è diventato la caccia al PNG trascinato, alla scena riciclata, alle comparse così immobili e statiche a livelli che nemmeno le vecchie serie giapponesi degli anni ‘90 e 2000 riuscivano a produrre.

Il che è oggettivamente un peccato, perché la trama e la storia si meriterebbero di essere accompagnate da delle animazioni più convicenti, non solo durante gli scontri più importanti della stagione.
E non serve a nulla che loro stessi autoironizzino sui loro “metodi di risparmio”, le scene di dialogo sono imbarazzanti per quanto i personaggi risultino essere inespressivi, in piedi gli uni di fronte agli altri mentre si limitano solo ad aprire la bocca e ogni tanto a muoversi un po’, giusto per farci capire che non sono cartonati.
Si può immaginare, dunque, che anche la regia ne soffra, perché è difficile non notare lo sbalzo tra le scene d’azione più concitate e piccoli momenti di rilassamento, dove i protagonisti possono essere meglio esplorati.
L’attenzione scema, perché si nota che c’è qualcosa di strano, le voci dei doppiatori sembrano non coincidere con quanto i personaggi fanno, rovinando così anche importanti confronti.

La critica potrà sembrare aspra, ma non si può fare altrimenti siccome gli animatori indie stanno dimostrando che, con il giusto tempo e la giusta cura, si possono ottenere dei risultati soddisfacenti, se non di qualità, come ha recentemente dimostrato lo Studio Glitch con il pilot di Knights of Guinevere o ancor prima il pilot di Lackadaisy.
Un vero peccato perché l’anno scorso ci hanno dimostrato che, se ci mettessero quel minimo di impegno, la serie avrebbe finalmente la giustizia che si merita.
COLONNA SONORA E DOPPIAGGIO
La rabbia per l’animazione è ancora più comprensibile perché la cura e la dedizione per la serie si vedono soprattutto nella scelta del cast dei doppiatori, ottimi per tutti i personaggi principali e convincenti per tutti i secondari, se non per rare eccezioni che però non rovinano troppo l’esperienza.
Chiudendo gli occhi, tutti sono credibili, le emozioni sono sempre espresse con la giusta intensità, tra rabbia, tristezza e rassegnazione, ma anche gioia, speranza e sottile ironia.

La colonna sonora, invece, caratterizza bene ogni scena, enfatizzando i momenti più tesi e importanti, sparendo in sottofondo quando sono le voci dei personaggi a dover risaltare. Vi sono, come sempre, anche dei brani non originali, che aiutano a dare quel tono “pop” all’opera, accompagnando momenti di transizione o scene più intime ed emotive, dove le parole sarebbero in eccesso.
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