Hotel Barcelona è un progetto che fin dal primo trailer ci ha notevolmente interessati, al netto di qualche sopracciglio alzato a causa di meccaniche di gameplay particolari, e non poteva essere altrimenti considerando che i due creativi alle spalle del titolo hanno dato vita ad alcuni dei videogiochi a cui siamo più affezionati.
Parliamo ovviamente di Swery65, la mente dietro al sorprendente Deadly Premonition (di cui abbiamo parlato in uno sguardo al passato), e di Suda51 ovvero il visionario dietro titoli fuori di testa come No more Heroes e The Silver Case.

Insomma, autori davvero particolari che hanno dimostrato in più di un’occasione di saper pensare fuori dagli schemi e di avere diversi tratti in comune, dalle svolte assurde delle loro storie ai personaggi particolarmente carismatici. Ora, avendo tra le mani il frutto di questa collaborazione, i due iconici autori di videogiochi avranno saputo sfruttare i loro punti di forza o questo “match made in heaven” non ha saputo convincere in pieno?
Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.
Incipit narrativo
Nel bel mezzo del niente, tra i boschi spettrali del confine tra il West Virginia e la Pennsylvania, la nostra protagonista, Justine, sta scortando un suo collega agente federale all’Hotel Barcelona, dove li aspetta un’importante missione.
Tuttavia, dopo un incidente in auto avvenuto per evitare una strana processione, Justine si risveglia in una delle camere dell’Hotel come unica sopravvissuta, e a farle compagnia troviamo solo la voce del Serial Killer che le vive nella testa e le confida che nell’Hotel si nasconde la strega a cui stavano dando la caccia.
Insomma un incipit narrativo frenetico quanto folle, e non ci saremmo aspettati altro in fondo, con chiare ispirazioni sia a classici dei film Horror (come gli ovvi rimandi all’Overlook di Shining) sia ad altre idee già utilizzate dai due autori alle spalle del titolo.
La protagonista infatti è un’agente dell’F.B.I. che parla con una voce nella testa, esattamente come il protagonista di “Deadly Premonition.”, e siamo a tutti gli effetti anche un Serial Killer con il compito di uccidere altri Serial Killer, e se anche questo vi suona familiare allora avete già messo mano ad uno dei titoli di Suda.

Si trattano ovviamente di sciocchezze, piccoli rimandi allo stile di scrittura dei due autori, ma che si sommano fino a vederne in ogni punto di questa breve storia: con due nomi importanti come Swery e Suda, il titolo riesce a sorprenderci per quanto sia derivativo da altri generi e giochi, almeno dal punto di vista narrativo. Non mancano però personaggi interessanti che, per quanto risultino già visti, riescono comunque ad affascinare grazie alla presentazione generale del titolo e ad un ottimo Character Design.
Tutta la narrativa, davvero prolissa per essere un roguelite, ci viene comunque presentata con semplici intermezzi di dialogo composti da immagini statiche ma di buon gusto, intervallati giusto da una manciata di cutscene animate con estrema cura ma anche parecchio brevi.
Quindi inutile dire che ci troveremo a leggere un po’ di dialoghi completamente doppiati, il che non è un male visto che la storia è una delle parti più interessanti del titolo, nonostante i numerosi cliché e un certo tipo di umorismo che potrebbe non piacere proprio a tutti.

Alla fine dei conti, nonostante qualche piccola sorpresa, la trama è purtroppo davvero fiacca e semplice, un classico partire da un punto A per arrivare al punto B, con solo qualche momento di tensione tra Justine e la voce nella sua testa che però non porta davvero a niente di interessante.
Il climax del gioco ci ha delusi e non poco, data soprattutto la fretta con cui vengono trattati gli avvenimenti e, durante i titoli di coda, ci siamo ritrovati a chiederci se fosse davvero tutto lì. Ovviamente ci sono side quest e stage segreti da sbloccare per approfondire alcuni dei personaggi secondari, ma niente è riuscito a tappare quel senso di incompletezza generale del titolo.
Gameplay
Hotel Barcelona è un roguelite in cui possiamo affrontare diverse zone, ognuna ispirata ad un genere di film horror differente, al termine dei quali verremo alla resa dei conti con il boss di turno di cui potremo inoltre scoprire anche la storia.
Gli stage principali e che rappresentano un po’ il loop centrale del gioco sono in totale tre e si sbloccano in sequenza, potendo rigiocarli quante volte vogliamo anche se alla fine dei conti si tratta pur sempre degli stessi tre livelli più uno stage finale.

A spezzare la monotonia ci sono dei percorsi alternativi da poter affrontare in ogni zona, che vengono scelti attraverso delle porte con boost specifici alle statistiche e chiavi per poter aprire il Bonus Stage o i forzieri sparsi per le aree di gioco.
Inutile dire che sono, senza ombra di dubbio, il modo migliore per aggiudicarsi una run vincente, anche perché vengono mantenuti tra uno stage e l’altro ma vengono persi quando moriamo, buttandoci ancora una volta nella nostra camera d’albergo pronti ad intraprendere una nuova partita o a esplorare altre aree della struttura in cerca di modi per sbloccare livelli segreti.
La meccanica più interessante del gioco è poi senza dubbio quella dei phantom, che consistono in delle rappresentazioni spettrali di Justine registrate nelle nostre run precedenti che ripercorrono i movimenti e gli attacchi che abbiamo fatto precedentemente, infliggendo danni ai nemici e contribuendo al nostro spargimento di sangue.
Viscere e sangue
Il combattimento in Hotel Barcelona è parecchio frenetico, con tre categorie diverse di armi da mischia e quattro da fuoco: il combattimento dalla distanza non è poi tanto complesso e ci richiede di tener premuto semplicemente un tasto, visto che Justine mirerà praticamente da sola, mentre quello ravvicinato però è tutta un’altra storia.
Abbiamo a disposizione sia delle vere e proprie combo di attacchi pesanti e leggeri che colpi caricati e direzionali da usare con parsimonia e nel momento giusto, arricchito da un vero e proprio sistema di parry che si rivela essere parecchio utile oltre che una delle principali fonti di danno.

Una delle meccaniche principe del titolo però è ovviamente Dr. Carnival, ovvero la voce nella testa di Justine, che viene rappresentato da un teschio in basso allo schermo che si riempie quanto più ci macchiamo di sangue.
Più viscere raccogliamo sul nostro corpo e più Justine viene potenziata diventando una vera e propria macchina di morte, e raccolto abbastanza sangue ci sarà possibile sferrare un potente attacco speciale che distrugge quasi ogni nemico a schermo.
Insomma una base di Gameplay parecchio solida per quanto semplice, in cui è anche presente un ampio numero di potenziamenti da poter acquistare tra un livello e l’altro che approfondiscono le meccaniche presentate.
Tuttavia c’è un grosso problema di fondo che appesantisce tutta l’esperienza, rappresentato dalla difficoltà del titolo.
La difficoltà che non ci piace
Inutile girarci attorno, il gioco vuole essere complesso fin dal primo momento e non lo nasconde, ciò può essere un bene o un male in base al giocatore che siete; lo si percepisce chiaramente sia dai danni che infliggono i nemici sia dalle sfide di platform che ci vengono presentate.
Basta pensare al fatto che l’invincibilità ottenuta quando veniamo sbattuti per terra è un potenziamento da acquisire e che quindi, per la maggior parte del gioco, verremo colpiti sempre e comunque anche mentre non ci è possibile difenderci.
Alcune sfide del titolo sono parecchio ostiche ma sono niente se paragonate al vero problema di Hotel Barcelona, dei comandi così poco responsivi e scomodi da far diventare alcune sezioni di gioco una vera e propria tortura.

Non sarà infatti raro verifichare che la schivata non funziona come dovrebbe, mandandoci a sbattere contro nemici e ostacoli. Gli attacchi vengono registrati con un evidentissimo input lag e quando i nemici a schermo si fanno numerosi il frame rate cala vertiginosamente fino a dare davvero fastidio.
Se un titolo pretende dal giocatore la perfezione, allora le meccaniche devono essere precise e funzionali, raggiungere questo grado di sfida con un gameplay così poco ottimizzato non può fare a meno di far storcere parecchio il naso.
Unica nota positiva è la presenza di un’effettiva selezione della difficoltà che va da facile ad incubo, ma che non offre chissà quanta differenza in termini di ricompense o nemici affrontati se non il numero e i danni inferti.
Anche volendo giocare in facile però, il gameplay risulta comunque scomodo sotto ogni punto di vista.
Bonus Stage e Casinò
Durante le nostre run nei diversi livelli avremo la possibilità di poter entrare in uno stage bonus: si tratta di una sfida di platforming in cui il nostro obbiettivo è distruggere degli squali umanoidi senza venir colpiti dagli ostacoli ambientali o dai nemici.
È una sfida che non viene influenzata dalla difficoltà selezionata e che presenta alcuni tratti anche parecchio complicati se si tiene conto della possibilità di venir colpiti un numero limitato di volte; in ogni caso, come ricompensa presenta un boss del tutto opzionale.

Il Casinò invece è dove possiamo potenziare le nostre armi e aprire due forzieri garantiti; i forzieri contengono semplicemente del denaro o dei costumi, per upgredare le nostre armi invece dovremo scommettere contro il proprietario del Casinò.
Dopo aver scelto se avere un semplice boost permanente alle statistiche dell’arma o degli effetti passivi, ci verranno presentate due schermate diverse: in una dovremo scegliere tra cinque carte diverse quella vincente, nell’altra invece dovremo lanciare semplicemente un dado.
Si tratta di meccaniche che, prese singolarmente, non risulterebbero troppo fastidiose, se non fosse che ogni tentativo richiede il consumo di risorse indipendentemente dall’esito – vittoria o sconfitta – con un numero di prove per run comunque limitato e, per di più, legato a probabilità estremamente basse.
Inutile dire che la maggior parte delle vostre visite al casinò si riveleranno un fastidiosissimo fiasco.

Fortunatamente esiste anche un altro metodo per potenziare le armi: sconfiggere il boss di turno incrementerà le statistiche dell’equipaggiamento utilizzato nello scontro. Per modificare le abilità passive, però, sarete comunque costretti ad affidarvi alla fortuna. In fin dei conti, è chiaro il motivo per cui si sia puntato su un livello di sfida così elevato e su una forte componente RNG: senza questi espedienti, Hotel Barcelona rischierebbe di risultare un’esperienza piuttosto breve, considerando che, dopo aver sbloccato tutto il contenuto disponibile, i titoli di coda sono arrivati dopo appena quindici ore.
Comparto artistico e tecnico
Passando ad una nota positiva, il comparto artistico è davvero ben curato, dalle bossfight agli NPC, tutto sprigiona una certa personalità. Gli ambienti esplorabili dell’Hotel, seppur pochi, risultano davvero evocativi, grazie a modelli in cell shading ben caratterizzati ed espressivi e a fondali capaci di restituire un’ottima illusione di profondità, arricchiti da piccole chicche sparse qua e là.
Anche il monster design dei nemici di base è molto ricercato, e per quanto ricalchi alcune idee già viste le riesce a presentare in un modo parecchio divertente, sottolineate da animazioni di attacco piene di carattere ma che di tanto in tanto lasciano un po’ a desiderare a livello tecnico.

Abbiamo già accennato all’Input lag e ai cali di frame ma questi sono solo la punta dell’iceberg, i bug in Hotel Barcelona hanno residenza fissa e ne incontrerete davvero parecchi, da nemici che fluttuano in aria a piccoli crash occasionali.
Nella nostra esperienza, ad esempio, il bonus stage ha smesso del tutto di comparire nonostante il percorso scelto ne garantisse l’accesso. Si tratta in ogni caso di problemi facilmente risolvibili con delle patch, ma che allo stato attuale si fanno sentire in maniera evidente.
Ringraziamo Neonhive per averci fornito la chiave del gioco per realizzare questo articolo.
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