Negli ultimi tempi, l’industria videoludica ha dimostrato di non temere la contaminazione con altre forme d’arte, attingendo a stili e tecniche esterne per migliorare e arricchire le proprie opere che non si limitano soltanto ad intrattenere, ma che vogliono lasciare un’emozione e stimolare la riflessione nel giocatore.
In questa visione è presente Hirogami, una nuova avventura sviluppata dagli studi asiatici di Bandai Namco che fonde il tradizionale origami giapponese con le dinamiche del platform 3D.

Fin dal suo annuncio, il titolo ha evocato i ricordi di capolavori stilistici come Paper Mario, promettendo un viaggio in un universo di carta tanto affascinante quanto fragile, un luogo dove ogni elemento è il risultato di un incastro perfetto.
Come un origami complesso, la riuscita di questo titolo dipende dalla precisione di ogni singola piega, ma Hirogami riuscirà a trasformarsi in un’opera completa e coerente o si rivelerà un’esperienza altrettanto fragile come la carta da cui è composto?
UN INTRATTENITORE E IL SUO VENTAGLIO
La storia di Hirogami si svolge interamente in un mondo di carta, un diorama che prende vita dalle pagine di un antico libro dove ogni elemento del paesaggio, dalle montagne alle foreste, è stato creato attraverso un’attenta lavorazione artigianale.
In questo regno fantastico vestiamo i panni di Hiro, un giovane intrattenitore con un passato misterioso e maestro di un’antica tecnica conosciuta come “l’arte del piegarsi”, che gli consente di trasformare il proprio corpo in diverse e maestose creature di carta.
La tranquillità di questo universo viene immediatamente interrotta dall’invasione di una forza tecnologica apparentemente inarrestabile, conosciuta come La Piaga, la quale corrompe la natura e profana i santuari sacri, spargendo creature aliene chiamate Glitcher. L’attacco si rivela devastante per il nostro eroe, che viene privato di quasi tutti i suoi poteri di trasformazione, lasciandolo con il suo magico ventaglio come unica arma per difendersi.
Accolto fin da piccolo tra le braccia del saggio Ruz Pappy, Hiro deve intraprendere un arduo viaggio per recuperare le sue forme perdute e liberare la sua terra dalla morsa della corruzione.

La premessa narrativa getta le basi per portare agli occhi dello spettatore un tema importante: il conflitto tra la tradizione e la modernità, dove il mondo artigianale, creato con un materiale semplice come la carta, è minacciato di essere cancellato e sostituito dall’innovazione della piaga digitale. Il concetto che si vuole esprimere in questo caso non è un semplice scontro tra queste due forze, ma una che cerca di cancellare l’altra perché considerata obsoleta e inutile, portando dunque un pensiero molto profondo e non banale.
Purtroppo, questa idea rimane in parte confinata alla rappresentazione grafica del gioco, senza trovare la giusta profondità nello sviluppo concreto della trama principale. Il viaggio di Hiro risulta molto semplice e affrettato, con colpi di scena abbastanza prevedibili che culminano in un finale aperto a un sequel, senza dare una conclusione degna alle premesse iniziali.
TANTE FORME CON UN UNICO FOGLIO
Sul piano del gameplay, Hirogami si presenta come un platform 3D a telecamera fissa che poggia le sue fondamenta su meccaniche solide, capaci di divertire pur senza rivoluzionare il genere.
Il sistema di controllo di Hiro è molto intuitivo, permettendogli di correre, effettuare un doppio salto e sferrare una combo di tre colpi con il suo ventaglio magico, azioni più che sufficienti per affrontare le prime sezioni di gioco e distruggere le strutture della Piaga per raccogliere frammenti di carta.
Fin da subito si può usare la meccanica più distintiva del titolo, ovvero la capacità di Hiro di trasformarsi in un semplice foglio, che permette al giocatore di scivolare sotto stretti passaggi, planare dolcemente nell’aria per superare ampi dirupi per sfruttare le correnti al fine di raggiungere piattaforme altrimenti inaccessibili, offrendo una notevole varietà all’esplorazione.
Il vero cuore dell’esperienza risiede nel sistema di trasformazione, la già citata “arte del piegarsi”, ovvero gli Origami, che si sblocca progressivamente sconfiggendo gli spiriti animali corrotti dalla Piaga.
Una volta liberati, questi donano a Hiro la capacità di assumere la loro forma: l’Armadillo, capace di appallottolarsi per sfrecciare ad alta velocità e distruggere le barriere di legno; la Rana, dotata di un salto prodigioso e delle capacità di sputare un fluido che stordisce i nemici; e infine il Gorilla, in grado di oscillare tra le liane e frantumare massicci blocchi rossi con grandi colpi pesanti.

Questo sistema di abilità, sbloccato quasi interamente nelle prime ore di gioco, viene approfondito nel corso dell’avventura tramite l’acquisizione di potenziamenti per ogni forma, garantendo che le sfide proposte dalle zone successive ne richiedano un uso sempre più consapevole.
La struttura di gioco si articola in oltre venti livelli, accessibili da una mappa del mondo realizzata come un diorama tridimensionale che fuoriesce dalle pagine del libro in cui è ambientata l’avventura.
Per poter accedere alle fasi è necessario accumulare un numero sufficiente di “Anime della Gru Dorata”, preziose ricompense che si ottengono completando una serie di obiettivi opzionali per ogni livello che spaziano dal completamento entro un tempo limite allo sconfiggere un certo numero di nemici, al trovare tutti i forzieri nascosti.
A motivare il giocatore nella raccolta di collezionabili e nel completamento delle sfide più ardue vi è un sistema di creazione affidato a Ruz Pappy, che permette di utilizzare i materiali e i diagrammi recuperati per forgiare amuleti che aumentano la salute massima o forniscono utili abilità passive.
Nonostante una buona struttura platform, il titolo inciampa rovinosamente sul suo aspetto più controverso: il combattimento.
Sebbene il ventaglio di Hiro sia efficace contro i Glitcher, il sistema mostra presto le sue crepe quando si incontrano gli animali corrotti. Questi, infatti, sono immuni ai colpi del ventaglio e possono essere danneggiati solo utilizzando le abilità delle altre forme animali, costringendo il giocatore a un continuo e macchinoso cambio di trasformazione che spezza il ritmo dell’azione e la rende legnosa e frustrante. Questa scelta, unita a una varietà di nemici e a un combattimento poco fluido, trasforma ogni zona di scontro in un ostacolo tedioso.
L’ARTE NELLE PICCOLE COSE
Se il gameplay di Hirogami presenta delle imperfezioni, è nel suo comparto artistico che dà il meglio, rivelandosi un’autentica meraviglia per gli occhi e il vero pilastro su cui si regge l’intera esperienza.
La direzione artistica è l’elemento più riuscito della produzione, un trionfo di coerenza stilistica e creatività dove ogni singolo elemento è visibilmente composto da veri origami, così da rendere il mondo di gioco vivo, credibile e ricco di atmosfera. I diversi biomi che si possono ammirare durante le ore di gioco, da foreste di funghi luminescenti a vette montuose, sono differenziati grazie a un uso sapiente del colore e dell’illuminazione.
Ad aggiungere bellezza visiva sono le animazioni, che imitano la tecnica dello stop-motion, conferendo ai movimenti dei personaggi una caratteristica interessante che ne aumenta la percezione di fisicità. Hiro si muove con leggerezza, mentre la sua forma di Gorilla trasmette una sensazione di potenza e pesantezza, un dualismo interessante visto che sono fatti dello stesso materiale.
La colonna sonora è una composizione malinconica e delicata, interamente realizzata con strumenti e stili della tradizione musicale giapponese, che avvolge il giocatore in un’atmosfera molto riflessiva, accompagnando perfettamente l’esplorazione dei pacifici ambienti di gioco.

Dal punto di vista delle prestazioni, Hirogami riesce a girare a qualità massima mantenendo un framerate elevato su configurazioni non troppo recenti. Da notare solo un paio di bug grafici legati alle ombre di Hiro, ma per il resto non sono presenti artefatti o crash improvvisi in grado di interrompere il flusso dell’esperienza.
Ringraziamo PressEngine per averci fornito una chiave del loro gioco per realizzare questa recensione.
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