
Nel lontano novembre del 2001, quando Microsoft affidò a Bungie il compito di reggere sulle proprie spalle un intero ecosistema nascente, pochissimi avrebbero pronosticato che quel singolo sparatutto avrebbe riscritto la grammatica del genere. Halo: Combat Evolved non si limitò semplicemente a costruire una fanbase, bensì codificò un nuovo modo di combattere fatto di scudi rigenerabili, di un arsenale volutamente limitato e di scontri tatticamente profondi e sfaccettati. È su queste basi solide quanto “antiche” che nasce Halo: Campaign Evolved, il rifacimento firmato Halo Studios che riporta la campagna originale su Unreal Engine 5, promettendo di modernizzare il titolo senza comprometterne l’anima.
La domanda, tuttavia, sorge spontanea: bastano una veste tecnica rinnovata e una manciata di aggiunte a giustificare il ritorno di un’opera che buona parte del pubblico ha già attraversato più e più volte?
Scopriamolo in questa recensione!
TRAMA
Chi ha vissuto l’opera originale ritroverà in questo remake un impianto narrativo intatto nella sua sostanza, e per una buonissima parte anche nel dettaglio. Braccati dalla flotta dei Covenant dopo la caduta di Reach, Master Chief e l’intelligenza artificiale Cortana precipitano nei pressi di una gigantesca struttura ad anello di origine sconosciuta, un mondo artificiale che gli umani ribattezzano “Halo”.
Da lì prende avvio una corsa disperata per strappare informazioni al nemico, mettere in salvo i superstiti della nave Pillar of Autumn e, soprattutto, comprendere la vera natura di quel manufatto, un segreto dalle implicazioni terrificanti.

È una storia che a suo tempo ha fatto scuola nel raccontare il fantascientifico bellico, alternando la meraviglia dell’esplorazione al terrore più viscerale nel momento in cui la razza dei Flood irrompe in scena. Halo Studios ha scelto di preservare questa parabola senza stravolgerla, limitandosi a rifinire la regia delle sequenze cinematografiche (ora in engine anziché della CGI della Collection) ed a restituire ai volti e alle interpretazioni una fisicità che nel 2001 era semplicemente impensabile.

La novità più concreta sul piano dei contenuti risponde al nome di Operazione METEORITE, un arco di tre missioni inedite ambientato circa un anno prima degli eventi di Combat Evolved, che affianca a Master Chief la figura del Sergente Johnson. Si tratta di un’aggiunta scritta con evidente affetto per il canone, capace di aggiungere un tassello di contesto al conflitto contro i Covenant e di introdurre qualche variante inedita tra le fila nemiche. Il problema, che affronteremo più avanti, è che questa parentesi si consuma troppo in fretta, senza lasciare molto al giocatore di ritorno.
GAMEPLAY
La buona notizia, quella che conta davvero per chiunque abbia amato il capostipite, è che il feeling delle armi è rimasto esattamente quello che abbiamo imparato ad amare ormai tanti anni fa. Imbracciare la leggendaria pistola M6D ed alternare fucile d’assalto e Needler a seconda delle necessità, gestire le granate a frammentazione e al plasma come veri e propri strumenti tattici: tutto risponde con la reattività che ci si aspetta da una ricostruzione fatta con cognizione di causa. Il ritmo ragionato, un po’ “ clunky” rispetto agli sparatutto odierni, sopravvive inalterato, e con esso quella sensazione di controllo totale sul campo di battaglia che pochissimi altri titoli hanno saputo eguagliare nel tempo.

Come nell’originale, ciascuna arena è un piccolo teatro in cui coperture, veicoli e nemici dialogano perfettamente tra loro, e il classico Warthog restituisce ancora oggi un piacere di guida tanto impreciso quanto irresistibile. L’arsenale risulta leggermente ampliato rispetto alla versione del 2001, così come il ventaglio di veicoli e la varietà di avversari, senza però che queste aggiunte arrivino a snaturare l’equilibrio originario.

Fra le novità principali, nelle missioni extra fanno capolino i Brute ed i Sacristani al servizio del profeta dell’Armonia. In termini di level design, pur se in una veste abbastanza inusuale, le nuove aggiunte sono estremamente coerenti con il resto dell’esperienza, tanto da condividere alcuni dei limiti e dei fastidi comuni ai livelli più aspramente criticati dell’opera principale.
Nota di merito per l’inclusione di una sezione di combattimento nello spazio, qualcosa che effettivamente mancava all’Halo originale e che nel contesto finisce per non stonare affatto.
I TESCHI E LA COOPERATIVA
A sostenere la rigiocabilità intervengono i Teschi, i modificatori opzionali che alterano le regole degli scontri e che qui si presentano in quantità superiore rispetto al passato, insieme a una modalità Campaign Remix pensata per rimescolare le carte a chi conosce ogni singolo incontro a memoria. Un lavoro intelligente, che estende la vita del pacchetto ben oltre la durata della singola campagna e stimola il ritorno dei tanti veterani della saga.

Lo stesso vale per la cooperativa online fino a 4 giocatori, arricchita da cross platform e progressione condivisa, a cui si affianca lo split screen a 2 sulle console. Affrontare la campagna in compagnia resta infatti uno dei modi migliori per riscoprire questi livelli, e la possibilità di personalizzare l’interfaccia aggiunge un livello di comodità gradito soprattutto su piattaforma PC.
FEDELE FINO ALL’ECCESSO
La devozione al materiale d’origine è tale che Halo Studios ha preferito non toccare quasi nulla dell’ossatura, comprese quelle sezioni della seconda metà dell’avventura che già all’epoca mostravano il fianco alla ripetitività, con ambienti riciclati e corridoi che si ripetono fin troppo.

Chi ricorda la fatica di certi tratti dell’originale la ritroverà pressoché identica, ora però impreziosita da una resa visiva all’altezza degli standard moderni. È una scelta comprensibile e rispettosa, ma anche l’occasione mancata di ripensare i passaggi meno riusciti di un classico che avrebbe potuto permettersi qualche libertà in più. Volendo riassumere il tutto in una frase, Halo: Campaign Evolved è un’operazione di remake da manuale a è mancato il coraggio di osare.
COMPARTO TECNICO
Sul piano puramente tecnico il salto è piuttosto impressionante; il passaggio a Unreal Engine 5 regala illuminazione moderna, vegetazione rigogliosa, materiali credibili e una cura scenografica che restituisce alla superficie dell’anello quel senso di vertigine che nel 2001 era in parte immaginazione. Le sequenze cinematografiche sono state ricostruite da capo con dovizia di dettagli, e le animazioni facciali reggono il confronto con le produzioni contemporanee.

Sul fronte prestazionale la nostra prova su PC ci ha lasciato più che soddisfatti. Con la nostra configurazione, imperniata su una PNY GeForce RTX 5060 Ti, un processore Intel Core i7 di dodicesima generazione e 32 GB di RAM, il gioco si è mantenuto costantemente fluido e stabile, con dettagli in alto, un frame rate solido e caricamenti instantanei. Da un punto di vista meramente tecnico, i modelli sono stati ricostruiti con attenzione, fra texture in alta risoluzione e mesh ricostruite con coerenza, rispetto e grande cura per il dettaglio. Il titolo integra anche la tecnologia di upscaling Nvidia DLSS nella sua ultima iterazione, nonchè il FrameGen ed il Reflex per la riduzione della latenza.
Anche il comparto sonoro merita una menzione: la colonna sonora, con il suo tema iconico e indimenticabile, torna a risuonare con lo stesso impatto in cui si era presentata ormai 25 anni fa. Per quanto riguarda invece il doppiaggio, il team ha svolto un ottimo lavoro nella versione inglese, aprendo invece a diversi dubbi sulle versioni doppiate nelle varie lingue “secondarie”, italiano compreso. La qualità delle interpretazioni non è sempre all’altezza, e alcune tracce suonano quasi compresse ed anacronistiche rispetto al resto dell’impianto sonoro.
UNA PARENTESI SU CONTENUTI E PREZZO
Rimane da affrontare il discorso più spinoso, quello che entro in merito al valore complessivo dell’offerta. La campagna storica occupa la sua consueta manciata di ore, mentre l’attesissima Operazione METEORITE, per quanto ben confezionata, si esaurisce in meno di due ore, lasciando la sensazione di un semplice contorno. Considerando che il grosso del pacchetto è la stessa avventura che molti hanno rigiocato in ogni sua forma, la richiesta economica, pur inferiore a quella di una produzione a prezzo pieno, resta impegnativa per chi non trovasse il titolo già incluso nel proprio abbonamento.

È giusto sottolineare come la presenza al day one nel Game Pass ridimensioni parecchio questa perplessità: per gli abbonati si tratta di un ritorno da non perdere. Per tutti gli altri, ed in particolar modo per gli utenti PlayStation che provano per la prima volta il titolo, rimane un acquisto consigliato ma da soppesare alle alternative ben più convenienti su PC e servizi di streaming.
Halo: Campaign Evolved è disponibile per PC, Xbox Series X|S e PlayStation 5, ed è incluso nel Game Pass sin dal giorno del rilascio.
Ringraziamo Xbox per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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