
Gal Gun è una serie con una certa nomea, dal momento che molto spesso questi titoli vengono principalmente tenuti d’occhio a causa dell’evidente fanservice.
Tuttavia, questa stessa saga è riuscita a dimostrare più di una volta che sotto il velo di signorine svestite e versi osceni si nascondono videogiochi con un ottimo comparto tecnico.
I Gal Gun si sono dimostrati degli ottimi sparatutto su rotaie, ma con questi due capitoli di Gal Guardians, che fungono a tutti gli effetti da spin-off, gli sviluppatori hanno deciso di esplorare nuovi generi con cui la serie di pistole a feromoni più famosa di sempre non si era mai approcciata.
Ad affrontare questa impresa ci hanno pensato le menti creative di Inti Creates, già famosi per aver lavorato a serie di calibro come Megaman e Bloostained e che hanno scelto di lanciare la saga con una coppia di metroidvania.
Più che a Metroid, in realtà, questi giochi si rifanno alla titolare serie di vampiri targata Konami. Infatti, il primo Gal Guardians in realtà si giocava più come un Castlevania classico, quindi un platformer a livelli.
Servants of The Dark è invece il sequel diretto di Demon Purge e prende chiara ispirazione dai titoli criptici di Castlevania, i quali hanno seguito il filone di Symphony of the night e hanno lanciato uno dei generi più in voga del momento.
Inutile negare che i metroidvania sembrano sbucare da ogni angolo, e tutti stanno cercando di cavalcare questo improvviso scoppio di popolarità del genere.
Dunque ci domandiamo: Gal Guardians Servants of the Dark è un gioco degno di essere giocato, o solo l’ennesimo titolo in un genere ormai saturo? Scopriamolo assieme nella recensione di oggi!
Incipit narrativo
La storia si apre con Masha e Kirika, due domestiche demoniache, che sono di ritorno dalle loro meritate vacanze e non vedono l’ora di riabbracciare il loro signore demoniaco Maxim.
Arrivate all’amato castello, trovano però tutti i loro colleghi di lavoro completamente trucidati e le stanze del palazzo date alle fiamme: è stata la loro superiore in comando, che ha deciso di tradire il lord vampiro per far insediare al suo posto un nuovo e più aitante demone.
Dopo essere sopravvissute per il rotto della cuffia, Masha e Kirika trovano la testa —ancora in vita— di Maxim, il quale le incarica di trovare tutti i frammenti del suo corpo per poterlo resuscitare e scacciare gli invasori del suo regno nel modo più brutale possibile.
Al contrario di quello che si potrebbe pensare da questo semplice incipit, la storia riesce a bilanciare in modo quasi perfetto le parti di tensione con quelle divertenti, pur trattandosi sempre di una commedia parodistica.

Come ogni parodia che si rispetti, le citazioni sono parecchie: Maxim è un chiaro riferimento a Dracula e il dover recuperare le sue ossa in giro per il mondo ci ha ricordato non poco Castlevania 2 Simon’s Quest.
Il tutto però viene sempre contenuto in una cornice leggermente erotica che non cade quasi mai nel cattivo gusto e che riesce a dare una forte identità al titolo.
I doppi sensi nei dialoghi o nelle abilità di gioco non sono ovviamente per tutti —in fondo ogni giocatore ha una sensibilità diversa— però in confronto al fanservice sfrenato dei titoli principali di Gal Gun, Gal Guardians si è dimostrato parecchio più contenuto e facile da digerire, complice il fatto che stavolta a essere mezzo svestite non sono delle liceali ma dei demoni fatti e finiti.

Ovviamente la struttura narrativa non è articolata, i colpi di scena sono scarsi e abbastanza prevedibili; tuttavia le battute molto spesso divertono e le situazioni comiche funzionano per la maggior parte.
Quando però l’umorismo fa cilecca, lo fa di brutto, trattandosi comunque di un prodotto estremamente nipponico: il loro modo di scherzare o approcciarsi alla sessualità è parecchio diverso dal nostro, e uno dei momenti più bassi de titolo è sicuramente l’introduzione di Zuzu, un demone millenario ma che ha l’aspetto di una ragazzina coperta solo di stracci e veli.
Insomma, si tratta di un’esperienza piacevole e intrattenente, ottima per staccare la spina e per godersi un po’ di battute spicciole, ma non molto adatto a chi cerca intrighi o una struttura narrativa più complessa.
È conosciuto che nei meitroidvania il gameplay è persino più importante della trama, quindi non perdiamo altro tempo e scopriamo come si gioca a Gal Guardians Servants of the Dark.
Gameplay
La formula dei metroidvania è tanto semplice quanto efficace: c’è una grande mappa da esplorare, ricca di anfratti nascosti e aree accessibili solo dopo aver acquisito le abilità giuste. In questo, Gal Guardians Servants of the Dark non fa eccezione, mettendoci davanti un mondo abbastanza vasto.
Oltre alle ossa di Maxim, le quali ci permettono di sbloccare nuovi attacchi e opzioni per spostarsi nella mappa, ci saranno da trovare anche le anime dei colleghi di Masha e Kirika per poterli riportare in vita.
Questo gioco, infatti, presenta un ampio cast di NPC —cosa rara per i titoli di questo genere— che non solo sono ben caratterizzati ma offrono anche diversi utili servizi per il giusto compenso.
L’aiuto che ci possono offrire questi personaggi varia parecchio: ad esempio, c’è chi ci permette di iniziare la modalità online, chi di modificare la difficoltà in ogni momento, e l’immancabile fabbro che potenzia le armi delle due sorelle demoniache e ne cambia le abilità passive.

L’esplorazione quindi non è solo incentivata ma fondamentale, e viene gestita egregiamente soprattutto perché le mappe esplorabili sono interconnesse e visivamente accattivanti —anche se alcune finiscono per assomigliarsi un po’.
Vera nota dolente è il dover passare del tempo a raccogliere le ossa di Maxim, dal momento che sono uno degli oggetti che i nemici possono lasciare alla loro morte; tuttavia, si tratta comunque di un drop comune specialmente se si hanno equipaggiate armi che aumentano la fortuna delle protagoniste.
Sotto il punto di vista del platforming, le sfide presentate non sono particolarmente impegnative e anzi sembrano pensate per i novizi del genere, ma allo stesso tempo le protagoniste si controllano benissimo grazie a dei comandi intelligenti e responsivi che rendono l’esperienza un vero piacere.
A proposito delle protagoniste, veniamo quindi alla meccanica più interessante di Gal Guardians Servants of the Dark, ovvero il combattimento e il multiplayer.
Una coppia di guardiane
In ogni momento è possibile switchare personaggio con la sola pressione di un tasto, passando da Masha a Kirika o viceversa anche nel mezzo di un attacco o di un salto, in una modalità che trasforma completamente il gameplay.
Le due sorelle, infatti, hanno una meccanica di gioco del tutto diversa l’una dall’altra: Kirika si concentra su attacchi a distanza grazie alle sue fidate armi da fuoco, mentre Masha combatte in maniera ravvicinata aiutata dalla sua formidabile frusta di rovi.
Anche se le due condividono parte del moveset per potersi spostare nella mappa, i loro attacchi sono differenti e ogni nemico sembra essere più debole allo stile di gioco dell’una o dell’altra, aspetto notevolmente evidente soprattutto durante le bossfight.
Gli attacchi dei Signori dei Demoni sono sempre ben leggibili e possono addirittura essere puniti, anche se alcuni lasciano il tempo di farlo solo a distanza, mentre altri conviene affrontarli a muso duro.

Altra scelta intelligente e che spinge spesso a cambiare personaggio è il fatto che le due protagoniste non condividono la barra degli HP, perciò conviene sempre fare lo switch quando si è con le spalle al muro, in modo da poter rimanere sull’offensiva per tutto il tempo.
Parlando dell’online, si rivela una scelta davvero azzeccata: è infatti possibile giocare in co-op sia in locale che in rete controllando una delle due domestiche demoniache e affrontando le orde di demoni minori in compagnia.
I metroidvania si prestano davvero tanto a una co-op del genere, ma è un aspetto poco esplorato in quanto, oltre a Gal Guardians Servants of The Dark, solo Castlevania Harmony of Despair aveva provato davvero a concentrarsi su un’esperienza simile, purtroppo senza una vera struttura narrativa da poter affrontare insieme.
Il combat system perciò è semplice ma variegato grazie alle due protagoniste, i mostri da affrontare sono parecchi ma con moveset prevedibili anche se ben animati.. Tirando le somme è chiaro che si tratti di un metroidvania divertente ma pensato principalmente per chi è alle prime armi in giochi simili.
Comparto artistico e tecnico
Il comparto artistico di Gal Guardians è di tutto rispetto: molti dei character design sono volutamente ambigui, però la resa in pixel art è estremamente gradevole vista l’estrema cura impiegata per far risaltare espressioni e gesti degli sprite.
Anche gli ambienti —divisi in macro aree— hanno una forte personalità, ma sono a loro volta divise in piccole zone poco memorabili, e come risultato si hanno quindi ambientazioni gotiche, glaciali e paludose che rappresentano mappe di gioco specifiche, eppure all’interno di esse le schermate davvero particolari sono molto poche.

Quello che eleva l’aspetto grafico del titolo è la cura per i dettagli, i quali danno personalità alla prestazione grafica: ad esempio, quando consultiamo la mappa, Masha e Kirika la tirano effettivamente fuori in tempo reale, camminando a zonzo con questa pergamena ingiallita davanti.
Anche una semplice azione come il salvataggio della partita viene impreziosita da un’animazione che mostra la protagonista seduta a un elegante tavolino mentre sorseggia una tazza di tè.
Se dal punto di vista visivo non ci sono problemi, l’audio non è esattamente allo stesso livello dato che le musiche presenti sono sì funzionali e orecchiabili, ma non particolarmente memorabili e molto spesso simili a quelle di altri metroidvania.
Sul lato tecnico invece non abbiamo riscontrato nessun problema particolare; possiamo quindi chiudere questa recensione con una bella nota positiva!
Ringraziamo Inti Creates per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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