Questa ondata di remake e remaster non sembra voler finire più e anche se alcuni giocatori cominciano a risentire della ripetitività, specialmente fra chi vorrebbe vedere nuove idee prendere vita, è innegabile che rivedere vecchie glorie delle generazioni passate dia sempre un certo brivido.
Front Mission non ha bisogno di troppe presentazioni, principalmente grazie a questo terzo capitolo che ha trascinato i Wanzer anche in Occidente; sviluppato dalla buon vecchia Squaresoft in uno dei periodi di massima popolarità per i JRPG, ha dato modo a questa saga di sbarcare nei cuori di un pubblico del tutto nuovo.

A distanza di ventisei anni dal lancio originale, Forever Entertainment continua la sua missione per riportare in auge questa serie, e già ne abbiamo parlato nella nostra recensione di Front Mission 2 che trovate qui.
Se le scorse volte però ci erano stati presentati titoli che non avevano mai lasciato le coste nipponiche, e che di conseguenza molti giocatori han scoperto per la prima volta, adesso quello che abbiamo tra le mani è il remake di un gioco ben conosciuto e ormai entrato nell’immaginario collettivo come classico Cult.
Quindi la domanda da porsi è: Le non poche aspettative del pubblico sono state rispettate o questa riedizione è una cocente delusione?
Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.
Incipit narrativo
Siamo nel Sud-Est asiatico, e le maggiori potenze mondiali sono in un perenne stato di tensione, specialmente dopo gli avvenimenti dei due Front Mission precedenti, complice anche una vera e propria corsa agli armamenti.
In questo clima vicino alla Guerra Fredda, prenderemo il controllo di Kazuki Takemura, un collaudatore di robot giganti chiamati Wanzer, trovandoci nel mezzo di una cospirazione globale che ruota attorno al MIDAS, una bomba che non lascia tracce radioattive quando innescata ma che ha la stessa potenza di un’atomica.
Questo incipit narrativo è un chiaro esempio di come Front Mission 3 sia il capitolo più interessante della saga a livello di trama; le idee presentate sono parecchio originali e vengono affrontate con una certa maturità nella maggior parte dei casi.
Inoltre sono presenti due campagne diametralmente opposte che ci vedranno schierati al fianco di Alisa, sorella di Kazuki, o accompagnati dalla scienziata Emma.

Le due donne rappresentano rispettivamente il JDF (Japan Defence Force) e l’USN (United States of the New Continent), due fazioni con obbiettivi diversi e che daranno al giocatore la possibilità di vivere la storia di Front Mission 3 attraverso gli occhi di entrambi gli schieramenti coinvolti.
Questo permette una certa rigiocabilità che non stucca per niente, nonostante una sola run duri quasi quaranta ore, grazie al fatto che i comprimari e le schermaglie presentate siano tutte diverse rendendo le due partite differenti sia lato gameplay che lato narrativo.
Tuttavia, nonostante una trama di tutto rispetto, è davvero difficile godersela per via del pessimo lavoro di traduzione e adattamento svolto sui dialoghi.
Capiamo perfettamente che nel lontano 1999 fosse complesso adattare i videogame e che questo medium fosse molto più di nicchia di quanto non lo sia oggi, questo remake rappresentava però l’occasione perfetta per ritoccare i dialoghi e dargli l’illusione di essere stati scritti da un essere umano e non da un dizionario.

Purtroppo questo Remake ci presenta delle frasi senza alcun senso logico, ed a volte mancano completamente alcune parole nei testi di gioco, costruendo dialoghi che non fanno per niente giustizia alle situazioni tragiche che vengono presentate.
In inglese è tutto più godibile, anche se sono presenti anche in questo caso dei periodi di dubbio gusto, ma per quanto riguarda la traduzione italiana è un vero disastro tanto dal consigliarvi di evitarla direttamente se ne avete la possibilità.
Gameplay
Front Mission 3 è uno strategico a turni in cui prendiamo il controllo di una squadra di Wanzer su mappe a griglia; durante queste schermaglie potremo spostare le nostre unità di un certo numero di spazi dettati dal tipo di gambe equipaggiate, attaccare i nemici nel nostro raggio di azione e usare gli oggetti che ci siamo portati dietro.
I Wanzer, sia alleati che non, hanno una barra degli HP diversa per ogni parte del corpo e quando vengono attaccati verrà colpito un arto in modo del tutto randomico.
Anche se alcune armi danneggiano più parti del corpo contemporaneamente, come gli shotgun, molti scontri risultano estremamente longevi perché l’unico modo per distruggere un’unità è mettere fuori uso la cabina di pilotaggio situata nel petto.
Questo è il core del combattimento in Front Mission, o lo si ama o lo si odia senza via di mezzo. Al contrario dei capitoli precedenti, però, questo titolo ha reso più semplici queste fasi abbandonando alcuni degli aspetti più tecnici e strategici delle schermaglie.

I terreni e gli ostacoli infatti non sono troppo importanti e, con un pizzico di intuito, anche chi non è per niente avvezzo a questo genere di giochi può superare la trama principale senza troppi problemi se non in alcune delle missioni finali.
Questi segmenti di battaglia vengono intramezzati da spezzoni di trama presentati principalmente con uno stile da Visual Novel, con tanto di background upscalati e zone in cui potersi spostare, la vera attività di punta da poter svolgere durante queste pause però è un’altra.
Costruire il proprio Wanzer
I Wanzer di tutti i protagonisti controllabili sono del tutto personalizzabili dalla testa alle gambe, ed oltre alle classiche statistiche che ci permettono di migliorare gli HP delle parti o l’accuratezza delle armi, il vero incentivo per cui sperimentare con le diverse parti meccaniche sono le abilità nascoste.
Durante i combattimenti le parti equipaggiate hanno la possibilità di dare ai nostri piloti delle abilità speciali, che una volta sbloccate potremmo usare sempre, e sono a tutti gli effetti il modo migliore per costruire la nostra build.
Alcune di queste abilità hanno effetti semplici e che influiscono solo sui danni, come aumentare il numero di colpi inferti, altre invece sono più interessanti e rendono possibile stordire i nemici o costringere il pilota avversario ad abbandonare il proprio Wanzer.
Inoltre, cambiare spesso assetto dei nostri Wanzer ci permette di equipaggiare armi diverse per situazioni diverse, dandoci il modo di prepararci per le battaglie e i nemici più ostici.

Anche a livello estetico la personalizzazione delle unità è ben approfondita e ci permette di rendere unici i nostri robottoni grazie alla possibilità di cambiare il colore del telaio o di applicare delle vere e proprie mimetiche militari.
Una meccanica complessa con cui fa davvero piacere ingaggiare e che non è invecchiata per niente, anche se risulta simile ad altre personalizzazioni viste in giochi affini, ma che questo remake non ha migliorato in nessun aspetto.
Ebbene si, non ci siamo presi uno spazio apposito per i cambiamenti apportati al gameplay perché semplicemente non ci sono, né per quanto riguarda i combattimenti né per quanto riguarda la personalizzazione dei Wanzer.
In questo senso non è stato aggiunto o cambiato niente.

Tutti i pregi e i difetti del titolo sono gli stessi di vent’anni fa, le uniche modifiche apportate e che non siano estetiche si limitano a dare al giocatore la possibilità di rendere più veloci i combattimenti cancellando alcune animazioni finali.
Comparto artistico e tecnico
A livello grafico invece i cambiamenti ci sono e sono evidenti, tutte le animazioni sono state ritoccate sia dei modelli tridimensionali che per gli sprite dei personaggi parlanti, ed è impressionante vedere che i Wanzer hanno una certa presenza scenica con questo nuovo colpo di vernice.
Anche i background durante le sezioni da Visual Novel sono stati renderizzati da capo, conservando lo stesso fascino originale. Purtroppo, lo stesso non si può dire degli sfondi tridimensionali durante le battaglie, che se anche hanno maggiori dettagli particellari non hanno né l’impatto grafico di un titolo moderno né il fascino della controparte originale su PS1.

Ci asterremo dal parlare troppo della voce che sta girando online sul fatto che alcune texture del gioco siano state fatte con IA, effettivamente alcune immagini presentano qualche dito di troppo e braccio in posizioni strane che in originale non c’erano, perché non ci sono prove certe… tuttavia l’estetica generale del titolo originale aveva sicuramente più personalità.
Chiudiamo con una nota positiva, le canzoni del titolo sono state rifatte da zero e, nonostante le nuove versioni siano di tutto rispetto, è stata data la possibilità ai giocatori di scegliere in tutta libertà tra le canzoni originali e i nuovi arrangiamenti dandoci due modi differenti per godere di questa stupenda colonna sonora.
Ringraziamo Forever Entertainment per averci fornito una chiave del loro gioco per realizzare questa recensione.
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