Recensione Esoteric Ebb | Molto più di un’eredità

Data di uscita
3 Marzo 2026
Sviluppatore
Sudden Snail (Christoffer Bodegård)
Publisher
Raw Fury
Piattaforma
Steam (PC)

Era il 2019 quando il mercato venne stravolto da una delle opere prime più emblematiche e ben riuscite della storia, capace di rivoluzionare la scrittura e l’intreccio tipico delle opere videoludiche con le sue idee innovative, parliamo ovviamente di Disco Elysium di ZA/UM.
Da allora, il vuoto lasciato dal piccolo e sfortunato team di sviluppo ha generato un’attesa quasi religiosa per qualcosa che ne raccogliesse l’ingombrante eredità senza limitarsi a scimmiottarla. Esoteric Ebb, anch’esso opera prima dello studio svedese Sudden Snail, guidato dal solo Christoffer Bodegård, tenta l’impresa e lo fa con dei risultati che vanno ben oltre questi presupposti.

Alla base del progetto vi è infatti l’ambiziosa volontà di restituire al videogioco di ruolo quella dimensione di imprevedibilità e libertà interpretativa che appartiene alle sessioni attorno a un tavolo, con fogli di carta, dadi e tanta, tantissima fantasia. Con le sue oltre 95.000 linee di dialogo ed una quantità di risvolti davvero assurda, Esoteric Ebb riesce ad essere riflessivo, filosofico, politico, emozionante ed al contempo ironico e dannatamente divertente.

E voi, chi voterete alle elezioni?


Incipit e narrazione

Il pretesto narrativo di Esoteric Ebb ricorda per molti aspetti le sue fonti d’ispirazione, reinventando il tutto in chiave fantasy: un’improvvisa esplosione in una bottega del tè sconvolge la città di Norvik proprio nei giorni che precedono la sua primissima elezione democratica.
Il nostro protagonista, un discutibile Chierico dell’Urthguard al servizio di un dio ormai estinto, viene incaricato di far luce sull’accaduto in tempo per le votazioni. Quella che sembrerebbe una premessa forse eccessivamente conservativa per un gioco fantasy, si rivela un pretesto straordinario per immergersi in un mondo costruito con una cura ossessiva per il dettaglio. Norvik è una metropoli stratificata e contraddittoria, costruita sopra rovine antiche, attraversata da tensioni politiche, razziali e magiche che si intrecciano in un groviglio così denso da sembrare pericolosamente verosimile. Non è un caso che gli sviluppatori abbiano utilizzato il termine “arcanepunk” per indicare questo gioco come una fusione fra elementi fantasy classici e una sensibilità sociale più contemporanea, una definizione che calza davvero a pennello.

Ciascun quartiere possiede una propria identità visiva e narrativa, ma nessuno di questi esiste in virtù di se stesso; le storie si intrecciano, i personaggi si spostano costantemente, e le conseguenze delle vostre azioni in un angolo della mappa possono influenzare il resto della città in modi spesso inaspettati. E’ facile immaginare come Bodegård abbia trascorso anni a costruire la mitologia, la politica e la struttura sociale di Norvik prima ancora di pensare alle meccaniche di gioco, e questo si avverte negli ambienti quanto nei contenuti testuali, sempre pronti a sovvertire in maniera inaspettata gli stereotipi del genere con una spiccatissima vena comica. Infatti, come accadeva anche in Disco Elysium ma in maniera molto più marcata, il nostro protagonista può mostrarsi spesso e volentieri come un incurabile disgraziato, un eterno indeciso che rimane vittima di un mondo spietato e pieno di pericoli che fanno dell’assurdità la loro caratteristica portante. Certo, le statistiche scelte all’inizio del gioco possono aiutarvi nel costruire scelta dopo scelta un’identità da fervente soldato devoto e autoritario, ma nulla (che non sia l’RNG dei dadi e la dura realtà) impedisce al giocatore di inseguire il sogno arcanista di un nuovo regno ideale in cui sarete il dio re-mago di Norvik.

Ad ogni modo, l’intera vicenda si consuma nell’arco di cinque giorni di gioco, una finestra temporale che conferisce all’esperienza un senso di urgenza calibrato con grande intelligenza. Il tempo avanza solo durante i dialoghi, ma alcune opportunità sfumano se non vengono colte nel momento giusto. Si tratta di un modo estremamente intelligente di non mettere fretta al giocatore ma di trasmettergli la consapevolezza che ogni decisione ha un peso, che il mondo va avanti senza di lui e talvolta è auspicabile accettare un fallimento.

Il cast di personaggi che popola Esoteric Ebb è ampio e variegato, ma è nel ristretto gruppo di compagni reclutabili che la scrittura raggiunge le sue vette più alte e memorabili. Snell, il goblin burbero e pragmatico che si unisce alle nostre avventure nelle prime ore di gioco, è senza dubbio il personaggio più complesso e destinato a rimanere impresso nelle memorie collettive dei giocatori. Le sue battute sono taglienti, le sue osservazioni spesso più acute di quelle del protagonista, e il rapporto che si sviluppa fra lui e il Chierico nel corso dell’avventura è uno degli archi narrativi più toccanti dell’intera produzione. Come accennato, Snell non è l’unico compagno reclutabile nel corso dell’avventura, ma vorremmo lasciarvi la sorpresa di scoprire da soli le identità e le tante sfaccettature del nostro piccolo party, che vi assicuriamo essere pieno di sorprese.


Gameplay

Se c’è un aspetto che definisce il gameplay di Esoteric Ebb nella sua totalità, è l’assoluta centralità dei dialoghi. I combattimenti esistono, ma rappresentano una frazione minima dell’esperienza complessiva e, nella maggior parte dei casi, possono essere evitati del tutto attraverso approcci alternativi. La vera arena di scontro è quindi la conversazione, e il sistema che la governa è una rielaborazione riuscitissima di un gameplay che abbiamo adorato in passato e continuiamo ad adorare.

Al principio vi è un sistema di attributi mutuato direttamente dal gioco di ruolo da tavolo: Forza, Destrezza, Costituzione, Intelligenza, Saggezza e Carisma.
Questi attributi vengono integrati nella narrazione sicché ciascuno si manifesta come una voce distinta all’interno della mente del Chierico, un’entità con una personalità totalmente distinta che commenta gli eventi, suggerisce approcci, dibatte con le altre voci e, a volte, cerca attivamente di sabotarvi con le sue convizioni. Mentre in Disco Elysium le voci interiori rappresentavano le fratture psicologiche di un detective allo sbaraglio, qui incarnano forze archetipiche legate alla natura stessa del personaggio, al suo passato e al suo rapporto con i concetti della magia e del divino. È una distinzione leggera ma decisiva, che emerge particolarmente nei momenti in cui il gioco abbandona il registro umoristico per abbracciare quello puramente filosofico, interrogandosi su questioni sociali e psicologiche.

Le prove di abilità, risolte attraverso tiri di dado che richiamano pienamente la tradizione del D20, sono onnipresenti e decisive. Ogni situazione può essere affrontata in modi diversi a seconda delle vostre statistiche e delle competenze sbloccate attraverso il level up e l’esplorazione, e la portata delle possibilità è impressionante. Una porta chiusa può essere sfondata con la Forza, scassinata con la Destrezza, aperta con un incantesimo o aggirata trovando un passaggio alternativo che solo un personaggio con un’alta stat di Intelligenza riuscirebbe a notare.
Questo si applica alla quasi totalità delle interazioni principale del gioco, contribuendo ad una rigiocabilità fuori di testa, specialmente considerando che anche che un tiro di dado andato male apre percorsi narrativi alternativi che, in alcuni casi, si rivelano più interessanti di quelli che avreste ottenuto con un successo. È una filosofia di design che abbiamo adorato, capace di incoraggiare il giocatore ad accettare gli imprevisti e a lasciarsi trasportare dalla storia, piuttosto che ossessionarsi sulla costruzione ottimale del personaggio ricaricando costantemente la partita.

Combattimento e progressione

Una delle innovazioni più significative introdotte da Esoteric Ebb è il l’albero delle quest, un sistema che unisce in un’unica struttura visiva il diario delle missioni, l’albero delle competenze e la mappa mentale del protagonista.
Ogni missione completata aggiunge un nodo all’albero, sbloccando nuove competenze passive che a loro volta aprono opzioni inedite nei dialoghi e nelle situazioni successe delineando un sistema di progressione organico che elimina la sensazione di crescita artificiale. Accumulando abbastanza punti XP da dialoghi, check e dal completamento di quest potremo infatti livellare, aumentando gli HP e sbloccando più slot per incantesimi di rango elevato.

Il sistema di combattimento di Esoteric Ebb merita un discorso a parte, non tanto per le sue meccaniche quanto per il ruolo che ricopre all’interno dell’esperienza complessiva. Gli scontri sono strutturati a turni e governati dalle stesse regole che presiedono al resto del gameplay, richiamando esplicitamente le meccaniche del gioco di ruolo da tavolo.
Possiamo utilizzare i nostri incantesimi per aumentare le nostre chance di sopravvivenza ad un check, ma in fondo sarà sempre il lancio dei dadi a svelare il nostro destino attraverso delle scelte testuali. Uccidere un avversario che avreste potuto convincere con le parole chiude porte narrative che non potrete più riaprire e il gioco sembra scoraggiarvi nel prendere questa strada, lasciando intendere che anche le cose più improbabili possono essere ottenute con la giusta dose di insistenza. Anche questa è una scelta di design coerente con la filosofia dell’intero gioco: ogni azione ha conseguenze, e le conseguenze più pesanti stravolgono il corso della partita.

Rigiocabilità e longevità

Un aspetto che va assolutamente evidenziato è il valore offerto da Esoteric Ebb in termini di rigiocabilità. Una prima partita completa richiede indicativamente fra le 20 e le 25 ore, ma è nel momento in cui si avvia una seconda run con un personaggio costruito diversamente che si coglie la reale profondità del gioco. Build differenti non si limitano a rendere più facili o più difficili determinati passaggi ma aprono percorsi narrativi completamente diversi, modificano le dinamiche di dialogo con i compagni, alterano l’equilibrio politico della città e conducono a conclusioni possibilmente diverse.

Esoteric Ebb è un gioco che si arricchisce ad ogni nuova run, e che rivela strati nascosti a chi ha la pazienza e la curiosità di cercarli.


Comparto artistico e tecnico

In un’epoca in cui anche le produzioni indipendenti tendono agli estremi fra l’estrema pulizia grafica e la tridimensionalità fotorealistica, il gioco di Bodegård abbraccia uno stile pittorico, illustrato a mano, che richiama le vecchie copertine dei manuali di gioco di ruolo. Le ambientazioni sono ricche di dettagli, dense di atmosfera e dotate di una personalità visiva che le rende immediatamente riconoscibili.

I vari distretti di Norvik si distinguono in particolare per la ricerca cromatica per nulla sconata: toni freddi e istituzionali per la città di Tolstad, i colori vivaci e caotici del Goblin Garden, le sfumature umide e ambigue della Waterlane. Non siamo di fronte a un titolo tecnicamente brillante, ma piuttosto ad un gioco che ha scelto con cura la propria estetica e la persegue quasi sempre con coerenza. Quasi perchè al fianco della componente 3D, troviamo dei potrait disegnati che enfatizzano il giusto le caratteristiche di ciascun personaggio pur non impressionando e talvolta stonando in alcuni esempi.

La colonna sonora accompagna l’esperienza con estrema naturalezza, contribuendo attivamente a costruire atmosfere adeguate ai diversi momenti del racconto senza mai imporsi in primo piano. Le composizioni sono per lo più ambientali, costruite su tappeti sonori che si adattano ai quartieri e alle situazioni, con rari momenti di maggiore intensità musicale riservati alle sequenze più drammatiche. Considerando che il gioco è interamente, e comprensibilmente, privo di doppiaggio e che l’intera esperienza narrativa si affida alla parola scritta, la scelta di non sovraccaricare l’aspetto musicale appare sensata per non causare distrazione.

In un gioco dove il testo è il veicolo primario di ogni emozione, la mancanza di un doppiaggio si avverte, soprattutto nelle sessioni prolungate in cui la mole di lettura può diventare gravosa. È una limitazione assolutamente comprensibile, data la natura indipendente della produzione e la quantità colossale di dialoghi presenti nel gioco, ma è giusto segnalare che per alcuni giocatori potrebbe rappresentare un ostacolo importante nel mantenere alto il coinvolgimento fino ai titoli di coda.


Ringraziamo Raw Fury per averci fornito una chiave del gioco per realizzare queste prime impressioni.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni
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Recensione Esoteric Ebb
In conclusione…
Esoteric Ebb è un'opera prima di un valore più unico che raro; un titolo indipendente che non si limita a riempire il vuoto lasciato dalle sue ispirazioni, ma che contribuisce attivamente ad espandere i confini di ciò che il genere può offrire. L'ambizione di Christoffer Bodegård è evidente in ogni aspetto della produzione, dalla complessità del worldbuilding alla raffinatezza del sistema di progressione, dalla qualità della scrittura alla direzione artistica. Sudden Snail ha consegnato al panorama indipendente un debutto di rara maturità. Norvik è una città in cui si vuole tornare, Snell è un compagno che non si dimentica facilmente, e l'Albero delle Missioni è un'intuizione di design pienamente riuscita. Starà a Bodegård, ora, dimostrare che questo non è stato un colpo fortunato, ma il primo capitolo di un percorso creativo destinato a lasciare il segno.
Pregi
Scrittura di altissimo livello, ironica, profonda, folle...
Worldbuilding straordinario
Direzione artistica coerente e piena di personalità
Libertà di scelta autentica, con ramificazioni narrative profonde e numerose
Cast di compagni memorabili e ben scritti
Rigiocabilità eccellente grazie alla varietà di build
Difetti
Nonostante tutto, deve molto alle sue ispirazioni
9.7
Voto