Parlando di seguiti videoludici, talvolta capita che le produzioni possano smarrire la via originale; ad esempio, può capitare che gli sviluppatori decidano di accantonare una formula esplorativa vincente per abbracciare le dinamiche del deckbuilding, il rischio di alienare la propria nicchia di giocatori aumenta pericolosamente.
Questo è l’esatto scenario in cui si posiziona Echo Generation 2, realizzato dallo studio indie Cococucumber; un’avventura che sceglie la via del prequel, essendo posizionata cronologicamente prima degli eventi narrati in passato.
Pur ponendosi come un’opera capace di reggersi sulle proprie gambe e fruibile anche da coloro che non hanno giocato il primo capitolo, appare evidente quanto, in realtà, lo studio voglia costruire un contesto espanso.
Resta dunque da analizzare con attenzione se la metamorfosi strutturale di questo universo fantasy sia riuscita nell’intento di elevare l’ip, oppure se il sovraccarico di meccaniche ludiche abbia finito per schiacciare quell’originalità che anni fa lo ha contraddistinto.
TRAMA
Il comparto narrativo si distacca in maniera netta dagli standard dei giochi di ruolo, proponendo un intreccio narrato attraverso diversi punti di vista differenti, che richiedono all’utente un notevole sforzo di immedesimazione per ricomporre un puzzle episodico.
La storia inizia con un uomo chiamato Jack, padre di famiglia la cui esistenza viene stravolta da un’esplosione all’interno di un laboratorio di ricerca, scatenando l’apertura di un pericoloso varco interdimensionale.
Da questo spunto dalle tinte apocalittiche, la sceneggiatura si ramifica in direzioni molteplici, permettendo allo spettatore di abbandonare temporaneamente i panni di Jack per calarsi nelle vesti di altri personaggi, affrontando un percorso che permette al giocatore di scegliere l’ordine di completamento dei singoli atti introduttivi.
Tra le varie personalità spiccano la Sorella M, una ragazzina dotata di devastanti poteri psichici, cresciuta in una struttura votata alla sperimentazione su cavie umane; oppure Noliva, una cacciatrice di taglie, che viaggia insieme al suo compagno dalle fattezze animali.

Non memorabile, invece, il viaggio di Annata Z, un non morto intrappolato in una landa desolata chiamata Fisterra, dove un’infinita orda di zombie viene costretta a faticare senza sosta all’interno di fabbriche industriali per fornire energia vitale a padroni spietati.
Ognuno di questi segmenti vanta una durata variabile tra la mezz’ora e le due ore, un lasso temporale sufficiente a delineare in maniera brillante i contorni psicologici dei vari personaggi, pur lasciando un leggero senso di amaro in bocca, poiché sarà impossibile esplorare ulteriormente le ambientazioni.
Risulta palese l’intento degli sviluppatori di voler omaggiare a piene mani le produzioni televisive a tema paranormale o le pellicole fantascientifiche proiettate nei cinema negli anni ’90, inserendo parallelismi e rimandi visivi. Tuttavia, occorre sottolineare che non tutte le battute e i momenti comici riescono a cogliere nel segno: talvolta sfociano in conversazioni fuori luogo o eccessivamente goliardiche rispetto alla gravità della situazione, rompendo la tensione invece di stemperarla.

Il vero elemento strutturale che, però, presta il fianco è l’atto conclusivo, fase in cui tutti i diversi episodi intrecciati fino a quel punto subiscono un’accelerazione improvvisa e mal calcolata: i vari personaggi si radunano in un luogo senza che vengano fornite spiegazioni logiche e coerenti sulle loro motivazioni. I dialoghi, anziché chiudere in maniera appagante e definitiva le linee rimaste in sospeso, e svelare con chiarezza i segreti celati dietro la fine del mondo, tendono a troncare le relazioni interpersonali in un batter d’occhio.
GAMEPLAY
Gli sviluppatori hanno scelto di allontanarsi irrimediabilmente dalle meccaniche di indagine per concentrarsi sugli scontri a turni, basati sull‘assemblaggio e sulla gestione di perk e mosse. Questa transizione verso il sottogenere dei deckbuilding costringe il giocatore a risolvere la fine del mondo con un approccio metodico che unisce la pianificazione alla necessità di sfruttare cinque carte estratte casualmente dalla propria mano.
Ogni singolo personaggio possiede un mazzo di abilità esclusivo e non scambiabile, caratterizzato da regole interne ben precise, tanto che il fruitore è obbligato a spremere le meningi senza sosta per strutturare attacchi capaci non solo di esaltare le singole carte, ma anche di sfruttare con precisione le sinergie dei debuff.
Infatti le opzioni ottenibili nel corso dell’avventura spaziano dai banali colpi contundenti, fino ad abbracciare manovre per la rigenerazione della salute o per la costruzione di barriere cinetiche.

Un tassello interessante è l’elaborato sistema di abbattimento della stabilità fisica avversaria: il giocatore dovrà utilizzare delle carte dotate della stessa affinità simbolica dei nemici, riconoscibile dai pittogrammi sopra le loro teste; in questo modo potrà rompere le loro posizioni difensive. È sicuramente un’idea interessante sulla lavagna, ma all’atto pratico si mostra schematica e limitante, poiché risulta essere una noiosa sequenza di azioni che spengono l’entusiasmo delle battaglie.
Infatti, a distrarci da questa scelta strutturale accorre la dinamica di parata in tempo reale, che consente di mitigare la gravità delle ferite subite schiacciando uno specifico pulsante in un momento ben preciso del combattimento.
Un’ulteriore nota dolente purtroppo risiede nella difficoltà generale, la quale purtroppo non ha una vera e propria via di mezzo perché, se si sceglie la modalità standard, risulta essere troppo facile; al contrario, se si sceglie quella più difficile, il gioco è frustrante come poche cose al mondo.

Un ulteriore elemento di confusione deriva dalla pessima spiegazione dei limiti di utilizzo delle tecniche più forti, un dettaglio essenziale che non viene chiarito in modo trasparente dal gioco e che porta inevitabilmente a sprecare risorse contro avversari deboli, ritrovandosi completamente disarmati contro nemici più forti.
Il difetto è ancora più accentuato durante le fasi conclusive della campagna principale, in cui gli sviluppatori hanno deciso di inserire una maratona di combattimenti brutali da affrontare l’uno dopo l’altro senza sosta.
Inoltre, una singola sconfitta subita sul campo obbliga a ripartire dalla prima fase senza avere dei checkpoint intermedi, scatenando un senso di impotenza che rischia di offuscare le ottime impressioni accumulate in precedenza. Fortunatamente è stato inserito un percorso di potenziamento dei personaggi che premia le vittorie con punti esperienza utili per innalzare le proprie statistiche.
COMPARTO ARTISTICO E TECNICO
Il lavoro portato a compimento da Cococucumber conferma uno standard qualitativo di alto livello e dimostra una certa abilità nel mascherare i limiti di budget di una produzione indipendente tramite un’ottima direzione artistica, ispirata e ricca di fascino. L’impiego della grafica basata sui blocchi tridimensionali, comunemente detta voxel art, riesce a donare a ogni singolo scenario l’aspetto di un modellino in scala costruito con precisione, restituendo un senso di profondità degli elementi a schermo.
Gli sfondi esplorabili offrono una varietà straordinaria e si distinguono per i loro contrasti cromatici ed emotivi, partendo dalle terre grigie della regione di Fisterra, per arrivare infine a quartieri futuristici dominati da grattacieli e insegne al neon. La medesima cura per i particolari si può ammirare nel design delle creature, modelli poligonali bizzarri che richiamano alla perfezione atmosfere misteriose e vagamente horror.

Per quanto concerne l’impianto sonoro, la produzione di Cococucumber compie un lavoro impressionante e avvolgente, consegnandoci tracce elettroniche e ritmi cadenzati in cui l’uso dei sintetizzatori si sposa in modo sublime con le tematiche fanta-tecnologiche della narrazione.
Sul fronte del comparto tecnico, il motore grafico si è comportato in maniera ineccepibile durante quasi tutta l’avventura (all’incirca 10 ore), mantenendo fotogrammi fluidi e garantendo caricamenti rapidi tra una zona e l’altra che non spezzano il ritmo dell’avanzamento; inoltre, non abbiamo da segnalare nessun bug o glitch in grado di compromettere l’esperienza.
Ringraziamo ICO Partners per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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