Di recente, specialmente nel panorama indie, abbiamo assistito a una vera e propria rinascita delle avventure grafiche a sfondo umoristico, con grandi successi come Dispatch e Return to Monkey Island, oltre che a piccole perle come Thank Goodness You’re Here.
Questa lista è destinata ad allungarsi con il titolo di cui parleremo oggi che vanta un marcato black humor e un cast di doppiatori di tutto rispetto.
Stiamo parlando di Earth Must Die, sviluppato da Size Five Games, un’opera che ci porterà nei panni di uno spietato imperatore galattico intento a riprendersi il suo meritato posto sul trono (e a sterminare la razza umana).
Riusciremo a tornare a regnare sul nostro impero? Scopriamolo insieme!
Trama
Dopo una sanguinosa battaglia con i ribelli galattici finita in tragedia, assisteremo alla morte del grande Quintarian Tanker, Grand Shepherd dell’impero Tyrythiano, che richiederà di fronte a sé la presenza dei suoi più valorosi figli.
L’unico a presentarsi, tuttavia, sarà Vvalak Lizardtongue (con due v, mi raccomando) l’anello debole della famiglia, il solo che, invece di prendere parte a grandi combattimenti è ancora attaccato al suo droide da allattamento e sarà, ovviamente, il protagonista della nostra storia.

Dopo aver chiamato a rapporto i nostri due fratelli e averli convinti a uccidersi a vicenda, verremo ufficialmente designati al trono come nuovo imperatore, assicurandoci così una vita dedita al dolce far niente.
Tutto questo idillio finirà però nel momento in cui decideremo di annettere un pianeta apparentemente inutile, la Terra, al nostro sistema, finendo così sotto il pugno di ferro dei terrestri.
Ma dal momento che nessuno si può permettere di levarci dalla nostra confortevole posizione e osare dirci di essere degli imperatori inutili, ci coalizzeremo con i ribelli per rovesciare l’impero umano e distruggere definitivamente la loro razza.
Nonostante sia molto tipica e non particolarmente intrigante, la storia di Earth Must Die riuscirà sicuramente a strapparci un sorriso grazie alle sue situazioni assurde e, specialmente, al detestabile charm del nostro protagonista.
Vvalak, infatti, avrà sempre una battuta pronta o un qualcosa di tremendamente stupido da dire che contribuirà alla costruzione di scene estremamente divertenti e che sapranno sfruttare ampiamente una scrittura dallo spiccato black humor.

Questo è reso possibile anche grazie ai personaggi che troveremo nel corso delle nostre avventure, nessuno dei quali si può distinguere per uno sviluppato intelletto (e spesso saranno anche delle sfacciate parodie di persone realmente esistenti).
Un fattore che ci ha profondamente colpiti della scrittura del gioco ha da vedersi nell’ampia cura data alla realizzazione della lore di ogni popolazione e luogo che visiteremo: tramite la Milkypedia, di cui vi spiegheremo in seguito il funzionamento, potremo scoprire un gran numero di informazioni su molti aspetti del mondo di gioco. Appare così evidente l’impegno messo dallo sviluppatore nel costruire un universo convincente, anche al solo scopo di creare delle battute a riguardo.
Gameplay
Earth Must Die a prima vista ci sembrerà una tipica avventura grafica di vecchio stampo, ma sin dai primi minuti di gioco ci salterà sicuramente all’occhio il cambiamento radicale attuato alla classica formula. Infatti, nell’opera non ci saranno oggetti da raccogliere e da utilizzare per risolvere gli enigmi ambientali, ma bensì ogni ostacolo dovrà essere superato tramite i dialoghi.
La nostra arma più letale sarà la manipolazione, che consisterà nell’obbligare alcuni personaggi che incontreremo a fare ciò che vorremmo, con un semplice gesto della mano.

Tuttavia, riuscire a convincere ogni pedina non sarà sempre altrettanto semplice e potremo farlo solamente dopo un’accurata scelta di parole nelle conversazioni e, soprattutto, scoprendo dettagli sulla vita del nostro interlocutore. Per procedere nel gioco verrà in nostro aiuto la Milkypedia, la sempre aggiornata enciclopedia della nostra fidata compagna Milky, attraverso la quale potremo apprendere numerose informazioni sulla storia di un popolo o di un personaggio e usarle a nostro favore.
Questa meccanica inizialmente sarà molto interessante, soprattutto sarà divertente vedere i personaggi abboccare a tutte le nostre baggianate. Con il proseguimento della storia tuttavia la modalità diventerà noiosa, rendendo estremamente semplice risolvere i vari enigmi.
Questi, infatti, seppur a volte ci causeranno dei bei grattacapi, saranno spesso tranquillamente risolvibili anche provando casualmente ogni dialogo possibile e, di conseguenza, senza doverci porre particolare cura o attenzione.

Nonostante il titolo si focalizzi sulle scelte, queste non avranno una conseguenza diretta sul finale che riceveremo, essendocene solo uno, ma la maggior parte di queste cambierà il corso di alcuni degli eventi ai quali assisteremo e saranno tanto più divertenti quanto più saremo malvagi durante i dialoghi.
Un altro fattore a cui è stata data una grande importanza è sicuramente la resa delle ambientazioni, e ne vedremo diverse, dato che, per l’interezza del gioco, dovremo passare da un luogo all’altro con grande rapidità.
Comparto artistico e tecnico
Come ogni avventura grafica che si rispetti, Earth Must Die ci offre uno stile grafico singolare, in questo caso con colori decisamente spiccati e che si rifà ai moderni cartoni per adulti. Inoltre, i design dei personaggi e delle specie aliene che incontreremo saranno molto ispirati e vanteranno una grande cura nella loro realizzazione e un grande impegno nel renderli ognuno diverso dall’altro.
Uno degli aspetti sicuramente più deliziosi del titolo è la sua curatissima UI, piena di dettagli e soprattutto di personalità, capace di dare un tocco ancor più unico allo stile del gioco.

La soundtrack è anch’essa molto orecchiabile ma non ha tracce che ci rimarranno impresse, pur presentando uno stile che si addice al mondo di gioco e all’idea di esplorazione della galassia.
Il titolo, inoltre, si fa particolarmente forza della vasta gamma di doppiatori tra cui Alex Horne (Taskmaster), Ben Starr (Expedition 33 e Final Fantasy 16) e Matthew Holness (Garth Marenghi’s Darkplace) che contribuiscono a dare una grande individualità a ogni personaggio.
Parlando del comparto tecnico, quello di Earth Must Die eccelle in ogni suo aspetto e per tutta la sua durata non si è verificato alcun tipo di problema. Inoltre, è possibile giocare il titolo su qualsiasi configurazione grazie al suo comparto grafico leggero.
Ringraziamo No More Robots per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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