Pensavamo di aver finalmente appeso la muta al chiodo, di aver servito l’ultimo pezzo di sushi pregiato e di aver regalato a Dave la meritata pausa che si meritava, dopo due anni di immersioni diurne alla ricerca di pesce da servire in interminabili turni di notte come cameriere/barman/catsitter/mille altri ruoli (ma come fa a essere così paffuto con il dispendio calorico di una fornace?) al Bancho Sushi.
Dopotutto, l’avventura originale di Dave the Diver era stata un viaggio straordinario e rotondo quanto il suo protagonista, un piccolo miracolo di game design capace di unire l’esplorazione subacquea “roguelite” alla gestione manageriale frenetica di un ristorante Asian Fusion di successo. Il loop di gioco rasentava la perfezione, a livello tecnico e contenutistico è diventato uno dei nostri giochi estivi preferiti, e quando i titoli di coda erano scesi sulle note della sua bizzarra e adorabile colonna sonora, la sensazione era quella di aver consumato un pasto completo e indimenticabile.
Nei mesi successivi, il team di Mintrocket aveva continuato a stuzzicare il nostro appetito con una serie di crossover gratuiti decisamente riusciti: prima le atmosfere nebbiose e inquietanti di Dredge, poi l’arrivo distruttivo del re dei kaiju, Godzilla, e rimanendo sempre nel paese del Sol Levante, con i personaggi della fortunatissima serie SEGA Yakuza, oltre a tutta una serie di missioni aggiuntive e mini contenuti che venivano aggiunti di frequente al gioco base, tra cui spiccava una piccola espansione dedicata al card game Balatro.
Si trattava però di piccoli spuntini, divertissement pensati per riportarci nel Blue Hole giusto il tempo di una serata. Deliziosi, certo, magari se giocati tutti insieme rappresentano sicuramente un corpus degno di nota, ma presi incapaci di scalfire la struttura portante di un’esperienza che credevamo ormai conclusa, e di cui attendevamo un seguito.
E invece, a distanza di due anni dalla pubblicazione, Dave the Diver ci trascina di nuovo in acqua, ma questa volta lontano dai confini ormai esplorati dell’oceano. Con l’arrivo dell’espansione In the Jungle, gli sviluppatori hanno deciso di tentare il tutto per tutto, abbandonando i piccoli contenuti mordi-e-fuggi per confezionare un pacchetto massiccio e dirompente, che sposta l’azione nei fiumi e nei laghi d’acqua dolce nel cuore della foresta pluviale.
Insomma, questo nuovo DLC non è un semplice contorno per riempirsi lo stomaco, ma una portata principale che promette di rimescolare le carte in tavola, introducendo non solo nuove specie, aree, personaggi e minigiochi, ma stravolgendo completamente il ritmo e le dinamiche di gioco. Preparate dunque la bombola dell’ossigeno, quella per i fornelli e affilate le fiocine: Dave è tornato, e ha molta più fame di prima.
OLTRE IL PROFONDO BLU:
A PESCA DI RISPOSTE… NEL FANGO
Se la campagna principale di Dave the Diver ruotava attorno ai misteri del Popolo del Mare e della misteriosa zona del Blue Hole, In the Jungle decide di cambiare totalmente direzione, dimostrando che il mondo di gioco ha ancora molto da raccontare oltre i confini del mare. Tutto ha inizio quando l’instancabile e logorroico Dr. Bacon bussa nuovamente alla nostra porta: il ritrovamento di alcuni strani manufatti millenari suggerisce l’esistenza di una civiltà perduta nell’entroterra, e la sua assistente Muna, già presente in loco, riporta l’avvistamento di dinosauri e altre strane e gigantesche creature.
Tanto basta per convincere un riluttante Dave a scambiare la ritrovata tranquillità di un ristorante su una spiaggia, ormai ben avviato, con il fango e l’umidità di una fitta foresta pluviale tropicale.
Il cuore narrativo dell’espansione batte all’interno del Villaggio di Utara, un affascinante insediamento tribale nascosto nella giungla, e sopratutto nel suo lago, che condivide diverse peculiarità veramente uniche con il Profondo Blu.

Qui Dave, Bancho, Cobra e il Dr. Bacon fanno la conoscenza dei diffidenti abitanti del luogo, una comunità legata a doppio filo all’ecosistema fluviale circostante, pesantemente minacciata da strani terremoti, una fauna terrestre in tumulto, una percentuale troppo alta di acido solfidrico nelle acque lacustri e il ritrovamento di gigantesche carcasse di creature marine antiche. Esattamente come già fatto con il Popolo del Mare, Dave dovrà rimboccarsi le maniche per farsi accettare dalla popolazione locale, aiutandola a risolvere i problemi quotidiani, attività che si rivelerà essenziale per svelare i segreti di Utara.
DAL 2D AL 2D E MEZZO
Dopo una lunga introduzione narrativa, in cui il gruppo di eroi arriva al villaggio e ha un primo assaggio dei problemi locali, si palesa la vera sorpresa di In the Jungle: un cambio radicale di prospettiva. Per la prima volta, infatti, abbandoniamo lo scorrimento orizzontale terrestre e le piccole aree bidimensionali non acquatiche del gioco base per gironzolare in ambientazioni decisamente più ampie, esplorabili a 360 gradi grazie a un’inedita visuale isometrica dall’alto.
Questo cambio di visuale trasforma temporaneamente il titolo in una sorta di cozy game o avventura gestionale sulla falsariga di Stardew Valley (anche se molto più semplificata dal punto di vista delle meccaniche survival). Il villaggio di Utara diventa un vero e proprio hub pulsante in cui risiedono più di trenta nuovi personaggi, ognuno caratterizzato dalla solita, irresistibile scrittura ironica del team di Mintrocket. Ci ritroveremo così a interagire con la forzuta figlia del Capo Villaggio, diventata incredibilmente muscolosa per proteggere il padre dopo l’attacco di un coccodrillo, con un trio di studenti giapponesi a caccia di UFO, o con un coltivatore di mango decisamente diffidente.
La progressione della campagna principale e delle numerosissime attività secondarie è legata a doppio filo a un indicatore di affinità con i locali. Per guadagnare il loro rispetto e sbloccare i sette capitoli della storia, Dave dovrà completare i compiti più disparati: dal ritrovare un cucciolo smarrito nella foresta a raccogliere risorse per i falegnami del posto, passando per tantissimi regali, dati e ricevuti. Infatti, è usanza degli abitanti del villaggio di Utara scambiarsi doni e diverrà dunque essenziale per Dave cercare di capire le preferenze di ogni abitante, che verranno salvate in un pratico diario richiamabile a schermo in ogni momento.
Se l’esplorazione terrestre spiazza per la sua nuova dimensionalità e per la quantità di npc da conoscere e gestire, le sessioni di pesca ci riportano in un territorio familiare, ma tutt’altro che sicuro. Quando Dave si tuffa nei bacini d’acqua dolce della giungla, il gameplay si riassesta sulla classica visuale in 2D, introducendo però una serie di contromisure pensate dagli sviluppatori per evitare che l’esperienza diventi troppo facile o scontata per i giocatori veterani.
Vengono introdotti non soltanto pesci predatori molto più veloci, resistenti e pericolosi (come piranha, caimani neri e ovviamente nuovi agguerriti boss), ma anche una meccanica di inquinamento dell’acqua che ci costringerà, sotto i dieci metri di profondità, a utilizzare un filtro a tempo. Questo strumento, che andrà costantemente potenziato per permetterci di rimanere più a lungo in mezzo alle letali nubi di acido solfidrico, è una variabile che si va ad aggiungere alla gestione già al limite dell’ossigeno.
Ovviamente, non c’è storia di Dave che si rispetti senza il tocco culinario di Bancho. Affascinato dalle spezie locali e dalle mostruose creature d’acqua dolce che Dave inizia a pescare nei fiumi, lo chef decide di non essere da meno e apre in zona il Bancho Grill, passando così dal sushi alle grigliate…di qualunque cosa, altre novità sostanziose saranno infatti l’inserimento a menù di tantissimi piatti a base di frutta, uova e carne e, con il proseguire della storia, lo sblocco di nuova attrezzatura come le griglie per gli spiedini.
La trama si dipanerà così su un doppio binario sempre divertente e dal ritmo eccellente, per una durata generosa di circa 10 ore dichiarate, ma noi che ce la stiamo godendo con estrema calma siamo tranquillamente sopra le 20 senza vedere la fine dell’avventura, e con tantissimi collezionabili da raccogliere. Da un lato abbiamo le minacce e i misteri archeologici della giungla, dall’altro la sfida di far digerire ai membri della tribù le stravaganti e affumicate prelibatezze del nuovo ristorante. Mintrocket è riuscita nell’impresa di imbastire un racconto fresco e autonomo, che non sa mai di già visto e che approfondisce la lore di questo bizzarro e spensierato universo con la solita, irresistibile e bonaria ironia.
NUOVI (E SAPORITI) INGREDIENTI PER UNA VECCHIA RICETTA
Se pensavate di aver ormai metabolizzato i ritmi quotidiani di Dave the Diver, fatti di due immersioni prestabilite e un turno serale al ristorante, preparatevi a resettare la vostra memoria muscolare. La novità più travolgente e strutturale di In the Jungle, infatti, non risiede semplicemente nei nuovi fondali o nelle ricette del Bancho Grill, ma nel modo radicale in cui ridefinisce il flusso del tempo e la gestione della giornata.
Nel gioco base, la giornata era scandita da blocchi temporali rigidi e prevedibili. L’espansione scardina questo pilastro, adottando un sistema di esplorazione e gestione del tempo in tempo reale, ciò significa che la giornata sarà comunque divisa in Mattina, Pomeriggio, Sera e viene aggiunta stabilmente anche la Notte fonda, al di là di snodi narrativi particolari come accadeva in Dave The Diver base, ma anche che il tempo non si limiterà ad avanzare solo quando compiremo determinate azioni. In In The Jungle , dal momento in cui Dave si sveglia, le lancette iniziano a muoversi in autonomia, trasformando il titolo in una sorta di frenetico ma godibilissimo cozy game dove saremo impegnati in mille faccende e compiti.
Al di fuori di particolari momenti narrativi, di mattina e pomeriggio dovremo conciliare la raccolta di risorse (per i nostri piatti, i potenziamenti dell’equipaggiamento, etc.) con l’esplorazione, la raccolta di collezionabili, lo stringere relazione sociali con gli abitanti di Utara e le varie quest; la sera sarà totalmente dedicata all’apertura del Bancho Grill, mentre la notte, appena chiuso il locale, avremo qualche ora di tempo per completare le attività lasciate da parte di giorno (tranne immergersi, visto che l’acqua del lago sarà infestata di coccodrilli). Occhio però a non attardarvi troppo, dato che se trascorrerete troppo tempo alzati il nostro fido protagonista soffrirà l’hungover il giorno dopo.
Va specificato che, nonostante questa modifica profonda al loop di gioco, In The Jungle non mette mai fretta. Ad eccezione della progressione della campagna principale suddivisa in 7 ricchissimi capitoli, tutte le attività secondarie rimangono una scelta del giocatore. Se un giorno decidete di non immergervi affatto per dedicarvi esclusivamente alle pubbliche relazioni del villaggio o alla raccolta di spezie nella giungla, potete farlo, e non cambierà nulla, a patto che abbiate risorse a sufficienza per sfamare i vostri clienti, ma anche in caso contrario potete sempre affidarvi a ricette economiche base preparate con ingredienti infiniti (ad esempio il cocco).
Questo nuovo loop espanso non solo dona una varietà incredibile a ogni singola giornata di gioco, rendendola diversa dalla precedente, ma è il motivo principale per cui le 10 ore stimate dagli sviluppatori finiscono per raddoppiare se ci si lascia cullare, senza fretta, dai nuovi ritmi della vita di Utara.

La vera forza di Dave the Diver è sempre stata la sua capacità di sorprendere il giocatore, introducendo costantemente minigiochi e cambi di genere totalmente inaspettati proprio quando si pensava che il gioco avesse ormai dato tutto. In the Jungle spinge questo concetto all’estremo, inserendo una serie di attività collaterali e di intere sezioni di gameplay che rompono deliberatamente il loop ordinario “pesca e servi”, offrendo una varietà a tratti sbalorditiva, che si va a integrare perfettamente con altri piccoli (e grandi) momenti ”alternativi” che già avevano funzionato benissimo nel gioco base.
L’hub di Utara Village e la fitta vegetazione circostante non sono dunque semplici sfondi statici, ma veri e propri parchi giochi interattivi. Passeggiando per la giungla, il titolo si concede il lusso di deviare dai binari della simulazione manageriale per abbracciare l’avventura pura. Ci ritroveremo a perlustrare antiche rovine e a combattere animali e bracconieri in un piccolo rpg a turni, a catturare dei coleotteri in una vera e propria parodia dei titoli monster-battler basata sulla morra cinese, a passare il tempo su un piccolo minigioco di pesca con la canna e, in determinati momenti della storia, In The Jungle si trasformerà in un clone di Duck Hunt.

Tornano anche delle sezioni quasi “stealth” in cui il nostro eroe dovrà muoversi silenziosamente nella boscaglia per sfuggire alla vista dei bracconieri o di babbuini particolarmente territoriali, e non abbiamo neanche iniziato ad enumerare la valanga di minigiochi e momenti di rottura del gameplay che accompagnano questo DLC.
UN ECOSISTEMA DA CATALOGARE
Ma oltre a minigiochi e nuovi cambi di genere cosa offre agli appassionati del sub pingue questa espansione? Beh, una parte della linfa vitale che alimenterà le vostre ore di gioco è la spaventosa quantità di contenuti e collezionabili inseriti dal team di Mintrocket. In the Jungle non si limita a riciclare gli elementi del Blue Hole in una nuova veste, ma introduce un intero catalogo di novità biologiche, geologiche e gastronomiche pensate per mandare in visibilio i completisti e i cacciatori del 100%.

Come già detto il fulcro dell’esplorazione subacquea si sposta all’interno di un ecosistema fluviale e lacustre inedito. L’acqua dolce cambia completamente l’estetica e la verticalità delle immersioni: ci si muove tra radici sommerse di mangrovie, grotte fangose e fondali torbidi, suddivisi in macro-zone ben distinte che mutano drasticamente man mano che si scende in profondità.
In questi ambienti nuotano decine di nuove specie ittiche d’acqua dolce. Dimenticate i ritmi compassati della fauna oceanica: qui la fauna è aggressiva, territoriale e dall’aspetto quasi preistorico (e più scenderete in profondità più saranno effettivamente animali preistorici). Vi ritroverete a gestire banchi di piranha famelici, enormi piraiba (i giganteschi pesci gatto amazzonici), anguille elettriche capaci di folgorare Dave e veri e propri colossi rettiliani, come i caimani neri e i famigerati alligatori della giungla, che richiedono approcci e armi specifiche per essere catturati senza rovinare la qualità della carne.

Ma il nuovo viaggio di Dave non si limita a raccogliere tutto ciò che nuota o galleggia. In Dave The Diver: In The Jungle, La terraferma diventa una miniera d’oro per la raccolta di risorse, introducendo una progressione incrociata terra-acqua semplicemente eccezionale. Esplorando come dei novelli Indiana Jones la foresta pluviale e i tanti ruderi che la circondano, o anche aiutando i locali, si sblocca l’accesso a spezie esotiche, peperoncini selvatici, varietà rare di frutta esotica, germogli di bambù, e attaccando gli animali nelle fasi rpg a turni avremo accesso invece a diversi tipi di carni.
Tutti questi ingredienti di terra si fonderanno con quelli d’acqua dolce per dare vita a un menu completamente inedito, da potenziare per raggiungere vette culinarie sempre più elevate, e se non vi bastasse, l’offerta per i completisti è sterminata. Il DLC introduce un intero album dedicato alla catalogazione di insetti e coleotteri rari, tesori archeologici nascosti nelle rovine e una serie di bizzarre statuette tribali da scovare. Inoltre, accumulando la moneta locale di Utara, è possibile sbloccare elementi estetici per personalizzare il proprio alloggio o l’arredamento del ristorante.

Ma ovviamente, per raccogliere tutti questi tesori, avremo bisogno di un’attrezzatura adeguata. Per quanto riguarda gli strumenti di raccolta terrestri, le escursioni a piedi introducono l’uso di asce e picconi (potenziabili su più livelli) per spaccare i massi ed estrarre minerali inediti come il ferro nero o lo stagno, oltre che per abbattere alberi tropicali (come il teak e il mogano) fondamentali per il crafting.
Sul fronte bellico, invece, spariscono totalmente le varie punte della fiocina ritrovabili sott’acqua per fare spazio alla vera rivoluzione sottomarina, rappresentata dall’introduzione della Jungle Gun. A differenza del gioco base, dove si dipendeva da una sola arma per immersione, che potevamo scegliere prima di ogni immersione, o al massimo dal ritrovamento casuale delle casse d’arma (se eravamo fortunati) per sperimentare approcci diversi, questo DLC affida a Dave un unico, formidabile fucile modulare multifunzione, capace di trasformarsi al volo e adattarsi istantaneamente alla situazione.
Tramite l’ingegnosa inventrice Muna, ogni ramo dell’arma può essere potenziato investendo risorse locali attraverso un vero e proprio albero delle abilità flessibile e liberamente azzerabile, con quattro modalità distinte:
- Fucile d’assalto: ideale per il danno costante a bersaglio singolo. Nei suoi rami avanzati applica l’effetto fiammata accumulando tre “stack” di fuoco prima di far esplodere un bonus di danno da bruciatura sulle prede più grandi del lago Utara.
- Fucile a pompa: devastante a corto raggio. Può essere potenziato per aumentare il numero di pallettoni e infliggere colpi critici massicci, oppure convertito nella variante in grado di rallentare i predatori più rapidi e ingestibili.
- Net Gun: lo strumento definitivo per i completisti. La sua evoluzione sblocca un raggio soporifero che permette di addormentare all’istante pesci di qualsiasi taglia, garantendo catture a tre stelle perfette per l’enciclopedia della giungla.
- Fucile di precisione: dedicato alle boss fight o ai predatori più impegnativi, offre percorsi che massimizzano il danno da perforazione della corazza a discapito delle munizioni, o varianti esplosive capaci di far rimbalzare i colpi su bersagli multipli.

Accanto alla spaventosa versatilità della Jungle Gun, In the Jungle non rinuncia al tipico tocco di follia del brand quando si parla di armi da corpo a corpo. L’esplorazione della giungla e dei suoi corsi d’acqua sblocca infatti un set di armi bianche a dir poco stravaganti, che abbandonano la pura logica del danno per introdurre un forte elemento tattico. Ci ritroveremo così a brandire una pesante pagaia, dall’allungo micidiale, o una spada esotica velocissima, perfetta per aprirsi varchi tra la fitta vegetazione acquatica.
Le aggiunte più geniali sono però i due strumenti di controllo ambientale: un bizzarro ventaglio cerimoniale, capace di generare forti correnti subacquee per respingere e allontanare i predatori più aggressivi prima che ci azzannino, e un paio di sonagli che, al contrario, emettono vibrazioni in grado di attirare le prede più timide e nascoste direttamente verso la nostra traiettoria di caccia.
A completare questo sontuoso quadro di potenziamenti interviene l’immancabile laboratorio del Dr. Bacon, che per l’occasione ha allestito una vera e propria officina da campo nel villaggio. Sfruttando dei particolari cristalli energetici nascosti meticolosamente sia sulla terraferma che nei fondali fluviali, lo scienziato ci permetterà di sbloccare ed evolvere una serie di gadget tecnologici retro tech (di legno) di vitale importanza.
Investendo questi cristalli potremo infatti mettere le mani su avanzatissimi scooter subacquei ricaricabili (indispensabili per seminare i velocissimi caimani neri), bombe soporifere ad ampio raggio per addormentare le prede più grosse e portarle via intere con l’aiuto degli inestimabili droni, e reti da cattura, capaci di coprire zone molto ampie e intrappolare interi banchi di pesce.
LA GIUNGLA IN PIXEL ART:
COMPARTO TECNICO E DIREZIONE ARTISTICA
Il primo impatto visivo è segnato da un netto e coraggioso cambio cromatico: la storica palette dominata dalle infinite sfumature di blu dell’oceano e dai mille colori vivaci dei pesci cede qui il passo a una gamma di colori calda e terrosa, che vira prepotentemente verso il marrone, il verde smeraldo e il giallo ocra. Questa transizione estetica riesce a trasmettere perfettamente l’atmosfera torbida e umida dei fondali fluviali, differenziando nettamente l’esperienza visiva del DLC rispetto al gioco base, senza però perdere un briciolo di quella pulizia grafica a cui il titolo ci ha abituati.
La vera scommessa tecnica dell’espansione risiede, come accennato, nel passaggio alla visuale isometrica per le fasi terrestri a Utara Village. Si tratta di un esperimento superato quasi a pieni voti: le ambientazioni e gli elementi in tre dimensioni sono curati fin nei minimi dettagli. Le capanne tribali, la vegetazione che reagisce al passaggio del personaggio e i piccoli elementi di contorno sprizzano vita da tutti i pori, dimostrando una transizione tridimensionale naturale e stilisticamente coerente con l’universo di gioco.

Unici difettucci che abbiamo riscontrato, a tutti gli effetti gli unici dell’intera esperienza?
Il primo è rappresentato da una occasionale ma fastidiosa sovrapposizione degli elementi a schermo negli ambienti in 2,5 dimensioni, che talvolta rende difficile “leggere” chiaramente l’ambientazione. Capita non di rado che piccoli sprite dinamici si perdano dietro la vegetazione, come quando le galline del villaggio passano dietro a una pianta o si posizionano esattamente davanti a un uovo da raccogliere, rendendo l’interazione frustrante.
Lo stesso problema si avverte quando Dave cammina dietro a un edificio o a un grande albero della giungla: in questi frangenti il gioco attiva una classica silhouette in semitrasparenza sull’oggetto attraversato, ma l’effetto non è sempre efficace e spesso non è così semplice capire dove ci si stia muovendo o cosa si stia calpestando. Il secondo, che condivide con il gioco base, è rappresentato dalla mancanza di supporto per schermi ultra-wide, tagliando la schermata con due bande laterali su cui viene riprodotto un wallpaper.
Altro lavoro magistrale è stato fatto sui ritratti e sui modelli degli oltre trenta abitanti del villaggio e la resa dei nuovi pesci d’acqua dolce, tutti piccoli capolavori di character design, supportati da animazioni in-game fluide, ricche di micro-dettagli e costantemente contagiate da un’espressività esilarante. Ogni movenza di Dave nel fango, ogni scatto repentino di un alligatore o ogni bizzarra esultanza dei locali contribuiscono a creare un ambientazione calorosa e simpatica, come se stessimo vivendo in una sorta di villaggio di Asterix.
Altro fiore all’occhiello della produzione rimane la gestione delle cinematiche. Le splendide cutscene in pixel art che accompagnano i momenti chiave della trama, la scoperta delle rovine archeologiche o l’ideazione dei nuovi, fumanti piatti di carne e spezie al Bancho Grill sono semplicemente sensazionali. Mintrocket ha mantenuto intatto quel gusto per l’iperbole visiva pop e ironica che ha decretato il successo del gioco originale, regalando momenti memorabili che da soli valgono il prezzo del biglietto. E il tutto gira con una fluidità granitica, priva di incertezze anche nelle situazioni più caotiche a schermo, a coronamento di un pacchetto tecnico sontuoso.

Un plauso altrettanto convinto va fatto al comparto audio, che si adegua alla perfezione al cambio di ambientazione. Gli effetti sonori abbandonano i riverberi ovattati del mare aperto per abbracciare i rumori tipici della foresta pluviale: lo scrosciare dei fiumi, il frinire incessante delle cicale terrestri e i versi minacciosi dei predatori restituiscono una sensazione di immersione acustica straordinaria.
La vera gemma è però la nuova colonna sonora: i brani inediti composti per l’occasione fondono le storiche e orecchiabili melodie pop-elettroniche del gioco base con l’uso di percussioni tribali, flauti di pan e ritmi incalzanti ma al tempo stesso rilassanti. Che vi troviate a sfrecciare in monopattino elettrico per Utara con un pezzo tranquillo nelle orecchie, o a grigliare spiedini al Bancho Grill con una traccia scatenata in sottofondo, l’accompagnamento musicale si conferma uno degli innumerevoli pilastri dell’irresistibile atmosfera della produzione.
Ringraziamo PressEngine per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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