Può esistere ordine senza verità?
Può esistere giustizia senza caos?
Ancora facciamo fatica a crederci: dopo averle seguite sin dal loro debutto, tra alti e bassi, assistere alla cancellazione delle serie Marvel su Netflix è stato un duro colpo per tutti i fan che si erano ormai appassionati alle storie raccontate.
Poi, abbiamo avuto un primo spiraglio di luce con il ritorno di Matt Murdock, interpretato ancora una volta dal mitico Charlie Cox, prima in Spider-Man: No Way Home e successivamente con Daredevil: Rinascita, un progetto che si presentava fin da subito come una vero e proprio ritorno per il personaggio.
Tuttavia, come alcuni fan sapranno, i piani iniziali erano ben diversi. Nonostante il ritorno del nostro avvocato preferito e del temibile Wilson Fisk, la produzione sembrava infatti intenzionata a operare più come un reboot totale, prendendo le distanze dalle stagioni precedenti e di fatto cancellandone la continuità narrativa.
Fortunatamente, anche grazie alla forte reazione del pubblico, la direzione è stata rivista e portata alla realizzazione di una sorta di “quarta stagione” che, pur con qualche inevitabile discontinuità dovuta al cambio di rotta, è riuscita a preservare quella peculiare narrazione profonda che ha reso Daredevil uno dei personaggi più amati dell’universo Marvel.
Ora, ci troviamo finalmente davanti a un continuo che riprende eventi e personaggi del passato per dare forma alla visione creativa originale; a quel seguito che, per anni, sembrava destinato a rimanere solo nei sogni più felici dei fan.
Abbiamo avuto l’immenso piacere di vedere in anteprima tutti gli otto episodi della seconda stagione e, essendo noi stessi fan di lunga data, non vediamo l’ora di raccontarvi quanto ancora Daredevil rimanga una delle serie più interessanti mai prodotte dai Marvel Studios.
Ecco quindi la nostra recensione della seconda stagione di Daredevil: Rinascita!
Una pesante eredità
Prima ancora di entrare nel merito di questa seconda stagione, è tuttavia importante chiarire fin da subito che, più che trovarci di fronte a un nuovo arco narrativo separato come accadeva con la serie Netflix, siamo piuttosto davanti a una sorta di “parte 2” degli eventi iniziati con la prima stagione di Daredevil: Rinascita.
La storia riprende infatti esattamente da dove l’avevamo lasciata, con Daredevil e Karen in fuga, mentre Wilson Fisk consolida ulteriormente il proprio potere nel ruolo di sindaco, affiancato da Vanessa in un rapporto questa volta più saldo e complice che mai.

E così come i protagonisti, torna anche gran parte del cast principale con una maggiore attenzione sia ai personaggi storici della saga, rimasti in secondo piano nella stagione precedente, sia alle nuove introduzioni che vengono qui rielaborate e integrate con maggiore equilibrio all’interno della narrazione.
Possiamo quindi solo che apprezzare questo tentativo riuscito di fondere in maniera armoniosa gli elementi che hanno reso memorabili tanto la serie originale quanto il revival, costruendo una continuità che abbraccia pienamente il passato ma che si butta anche nella sfida di usare il presente per guardare al futuro.
Attenzione, però, che questa scelta comporta anche che il legame con la serie Netflix diventi molto più marcato, con continui richiami ad eventi che rendono la visione meno accessibile a chi non ha familiarità con le precedenti stagioni di Daredevil. Ma se questo era in parte prevedibile per il personaggio che da il nome alla serie, ora la situazione si estende anche ad altri personaggi e alle loro storie come per esempio nel caso di Jessica Jones.
E nonostante gli sforzi di Daredevil: Rinascita nel rendere il racconto il più chiaro possibile, è evidente come questa nuova stagione sia pensata soprattutto per chi ha seguito con costanza l’intero universo narrativo delle serie Marvel Netflix con richiami, dinamiche e collegamenti rivolti verso i fan di lunga data.

Per quanto riguarda la trama in sé, trovandoci di fronte alla diretta continuazione dell’arco narrativo precedente, il racconto riprende i toni decisamente più caotici e orientati all’azione, con un focus marcato sul conflitto tra Daredevil e la nuova task force voluta dal sindaco Fisk.
Questa maggiore attenzione alla guerra tra i due si riflette anche nella figura di Matt Murdock, che sembra aver quasi completamente messo da parte la sua identità di avvocato per abbracciare pienamente quella del vigilante, scelta sottolineata anche dall’utilizzo di una nuova tuta nera adatta alle operazioni stealth.
A differenza della stagione precedente, vengono quindi quasi del tutto abbandonate le sequenze filler o di raccordo: Matt è presente nella maggior parte delle scene con il suo costume da diavolo, costantemente pronto all’azione e sempre sul filo del rasoio per evitare la cattura.
Un totale cambiamento rispetto ai ritmi più dilatati a cui eravamo abituati che ci trasporta ancora più a fondo nella mente del protagonista, costretto a confrontarsi con le proprie credenze e a lottare contro i suoi impulsi più oscuri per preservare quella fragile umanità che lo rende ancora sé stesso.

Questo maggiore focus sull’azione non va però a discapito della componente più intima e riflessiva del personaggio. La serie continua infatti a dedicare spazio ai conflitti interiori di Matt tra fede, senso di colpa e il peso delle proprie scelte, mantenendo viva quella dimensione introspettiva che ha sempre rappresentato uno dei punti di forza del personaggio.
Non mancano nemmeno momenti legati all’aspetto legale e giudiziario del personaggio, sebbene in misura più contenuta rispetto al passato, che rimangono tra i nostri momenti preferiti dell’intera visione.
Questa seconda stagione di Daredevil: Rinascita porta il personaggio verso territori ancora inesplorati, dimostrando una chiara volontà di non limitarsi a giocare sul sicuro. Gli eventi messi in scena hanno conseguenze reali e durature, finendo per ridefinire lo status quo al punto da mettere i protagonisti di fronte a scelte sempre più drastiche.
Se i primi episodi si limitano a porre le basi di quanto verrà, è nella seconda metà che la stagione alza definitivamente la posta in gioco, dimostrando senza esitazioni che Daredevil è tornato e che nulla sarà più come prima.
La nascita di un simbolo
Questa stessa profondità narrativa si trasmette perfettamente anche nell’atmosfera che permea l’intera stagione, costruita con una netta distinzione tra le sue fasi iniziali e quelle finali.
Se all’inizio domina la sensazione opprimente di un sistema che si presenta come giusto e ordinato ma che in realtà nasconde le crepe di un potere marcio e corrotto, con il proseguire degli episodi emerge sempre più chiaramente il sentimento predominante di ribellione e resistenza che cresce e prende forma scena dopo scena.
La doppia D diventa così non solo l’incubo dei criminali, ma un vero e proprio simbolo di speranza e libertà; un faro da seguire per i cittadini ormai stanchi di vivere sotto un controllo che li priva della propria vita.

E questa duplice anima è resa davvero perfettamente, anche grazie a una regia che insiste sul mostrarci una New York più viva che mai dove la popolazione non è composta solo da membri passivi di eventi che non li riguardano, ma assume un ruolo attivo e diventa in parte la principale protagonista del racconto.
Il tutto culmina in uno dei finali di stagione più esplosivi che abbiamo mai visto in una serie Marvel, capace di riportare la narrazione ai livelli più alti degli episodi maggiormente memorabili della saga.
Ancora una volta, Daredevil: Rinascita si conferma quindi una visione imprescindibile per gli appassionati di cinecomics, capace di soddisfare sia chi predilige toni maturi e oscuri che chi cerca azione intensa e spettacolare con i propri eroi preferiti.
Oltre il diavolo
Soffermiamoci ora su uno degli aspetti che reputiamo tra i più interessanti della serie, ponendoci una domanda: qual è il vero punto di forza di Daredevil, ciò che l’ha sempre contraddistinto e fatto emergere in mezzo alle molteplici produzioni Marvel?
La risposta non è di certo una sorpresa, ma non potrebbe che essere la straordinaria qualità della scrittura dei personaggi; e non ci riferiamo solo a quella del protagonista rosso o dell’iconico Kingpin, ma da sempre la saga di Hell’s Kitchen è stata elogiata soprattutto per quella del suo vasto cast di figure secondarie.
Basti pensare a Karen Page, a Frank Castle (introdotto come Punisher nella seconda stagione della serie originale) o ancora al povero Foggy Nelson che ci manca ogni giorno di più, senza poi dimenticare figure indimenticabili come Wesley o Ray Nadeem, quest’ultimo creato appositamente per la serie ma diventato in breve tempo uno dei personaggi più amati dal fandom.
Anche tra le nuove introduzioni di Daredevil: Rinascita troviamo esempi di personaggi riusciti e capaci di inserirsi con naturalezza in un cast già ricco e stratificato, come l’iconico Tigre Bianca interpretato dal compianto Kamar de los Reyes, sebbene non manchino alcune eccezioni meno riuscite.

Insomma, Daredevil e di conseguenza il revival “Rinascita” rappresentano una delle rare realtà nel panorama supereroistico in cui anche i personaggi privi di poteri riescono a risaltare e risultare interessanti, arrivando in molti casi a rivaleggiarsi la scena con i protagonisti stessi.
Ma non siamo qui per vivere di ricordi (anche se potremmo farlo ancora a lungo): ciò che conta davvero è che questo punto di forza resta ancora oggi intatto in questa seconda stagione, dove la qualità della scrittura dei personaggi si conferma come una delle ancore imprescindibili che continua a sostenere l’identità dell’intera serie.
Abbiamo già accennato alla profondità della scrittura di Matt Murdock, ma è doveroso soffermarsi anche su figure secondarie come Heather Glenn, qui reinterpretata come psichiatra al servizio di Wilson Fisk e portata in scena da Margarita Levieva, o Jack Duquesne interpretato ancora una volta da Tony Dalton, che riescono a rubare ogni scena in cui compaiono.
Allo stesso modo abbiamo apprezzato il ritorno di Angela del Toro, che grazie all’interpretazione della giovane Camila Rodriguez dimostra di essere un personaggio tanto interessante e ricco di potenziale quanto il padre.

Ma il riflettore si blocca inevitabilmente su Deborah Ann Woll, che offre ancora una volta una performance straordinaria nei panni di una Karen Page più complessa che mai: fragile, vendicativa, e in un certo senso anche smarrita; una caratterizzazione intensa sostenuta da un’interpretazione capace di dominare ogni scena in cui appare e di reggere il confronto con i protagonisti senza il benché minimo sforzo.
E, naturalmente, tutto questo non deve far passare in secondo piano la prova di Charlie Cox che, ancora una volta, si conferma perfetto nel ruolo di Matt Murdock e di Daredevil, incarnando con straordinaria maestria entrambe le anime del personaggio.
Il lato oscuro di New York
E per quanto riguarda gli antagonisti? Se c’era un elemento che già nella prima stagione di Daredevil: Rinascita molti lo consideravano tra i migliori, era senza dubbio la qualità della scrittura dei suoi “cattivi”, portatori di una presenza scenica raramente riscontrabile in prodotti simili.
Ebbene, questa seconda stagione non si limita a raccoglierne l’eredità ma la eleva a un livello ancora mai raggiunto prima, che probabilmente non avevamo mai visto né in Daredevil né, più in generale, in una serie Marvel.
Per rendere l’idea, immaginate di prendere l’eccellente costruzione di Wilson Fisk, non a caso da molti considerato uno dei migliori antagonisti dell’universo Marvel, e di moltiplicarla per ogni singolo nemico che il diavolo di Hell’s Kitchen si troverà ad affrontare.
E se da un lato l’iconico Kingpin interpretato da Vincent D’Onofrio continua a confermarsi straordinario quanto imponente, dall’altro la sua figura finisce quasi per essere oscurata da un cast di antagonisti più che capaci di rubargli la scena.

Partendo delle nuove aggiunte troviamo Mr. Charles, interpretato dal talentuosissimo Matthew Lillard, protagonista di una performance davvero memorabile che ci ha lasciati completamente colpiti e desiderosi di vedere molto di più di questo carismatico personaggio.
Lillard si dimostra semplicemente perfetto nei panni dell’antagonista: la sua natura caotica e imprevedibile cattura ogni scena, mettendo lo spettatore quasi alla mercé del suo personaggio e creando un’interessante dicotomia con il più freddo e calcolatore Kingpin.
Parlando proprio del sindaco, tornano anche i già amati Buck e Daniel sotto il diretto comando di Fisk, offrendo non solo una rappresentazione perfetta delle diverse pedine al servizio del re, tra l’assassino spietato e il giovane erede dell’impero, ma dando vita anche a un’alchimia narrativa incalzante ed estremamente coinvolgente tra i due.
Diventa quasi impossibile non affezionarsi ai loro personaggi e alle loro storie, portandoli a nostro parere nelle schiere delle migliori figure secondarie mai apparse in una serie Marvel.

Eppure, il miglior antagonista di questa stagione non è né Wilson Fisk né tantomeno uno dei personaggi appena citati. La vera star è senza alcun dubbio Bullseye, interpretato ancora una volta da Wilson Bethel e qui protagonista della sua miglior performance fino ad ora nei panni del personaggio.
Ci troviamo davanti a un antagonista profondamente tormentato, un uomo che vorrebbe tornare sui propri passi ma che è perfettamente consapevole di non potersi mai liberare davvero della propria natura.
Non smetterà di essere violento, di essere un cattivo, ma per la prima volta sembra voler trovare un modo per sentirsi, anche solo per un istante, dalla parte giusta.
Il rapporto che si sviluppa con Matt e Karen è semplicemente magnetico. Una dinamica così intensa e carica di tensione, capace di tenerci incollati allo schermo e di farci dimenticare qualsiasi distanza critica che dovremmo assumere, riportandoci invece con la mente a quel 2018 in cui assistevamo per la prima volta alle loro interazioni.
Per quanto la tentazione di approfondire sia fortissima, è meglio fermarsi qui per evitare spoiler, ma non vediamo l’ora che anche voi possiate vedere più del personaggio e della sua evoluzione nel corso della storia.

E Wilson Fisk? È vero, il nostro “amato” sindaco ha meno spazio e si muove in un contesto più affollato di figure interessanti che ne ridimensionano nettamente la centralità, ma la forza della sua presenza resta intatta se non addirittura amplificata.
Fisk continua a essere una figura imponente, quasi schiacciante, capace di dominare ogni scena con una presenza scenica inimitabile. Ogni sua apparizione trasmette tensione e le sue azioni, soprattutto negli ultimi tre episodi, raggiungono picchi di intensità e pathos tali da lasciare senza fiato, proprio come se fosse la prima volta che assistiamo alla sua ascesa.
La rinascita artistica della serie
Uno degli aspetti che è stato più criticato di questo revival è stato senza ombra di dubbio la composizione artistica: non tanto per una qualità insufficiente in senso assoluto, quanto piuttosto per la mancanza di quella forte identità visiva che aveva reso iconica la serie originale su Netflix, caratterizzata da un uso più deciso dei colori e da inquadrature decisamente più ispirate.
Questa debolezza era però anche il risultato diretto della natura quasi “frankensteiniana” della produzione che, come abbiamo già accennato, ha subito un “overhaul” totale quando gran parte della sceneggiatura e delle riprese erano già state completate.
Il team creativo si è quindi trovato a dover assemblare un’accozzaglia di pezzi eterogenei che ha dovuto unire come meglio poteva, riuscendo a mettere mano in modo più diretto solo su pochi episodi che non a caso sono tra i più apprezzati dal pubblico.
Con questa seconda stagione, però, la situazione è ben diversa e il team ha finalmente avuto il pieno controllo del progetto sin dalle prime fasi, potendo dare forma a una visione artistica coerente e ben definita; e la differenza si vede eccome!

Ci troviamo di fronte a una messa in scena di altissimo livello capace di enfatizzare ogni momento, dai combattimenti più brutali alle sequenze notturne fino alle scene più intime e riflessive, con uno spettacolare gioco di luci e colori che richiama immediatamente le atmosfere della serie originale.
Daredevil: Rinascita acquisisce così una personalità visiva finalmente riconoscibile, capace di adattarsi alle esigenze narrative e di mettere in risalto di volta in volta i personaggi e le emozioni al centro della scena.
Abbiamo inoltre apprezzato molto il lavoro registico sulle inquadrature, che risultano spesso estremamente artistiche e creative, con un uso intelligente del simbolismo capace di amplificare l’impatto emotivo di diverse sequenze chiave.
L’unico elemento che non ci ha convinto del tutto riguarda invece l’editing di alcune scene: in più di un’occasione si percepiscono stacchi poco fluidi, con tagli che non si raccordano perfettamente tra loro e danno quasi l’impressione che manchi qualche passaggio di mezzo.

Questo aspetto si nota soprattutto durante i combattimenti, che inoltre risultano a tratti leggermente più lenti e meno realistici di quanto ci si aspetterebbe. Di contro, però, la qualità delle coreografie resta altissima, probabilmente tra le migliori mai viste in un prodotto Marvel grazie a un equilibrio estremamente riuscito tra acrobazie spettacolari e uno stile di combattimento più “grounded”, perfettamente in linea con l’identità di Daredevil.
Non manca poi ovviamente l’ormai iconico piano sequenza, diventato un vero e proprio marchio di fabbrica del personaggio.
Infine, abbiamo apprezzato come il team abbia deciso di abbracciare completamente la natura 18+ del personaggio con scontri brutali e momenti particolarmente crudi, dei quali abbiamo già avuto un primo assaggio nella stagione precedente, che rafforzano ulteriormente il tono già maturo della serie.
Il primo episodio della seconda stagione di Daredevil: Rinascita è già disponibile su Disney+, con i seguenti in arrivo nelle prossime settimane.
Ringraziamo Marvel Studios e Disney per averci permesso di vedere la serie in anteprima al fine di realizzare questa recensione.
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