Recensione Cult of the Lamb: Woolhaven | Il gelo è arrivato ad Aldilàna

Data di uscita
Gennaio 22, 2026
Il nostro Punteggio
8.8

Sono passati quasi quattro anni dalla nostra prima recensione della gemma indie di Massive Monster e ora, dopo vari update peccaminosi e l’aggiunta della lingua italiana, siamo tornati a predicare per il nostro gregge grazie al nuovissimo DLC Woolhaven.

Questa espansione, la più grande rilasciata finora, non solo introduce una serie di nuove e succose meccaniche di gioco, ma espande anche la narrazione e i confini del nostro piccolo, ma vivace, culto. Preparatevi ad affrontare nuove divinità, scoprire misteri ancora più oscuri e, soprattutto, a rendere la vostra base ancora più fiorente e i vostri seguaci ancora più devoti.

Vediamo insieme cosa ha in serbo per noi l’Aldilàna!


Una montagna di neve e di agnelli perduti

L’accesso a Woolhaven si sblocca solo al termine della storia di base, dopo aver sconfitto i quattro vescovi, e dopo aver completato le offerte alla nuova statua che compare nella base. Scelta che potrebbe far storcere il naso ai nuvoi giocatori, ma che rappresenta invece un piccolo ma significativo rito di passaggio verso una fase avanzata dell’avventura, elevando ancor di più la profondità del “villaggio base”. 

Attivato il DLC, il nostro agnello viene richiamato da Yngya, antica Dea dell’Inverno e delle pecore, che ci convoca sulla misteriosa montagna di Woolhaven, ultimo rifugio dei suoi seguaci ormai in rovina.
La narrativa sceglie una direzione più cupa del solito, scavando nel passato dimenticato del gregge e nel destino degli agnelli sacrificati, senza però rinunciare al consueto gusto per il grottesco e la satira religiosa che da sempre caratterizza Cult of the Lamb e che avevamo apprezzato per il suo stile cartoonish e blasfemo. 


Il risveglio del gelo 

Se è vero che lato roguelite non ci sono stati grandi stravolgimenti, non si può dire altrettanto del fronte gestionale, dove Woolhaven dà il meglio di sé innestando un vero ciclo di sopravvivenza al gelo su un gameplay loop che molti giocatori avevano ormai esaurito. La novità più evidente è l’arrivo dell’inverno come meccanica sistemica: il culto non è più solo un villaggio da far prosperare, ma una comunità che deve sopravvivere a bufere, temperature estreme, carestie stagionali e seguaci a rischio congelamento se non pianifichiamo ogni dettaglio.

Naturalmente, per contrastare il freddo vengono introdotte nuove strutture dedicate al comfort termico e alla protezione del gregge, come edifici pensati per mantenere alta la temperatura, garantire riparo e scongiurare malus legati al gelo e alla fame. Questo obbliga a ripensare sia la disposizione della base sia la gerarchia delle priorità: dove prima bastava incasellare templi, cucine e dormitori, ora il posizionamento degli edifici riscaldanti, le scorte di combustibile e la scelta delle mansioni dei seguaci in determinate ore del giorno diventano decisioni cruciali.

Il secondo grande pilastro del gameplay è il nuovo sistema di allevamento, che ci permette di costruire un vero e proprio ranch, crescere animali, nutrirli e allevarli per ottenere lana, carne e altri materiali. Questa meccanica trasforma la gestione delle risorse in qualcosa di molto più sfaccettato, andando oltre la semplice raccolta e assegnazione di mansioni che già apprezzavamo. Infatti gli animali possono diventare mezzi di produzione per la Lana, una nuova valuta, mezzi di trasporto o, nei momenti più disperati, l’ultima linea di difesa contro la fame, accentuando l’ironia nera di un culto che si proclama salvatore mentre sfrutta fino all’osso ogni creatura del proprio gregge.

Un nuovo micromanagement

A chiudere il cerchio arrivano strutture pensate per raffinare il micromanagement dei seguaci.
Ad esempio, la nuova Tenda di Lavoro permette di collegare edifici e ampliare il ventaglio di mansioni, semplificando la distribuzione automatica dei compiti e dando la sensazione di gestire un insediamento davvero complesso, dove ogni follower ha una funzione concreta nella catena produttiva.

L’Altare Esorcizzante, invece, consente di intervenire direttamente sui tratti caratteriali dei cultisti, aprendo la porta a dei veri e propri reroll delle caratteristiche dei nostri seguaci.
Purificando, alterando o sostituendo tratti problematici, possiamo plasmare un culto perfettamente allineato alle nostre strategie, sia sul fronte produttivo che su quello della devozione.

Questi innesti funzionano perché non rivoluzionano il loop originale, ma lo approfondiscono. L’Inverno non è un semplice debuff stagionale, ma un filtro che rende più interessanti decisioni già note, dal crafting al planning delle spedizioni, mentre il ranch e le nuove strutture portano coerenza ludica ad un tema, quello del culto che sfrutta ogni cosa per sopravvivere.

Questa tematica in Woolhaven trova una delle sue espressioni più riuscite, confermando e ampliando il potenziale che avevamo intravisto nel titolo base.
Ne risulta dunque un gestionale più denso e soddisfacente, capace di dare nuovi obiettivi a chi ha passato decine e decine di ore a ottimizzare la propria base, senza mai risultare una mera “grindata” aggiuntiva.

E le Crociate?

Oltre alle sopraccitate espansioni gestionali, Woolhaven aggiunge anche due nuovi dungeon innevati, nemici corrotti dal Marciume, armi inedite – comprese leggendarie da sbloccare con apposite condizioni – e una manciata di attività secondarie, integrando bene il combattimento roguelike che avevamo criticato per il bilanciamento ma lodato per la varietà.

Dal punto di vista del ritmo, il DLC riesce a intrecciare bene crociate e vita di culto, e le spedizioni sulla montagna rimangono il perno grazie a cui si può portare avanti sia Woolhaven che il villaggio principale, creando un flusso continuo di ricompense e micro-obiettivi che ci spingono sempre di più verso la crociata successiva.

Onestamente, abbiamo perfino perso il conto di quante ore abbiamo trascorso ad alternare le fasi movimentate dell’esplorazione a quelle gestionali più rilassanti, mentre ci assicuravamo che i nostri seguaci non patissero mai né la fame né il freddo.
A difficoltà elevate, tuttavia, possiamo garantire che il management del culto potrebbe rivelarsi addirittura stressante, e incastrare tutte le attività potrebbe causare nei giocatori una frustrazione non indifferente, causata dalla morte di followers, congelamenti e perdita complessiva dei progressi svolti.

Una cosa è certa però: questo contenuto aggiuntivo è davvero mastodontico, e gli sviluppatori non scherzavano affatto quando affermarono che Woolhaven era grande almeno quanto il gioco base.


Ringraziamo Cosmocover per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

Cult of the Lamb: Woolhaven DLC
In conclusione...
Woolhaven si impone come un’espansione corposa e coerente, una vera lettera d’amore alla parte gestionale di Cult of the Lamb, che qui trova una nuova vita sotto la neve, confermando il verdetto positivo della nostra prima recensione e spingendolo ancora più in alto. Se avete già fatto vostra la formula originale e cercate un motivo per tornare a indottrinare seguaci e sfidare divinità rancorose, la chiamata di Yngya dalla montagna merita decisamente di essere ascoltata. Praise the Lamb.
Pregi
Profondità aggiunta al ciclo gestionale
Nuove quest e dungeon
Atmosfera unica
Difetti
Accessibile solo in endgame
Può diventare stressante
8.8
Voto