Recensione Code Vein II  | “Un passo avanti e due indietro”

Data di uscita
Gennaio 30, 2026
PIATTAFORME
PC, Playstation 5, Xbox Series X/S
SVILUPPATO DA
Bandai Namco

Sono passati quasi 7 anni da quando Code Vein fece il suo ingresso nel mercato videoludico, guadagnandosi la nomea di “soulslike anime” per eccellenza e accaparrandosi l’attenzione di una piccola ma straordinariamente attiva cerchia di appassionati. Nel frattempo, il mai statico panorama videoludico ha visto nascere e morire un numero incredibile di prodotti appartenenti a questo genere, fra capolavori imperdibili, tentativi riusciti e sfortunate delusioni.

Code Vein II, in piena coscienza (o forse incoscienza?) dei moti del mercato e delle ultime tendenze, ha deciso di allontanarsi in vari modi dal suo predecessore, non limitandosi a cambiare la formula di gameplay ma abbandonando al contempo il mondo di gioco in favore di un inaspettato reboot degli eventi.
Allo stesso tempo, la struttura di gameplay lineare e a volte fin troppa guidata del progetto originale è andata sostituita da un open world che sembra in qualche modo voler catturare le sperimentazioni più fortuite di titoli affini ma difficilmente eguagliabili.

Sarà riuscito Code Vein II a trovare una nuova, migliorata, identità?
Scopriamolo in questa recensione!


Incipit e trama

Appena iniziata una nuova partita verremo catapultati nel ruolo di un Revenant Hunter privo di memoria riportato in vita da Lou MagMell, una giovane Rediviva capace di viaggiare attraverso le epoche storiche grazie al suo peculiare simulacro.

L’obiettivo che ci verrà proposto si rivela immediatamente paradossale quanto disperato: neutralizzare gli eroi del Tumulto, leggendari campioni che un secolo prima sigillarono la piaga della Rinascita sacrificandosi per rimandare temporaneamente la distruzione del pianeta.
Questi guerrieri, ora cristallizzati in enormi crisalidi, rischiano di innescare una serie di esplosioni catastrofiche se lasciati ancora al proprio destino. La meccanica del viaggio temporale ci permette di intervenire nel passato per alterare eventi chiave, sbloccando così percorsi narrativi differenti e finali multipli a seconda della nostra linea d’azione.

Come anticipato, Code Vein 2 riscrive il mondo di gioco introdotto nel primo capitolo, tenendo vari concetti base e un sapore di fondo che, malgrado i tentativi di allontanamento da parte del team di sviluppo, non riesce a nascondere un certo odore di God Eater.
Fra gli aspetti che sono sopravvissuti indenni a questa evoluzione radicale, l’esposizione dei background di ciascun personaggio continua ad essere una passeggiata in cui possiamo osservare dei quadri fissi con i dialoghi di sottofondo. Questo particolare fenomeno viene chiamato “incursione”, e permette al protagonista di sbirciare nel subconscio dei suoi compagni e a noi giocatori di ricevere uno “spiegone” dalle tempistiche non troppo incoraggianti.

Ad ogni modo, i personaggi che conosceremo nel corso dell’avventura sono mediamente piuttosto interessanti, pur presentando spesso e volentieri delle caratteristiche quasi stereotipate. Al di là dei limiti di una scrittura in stile anime che non si vuole discostare troppo dai canoni del genere, è impossibile negare che il team creativo si sia impegnato a dotare ciascun personaggio di una origin story complessa e articolata.
Ciò che manca tuttavia è quell’elemento di trama che ci permetta di avere a cuore il contesto, specialmente se consideriamo che il giocatore viene immediatamente buttato nell’azione e intimato a salvare il mondo fin dai primissimi minuti.

Rispetto al suo predecessore, abbiamo avuto la sensazione che il senso di cameratismo con il resto dei personaggi si sia andato inevitabilmente a spezzare schiacciato dall’open world e dal costante switch fra differenti location, ere temporali e hub. Ogni personaggio che incontreremo si presenta piuttosto come un frammento a sé, ma difficilmente lo frequenteremo abbastanza a lungo da affezionarcisi, a prescindere da quanto il nostro protagonista sembri dimostrare.

In sostanza, la componente narrativa di Code Vein 2 è sicuramente valida secondo i canoni impostati dalla sue ispirazioni, tuttavia è innegabile che alcune scelte nell’esposizione e nella costruzione dell’ensemble narrativo siano invecchiate piuttosto male e avrebbero necessitato di un approccio più coraggioso e innovativo.

Una parentesi sulla creazione del personaggio

Per chi come il sottoscritto è solito passare ben più di un’ora a costruire nei più minimi dettagli il suo alter ego digitale, il sistema di creazione del personaggio offre opzioni di personalizzazione estremamente estese, permettendo di plasmare ogni aspetto secondo l’estetica tipica dell’animazione giapponese.

Una vastissima selezione di decorazioni, vestiari, cicatrici e chi più ne ha più ne metta sono solo la superficie di un sistema che permette di agire singolarmente sulle caratteristiche fisiche per plasmare il personaggio ideale.


Gameplay

Il gameplay di Code Vein è, sfortunatamente, la rappresentazione più nitida del classico “un passo avanti, due passi indietro” che rischia di tormentare i progetti più ambiziosi.
Alla base abbiamo un open world che si sostituisce ai corridoi stretti e confusionari del primo Code Vein… o forse no. La verità è che avremo a che fare con un mondo di gioco estremamente vasto perché esplorato con grande lentezza, sia a piedi che facendo uso della moto.
Questa vastità, che di per sé non rappresenta un difetto, si va a scontrare con una generale penuria di contenuti rilevanti (sia da un punto di vista visivo che funzionale) che non siano oggetti per il crafting e il potenziamento di armi ed equipaggiamenti.

Non fraintendeteci, l’open world di Code Vein 2 non è affatto disfunzionale, e fintanto che il vostro obiettivo sarà quello di muovervi da punto A a punto B in cerca del vischio più vicino alla missione del momento difficilmente avrete problemi a digerirlo… ma non si può dire che sia un passo avanti rispetto alla linearità del primo capitolo, anzi.
Una volta giunti a destinazione, intrappolati in un “legacy dungeon” alla maniera di Elden Ring, il level design contorto ma al contempo banalotto che aveva caratterizzato l’originale Code Vein riemerge così come lo avevamo lasciato. Quantomeno l’esplorazione rimane un elemento centrale e, come di consueto, il nostro animo avventuroso non ci ha permesso di lasciare alcuna deviazione inesplorata.

Passiamo poi al sistema di combattimento, anche questo rinnovato ma principalmente in funzione di vari accorgimenti di ritmo e di un paio di gradite novità. Pad alla mano, il movimento del personaggio risulta reattivo, preciso e immediato, e anche gli attacchi seguiranno la stessa logica se effettuati con delle armi dal peso ragionevole. La possibilità di switchare i blood code durante gli scontri libera ancora una volta i giocatori dal tedioso commitment della creazione di una build specifica, semplificando notevolmente la progressione senza annullarla completamente.

Le armi a nostra disposizione sono tante, forse troppe, e ciascuna di queste può essere personalizzata attraverso l’applicazione delle formae, mosse speciali passive o d’attacco dall’impatto potenzialmente devastante. Per poterle effettuare il giocatore deve ottenere una certa quantità di icore, una risorsa consumabile che si ottiene effettuando degli attacchi prosciuganti con le armi speciali definite gabbie.

Se all’apparenza questo sistema sembra ben collaudato, si scontra ben presto con alcune problematiche che ne penalizzano ogni buon proposito. Innanzitutto, l’AI dei nemici è tanto, troppo aggressiva, a tal punto che buona parte dei boss e dei regolari mob tende a stunlockare il giocatore con delle serie interminabili di colpi senza mostrare una traccia di finestra utile al contrattacco. La strategia, vien da sé, sarà quella di fare di tutto perché il nostro personaggio scateni la sua abilità prima che l’avversario possa colpirci, sperando di stordirlo oppure di shottarlo.

Il primo grande esempio di squilibrio nella difficoltà è in realtà il primo boss principale che dovremo affrontare all’inizio del gioco, un muro impenetrabile che con tutta probabilità convincerà molti giocatori a rinunciare all’impresa. Si tratta in realtà di un inaspettato spike di difficoltà, tutto ciò che ci si parerà davanti nelle successive 10 ore è molto più gestibile, pur mantenendo la caratteristica aggressività di cui abbiamo discusso.

Ad ogni modo, affrontando la maggior parte dei boss più impegnativi ci ritroveremo inevitabilmente a correre in tondo nell’arena, cercando di non farci beccare così da poter accedere ad un fastidioso e ripetitivo ciclo di respawn infinito grazie al sacrificio dell’AI companion (ogni volta che moriremo l’AI si sacrificherà per riportarci in vita facendo scattare un timer di rinascita, e così all’infinito).

La seconda problematica concerne invece il feeling stesso delle armi ed il loro impatto, sia in termini fisici che psicologici: attaccare i nemici regala ben poca soddisfazione e la stragrande maggioranza delle armi si rivela essere una pessima scelta, anche dopo averla potenziata a dovere.
A queste problematiche si va ad aggiungere un contorno di meccaniche fin troppo vasto che ci verrà illustrato in un numero assurdo di tutorial pop-up che, in tutta onestà, difficilmente arriveremo ad esplorare a sufficienza.

Basti pensare che dopo ben 30 ore di ore di gioco siamo entrati per sbaglio nel menu di crafting ricevendo un tutorial inedito e giustificando così la raccolta di una quantità assurda di oggetti apparentemente inutili.
Chiariamoci, questa ricerca di profondità nel sistema di gameplay di Code Vein 2 non è da penalizzare al 100%, molte delle idee sono funzionali e pronte ad essere sfruttate da chi fra i giocatori si sentirà abbastanza coinvolto da perderci del tempo… ma per tutti gli altri, l’impostazione è fin troppo caotica.

Tirando delle somme, il titolo ha urgente bisogno di un ribilanciamento delle meccaniche di combattimento, per valorizzare le armi meno interessanti, per rallentare i tempi di reazione fulminei degli avversari, e per rendere l’esperienza di gran lunga più divertente. Nelle oltre 40 ore di gioco che hanno segnato il nostro provato, le sezioni in cui possiamo affermare di esserci divertiti sono infatti pericolosamente vicine a quelle in cui avremmo voluto quittare in preda alla frustrazione e/o la noia.


Comparto artistico e tecnico

Valutare un comparto artistico in maniera oggettiva non è mai un compito semplice, ma siamo abbastanza confidenti nel poter affermare che i giocatori che non hanno apprezzato il grunge “darkettone” del primo gioco troveranno in questo un ulteriore peggioramento.
Il mix fra l’industriale, il fantasy e il futuristico unito all’estetica anime si sintetizza in un gusto estremamente specifico, difficilmente digeribile da chi è abituato a godere di questi elementi separatamente.

Alcuni dei design dei mostri, dei boss e degli NPC spiccano positivamente in termini creativi, ma lo stesso non si può dire di gran parte del mondo di gioco.
Il fattore più limitante è in realtà al limite fra l’essere un fattore tecnico ed artistico, parliamo infatti dell’illuminazione e del modo in cui quest’ultima sembra appiattire ed ingrigire qualsiasi superficie rendendola priva di qualsivoglia impatto emotivo.

Il motivo va ricercato in un’implementazione dell’Unreal Engine 5 che porta con sè le tipiche criticità a cui i titoli tripla A sembrano incorrere sempre più spesso negli ultimi anni, primo fra tutti l’ottimizzazione scrausa. Con un Ryzen 7 9800X3D, 48GB di RAM ed una RTX 5080, il gioco non ha potuto fare a meno di subire rallentamenti in alcuni frangenti, probabilmente a causa del caricamento in ritardo degli shader.

Fra le tecnologie implementate, il DLSS potrebbe aiutare i giocatori disposti di una RTX a girare meglio il titolo a discapito di qualche sporadico fenomeno di ghosting. Questi compromessi risulterebbero leggermente più accettabili se il gioco potesse effettivamente vantare di un’aspetto estetico next-gen, cosa che sfortunatamente non rispecchia la realtà dei fatti.

Uno degli aspetti senza dubbio più deboli di questo Code Vein 2 è, sfortunatamente, la UI e tutto ciò che concerne la user experience all’interno dei tantissimi menu e sottomenu.
Le schermate sembrano mancare di una qualsiasi direzione, con font diversi coesistenti, effetti di trasparenza mal congegnati ed una gestione degli spazi assolutamente pessima… tutto a discapito della leggibilità e fruibilità da parte del giocatore.

Volendo invece concludere con una nota positiva, la soundtrack vede il ritorno del riconoscibilissimo (a volte fin troppo) Go Shiina, che probabilmente avrete sentito in Demon Slayer, Tales, God Eater e tanti altri progetti. Il genio giapponese non ha deluso neppure in questa iterazione, e potete trovare un assaggio su Spotify:

Ottimo anche il doppiaggio inglese, perfettamente in grado di donare vivacità e carattere ad un cast di personaggi comunque molto diversificato.


Ringraziamo Bandai Namco per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

Code Vein II (PC)
In conclusione...
Code Vein II è un titolo che avrebbe voluto rinnovarsi ma che si è ritrovato a fare i conti con scelte discutibili che ne compromettono l'esperienza. L'open world è una distesa vuota in cui la lentezza maschera la mancanza di contenuti interessanti, mentre il combat system, di base molto valido, viene affossato da un bilanciamento che oscilla tra picchi di difficoltà assurdi e momenti di pura frustrazione. La narrazione mostra personaggi ben costruiti ma l'esposizione soporifera e il continuo saltare tra ere impedisce all'interesse di trasformarsi in affezzione. Sul fronte tecnico la situazione non migliora: un'ottimizzazione scrausa si scontra con una resa visiva che di next-gen ha ben poco, accompagnata da una UI confusionaria e priva di direzione. Code Vein II non è un disastro, ma nemmeno l'evoluzione sperata: è un sequel che avrebbe beneficiato di scelte più coraggiose e di ulteriore sviluppo.
Pregi
Le basi del sistema di combattimento sono buone
Personaggi con background complessi e articolati
Molte meccaniche di profondità per chi vuole approfondirle
Character creator estremamente dettagliato
Colonna sonora eccellente firmata Go Shiina
Difetti
Open world vasto ma vuoto
AI nemica eccessivamente aggressiva e sbilanciata
Un'abbondanza di meccaniche secondarie poco interessanti
Esposizione narrativa non sempre all'altezza
UI confusionaria ed estetica divisiva
Problemi tecnici di vario genere
6.3
Voto